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Stile di vita

Salute: gli aperitivi ci costano fino a due chili in più a settimana

L’assessore alla Sanità della Lombardia: allarma uso alcolici tra giovani
Roma, 14 May 2014 13:09:00
fonte: ilVelino/AGV NEWS
A pochi mesi dalla “prova bikini”, il rito dell’happy hour, l’immancabile appuntamento nato a Milano, ma che si sta diffondendo in tutta la Penisola, finisce sotto accusa: chi ne abusa può ingrassare fino a due chili a settimana. L’allarme è stato lanciato in occasione della presentazione della campagna di sensibilizzazione alimentare “Healty Hour – L’aperitivo contro l’obesità”, voluta fortemente da Mario Mantovani, vicepresidente e assessore alla Sanità della Regione Lombardia, con l’obiettivo di promuovere un nuovo modello di aperitivo, salutare, non alcolico e non calorico. Il tutto, in collaborazione con Fipe Confcommercio e un pool di medici guidati dai nutrizionisti Evelina Flachi e Nicola Sorrentino. Quest’ultimo, specialista in Scienza dell’alimentazione e dietetica e docente all’Università di Pavia, mette in guardia contro i rischi per la salute e per la linea derivanti dall’aperitivo, occasione in cui si consumano troppi alcolici accompagnati da cibi spesso grassi ed eccessivamente ricchi di zuccheri. “Se una persona frequenta abitualmente l’aperitivo e tutte le sere abbina al cocktail anche stuzzichini e junk food, va ben al di là di un pasto completo, arrivando a metter su fino a 2 kg in una settimana. Un cocktail può arrivare a contenere anche 250-300 calorie per un solo bicchiere. Nei drink diffusi tra i giovani di oggi, infatti, oltre all’alcol c’è anche lo zucchero: il che significa che solamente 2 bicchieri equivalgono quasi a due piatti di pasta”.

Di qui la necessità di una inversione di tendenza che passa necessariamente attraverso una forte opera di sensibilizzazione da parte delle istituzioni preposte alla tutela della salute pubblica. “I nostri ragazzi – conferma il vice governatore - sono sempre più in sovrappeso e a rischio obesità. Il valore più angosciante non è tanto quello riferito alla percentuale di adolescenti, in linea con la media internazionale (14%) e inferiore a quella nazionale (21%), quanto quello relativo ai ragazzi attivi fisicamente, che in Lombardia sono solo il 7% rispetto a una media internazionale del 19%. Ciò rende evidente che, oltre alle scorrette abitudini alimentari, i nostri giovani sono sempre più pigri e inclini a prediligere la sedentarietà”. Sul banco degli imputati l’aperitivo ma, in modo particolare, il consumo di alcolici. Nella fascia tra i 18 e i 69 anni, un lombardo ogni cinque(21,2%) fa consumo abituale di alcolici, dato leggermente superiore alla media nazionale. Il 41,2% dei maschi lombardi hanno bevuto alcolici prevalentemente o esclusivamente durante i pasti, mentre il 14,2% della popolazione lombarda ha bevuto prevalentemente o solo fuori dai pasti.

I numeri sono ancora più preoccupanti se circoscritti all’ambito dei più giovani. “La percentuale di ragazzi che consumano alcol a livello internazionale – puntualizza Mantovani - è dell’11%, mentre quella lombarda si attesta intorno al 15%. Il problema è che i ragazzi hanno perso il senso del limite, facendosi allettare sempre più frequentemente dal fenomeno del ‘binge drinking’: il consumo di sei o più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione. Nel complesso della popolazione adulta lombarda, questo dato si attesta al 5,6%, mentre di grande preoccupazione il fatto che tale cifra anche nel 2013 cresca in maniera consistente tra i 18-24enni, collocandosi al 21%. Andando più nello specifico, la percentuale di maschi lombardi quindicenni dediti a questa pericolosissima moda è del 41% e supera di 2 punti la media nazionale (39%). Non vanno meglio le femmine coetanee: 25% contro la media nazionale del 24%”.