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Ocm vino

Ocm vino, ecco, integralmente, le prime sentenze del Tar. Due ricorsi respinti

Imminenti le altre undici sentenze
Roma, 11 Oct 2017 19:11:00
fonte: AGV NEWS/AGRICOLAE
Pubblicate le prime attese sentenze del TAR del Lazio (Seconda sezione Ter) che dopo oltre 6 mesi ha rigettato i ricorsi proposti da:

 

  • La società La Marca S.p.A. che ricorreva avverso la “non ammissibilità”, disposta dal comitato di valutazione del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali del programma proposto nel mese di giugno 2016 che a seguito di tale decisione non era mai entrato in nessuna delle 2 graduatori emesse dal Ministero in data 26 luglio 2016 e 14 ottobre 2016.

LA MARCA

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=AU5DTW3DCVDHJZOTEMJBNNPHAY&q=

 

  • Il consorzio con attività esterna Italian Essence che ricorreva avverso l’esclusione proprio programma disposta dal comitato di valutazione del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali del programma proposto nel mese di giugno 2016, nell’ambito della seconda graduatoria del 14 ottobre 2016 ed a seguito delle verifiche pre-contrattuali operate da AGEA sulla verifica dei prescritti requisiti da parte dei soggetti proponenti i programmi di attività promozionale.

CONSORZIO ITALIAN ESSENCE

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=OE6PWJFVFC67PHZUPCGBQLMC4Q&q=

 

Va rilevato che a detta dei giuristi interpellati da AGRICOLAE ogni sentenza del TAR potrebbe avere esiti controversi che non necessariamente potrebbero rendere omogeneo un giudizio (e quindi una sentenza) posto il TAR del Lazio,  nei suoi  pronunciamenti, è chiamato a  valutare sulla base dei contenuti dei ricorsi proposti, delle argomentazioni e motivazioni portate a sostegno e della documentazione probatoria sottoposta alla sua attenzione da parte di ciascun ricorrente per poi decidere sull’illegittimità (o meno) dell’atto amministrativo impugnato.



 

In tale contesto viene fatto osservare che non siamo in presenza di un ricorso collettivo ma di ben 13 ricorsi proposti da altrettanti ricorrenti con motivazioni e considerazioni, ivi contenute che  potrebbero indurre il TAR del Lazio nell’accoglimento di alcuni di essi.

 

A tale riguardo sale l’attesa per gli esiti degli altri ricorsi pendenti, presentati nel mese di dicembre 2016 da diversi ricorrenti che avrebbero argomentato e documentato i propri ricorsi evidenziando come la medesima norma (art. 6, comma 3 del DM 32072/2016), posta a motivo dell’esclusione dei programmi nazionali ed oggetto di ricorse, al contrario sarebbe stata applicata diversamente nel caso dei programmi regionali (ben 70 programmi regionali dichiarati dalle stesse regioni in “presunta sovrapposizione”) in presenza di apposite “dichiarazioni sostitutive di atto notorio” rilasciata ai sensi del DPR 445/2000  dai soggetti regionali in “presunta sovrapposizione.

 

Ormai non resta che attendere per mettere la parola fine (sempreché i ricorsi rigettati non vengano impugnati innanzi al Consiglio di Stato) su una pagina nera che purtroppo ha contraddistinto i rapporti tra gli Uffici di via XX Settembre ed i molteplici operatori del settore coinvolti.

Qui di seguito Agricolae riporta integralmente le due sentenze uscite:

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Seconda Ter)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 11704 del 2016, proposto dalla Società La Marca Vini e Spumanti Sca, anche in qualità di mandataria, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentati e difesi dall'avvocato Fabio Giuseppe Lucchesi, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Parioli, 63;

contro

Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali – Dipartimento delle Politiche competitive della qualità agroalimentare, ippiche e della Pesca – Direzione Generale per la promozione della qualità alimentare e dell'ippica e Agea - Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura, in persona dei rispettivi legali rappresentanti p.t., rappresentati e difesi dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliati per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;

nei confronti di

Ati Santa Margherita e Kettmeir e Cantine Torresella Spa, in persona dei legali rappresentanti p.t., non costituiti in giudizio;

per l'annullamento, previa sospensione dell'efficacia,

- della nota prot. n. 58437/16 del 26 luglio 2016 con cui il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali ha comunicato alla ricorrente la non ammissibilita' dei progetti di promozione relativamente ai fondi stanziati nell'ambito dei programmi di sostegno di cui al Reg. (CE) n. 555/2008 e del Reg. (CE) n. 479/2008 di cui all'OCM Vino della misura Promozione sui mercati dei Paesi terzi;

- del Decreto direttoriale n. 58677 del 26 luglio 2016 con cui è stata data formale evidenza della graduatoria finale dei progetti ritenuti eleggibili a finanziamento comunitario relativamente ai fondi stanziati nell’ambito dei programmi di sostegno di cui al Reg. (CE) n. 555/2008 e del Reg. (CE) n. 479/2008 di cui all'OCM Vino della misura Promozione sui mercati dei Paesi terzi;

- del verbale del Comitato Tecnico di valutazione n.6 del 19 luglio 2016;

- del Decreto del Direttore Generale della Direzione Generale della Promozione della Qualità Agroalimentare e dell’Ippica – Dipartimento delle politiche competitive, della qualità agroalimentare, ippiche e della pesca del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali n. 76507 del 14.10.2016 che ha emanato la nuova graduatoria dei programmi nazionali relativi alla campagna 2016/2017;

- dei verbali del Comitato di valutazione n.1 e n. 2, rispettivamente del 12 e 13 ottobre 2016;

- con riferimento al Decreto ministeriale n. 32072 del 18 aprile 2016 recante modalità attuative della misura Promozione sui mercati dei Paesi terzi;

-con riferimento al Decreto direttoriale n. 43478 del 25 maggio 2016 recante OCM Vino Misura promozione sui mercati dei Paesi terzi - invito alla presentazione dei progetti campagna 2016/2017 contenente le modalità operative e procedurali per l’attuazione del DM n. 32072 del 18 aprile 2016,

- nonché di ogni altro atto a qualsiasi titolo presupposto, connesso e conseguente anche se non conosciuto.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e di Agea - Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura;

Vista l’Ordinanza n.11704/2016 con cui sono stati disposti incombenti istruttori e fissata la udienza per la trattazione del merito del ricorso;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 marzo 2017 il Cons. Mariangela Caminiti e uditi per le parti i difensori presenti, come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

1.La società La Marca Vini Spumanti s.c.a ha partecipato alle procedure di selezione con presentazione di progetto eleggibile a finanziamento comunitario campagna 2016/2017 - relativamente a fondi dei programmi di sostegno di cui al Reg. (Ce) n. 555/2008 e del Reg.(Ce) n. 479/2008 di cui all’OCM Vino della misura Promozione sui mercati dei Paesi terzi - acquisito al prot.ministeriale n. 52303 in data 1.7.2016 denominato “Usa Adventure New Markets”, dichiarando di partecipare con costituzione di ATI composta da La Marca Vini Spumanti quale capofila, Ratti e Casa Brancaia.

All’esito dei lavori del Comitato Tecnico di valutazione il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali con Decreto direttoriale n. 58677 del 26 luglio 2016 ha provveduto alla formazione della relativa graduatoria composta da complessivi 26 soggetti proponenti.

In pari data il Ministero con nota prot. n. 58437/16 del 26 luglio 2016 ha comunicato alla società la non ammissibilita' del progetto di promozione presentato sulla ritenuta non conformità dello stesso rispetto a quanto previsto dall’art. 8, comma 1 del Decreto ministeriale n. 32072 del 18 aprile 2016 perché “il progetto risulta essere privo dei seguenti elementi: - descrizione dettagliata delle azioni utilizzate e le attività che si intendono realizzare anche in relazione ai prodotti promossi e ai Paesi terzi e mercati dei Paesi terzi destinatari (lettera d, comma 1); - cronoprogramma delle attività (lettera f) comma 1). Tali elementi non risultano essere desumibili dalle informazioni contenute nel progetto ….”.

Con nota del 27 luglio 2016, rimasta priva di riscontro, la società ha contestato il provvedimento di non ammissibilità indicando le pagine relative della proposta tecnica contenenti gli elementi richiesti già presenti nella iniziativa progettuale.

Riferisce che all’esito della impugnativa della graduatoria da parte di altre società con Decreto direttoriale n.74860 del 10 ottobre 2016 è stato, tra l’altro, nominato il nuovo Responsabile del procedimento (di cui al Decreto direttoriale n. 43478 del 25 maggio 2016) e con successivo Decreto direttoriale n. 75206 dell’11 ottobre 2016 è stato nominato il Presidente del Comitato Tecnico di cui al Decreto direttoriale n. 52905 del 4 luglio 2016.

Espone che in data 12 e 13 ottobre 2016 il nuovo Comitato Tecnico di Valutazione ha aperto una nuova e diversa fase istruttoria, con riesame dei progetti presentati per verificare la sussistenza di eventuali vizi formali e sostanziali dell’attività istruttoria svolta in precedenza.

Con Decreto direttoriale n. 76507 del 14.10.2016 il Ministero ha modificato ed approvato una nuova graduatoria rispetto a quale approvata in data 26 luglio 2016, omettendo di procedere all’esame della posizione della interessata.

Pertanto la società ha impugnato la graduatoria di cui al Decreto direttoriale n.58677 del 26 luglio 2016 nonché quella di cui al Decreto direttoriale n. 76507 del 14.10.2016 ritenendole illegittime unitamente agli altri atti e verbali indicati in epigrafe ed ha dedotto i seguenti motivi: 1) - Violazione e falsa applicazione dell’art. 8 comma 1 del Decreto del Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali n. 32072 del 18 aprile 2014 – Eccesso di potere per erronea e falsa applicazione del presupposto: il progetto presentato sarebbe coerente alle prescrizioni di legge e adeguatamente dettagliato in tutti i suoi elementi costitutivi, in quanto sarebbero presenti e agevolmente desumibili in modo chiaro e non equivoco sia le attività da espletare che il cronoprogramma, come espressamente indicato.

La disposizione contenuta nel Decreto di riferimento titolata in epigrafe “criteri di eleggibilità” non indicherebbe la necessità della specifica documentazione di detti criteri – rectius informazioni –separata ed analiticamente numerata. Da ciò deriverebbe che il giudizio del Comitato, sussunto dal Ministero nella nota impugnata, secondo cui “tali elementi non risultano essere desumibili dalle informazioni contenute nel progetto”, sarebbe illogico, contraddittorio e viziato di eccesso di potere e illegittimo per contrasto con le previsioni della norma rubricata.

2) ¬Violazione del comma 2 dell’art. 10 del Decreto Ministeriale n. 32072 del 18 aprile 2016 con riferimento agli articolo 6 e 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241 – Eccesso di potere per erronea e falsa applicazione del presupposto anche in riferimento al mancato ricorso all’istituto del soccorso istruttorio: le graduatorie pubblicate in data 26 luglio 2016 e in data 14 ottobre 2016 sarebbero illegittime perché adottate in violazione dell’art. 10, comma 2 del D.M. n. 32072/2016 che prevede ai fini della corretta valutazione la possibilità della richiesta da parte dei Comitati Tecnici di Valutazione della necessaria documentazione integrativa. In caso di dubbi sul contenuto della domanda il Comitato avrebbe dovuto applicare tale disposizione, anche ai sensi del combinato disposto degli artt. 6 e 7 della l.n. 241/1990, facendo ricorso all’istituto del c.d. soccorso istruttorio – applicabile alla fattispecie concreta - da parte di entrambi i Comitati Tecnici di Valutazione, per evitare tale esclusione meramente formalistica della società.

3) - Eccesso di potere per carenza totale di istruttoria con riferimenti ai lavori del (secondo) Comitato Tecnico di Valutazione di cui ai verbali n. 1 e 2 del 12 e 13 ottobre 2016 e del Decreto Direttoriale n. 76507 del 14 ottobre 2016 e Violazione e falsa applicazione del disposto di cui al comma 2 dell’art. 10 del Decreto Ministeriale n. 32072 del 18 aprile 2016: la seconda graduatoria sarebbe stata adottata in totale assenza di attività istruttoria riferita alla ricorrente; il Ministero avrebbe provveduto alla revoca in autotutela della prima graduatoria del 26 luglio 2016, attivando una nuova istruttoria e rivalutazione dei soli 26 progetti già inseriti nella precedente graduatoria, omettendo ogni attività di verifica e controllo su quanto presentato dalla ricorrente.

Con la nomina del “secondo” Comitato Tecnico di Valutazione, non prevista da alcuna norma procedurale, il MIPAAF avrebbe dimostrato di ritenere non corretto l’intero operato del “primo” Comitato, con esplicita invalidazione di tutte le attività dallo stesso svolte, necessitando pertanto il riesame di tutte le proposte progettuali presentate in prima istanza, operazione quest’ultima omessa.

3.a - Sulla posizione spettante alla ricorrente in graduatoria: sarebbe stata impedita alla ricorrente una collocazione utile nella graduatoria finale, in quanto dalla corretta valutazione del progetto avrebbe ottenuto il riconoscimento di 45 punti, divenendo di conseguenza beneficiaria dei contributi. T

ale punteggio le sarebbe spettato perché: 1) il progetto sarebbe rivolto ad un nuovo Paese terzo (Stato al di fuori della UE) o a un nuovo mercato del Paese terzo (20 punti); 2) la prevalenza nel progetto presentato di azioni che si sarebbero svolte a diretto contatto con i destinatari (10 punti); 3) il progetto riguarderebbe esclusivamente vini a denominazione d’origine protetta e/o ad indicazione geografica tipica (10 punti); 4) la richiesta del beneficiario di una percentuale di contribuzione pubblica inferiore al 50% (5 punti).

Nella graduatoria del 14 ottobre 2016 sarebbero presenti solo n. 10 proponenti con riconoscimento di punti n.65 al primo in graduatoria e punti n.35 per il decimo: se il Comitato avesse provveduto alla rivalutazione dei progetti di cui trattasi, la ricorrente sarebbe stata destinataria delle risorse richieste. Dall’altro lato l’illegittimità e l’irragionevolezza dell’operato del Mipaaf risulterebbe evidente in quanto dallo stanziamento complessivo di € 30.599.100,00 previsti nel Decreto Dipartimentale n. 3362 del 23 maggio 2016, per i n.10 progetti approvati, sarebbero stati elargiti € 13.332.786,26, con un residuo di fondi non utilizzati pari a € 17.266.313,74. Conclude per l’annullamento degli atti impugnati, previa sospensione dell’efficacia degli stessi con domanda di risarcimento dei danni per equivalente, da quantificarsi con riferimento al contributo richiesto per due annualità.

Si è costituita in giudizio l’Amministrazione intimata per resistere al ricorso con mero atto di stile.

Con ordinanza n. 7323/2016 sono stati disposti incombenti istruttori all’Amministrazione e fissata l’udienza pubblica per la trattazione del merito della causa. Sono pervenute tardivamente note di udienza prodotte dall’Amministrazione resistente.

Alla udienza pubblica del 21 marzo 2017 presenti i difensori delle parti, come risulta in verbale, dopo la discussione la causa è stata trattenuta in decisione riservata e sciolta definitivamente la riserva nella Camera di consiglio del 5 maggio 2017 (all’uopo riconvocata), è passata in decisione.

DIRITTO

1.Il ricorso è infondato per le seguenti ragioni.

1.1.La società è stata esclusa dalla procedura perché il progetto non è conforme a quanto previsto dall’art. 8, comma 1 del Decreto ministeriale n.32072 del 18 aprile 2016, in quanto " risulta essere privo degli elementi previsti dalle lett.d) e f), del comma 1 del citato art. 8..."

Osserva il Collegio che il predetto art. 8 del Decreto ministeriale rubricato "Criteri di eleggibilità e disposizioni generali" prescrive che "1.Per essere ammesso al sostegno il progetto deve contenere tutti i seguenti criteri di eleggibilità:.....d) una descrizione dettagliata delle azioni utilizzate e le attività che si intendono realizzare anche in relazione ai prodotti promossi e ai Paesi terzi e mercati dei Paesi terzi destinatari;....f) un cronoprogramma delle attività;....".

Tale disposizione appare chiara nel prescrivere i criteri ed elementi di eleggibilità, come si evince anche dal suo contenuto con l'utilizzo della locuzione "deve contenere tutti i seguenti criteri", con la espressa elencazione degli elementi/criteri necessari ai fini dell’ammissibilità del progetto.

Le carenze rilevate dal Comitato tecnico riguardano quindi i criteri essenziali del progetto, elementi stessi della proposta, e non gli aspetti dei requisiti di partecipazione attinenti ad " elementi formali" della domanda, come ritenuto dalla ricorrente, questi ultimi eventualmente sanabili con il cd.soccorso istruttorio. La società ricorrente insiste nel sostenere che il progetto sarebbe coerente alle prescrizioni di cui alla lex specialis potendosi agevolmente desumere in modo chiaro sia le attività da espletare che il cronoprogramma, ma tali argomentazioni non sono condivisibili in quanto anche a prescindere dalla carenza di una descrizione dettagliata delle azioni, in ogni caso non è stato presentato il cronoprogramma delle attività, il quale tra l'altro non è neanche evincibile dall' insieme delle azioni proposte.

Ne' varrebbe obiettare che in alcuni casi tali azioni si sarebbero dovuto svolgere per 12 mesi tanto da consentire di conoscere la tempistica come da cronoprogramma, atteso che ciò risulta indicato solo per alcune azioni (A1, A5, C6 indicate nel Piano) e comunque tale indicazione dello svolgimento dell’azione nell’arco temporale di 12 mesi non sostituisce il cronoprogramma come richiesto dalla lex specialis della procedura, necessario a scandire i vari passaggi e momenti di realizzazione delle azioni proposte nell' arco dei 12 mesi; e tanto fermo restando che per alcune azioni non risultano indicate e documentate le articolazioni e gli sviluppi temporali.

Il cronoprogramma costituisce un impegno negoziale sul rispetto delle varie fasi relative alla realizzazione del progetto e tale natura certifica anche la serietà della proposta nel suo complesso: del resto la realizzazione del progetto distinta nelle varie fasi di esecuzione dello stesso dimostra come tale documento costituisca nella specie un elemento imprescindibile per la valutazione della proposta (offerta) e come tale la carenza dello stesso non può ritenersi emendabile in via postuma mediante il c.d. soccorso istruttorio, ammissibile per carenze formali della domanda (ex art. 83, comma 9, d.lgs. n.50 del 2016).

Al riguardo va richiamata la giurisprudenza in materia secondo cui l' istituto del soccorso istruttorio non si applica alle offerte e ai loro elementi costitutivi, in quanto l' integrazione postuma costituirebbe un grave vulnus della par condicio tra i concorrenti: il cronoprogramma è stato previsto a monte nel Decreto ministeriale (bando) non solo formalmente, ma sostanzialmente quale elemento imprescindibile per la valutazione dell’ “offerta tempo” del progetto ed assegnazione del punteggio con la conseguenza che dalla sua mancata allegazione può legittimamente farsi discendere la sanzione della esclusione della concorrente inadempiente (cfr. Tar Campania, Napoli, sez. I, 20 febbraio 2017, n. 1020; idem, 19 dicembre 2016, 5812; idem, 1° aprile 2015, n.1899; Tar Sicilia, Catania sez. 1, 27 marzo 2013, n.880; Tar Veneto, sez. 1, 23 marzo 2012, n.420).

Sulla base di quanto premesso il primo e secondo motivo sono infondati.

1.2. Con il terzo motivo parte ricorrente lamenta la carenza totale di istruttoria con riferimento all'operato del “secondo” Comitato tecnico di valutazione, la cui nomina non sarebbe prevista da alcuna norma procedurale, il quale avrebbe operato illegittimamente con l’omissione del riesame di tutte le proposte progettuali presentate in prima istanza, tra cui quella della ricorrente.

Anche tali censure non sono condivisibili per le seguenti ragioni.

Va innanzitutto osservato che la procedura di selezione risulta articolata nelle varie fasi dal Decreto ministeriale 18 aprile 2016, n.32072 che definisce le modalità attuative delle misure promozionali. In particolare il Mipaaf unitamente alle Regioni e Province autonome quali "Autorità competenti", costituiscono le Autorità che accordano i finanziamenti su base nazionale, regionale (multiregionale) a cui vanno presentati i progetti (art.6 DM n.32072/2016). Le Autorità competenti verificano la sussistenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi previsti nel regolamento, nel regolamento attuativo, nel DM n. 32072 del 2016 nonché quelli individuati nell' invito (art. 6, comma 1 Decreto direttoriale n.43478/2016).

E inoltre tali Autorità verificano che il progetto contenga gli elementi richiesti all' art. 8 del DM n.32072 del 2016 e la mancanza di tali requisiti rappresenta causa di esclusione del progetto (art. 6 comma 2, Decreto direttoriale n. 43478/2016). Presso il Ministero e presso le Regioni e Province autonome sono istituiti i Comitati di valutazione dei progetti presentati che ai sensi dell'art.10 procedono nell' attività di selezione alla verifica del possesso dei criteri di eleggibilità di cui all' art. 8, all'ammissibilità delle azioni e delle relative spese, all' attribuzione del punteggio acquisito in applicazione dei criteri di priorità. Al termine della valutazione i Comitati predispongono la graduatoria dei progetti ammessi sulla base del punteggio attribuito in applicazione dei criteri di priorità (art. 10, comma 4, DM n. 32072/2016).

Sono poi le Autorità competenti ad ammettere a finanziamento i progetti (art. 10, comma 5 DM n. 32072/2026) e con la pubblicazione della graduatoria definitiva termina il procedimento in capo alle Autorità competenti (art. 10, comma 7). La disciplina prevede altresì l’intervento di Agea per la stipula dei contratti con i beneficiari (art. 9, comma 1) nonché per l’effettuazione delle verifiche precontrattuali e per i controlli sulla regolare esecuzione del contratto (art. 9, comma 2).

Le predette norme costituiscono gli snodi principali della disciplina relativa alla procedura in esame e sulla base di tali disposizioni e di quanto documentato in atti non sussiste la lamentata carenza di istruttoria con riferimento ai lavori del “secondo” Comitato conclusi nel Decreto direttoriale n.76507 del 14 ottobre 2016, in quanto non c’è distinzione tra un primo e un secondo Comitato posto che la gestione dell’intera procedura di valutazione dei progetti è stata curata da un solo Organo, quello istituito con Decreto direttoriale n. 52905 del 4 luglio 2016, la cui composizione è stata modificata con la nomina del Presidente (dimissionario) a seguito di avvicendamenti interni..

In particolare si rileva che con il Decreto direttoriale 10 ottobre 2016, n. 74860 si è provveduto alla nomina del Responsabile del procedimento, attesa la cessazione del rapporto di servizio con l’Amministrazione a seguito di dimissioni del precedente Dirigente Responsabile nominato con Decreto direttoriale 25 maggio 2016 n. 43478.

Analogamente con Decreto direttoriale 11 ottobre 2016, n. 75206 è stato nominato il Presidente del Comitato a seguito della cessazione del rapporto di servizio con l’Amministrazione e delle dimissioni del precedente Presidente nominato con Decreto direttoriale 4 luglio 2016 n. 52905.

Pertanto, il Comitato di valutazione determinato con il Decreto direttoriale n.52905 del 4 luglio 2016 nella sua composizione (un Presidente, quattro componenti effettivi, due componenti supplenti, un segretario e un segretario supplente) è unico e tale composizione è stata modificata con la sola nomina del Presidente, in sostituzione del precedente Presidente dimissionario e ciò al fine di assicurare la corretta composizione e la regolarità del suo funzionamento quale Organo collegiale.

Ed invero il Decreto direttoriale 14 ottobre 2016, n. 76507 ha modificato la graduatoria di cui al precedente Decreto direttoriale 26 luglio 2016, n.58677 ed ha approvato così la graduatoria, al termine della fase precontrattuale svolta da Agea, prima della sottoscrizione dei contratti, come prescritto, fase volta alla verifica del possesso dei requisiti dichiarati dai proponenti.

L’Agea ha sottoposto a verifica i soggetti inclusi nella graduatoria di cui al Decreto direttoriale 26 luglio 2016, n.58677, costituenti gli aspiranti sottoscrittori dei contratti ed ha trasmesso al Ministero gli esiti dei controlli effettuati e la predetta documentazione con nota 7 ottobre 2016, n. 34187.

Il Comitato tecnico sulla base del risultato delle verifiche dei requisiti operato da Agea ha rilevato con i verbali n. 1 e n.2, rispettivamente del 12 e 13 ottobre 2016, le criticità dei requisiti e condizioni dei soggetti inclusi nella graduatoria ed è pervenuto quindi alla determinazione di un elenco dei soggetti idonei all’attribuzione del contributo. Il Ministero preso atto della verifica effettuata da Agea e di quanto rilevato dal Comitato ha adottato il Decreto direttoriale 14 ottobre 2016, n., 76507 con il quale ha modificato la graduatoria ed approvato la graduatoria finale dei progetti ritenuti eleggibili a finanziamento comunitario relativamente ai fondi stanziati nell’ambito dei programmi di sostegno in questione.

Pertanto il Decreto direttoriale 14 ottobre 2016, n. 76507 non scaturisce da una rinnovata istruttoria di tutti i progetti presentati, ma da un riesame della posizione dei soli soggetti ammessi alla procedura, riesame necessario a seguito della verifica della regolarità del possesso di alcuni requisiti dei soggetti proponenti, quali condizioni prescritte dal bando (vedi verbale n. 1 del 12.10.2016 del Comitato e nota del RUP del 12.10.2016, n. 4047 che indica al Comitato di “procedere nel proprio lavoro di valutazione tenendo conto degli esiti dell’istruttoria svolta da Agea…”).

Del resto l’art. 10, comma 7 del DM n.32072 del 2016 facendo riferimento alla pubblicazione della graduatoria definitiva con la quale si conclude il procedimento amministrativo, conferma la possibilità che nel corso della procedura vi sia la determinazione di una graduatoria provvisoria, risultando immanente nel sistema la possibilità della modifica di quest’ultima alla luce di un riesame degli ammessi, come nella specie, in relazione alla intervenuta verifica delle condizioni e requisiti di ammissibilità.

A ciò va aggiunto che la graduatoria di cui al Decreto direttoriale 26 luglio 2016, n. 58677 non risulta pubblicata (e quindi non definitiva) e nessun contratto risulta stipulato nelle more, circostanze che consentono di affermare che il riesame effettuato dal Comitato (unico nel procedimento con la nomina soltanto del nuovo Presidente, in sostituzione del precedente dimissionario) costituisce la fase finale dell’unico procedimento non concluso a seguito del riesame istruttorio effettuato.

Pertanto non appare viziato il comportamento del Comitato che non ha riesaminato la posizione della ricorrente perché la stessa è stata esclusa dalla procedura per la non conformità della proposta a quanto previsto dall’art.8, comma 1 del DM 18 aprile 2016, n. 32072, in quanto priva degli elementi di eleggibilità di cui alle lettere d) ed f), e quindi posizione già esclusa e non riesaminabile alla luce della verifica istruttoria, con la conseguente legittimità della successiva determinazione della graduatoria da parte del Ministero.

2.Sulla base di quanto premesso le censure sono infondate e il ricorso va respinto. L’infondatezza dell’azione di annullamento determina l’infondatezza e la conseguente reiezione dell’azione di condanna al risarcimento del danno in quanto non è stata accertata alcuna illegittimità dell’azione amministrativa.

La particolarità della materia controversa giustifica la compensazione delle spese di giudizio tra le parti.

Qui di seguito la seconda sentenza:

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Seconda Ter)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 11705 del 2016, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
Consorzio con Attività Esterna Italian Essence, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Bernardino Sirca, con domicilio eletto presso lo studio Antonino Bosco in Roma, via Sestio Calvino, 33;

contro

Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Agea - Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura, in persona dei legali rappresentanti p.t., rappresentati e difesi dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliati per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;

nei confronti di

- Ati Capofila Santa Margherita Spa, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Luca Ferrari, Nicola Baù, Gianluca Scalco, con domicilio eletto presso lo Studio Legale Sanino in Roma, viale Parioli, 180;
- Italia del Vino Consorzio, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Gianluca Scalco, Nicola Baù, Matilde Rota, con domicilio eletto presso lo Studio Legale Sanino in Roma, viale Parioli, 180;
- Cavit Sc, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Mariano Protto, Marco Sica, con domicilio eletto presso lo studio Mariano Protto in Roma, via Cicerone, 44;
- Consorzio Amerigo Vespucci, Consorzio Magellano, Confagri Promotion Scarl, Federdoc Confederazione Nazionale Consorzi Volontari Tutela Denominazione Vini Italiani, Ati Capofila Istituto del Vino di Qualità Grandi Marchi Srl, Ati Sgarzi Capofila, Ati Valorizzazione delle Eccellenze Vinicole Italiane Frescobaldi, Ati Italian Wine Terroirs Yuca Snc di Comparini Forosetti e Gallerini, Ente Autonomo Fiera di Verona Capogruppo Ati Vinitaly International, Consorzio con Attività Esterina Experience Italy, Ati Progetto Italian Wine Wave Valiano, Ati Only Wine Vassallo Delfino & P Srl, Ati Capofila Istituto del Vino di Qualità Grandi Marchi Srl, Confagri Promotion Scarl Canada Cina Giappone Corea, Confagri Promotion Scarl Russia Ucraina, Confagri Promotion Scarl Usa, H2no Rete di Imprese, Enonè Rete di Imprese, Fabe Wines Rete D'Imprese, in persona dei rispettivi legali rappresentanti p.t., non costituiti in giudizio;

per l'annullamento, previa sospensiva,

con ricorso introduttivo: - del decreto del Direttore Generale della Direzione Generale della Promozione della Qualità Agroalimentare e dell’Ippica – Dipartimento delle politiche competitive, della qualità agroalimentare, ippiche e della pesca del Ministero delle politiche agricole, alimentari n. 76507 del 14.10.2016 con il quale è stata modificata e approvata la graduatoria finale dei progetti ritenuti eleggibili a finanziamento comunitario relativamente ai fondi stanziati nell'ambito dei programmi di sostegno di cui al Reg. (CE) n. 555/08 e del Reg. (CE) n. 479/08 di cui all'OCM Vino della misura Promozione sui mercati dei paesi terzi di cui al Decreto direttoriale n. 58677 del 26.07.2016 e il progetto presentato dal Consorzio ricorrente con cui è stato escluso dalla graduatoria;

- quando conosciuti, dei verbali del Comitato di valutazione n.1 e n. 2, rispettivamente del 12 e 13 ottobre 2016, con particolare riguardo al verbale n. 2 con cui si esclude, a causa del mancato rispetto di quanto previsto dagli art. 6, comma 3 e art. 11, comma 1, lett. b) del decreto Ministeriale 18 aprile 2016, n.32072, tra gli altri il progetto presentato dal Consorzio ricorrente;

- di tutti gli atti presupposti, connessi e consequenziali nonché per la condanna dell’Amministrazione resistente al risarcimento del danno conseguente alla illegittimità degli atti impugnati e alla mancata erogazione dei contributi e per l’annullamento di tutti i contratti nel frattempo stipulati da Agea-Agenzia per le erogazioni in agricoltura con i soggetti controinteressati per l’erogazione dei contributi in questione;

- con atto recante motivi aggiunti: - del Decreto Direttoriale n. 76507 del 14.10.2016 del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali che ha modificato e approvato la graduatoria finale dei progetti ritenuti eleggibili a finanziamento comunitario relativamente ai fondi stanziati nell’ambito dei programmi di sostegno di cui al Reg.(CE) n.555/08 e del Reg.(CE) n. 479/08 di cui all’OCM Vino nella misura Promozione sui mercati dei Paesi terzi di cui al Decreto Direttoriale n.58677 del 26 luglio 2016 e il progetto presentato dal Consorzio ricorrente è stato escluso dalla graduatoria;

- dei verbali nn. 1 e 2, rispettivamente del 12 e 13 ottobre 2016 del Comitato Tecnico di Valutazione, con particolare riguardo al verbale n. 2 con cui si esclude, a causa del mancato rispetto di quanto previsto dagli artt. 6, comma 3 e art. 11, comma 1, lett. b) del Decreto ministeriale 18 aprile 2016 n.32072, tra gli altri il progetto presentato dal Consorzio ricorrente;

- di tutti gli atti presupposti, connessi e consequenziali nonché per la condanna dell’Amministrazione resistente al risarcimento del danno conseguente alla illegittimità degli atti impugnati e alla mancata erogazione dei contributi e per l’annullamento di tutti i contratti nel frattempo stipulati da Agea-Agenzia per le erogazioni in agricoltura con i soggetti controinteressati per l’erogazione dei contributi in questione.


Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e di Agea - Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura, di Ati Capofila Santa Margherita Spa, di Italia del Vino Consorzio e di Cavit Sc;

Vista l’ordinanza n.7321 del 2016 con cui sono stati disposti incombenti istruttori e fissata la udienza di trattazione del merito;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 marzo 2017 il Cons. Mariangela Caminiti e uditi per le parti i difensori presenti, come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

1.Il Consorzio indicato in epigrafe - costituito in data 16 giugno 2016, originariamente da soli tre consorziati, aumentati nel tempo fino ad arrivare agli attuali quarantanove (a norma di statuto a numero illimitato) - riferisce che in data 29 giugno 2016 ha inviato al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali i documenti del progetto denominato “Extraordinary Wines”, con consegna del plico, corredato di tutti gli allegati richiesti, in data 30 giugno 2016, per la partecipazione del consorzio stesso (con 46 società partecipanti) alle procedure di selezione al finanziamento comunitario campagna 2016/2017 - relativamente a fondi dei programmi di sostegno di cui al Reg. (Ce) n. 555/2008 e del Reg.(Ce) n. 479/2008 di cui all’OCM Vino della misura Promozione sui mercati dei Paesi terzi.

All’esito dei lavori del Comitato Tecnico di valutazione il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali con Decreto direttoriale n. 58677 del 26 luglio 2016 ha provveduto alla formazione della relativa graduatoria e il Consorzio si è collocato al n. 3 della graduatoria, con attribuzione di 75 punti e ammissione alla erogazione del contributo.

Riferisce che in seguito con Decreto direttoriale n.76507 del 14.10.2016 il Ministero ha modificato ed approvato la graduatoria finale dei progetti eleggibili a finanziamento e il progetto presentato dal Consorzio è stato escluso dalla graduatoria. Espone di aver presentato istanza di accesso, ottenendo riscontro parziale della documentazione richiesta.

1.1. Pertanto il Consorzio ha impugnato gli atti indicati in epigrafe ritenendoli illegittimi unitamente ai verbali ivi indicati ed ha dedotto i seguenti motivi : 1) - Eccesso di potere per travisamento dei fatti. Violazione di legge e dell’art. 3 della legge n. 241 del 1990, difetto di motivazione: sarebbe carente la motivazione sul mancato rispetto di quanto previsto dagli art. 6, comma 3 e art. 11, comma 1, lett. b) del DM 18 aprile 2016 n. 32072, risultando omessi i presupposti di fatto determinanti l’esclusione, atteso che il Consorzio beneficiario non avrebbe avuto neanche in corso la realizzazione di altri progetti riferiti al medesimo Paese e/o al medesimo mercato del Paese terzo.

La qualifica di nuovo soggetto beneficiario dovrebbe essere verificata in capo al beneficiario stesso del finanziamento e quindi allo stesso Consorzio ricorrente, soggetto giuridico avente personalità giuridica propria diversa da quella dei consorziati, che in quanto tale avrebbe diritto di ottenere il punteggio spettante quale soggetto beneficiario che non abbia beneficiato di aiuti comunitari, senza che possa assumere rilievo la circostanza che altre imprese consorziate abbiano beneficiato di tali aiuti comunitari, come anche ammesso dal Ministero nelle “risposte alle domande frequenti” FAQ pubblicate (a differenza dei raggruppamenti di imprese).

2) - Eccesso di potere per contraddittorietà tra più atti endoprocedimentali o tra diversi provvedimenti della PA. Ulteriore violazione di legge dell’art. 3 della legge n. 241 del 1990, difetto di motivazione: l’Amministrazione senza alcuna motivazione valida, neppure apparente, avrebbe contraddetto se stessa e i propri precedenti provvedimenti con i quali aveva dettato i criteri per l’attribuzione dei punteggi ai progetti presentati nell’ambito dei programmi di sostegno. Il nuovo decreto di approvazione della graduatoria avrebbe revocato la precedente graduatoria (seppur dotata di effetti non definitivi), senza motivare le ragioni sottese ad un tale annullamento sostanziale.

3) Violazione di legge e delle disposizioni in materia di buon andamento e imparzialità della PA. Violazione del principio dell’affidamento: il Consorzio sarebbe costituito in base alla normativa regolatrice della procedura, tanto che il progetto sarebbe stato collocato utilmente tra quelli eleggibili a contributo nella graduatoria approvata con Decreto direttoriale n.58677 del 26 luglio 2016, risultando gravemente violato il principio di affidamento, con diritto ad ottenere il risarcimento del danno subito in conseguenza della violazione di tale principio. Conclude con la richiesta di annullamento degli atti impugnati, previa sospensione dell’efficacia degli stessi.

Con memoria parte ricorrente ha insistito sulla concessione della misura cautelare, in quanto le risorse non assegnate sarebbero dirottate verso misure complementari previste dal Piano di sostegno del vino.

1.2. L’Amministrazione intimata si è costituita in giudizio per resistere al ricorso con mero atto di stile.

Si sono costituiti in giudizio il Consorzio Italia del Vino e la società Santa Margherita e Kettmeir e Cantine Torresella spa per resistere al ricorso, opponendosi allo stesso attesa la sussistenza della violazione del divieto del cd.doppio finanziamento per la carenza dei requisiti per il riconoscimento del criterio di priorità dei nuovi beneficiari, in base a dichiarazioni erronee e non veritiere.

Le società controinteressate hanno eccepito la inammissibilità del ricorso perché la domanda di annullamento della nuova graduatoria e l’accertamento dell’efficacia della vecchia graduatoria sarebbe incompatibile con il giudizio di legittimità proprio del ga; l’annullamento della nuova graduatoria non potrebbe portare alla reviviscenza della vecchia, con nuova valutazione discrezionale del Comitato di valutazione. In ogni caso hanno evidenziato la correttezza del comportamento dell’Amministrazione nella valutazione degli atti della procedura, concludendo per la reiezione del ricorso.

1.3. Con ordinanza n. 7321 del 2016 sono stati disposti incombenti istruttori e fissata l’udienza pubblica odierna per la trattazione del merito della causa.

2. Parte ricorrente, dopo aver avuto conoscenza degli altri provvedimenti indicati in epigrafe a seguito dell’accesso alla documentazione, ha proposto atto recante motivi aggiunti, notificato via pec, avverso tali atti con il quale ha dedotto ulteriori mezzi di impugnazione: 1) Illegittimità del decreto direttoriale n. 76507 del 14 ottobre 2016 e del verbale n. 2 del 13 ottobre 2016 del Comitato nazionale di valutazione istituito con decreto prot n. 52905 del 4 luglio 2016 e degli atti presupposti quali le schede elaborate a cura di Agecontrol per conto di Agea (Allegato 3 al suddetto verbale). Eccesso di potere per travisamento dei fatti e difetto di istruttoria: il soggetto beneficiario sarebbe il Consorzio e non le singole aziende come supportato dal verbale n. 1 del 13 ottobre del Comitato Nazionale di Valutazione e fornisce elementi fattuali volti a dimostrare la non violazione del divieto del doppio finanziamento.

2) Illegittimità del decreto direttoriale n. 76507 del 14 ottobre 2016. Violazione di legge art. 9, comma3 e art.6, comma 6 del DM 32072/2016. Violazione artt. 21 bis e ss. della legge n. 241 del 1990. Difetto di motivazione e violazione dell’art. 3 della legge n. 241 del 1990. Violazione del principio di imparzialità, buon andamento ed imparzialità della PA (art. 3 e 97 Cost). Eccesso di potere per contraddittorietà tra più atti endoprocedimentali o tra diversi atti della medesima PA. Eccesso di potere per illogicità: la nuova graduatoria adottata dal Ministero all’esito della completa revisione dell’operato del Comitato nazionale di valutazione svolta da Agea sarebbe illegittima perché priva di rilievo l’operato del Comitato Nazionale di Valutazione e la graduatoria dallo stesso formata, in violazione del riparto di competenze tra i diversi organi amministrativi. Né l’Agea né il Ministero sarebbero competenti a compiere le verifiche cui, viceversa, sarebbero stati sottoposti la domanda e il progetto del Consorzio ricorrente, perché ai sensi dell’art. 9, comma 3 del DM n. 32072/2016 l’Agea sarebbe competente alle verifiche precontrattuali e il Ministero ai sensi dell’art. 6, comma 6 del Decreto direttoriale n.43478/2016 alle sole ipotesi di doppia partecipazione. La nuova graduatoria sarebbe illegittima perché in sede di autotutela l’Amministrazione potrebbe rivalutare l’interesse pubblico con la revoca o modifica parziale del proprio provvedimento, ma non della modifica completa o sostituzione, come nella specie, comportando l’adozione di un nuovo atto amministrativo e non un intervento di autotutela.

3) Eccesso di potere per difetto di istruttoria, travisamento dei fatti e falso presupposto di fatto e di diritto. Violazione del principio di imparzialità, buon andamento ed imparzialità della PA (art. 3 e 97 Cost). Difetto di motivazione e violazione dell’art. 3 della legge n. 241 del 1990: la nuova graduatoria e il verbale n. 2 che sancisce l’esclusione del Consorzio ricorrente sarebbero stati adottati solamente tre giorni dopo la nomina del nuovo Responsabile del procedimento e due giorni dopo la sostituzione del Presidente del Comitato Nazionale di valutazione, rendendo evidente la inadeguata istruttoria degli organi che hanno modificato la graduatoria.

4) Eccesso di potere per contraddittorietà tra più atti endoprocedimentali o tra diversi atti della medesima PA. Eccesso di potere per ingiustizia manifesta, sviamento e illogicità. Difetto di motivazione e violazione dell’art. 3 della legge n. 241 del 1990. Violazione del principio di imparzialità, buon andamento ed imparzialità della PA (art. 3 e 97 Cost): il Ministero con il Decreto direttoriale n.76507 del 14 ottobre 2016 avrebbe revocato la precedente graduatoria senza addurre la minima motivazione a sostegno della propria decisione e dell’interesse pubblico sotteso e conclude quindi per l’accoglimento del ricorso.

Parte ricorrente deposita ulteriore documentazione a supporto della difesa e copia dell’ordinanza n. 7321/2016 notificata in data 5 gennaio 2017.

Con memoria conclusionale parte ricorrente rileva che l’atto recante motivi aggiunti è stato notificato alle parti resistenti e controinteressati a mezzo Pec in data 16 dicembre 2016, con adempimento eseguito e andato a buon fine, come documentato, senza nessun dubbio sulla piena validità e regolarità della modalità di notificazione anche ai sensi del DPCM n. 40 del 2016 e dell’orientamento del Cons.Stato, sez. III, n. 3007 del 2016, attesa l’applicazione del principio di cui all’art. 156 cpc, secondo cui la nullità non può essere mai pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato, con la conseguenza che qualora l’atto notificato sia stato regolarmente ricevuto dal soggetto destinatario della notifica, come nella specie, non potrebbe pronunciarsi la nullità della stessa.

Alla odierna udienza la difesa dell’Amministrazione deposita note di udienza tardive e non ammesse all’esame.

Alla udienza pubblica del 21 marzo 2017 alla presenza dei difensori della parti presenti, come in verbale, dopo la discussione la causa è stata trattenuta in decisione riservata e sciolta definitivamente la riserva nella Camera di consiglio del 5 maggio 2017 (all’uopo riconvocata), è passata in decisione.

DIRITTO

1.La controversa vicenda è stata proposta dal Consorzio ricorrente con ricorso introduttivo avverso il Decreto direttoriale n. 76507 del 14.10.2016 con il quale è stata modificata e approvata la graduatoria finale dei progetti ritenuti eleggibili a finanziamento comunitario relativamente ai fondi stanziati nell'ambito dei programmi di sostegno di cui al Reg. (CE) n. 555/08 e del Reg. (CE) n. 479/08 - di cui all'OCM Vino della misura Promozione sui mercati dei paesi terzi di cui al Decreto direttoriale n. 58677 del 26.07.2016 - e dal quale è risultato che il progetto presentato dal Consorzio ricorrente è stato escluso dalla graduatoria. Unitamente a tale Decreto sono stati impugnati con il medesimo ricorso - quando conosciuti - i verbali del Comitato di valutazione n.1 e n. 2, rispettivamente del 12 e 13 ottobre 2016, con particolare riguardo al verbale n. 2 con cui si esclude, a causa del mancato rispetto di quanto previsto dagli art. 6, comma 3 e art. 11, comma 1, lett. b) del decreto Ministeriale 18 aprile 2016, n.32072, tra gli altri il progetto presentato dal Consorzio ricorrente.

A seguito dell’avvenuta conoscenza mediante accesso alla documentazione relativa alla procedura, il Consorzio ha impugnato i medesimi atti già gravati con il ricorso introduttivo con separato atto recante motivi aggiunti, notificato alle parti resistenti e agli altri soggetti controinteressati a mezzo posta elettronica certificata (PEC) in data 16 dicembre 2016, senza la preventiva autorizzazione presidenziale. Parte ricorrente insiste da ultimo sulla regolarità e validità di tale modalità di notificazione dell’atto recante motivi aggiunti, con allegazione delle ricevute di consegna dello stesso ai destinatari, e il Collegio rileva che tale modalità di notificazione, consistente in una facoltà di esecuzione in proprio da parte del difensore ai sensi della legge n. 53 del 1994, presuppone nell’ambito del processo amministrativo dell’autorizzazione presidenziale ex art. 52, comma 2 cpa, nella specie assente, con conseguente inammissibilità del gravame proposto (cfr. Cons. Stato, sez. III, 20 gennaio 2016, n. 189; Tar Lazio, Roma, sez. I, 16 dicembre 2016, n. 12555; idem, sez. III, 8 giugno 2016, n.6616; Tar Sicilia, Catania, sez. I, 21 luglio 2016, n. 1956). Tuttavia a fronte del contrasto giurisprudenziale e tenuto conto della presenza all’odierna udienza della difesa dell’Amministrazione intimata e di quella della società Cavit controinteressata che non si sono opposte, il Collegio prescinde da tale rilievo attesa comunque l’infondatezza del gravame nel suo complesso, per le ragioni di seguito riportate.

1.1.. Il Consorzio ricorrente, pur collocato in graduatoria di cui al Decreto direttoriale n.32072 del 26 luglio 2016, è stato escluso dalla procedura - a seguito di successivi controlli, preso atto del verbale n.2 del 13 ottobre 2016 del Comitato di valutazione – con Decreto direttoriale 14 ottobre 2016 n. n. 76507 “a causa del mancato rispetto di quanto previsto dagli art. 6, comma 3 e art.11, comma 1, lett.b) del Decreto Ministeriale 18 aprile 2016, n.32072”.

Va rilevato preliminarmente che la domanda di annullamento del provvedimento di esclusione del Consorzio ricorrente dalla procedura – ossia della graduatoria formata a seguito della esclusione dei concorrenti ammessi, ma ritenuti privi dei requisiti - elementi di eleggibilità a seguito del controllo – non determina quale automatica conseguenza, la reviviscenza della graduatoria originaria, come sostenuto dal Consorzio ricorrente, richiedendo invece necessariamente una nuova valutazione del Comitato di valutazione e dell’Amministrazione del progetto presentato dal Consorzio medesimo, determinando una modificazione della graduatoria non ammissibile alla luce anche della disciplina stabilita per la procedura.

Ed invero il Decreto direttoriale 14 ottobre 2016, n. 76507 ha modificato la graduatoria di cui al precedente Decreto direttoriale 26 luglio 2016, n.58677 ed ha “approvato” così la graduatoria, al termine della fase precontrattuale svolta da Agea, prima della sottoscrizione dei contratti, come prescritto, fase volta alla verifica del possesso dei requisiti dichiarati dai proponenti.

L’Agea ha sottoposto a verifica i soggetti inclusi nella graduatoria di cui al Decreto direttoriale 26 luglio 2016, n.58677, costituenti gli aspiranti sottoscrittori dei contratti ed ha trasmesso al Ministero gli esiti dei controlli effettuati e la predetta documentazione con nota 7 ottobre 2016, n. 34187.

Il Comitato tecnico sulla base del risultato delle verifiche dei requisiti operato da Agea ha rilevato con i verbali n. 1 e n. 2, rispettivamente del 12 e 13 ottobre 2016, le criticità dei requisiti e condizioni dei soggetti inclusi nella graduatoria ed è pervenuto quindi alla determinazione di un elenco dei soggetti idonei all’attribuzione del contributo. Il Ministero preso atto della verifica effettuata da Agea e di quanto rilevato dal Comitato ha adottato il Decreto direttoriale 14 ottobre 2016, n., 76507 con il quale ha modificato la graduatoria ed approvato la graduatoria finale dei progetti ritenuti eleggibili a finanziamento comunitario relativamente ai fondi stanziati nell’ambito dei programmi di sostegno in questione.

Pertanto il Decreto direttoriale 14 ottobre 2016, n. 76507 costituisce un riesame della posizione dei soli soggetti ammessi alla procedura, riesame necessario a seguito della verifica della regolarità del possesso di alcuni requisiti dei soggetti proponenti, quali condizioni prescritte dal bando (vedi verbale n. 1 del 12.10.2016 del Comitato e nota del RUP del 12.10.2016, n. 4047 che indica al Comitato di “procedere nel proprio lavoro di valutazione tenendo conto degli esiti dell’istruttoria svolta da Agea…”).

Del resto l’art. 10, comma 7 del DM n.32072 del 2016 facendo riferimento alla pubblicazione della graduatoria definitiva con la quale si conclude il procedimento amministrativo, conferma la possibilità che nel corso della procedura vi sia la determinazione di una graduatoria provvisoria, risultando immanente nel sistema la possibilità della modifica di quest’ultima alla luce di un riesame degli ammessi, come nella specie, in relazione alla intervenuta verifica delle condizioni e requisiti di ammissibilità.

A ciò va aggiunto che la graduatoria di cui al Decreto direttoriale 26 luglio 2016, n. 58677 non risulta pubblicata (e quindi non definitiva) e nessun contratto risulta stipulato nelle more, circostanze che consentono di affermare che il riesame effettuato dal Comitato (organo unico nel procedimento con la nomina soltanto del nuovo Presidente, in sostituzione del precedente dimissionario con Decreto direttoriale 11 ottobre 2016, n. 75206) costituisce la fase finale dell’unico procedimento non concluso con la prima graduatoria a seguito del riesame istruttorio effettuato, nella prescritta fase di verifica precontrattuale da parte di Agea ex art. 9, comma 3 del Decreto ministeriale.

Pertanto non appare viziato l’operato del Comitato e dell’Amministrazione resistente con riferimento al procedimento effettuato e alla fase di riesame della posizione del ricorrente, in quanto ciò è stato effettuato alla luce della prescritta verifica istruttoria effettuata da Agea propedeutica alla stipula dei contratti, da cui sono emersi gli elementi che hanno portato alla esclusione dalla procedura per la carenza dei requisiti inerenti al possesso di criteri “nuovi beneficiari” e “nuovi paesi terzi”, di cui era stato dichiarato erroneamente il possesso, sia per la violazione dei divieto di “sovrapposizione del finanziamento”.

1.2. Con riferimento a tale esclusione parte ricorrente censura (primo mezzo ricorso introduttivo e atto motivi aggiunti) la illegittimità degli atti della procedura impugnati sia per il difetto di motivazione, per la mancata enunciazione dei motivi del mancato rispetto “di quanto previsto dagli art. 6, comma 3 e art.11, comma 1, lett.b) del Decreto Ministeriale 18 aprile 2016, n.32072”, sia per il travisamento dei presupposti in quanto il Consorzio sarebbe beneficiario soltanto del proprio progetto, non avendo in corso di realizzazione altri progetti riferiti al medesimo Paese terzo e tenuto conto della circostanza che l’ulteriore progetto a cui partecipa (ATI Vinitaly International, denominato “Italian Wine Channel”) sarebbe rivolto ad un mercato (Oriente e sud Pacifico) diverso da quello del progetto in causa (Usa, Canada, Svizzera, Russia, Giappone, Brasile).

Inoltre il Consorzio sostiene di dover essere considerato a tutti gli effetti quale “Nuovo beneficiario”, ai sensi dell’art. 11, comma 1, lett.b) del Decreto ministeriale, e ciò a prescindere dalla circostanza che tra i soggetti consorziati ve ne siano alcuni beneficiari di contributi nell’ambito del programma 2014-2018, in quanto il disposto di cui alla lettera b) (“nel caso di raggruppamenti, il requisito deve essere posseduto da tutti i partecipanti al raggruppamento medesimo”) sarebbe riferito ai soli raggruppamenti temporanei di cui all’art. 3, comma 1, lett. g) del Decreto ministeriale.

Tali censure non sono condivisibili in quanto infondate.

Osserva il Collegio che l’art. 6, comma 3 del predetto Decreto ministeriale rubricato "Progetti” prescrive che "3.Il beneficiario non ottiene il sostegno a più di un progetto per lo stesso mercato del paese terzo nella stessa annualità. Tale preclusione è valida anche in caso di progetti pluriennali in corso e in caso di partecipazione del beneficiario a progetti presentati da raggruppamenti temporanei”.

Il successivo art. 11, comma1, lett. b) del predetto Decreto ministeriale rubricato “Criteri di priorità” stabilisce che “1. I progetti eleggibili sono valutati dai competenti comitati di valutazione secondo i seguenti criteri di priorità:…..b) Nuovo beneficiario, dove per nuovo beneficiario si intende uno dei soggetti indicato al precedente articolo 3 che non ha beneficiato dell’aiuto sulla Misura Promozione nel corso dell’attuale periodo di programmazione 2014-2018. Nel caso di raggruppamenti, il requisito deve essere posseduto da tutti i partecipanti al raggruppamento medesimo”.

Come riportato nella esposizione del fatto, l'esclusione del Consorzio ricorrente dalla graduatoria è avvenuta a seguito della procedura di controllo, effettuata ai sensi dell'art.9, comma 3 del Decreto ministeriale, sulla base della quale il Comitato di valutazione, preso atto dei risultati dei controlli posti in essere da Agea, ha rilevato in capo al Consorzio la violazione sia dell'art.6, comma 3, sia dell'art. 11, comm1, lett.b) del Decreto Ministeriale, in quanto presenti all' interno del Consorzio: - da un lato, soggetti-componenti che hanno già beneficiato di contributi nell'ambito dei programmi di finanziamento 2014-2015 e 2015-2016, con violazione delle disposizioni in materia di divieto del doppio finanziamento (scheda C.1 dell'estratto allegato 3 del verbale n.2 del Comitato di valutazione del 13 ottobre 2016); - dall'altro, soggetti-componenti in relazione ai quali sono state accertate sovrapposizioni di finanziamento, risultando beneficiari di contributi per altri progetti, destinati ai mercati medesimi di riferimento, nell'ambito delle graduatorie regionali, con evidenza del mancato possesso dei dichiarati requisiti previsti per i c.d. Nuovi beneficiari, non avendo titolo per acquisire il punteggio conseguente al riconoscimento del criterio di priorità previsto dall'art. 11, comma 1, lett.b) (scheda F.1 dell'estratto allegato 3 del citato verbale del Comitato).

Né varrebbe obiettare quanto sollevato dal Consorzio ricorrente in ordine alla diversa soggettività giuridica del Consorzio medesimo rispetto alle singole aziende consorziate e alla ritenuta conseguente irrilevanza delle circostanze della percezione di contributi europei da parte di alcune di queste nell'ambito dell'ultimo biennio, ovvero la presentazione di progetti risultati beneficiari di contributi nell'ambito di graduatorie regionali per la medesima annualità e il medesimo mercato di quello in causa. Al riguardo sulla violazione del divieto del c.d.doppio finanziamento, va rilevato che il disposto di cui all'art.6, comma 3 del Decreto Ministeriale va coordinato con quanto disposto dall'art.2 del medesimo decreto, che prevede espressamente che per "beneficiario" debba intendersi non solo "il soggetto che presenta il progetto e sottoscrive il contratto", ma anche nel caso di partecipazione di figure di operatori plurisoggettivi "ogni singolo partecipante ad un raggruppamento".

Appare significativo quindi che il termine "raggruppamento" indicato nella predetta norma ha una chiara ed evidente valenza generica e onnicomprensiva, riferendosi a qualsiasi forma di partecipazione di più soggetti e di unione tra soggetti giuridici (senza alcun riferimento specifico alle associazioni temporanee), a prescindere dalla veste giuridica e dalla personalità giuridica distinta e autonoma del raggruppamento rispetto ai singoli componenti partecipanti allo stesso. Ne deriva che ai fini dell'ammissione alla procedura in questione nel caso di raggruppamenti, così intesi, tutti i singoli partecipanti debbano necessariamente non essere risultati beneficiari di contributi nell'ambito della medesima annualità per progetti destinati ai medesimi Paesi terzi.

Una diversa interpretazione della normativa in questione si presterebbe a consentire comportamenti elusivi volti a costituire soggetti (consorzi o altre tipologie di raggruppamenti) per poter superare il divieto del c.d. doppio finanziamento e ottenere l'accesso ai contributi, con la presentazione a nome dei medesimi di un diverso progetto da realizzarsi nello stesso mercato di riferimento.

A ciò va aggiunto anche l'ulteriore rilievo di cui all'art.5 del Decreto direttoriale 25 maggio 2016, n. 43478, secondo cui nel caso di partecipazione dei consorzi "si dovrà specificare, per opportuna informazione e completezza amministrativa ed al fine di verificare il possesso dei requisiti indicati al successivo comma 4 e l'accesso alle eventuali premialita', tramite dichiarazione del legale rappresentante, quali fra le aziende associate/consorziate usufruiranno del contributo, partecipando alla realizzazione del progetto", previsione che dimostra in modo chiaro che una dichiarazione di tal natura non avrebbe alcun senso se l'unico beneficiario del contributo fosse il Consorzio proponente.

Del resto il Consorzio in questione è stato costituito in data 16 giugno 2016 (come da visura camerale) e come tale non in possesso dei requisiti di ammissibilità di ciascuna iniziativa progettuale. E difatti l'art. 5 del Decreto direttoriale n. 43478 del 2016 richiede in particolare: - la dimostrazione del possesso di adeguate disponibilità di prodotto di cui all'art.4 del DM 18 aprile 2016, n.32072; - la dichiarazione che il soggetto proponente sia in regola con le presentazioni delle dichiarazioni vitivinicole dell'ultimo triennio, come stabilito dall'art. 2 del DM 18 aprile 2016 n.32072; - la dichiarazione che il soggetto proponente produce e commercializza esclusivamente vini di propria produzione al fine di verificare l'applicabilità del criterio di priorità di cui alla lett.d), comma 1 dell' art. 11, del DM 18 aprile 2016, n.32072; - il possesso delle necessarie capacità tecniche finanziarie per l' attuazione del progetto. Tali requisiti non potrebbero essere posseduti da un Consorzio come quello in questione costituito immediatamente prima della scadenza del termine di presentazione della domanda, e ciò a conferma della necessità che il beneficiario, nel caso di progetti presentati da soggetti collettivi, non sia l' ente proponente in se' considerato, ma ogni singolo partecipante e in tale senso i requisiti previsti per i beneficiari (primo fra tutti quelli inerenti i criteri di priorità ai fini della valutazione dei progetti) devono essere posseduti necessariamente da tutti i partecipanti al raggruppamento e non soltanto da alcuni di essi.

Le considerazioni sopra esposte valgono anche per la violazione dell'art. 11, comma 1, lett. b) del DM 18 aprile 2016, n.32072 derivante dal mancato possesso dei criteri di priorità inerenti i c.d "nuovi paesi" e i c.d. "nuovi beneficiari". Anche in questo caso è necessario che il requisito del c.d. “Nuovo beneficiario” sia posseduto da tutti i partecipanti al raggruppamento e non soltanto da alcuni di essi non potendosi, pertanto, considerare la sua applicazione limitatamente circoscritta a singole ipotesi specifiche e forme individuate di partecipazione di imprese associate e plurisoggettive.

Tale requisito deve necessariamente considerarsi operativo in tutte le ipotesi in cui più soggetti ed aziende si uniscano e collaborino per un progetto promozionale richiedano l'erogazione di un contributo pubblico, e ciò a prescindere quali siano le forme giuridiche attribuite alla collaborazione.

In considerazione di ciò appare corretto l'operato del Comitato di valutazione che ha riesaminato la posizione del Consorzio candidato, alla luce dei rilievi evidenziati da Agea nel controllo precontrattuale effettuato, ed è insussistente il lamentato travisamento dei fatti in quanto l'Amministrazione alla luce di tali rilievi ha disposto l'esclusione dalla graduatoria del progetto presentato dal Consorzio medesimo.

Parimenti infondato è il dedotto difetto di motivazione (secondo mezzo di entrambi i gravami) in quanto sia il Decreto direttoriale 14 ottobre 2016, n.76507 che i verbali delle sedute del Comitato di valutazione indicano i vari passaggi dell' attività di controllo effettuata e della tipologia delle violazioni riscontrate, tanto da consentire allo stesso Consorzio ricorrente di censurare i provvedimenti impugnati sotto profili sostanziali e non formali, con illustrazione delle contestazioni per contrastare le violazioni e carenze riscontrate per l' ammissibilità del progetto. Inoltre non sussistono profili di contraddizione con il precedente provvedimento approvativo della graduatoria tenuto conto dell'effettuazione dei controlli precontrattuali riguardo l' effettivo possesso da parte dei beneficiari dei requisiti di partecipazione e dei criteri di priorità dichiarato, controlli che l' Amministrazione (in particolare Agea) era tenuta ad effettuare ai sensi dell' art. 9, comma 3 del DM n. 32072 del 2016. Dell' avvenuta effettuazione di tali controlli e degli esiti degli stessi il Decreto direttoriale da' atto con l' evidenziazione nelle sue premesse delle varie fasi e dei soggetti intervenuti nella prevista fase di controllo imposta all' Amministrazione prima di procedere alla stipula dei contratti sul possesso dei requisiti richiesti dalla disciplina procedurale in capo ai partecipanti, rilevando così i presupposti di fatto e di diritto sulla base dei quali è stata disposta la esclusione del progetto presentato dal Consorzio e la modifica della graduatoria dei beneficiari con l' approvazione della graduatoria definitiva.

Parte ricorrente inoltre censura la violazione del principio del legittimo affidamento, quale sarebbe stato ingenerato dal comportamento dell'Amministrazione che avrebbe fornito "autorevoli interpretazioni della normativa regolatrice della procedura", inducendo il ricorrente stesso a presentare e predisporre il progetto secondo modalità che preliminarmente hanno consentito la collocazione in graduatoria e dopo ne avrebbero giustificato l'esclusione. Anche tale censura non è condivisibile in quanto le FAQ pubblicate sul sito del Ministero forniscono precisazioni in coerenza con il DM n. 32072 del 2016 sui requisiti e criteri di priorità posseduti nei caso di raggruppamenti, da tutti i partecipanti al raggruppamento medesimo, come risulta in atti, pur precisando tra l'altro che tali informazioni non costituiscono atti provenienti dagli organi della procedura e non possono assumere il carattere della ufficialità con interpretazioni diverse da quelle proprie desumibili dalla normativa di gara (in disparte la circostanza che le FAQ pubblicate dalla Regione Toscana costituiscono atti esterni alla procedura e quindi irrilevanti ai fini della corretta formazione della graduatoria ai sensi della disciplina di gara).

2.Sulla base di quanto premesso le censure sono infondate e il ricorso introduttivo e l’atto recante motivi aggiunti vanno respinti. L’infondatezza dell’azione di annullamento determina l’infondatezza e la conseguente reiezione dell’azione di condanna al risarcimento del danno in quanto non è stata accertata alcuna illegittimità dell’azione amministrativa.

La particolarità della materia controversa giustifica la compensazione delle spese di giudizio tra le parti.