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Etichetta a semaforo

Etichetta a semaforo, ecco il sondaggio che rivelò che non la capiscono neanche gli inglesi

Tutti 'contro'. Il Mipaaf scrive all'Ue. le reazioni e i commenti. A rischio le Dop e le Igp
Roma, 08 Mar 2017 17:55:00
fonte: AGV NEWS/AGRICOLAE
Le multinazionali si schierano a favore dell'Etichettatura a semaforo. Alcune delle principali multinazionali dell'agroalimentare - secondo il sito specializzato e di tutela dei consumatori Gift (Greatitalianfoodtrade) - avrebbero intenzione di dichiarare il loro appoggio ai 'semafori' in etichetta, al prossimo incontro della Piattaforma Ue per la dieta, l'attività fisica e la salute, domani 9 marzo.

Una posizione netta quella dell'Italia che si accingerebbe a scrivere nelle prossime ore alla Commissione Ue di intervenire per impedire la diffusione di un elemento così distorsivo del mercato. Anche perché, ''non è accettabile che prodotti di qualità Dop e Igp possano essere marchiati con semaforo rosso, così come succede con altri alimenti che fanno parte della dieta mediterranea, come il pesce e l'olio d'oliva, mentre bibite gassate senza zucchero ottengono il semaforo verde''.

Il sondaggio realizzato da You Gov per il Chartered Institute of Marketing rileva che la maggior parte degli inglesi dice che ha capito benissimo come funziona l’etichetta a semaforo ma poi alle domande risponde male: il 76% dice di aver capito il sistema a semaforo “somewhat well”, cioè più o meno bene, oppure “very well”. Solo che il 67% è convinto che i prodotti che hanno tre bollini rossi vanno evitati totalmente, quando non esiste alcuna indicazione che sostenga questa tesi. Il 37% sostiene che può essere consumato un solo prodotto al giorno che abbia un bollino rosso. E soprattutto oltre il 50% afferma che se si mangiano solo prodotti con bollini verdi si ha una buona dieta. Quindi se si mangiano solo pop corn e cola light in teoria si avrebbe una buona dieta. Secondo un sondaggio di The Cooperative Group, uno dei maggiori rivenditori alimentari – condotto tra i propri consumatori – il 30% dei maschi e il 40% delle femmine tendono a non comprare i prodotti che hanno bollini rossi.

Clare Cheney, direttore generale della Provision Trade Federation, aveva detto che questo sistema “porterà i consumatori a evitare del tutto prodotti come formaggio, latte, salsicce e bacon, che invece, secondo la stessa sanità inglese, fanno parte di una dieta bilanciata. Questo non è un modo di ottenere una dieta salutare”. E aggiunge che l’idea di educare i consumatori attraverso le etichette è “inutile”.

D’altronde anche i nutrizionisti più autorevoli affermano che non esistono alimenti buoni o cattivi ma solo diete buone o cattive, stili di vita buoni o cattivi. In sostanza, criminalizzare un singolo ingrediente è errato. Tutto sta nella quantità. I tre principi fondamentali del benessere, secondo la maggioranza dei nutrizionisti, sono: mangiare di tutto; mangiare moderatamente; fare una certa quantità, benché moderata, di attività fisica.

Un sistema che rischia di danneggiare fortemente il made in Italy ma anche molti altri esportatori mediterranei.

CARRL’Italia aveva da tempo fatto la richiesta di apertura della procedura a dicembre e gli inglesi hanno risposto a febbraio nell’ambito del Consiglio competitività. Nelle conclusioni di quel consiglio (20 febbraio) appare che: “su iniziativa italiana, le delegazioni hanno affrontato il tema dell’etichettatura a semaforo inglese, GDA Hybrid Scheme, e le sue implicazioni sulla circolazione dei beni nel mercato interno e sulla corretta informazione ai consumatori.

La CE ha ricordato che lo schema inglese è di natura volontaria e che esaminerà le richieste avanzate dell’Italia per verificare il rispetto dei principi del mercato interno. Il Regno Unito ha infine ribadito anch’esso la volontarietà del provvedimento e ha garantito il monitoraggio dell’applicazione dello stesso, per evitare eventuali distorsioni del mercato”. La “volontarietà” del sistema oltretutto sembra essere solo teorica, dato che i grandi rivenditori aderiscono e sembrebbe minaccino di rifiutare la vendita dei prodotti senza i bollini. Una politica questa che porterebbe all’eliminazione di molti prodotti di qualità stranieri e che lascerebbe spazio sugli scaffali per i label degli stessi rivenditori.

La Commissione europea aveva intanto avviato una procedura “pilota” per una prima verifica della compatibilità del sistema a semafori con il diritto comunitario. Secondo indiscrezioni raccolte da AGRICOLAE, all’interno della Commissione sembrava già esserci consenso sul fatto che la misura di bollini manchi di proporzionalità. Nel senso che occorre organizzare un sistema che non sia così fortemente discriminatorio nei confronti del made in Italy e degli altri prodotti stranieri perché così viola le norme sulla libera concorrenza tra partner comunitari.

L’Italia si era appellata all’art. 35 del regolamento UE 1169/2011, il quale prevede che ogni sistema di etichettatura addizionale debba essere obiettivo, non discriminatorio e non debba creare ostacoli alla libera circolazione dei prodotti. Ed è pertanto seriamente preoccupata che la raccomandazione britannica possa ostacolare la libera circolazione dei prodotti alimentari nel mercato europeo.

Per quanto riguarda la salute dei consumatori, l’Italia sostiene che ogni forma di espressione addizionale sul contenuto nutrizionale di ogni alimento debba essere basata su ricerche valide e scientificamente fondate, non deve confondere il consumatore ma garantirgli una migliore comprensione dell’importanza di ogni alimento nell’ambito di una dieta sana e bilanciata. L’attribuzione dei colori ai singoli nutrienti (zucchero, grassi e sale) è calcolata infatti sulla base del loro contenuto su 100g di prodotto, indipendentemente dalle quantità effettivamente consumate.

Già l’informativa che il governo Letta aveva presentato agli altri stati membri al Consiglio Ue del 19 dicembre sosteneva che il sistema a semaforo è “incompatibile con il requisito previsto dal regolamento europeo, secondo il quale ogni forma di etichettatura addizionale deve essere ‘obiettiva e non discriminatoria’. Questo rischia di confondere ulteriormente il consumatore e raccomandare scelte alimentari errate, inducendo un falso senso di sicurezza circa la possibilità di consumare illimitatamente i prodotti alimentari con ‘semaforo verde’”.

Sempre nella stessa informativa si legge che “molti prodotti tradizionali recanti marchi di qualità riconosciuti dall’Europa (DOP, IGP, STG) come i formaggi, il prosciutto, il miele, le marmellate, le composte di frutta, verrebbero tutti etichettati con il ‘semaforo rosso’.

“Così, mentre i prodotti recanti marchi di qualità sono tenuti per legge a mantenere determinati tenori di nutrienti a tutela della tradizione e dei consumatori, altri prodotti, liberi da vincoli normativi, potrebbero più facilmente riformulare la propria composizione, modificando i contenuti di grassi, zuccheri e sale per ottenere il ‘semaforo verde’. Questo sistema a ‘semaforo’ sarebbe dunque in contrasto con le Politiche europee di qualità in quanto mentre da una parte i prodotti DOP, IGP e STG sono riconosciuti come prodotti di qualità a livello europeo, dall’altra questi stessi prodotti, a causa del ‘semaforo rosso’, verrebbero identificati come ‘dannosi’ e di conseguenza rifiutati dal consumatore”.

Il governo italiano aveva quindi chiesto all’Ue di verificare, ai sensi degli articoli 34 e 36 del Trattato dell’Unione europea (cioè quelli che regolano la libera concorrenza tra partner comunitari).

SEMAFOROGli impatti sulla libera circolazione dei prodotti alimentari sul mercato interno europeo; e l’effetto fuorviante dell’etichettatura semaforica che non aiuta i consumatori a comprendere l’apporto di ogni singolo alimento o bevanda nell’ambito di una dieta sana e bilanciata. Il sistema fornisce infatti un giudizio semplicistico sui cibi che rischia di creare una lista di alimenti “buoni” e “cattivi” in contrasto con il principio di una scelta libera e consapevole da parte del consumatore; Inoltre si chiede di verificare le ripercussioni sui prodotti alimentari tradizionali recanti marchi di qualità DOP, IGP e STG riconosciuti dall’Unione europea.

La Germania dal canto suo – a quanto apprende AGRICOLAE da fonti europee – a febbraio aveva detto ai paesi contrari all’etichetta al semaforo di non drammatizzare e di aspettare il rapporto della Commissione del 2017. Ma aspettare tre anni per il made in Italy avrebbe potuto essere devastante con gravi ripercussioni sull’export, leva trainante dell’economia nazionale agricola ed agroalimentare.

Le reazioni:

ETICHETTATURA A SEMAFORO, CICU, FI: DISTRUGGEREBBE MADE IN ITALY

“La proposta di alcune multinazionali di estendere a tutta l’Unione europea il sistema anglosassone di etichettatura nutrizionale a semaforo non è di alcuna utilità per i consumatori, ma avrebbe il solo risultato di distruggere il made in Italy: è una concorrenza sleale, ingannevole, che penalizza i nostri produttori e le eccellenze enogastronomiche dei nostri territori”.

Lo afferma Salvatore Cicu, europarlamentare di Forza Italia.

“Il sistema di etichettatura a semaforo è assolutamente fraudolento e irragionevole perché – spiega Cicu – cibo spazzatura senza zucchero avrebbe il bollino verde, inducendo i consumatori all’acquisto, mentre ad esempio prodotti come quelli a denominazione di origine (Dop/Igp), che sono sani e che da sempre costituiscono la base della nostra dieta mediterranea, sarebbero etichettati con il bollino rosso in quanto contenenti zucchero, sale o grassi. Infine – conclude Cicu preannunciando una interrogazione alla Commissione Ue – sarebbe davvero paradossale se la Ue adottasse questo metodo di etichettatura della Gran Bretagna proprio dopo che la Gran Bretagna è uscita dalla Ue”.

ETICHETTATURA A SEMAFORO, BOCCARDI, FI: PENALIZZA ECCELLENZE ITALIANE

“L’etichetta a semaforo, a cui oggi alcune grandi multinazionali si dicono favorevoli affinché venga adottata in tutta l’UE, penalizza il Made in Italy e molte fra le eccellenze alimentari italiane, poiché la qualità dei prodotti viene nascosta da un sistema di classificazione complesso e fuorviante”.

Così in una nota Michele Boccardi, senatore pugliese di Forza Italia.

“Con questo sistema e semaforo – continua Boccardi - verrebbero discriminati prodotti sani, Dop e Igp come l’olio di oliva, il prosciutto crudo e il parmigiano reggiano che rappresentano una quota significativa non solo del mercato interno ma anche dell’export italiano in Europa nel settore dell’agroalimentare. E’ evidente che il sistema a bollini rossi, gialli e verdi, per indicare valori elevati, medi e bassi di sostanze ritenute potenzialmente dannose, è fin troppo semplicistico: viene misurato solo il contenuto di grassi, grassi saturi, sale e zucchero, e non ad esempio quello di proteine, fibre e altri nutrienti; e la valutazione è riferita a porzioni da 100 grammi di prodotto, ma è evidente che nessuno consuma al giorno 100 grammi di olio, poiché un cucchiaino ne contiene 10.

È un sistema che trae in inganno il consumatore: pensiamo ad una persona anziana, o a chi va di corsa al supermercato: non si ha la capacità o il tempo di decifrare l’etichetta e l’unica indicazione, impropria e parziale, sul prodotto sarebbe il colore del bollino. Chiediamo al ministro Martina – conclude Boccardi – di intervenire con decisione presso la Commissione europea affinché venga individuato un sistema più efficace e non discriminatorio”.

ETICHETTA A SEMAFORO, SAVINO, FI: STOP CIBO SPAZZATURA, E’ MEGLIO..

“Adottare in tutta l’UE un sistema condiviso di etichettatura degli alimenti è certamente auspicabile, ma l’etichetta a semaforo, come quella in uso in Gran Bretagna, è carente sul piano delle informazioni nutrizionali, perché seleziona solo alcune sostanze e ne ignora altre, ed è fuorviante perché non si basa sulla quantità di prodotto effettivamente consumata nella giornata ma solo sulla generica presenza di un certo tipo di  sostanze in quel prodotto. Limiti evidenti che finirebbero per penalizzare le eccellenze italiane, fra i cui i prodotti sani e genuini, a denominazione geografica protetta e garantita”.

Così in una nota Elvira Savino, capogruppo di Forza Italia in commissione Politiche della Ue alla Camera.

“Introdurre l’etichetta a semaforo – continua - per poi eliminare, come viene  ipotizzato, i profili nutrizionali che danno informazioni su molti altri componenti, con riferimento anche alle razioni giornaliere consigliate, e sulle calorie assunte con gli alimenti, finirebbe col privare il consumatore di una fonte importante di informazioni al momento di effettuare l’acquisto. Nascerebbe un problema di trasparenza che avrebbe un effetto distorsivo sul mercato”. “Invece è importante introdurre un sistema più efficace di tracciabilità dei prodotti e investire sull’educazione dei consumatori, fin dall’età scolare. Non c’è bisogno del semaforo ma semmai del divieto di accesso a quel cibo spazzatura proveniente dall’estero”.

 

Per saperne di più:

ETICHETTA A SEMAFORO, ITALIA ALLA GUIDA: COMMISSIONE UE VADA AVANTI SU PROCEDURA INFRAZIONE. MA NULLA DI FATTO E SI RISCHIA UNA BABELEMARTINA: STOP A INIZIATIVA UK. TUTTI I RETROSCENA, E L'INDAGINE CHE DIMOSTRA COME GLI INGLESI NON LA CAPISCONO. E I CONSUMI? IL PARMIGIANO REGGIANO CON IL SEMAFORO ALL'INGLESE HA REGISTRATO UN -10% NEL 2015, MENTRE QUELLO SENZA IL BOLLINO HA REGISTRATO UN +35%

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