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Cassazione su usura: inclinazione al gioco non determina l'inattendibilità della persona offesa

Respinto ricorso di un imputato condannato dal Tribunale di Pescara
Roma, 11 Jan 2017 12:53:00
fonte: ilVelino/AGV NEWS
“La destinazione delle somme al gioco, al pari dell'imprenditore che si venga a trovare in una situazione di difficoltà economica dovuta ad investimenti sbagliati e che dunque si rivolge al prestito usurario, non determina di per sé l'inattendibilità della persona offesa”. Con questa motivazione la seconda sezione penale della Corte di cassazione ha respinto il ricorso di un imputato condannato dal Tribunale di Pescara (sentenza confermata dalla corte d’Appello di L’Aquila) alla pena di anni due e sei mesi di reclusione e a pagare 4.100 euro di multa in ordine al delitto di usura continuato in concorso.

Per i giudici di Cassazione “è escluso che l'inclinazione al gioco” della persona offesa “smentita dalla stessa, “escluda configurabilità del delitto di usura, in quanto lo stato di bisogno – si legge nella sentenza 896 depositata ieri - può essere di qualsiasi natura, specie e grado ed anche, dunque, originato da debiti contratti per il vizio del gioco d'azzardo (Sez. 2, sent. n. 40526 del 12/10/2005, Rv. 232667). Lo stato di bisogno, infatti, va inteso non come uno stato di necessità tale da annientare in modo assoluto qualunque libertà di scelta, ma come un impellente assillo che, limitando la volontà del soggetto, lo induca a ricorrere al credito a condizioni usurarie, non assumendo alcuna rilevanza né la causa di esso, né l'utilizzazione del prestito usurario. Di conseguenza, la destinazione delle somme al gioco, al pari dell'imprenditore che si venga a trovare in una situazione di difficoltà economica dovuta ad investimenti sbagliati e che dunque si rivolge al prestito usuraro, non determina di per sé l'inattendibilità della persona offesa".