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Cultura

Al Velino parla l’attore che debutta al Teatro degli Audaci di Roma con lo spettacolo “Sbussolati”
Roma, 09 Oct 2017 17:00:00
fonte: ilVelino/AGV NEWS
“Gli ‘sbussolati’ nel mio spettacolo rappresentano lo ‘sbussolamento’ della società di oggi, dove non ci sono più collocazioni, indirizzi. Ci si ritrova ‘sbussolati’ nel sociale e nella politica. Oggi la differenza che c’è tra la destra e la sinistra è impercettibile, destra e sinistra sono solo indicazioni stradali. Quindi c’è un grande ‘sbussolamento’ in tutti sensi. Nelle famiglie basta che uno perde il lavoro e diventa tutto difficile”, così al Velino l’eclittico Mario Zamma che dal 12 al 22 ottobre al Teatro degli Audaci di Roma debutta con la commedia brillante "Sbussolati" scritta a quattro mani con Roberto D’Alessandro. “Debuttiamo con ‘Sbussolati’ al teatro degli Audaci perché tanto bene ci ha portato con la commedia fatta con Alessia Fabiani, Nicola Canonico e Giuseppe Cantore ‘Tre papà per un bebè’. ‘Sbussolati’ è uno spettacolo che oltre ad essere comico prevede anche dei momenti musicali perché suono il pianoforte e canto live perché il mio unico punto di non ‘sbussolamento’ è attraverso la musica, un’isola felice”.

In questo frangente storico è cambiata la sua ironia? “No – risponde Zamma -, l’ironia non è cambiata perché permette di mettere la lente d’ingrandimento su quanto sta accadendo. ‘Sbussolati’ è uno spettacolo di grande ironia, molto divertente, molto comico e, a volte, diventa sarcastico perché vado a punzecchiare qualcuno… Per esempio, ultimamente, mi ha fatto arrabbiare il modo in cui sono stati allontanati tutti i clochard da sotto i portici di San Pietro e in scena dico: ‘ma non sarebbe il caso sua Santità che è tanto alla mano che oltre la mano dia un bel calcione per cacciare uno dei suoi cardinalucci che stanno a calducci negli atticucci così da delegare anche un solo attico ad un centinaio di senza tetto?’”. La vedremo fare anche qualcuna delle sue imitazioni? “Sì, in una sorta di ‘Techetechetè’ perché il protagonista prima vive in un seminterrato e poi andrà alla Caritas dove incontrerà tanti disadattati come lui. Le imitazioni sono un modo di rilassarsi e vedere un po’ la televisione di oggi che è peggiorata mettendo il puntino sulle ‘i’ su quello che avviene nel piccolo schermo”. Le manca la tv? “Sarò sincero, preferisco fare il teatro che è rimasta l’unica forma assolutamente dignitosa per un attore di esprimersi in maniera libera. Oggi la tv è tropo condizionata. Probabilmente viviamo in un Paese che non è neanche tanto più democratico. Se tutto è strutturato politicamente come i giornali e quant’altro, tanto vale fare liberamente un po’ di teatro che è molto più dignitoso. È chiaro però che se mi chiedono di fare una cosa in televisione, essendo lavoro, non dico di no”.