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Agroalimentare

L'agricoltura in Parlamento, atti di indirizzo e controllo di Camera e Senato

Le interrogazioni, risoluzioni, interpellanze e odg a tutela del made in Italy agroalimentare
Roma, 01 Aug 2017 06:16:00
fonte: AGV NEWS/AGRICOLAE

AGRICOLAE riporta nel link qui di seguito le interrogazioni, le interpellanze, gli ordini del giorno e le risoluzione che vengono quotidianamente presentati alla Camera e al Senato a tutela del made in Italy agroalimentare. Pesca, agricoltura e industria alimentare in primo piano per i deputati e i senatori che lavorano gomito a gomito o uno contro l'altro, per cambiare la vita di chi lavora di terra e di mare. Qui a seguire il testo integrale

INTERROGAZIONE D’AMBROSIO LETTIERI, GAL SENATO, SU MANUTENZIONE RETE IDRICA NAZIONALE

Atto Senato

 

Interrogazione a risposta scritta 4-07917

presentata da

LUIGI D'AMBROSIO LETTIERI
giovedì 27 luglio 2017, seduta n.868

D'AMBROSIO LETTIERI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

il caldo incessante e le temperature superiori alla media stagionale registrate nelle ultime settimane nel nostro Paese hanno provocato uno stato di vera e propria siccità in larga parte della penisola italiana;

in conseguenza, secondo le stime delle associazioni degli agricoltori e degli allevatori, gli ingenti danni provocati ai rispettivi comparti ammonterebbero a diversi miliardi di euro;

i settori maggiormente colpiti sarebbero quelli della produzione del latte e della raccolta della frutta;

inoltre, lo stato climatico assai critico è ulteriormente aggravato dall'esplosione continua, lungo tutto il territorio italiano, di focolai di incendi, alcuni dei quali hanno devastato ampie aree boschive del Paese e hanno pericolosamente lambito numerosi centri urbani;

considerato che:

tenuto conto dell'eccezionale stato di siccità, almeno 10 Regioni, secondo indiscrezioni di stampa, sarebbero in procinto di chiedere lo stato di calamità naturale;

la dichiarazione consentirebbe il blocco dei pagamenti dei contributi assistenziali e previdenziali e delle rate di mutuo nonché l'accesso al fondo per il ristoro dei danni;

considerato, inoltre, che:

la rete di acquedotti italiani, come è noto, registra giornalmente consistenti quantitativi di acqua, stimati in diversi miliardi di litri;

la rete è fra le più obsolete d'Europa;

l'obsolescenza risente anche dei contenuti investimenti messi a frutto per la modernizzazione e la manutenzione stessa degli acquedotti;

la gran parte delle aziende che gestiscono l'acqua, private e, talvolta, anche quotate in borsa, perseguono spesso solo l'obiettivo di realizzare ingenti ricavi;

considerato, infine che:

la Regione Puglia, anche se non è ancora in emergenza, ha già varato alcune misure restrittive sull'uso dell'acqua, quali, per esempio, il divieto di uso di acqua potabile per usi impropri (per esempio, innaffiare le piante);

anche gli invasi che approvvigionano la Puglia hanno un livello di acqua inferiore rispetto alla media del periodo;

le sorgenti utilizzate da Acquedotto pugliese, altresì, stante la diminuita piovosità, hanno anch'esse una portata ridotta che non potrà essere rigenerata rapidamente neanche se si verificassero frequenti e torrenziali piogge;

anche l'Acquedotto pugliese ha tubature "colabrodo" che causano ingenti dispersioni di acqua;

ritenuto che:

è necessario porre in essere un'opera infrastrutturale per manutenere e ammodernare la rete degli acquedotti italiani;

la dichiarazione eventuale di stato di calamità naturale per alcune Regioni non garantisce, di per sé, di uscire dallo stato di crisi idrica;

preso atto che:

l'acqua è un bene pubblico primario;

le riserve idriche del Paese sarebbero ormai agli sgoccioli,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni riguardo alla richiesta avanzata da talune parti per riportare la gestione dell'acqua al comparto pubblico ovvero se e in quali modi si ritenga di intervenire al fine di sanzionare le aziende che non reinvestono gli utili (o loro parte) per manutenere e ammodernare la rete idrica;

se e quali investimenti si intenda destinare all'adeguamento e alla manutenzione delle rete idrica nazionale;

se e quali investimenti si intenda destinare all'adeguamento delle dighe presenti in Italia;

se e quali finanziamenti si intenda destinare per soddisfare le esigenze della dichiarazione di stato di calamità naturale e per quali Regioni;

se risulti che la Regione Puglia sia tra quelle in procinto di chiedere lo stato di calamità naturale;

se si intenda approntare un complessivo sistema infrastrutturale in grado di preservare le riserve idriche adeguate a fronteggiare eventuali periodi di siccità che potrebbero ancora abbattersi sul nostro Paese.

(4-07917)

INTERROGAZIONE LUMIA, PD SENATO, SU PROMOZIONE LEGALITÀ A GELA (CALTANISSETTA)

Atto Senato

 

Interrogazione a risposta scritta 4-07907

presentata da

GIUSEPPE LUMIA
giovedì 27 luglio 2017, seduta n.867

LUMIA - Al Ministro dell'interno - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

Gela (Caltanissetta) è una città dalle forti tradizioni democratiche, che ha saputo reggere una profonda trasformazione avviata all'inizio degli anni '60 attraverso la scelta di Enrico Mattei di impiantare il sistema industriale di estrazione e raffinazione del petrolio con la presenza dell'Eni che ha dato, da un lato, un vasto sviluppo lavorativo, ma causando, al contempo, danni ambientali di una considerevole rilevanza. Anche nell'indotto dell'Eni sono maturate via via esperienze imprenditoriali di notevole portata, al punto che molte continuano ancor oggi a competere nel mercato nazionale ed internazionale, con grande capacità innovativa e una qualificata cultura industriale. Altri settori economici non hanno perso però la propria direzione di marcia, come il commercio, l'edilizia, l'artigianato e soprattutto l'agricoltura, producendo cultura del lavoro e sana ricchezza che ha consentito ad intere famiglie di emanciparsi e crescere economicamente e culturalmente. Le mafie hanno attraversato più volte questo cammino, inserendosi come parassiti nel tessuto economico e sociale per svuotarlo dall'interno e impedire una crescita armoniosa e priva di negazione dei diritti e di dannose ripercussioni urbanistiche ed ambientali;

oggi è in corso un processo di cambiamento profondo del modello di sviluppo della città. L'Eni ha dismesso la tradizionale raffinazione e si proietta verso nuove forme di produzione ad energia più sostenibile e tutta la comunità vive in una sorta di lenta transizione di cui si vedono per adesso solo gli effetti negativi, per aver lasciato un modello di sviluppo sicuro, che comunque garantiva occupazione, reddito ed identità, rispetto ad una nuova realtà economica e sociale ancora incerta, seppur in una fase avanzata di progettazione e di prime realizzazioni, nella quale sono previsti investimenti e risorse di notevole peso finanziario, soprattutto grazie alle scelte promosse dal governo della Regione Siciliana. Anche in questa nuova stagione di passaggio per la storia della comunità gelese, le mafie provano a giocare un ruolo di primo piano, pensando di strumentalizzare le difficoltà e di provare a condizionare investimenti e opportunità;

a Gela si registra tuttora un'inedita "pax mafiosa" che cerca di recuperare i tradizionali spazi collusivi, una più stretta capacità di controllo del territorio, di infiltrazioni nel sistema degli appalti e nella gestione delle risorse pubbliche, un ritorno alla gestione delle attività estorsive, un rilancio del lucroso traffico e spaccio di droga. Già nel passato, grazie alla prima pax mafiosa che venne siglata dopo i primi anni '90, Cosa nostra e "la Stidda" riuscirono a superare la grave crisi causata dalla guerra tra le consorterie mafiose vissuta tra la seconda metà degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, che ebbe il suo culmine con la strage del 27 novembre 1990, quando caddero in un solo giorno 8 morti e ci furono 10 feriti. La cruenta contrapposizione armata tra i due storici sodalizi mafiosi causò la morte di diversi boss, capi e reggenti di Cosa nostra e della Stidda. La pax mafiosa, paradossalmente, pur facendo registrare un calo drastico degli omicidi, riuscì a creare una cappa omertosa terribile per tutta la comunità di Gela. La città fu infatti martoriata e tenuta sotto scacco da entrambe le consorterie mafiose, che con le loro attività illecite riuscirono a piegare ed imporre su tutto il territorio il loro assoluto predominio criminale. Usura e racket diventarono la normalità, così il controllo di molte delle attività economiche del territorio, condizionando la vita pubblica e la stessa politica;

alla prima pax mafiosa, dopo anni di torpore, si reagì e venne messa in discussione dallo Stato e dalla comunità gelese. Sono stati circa 15 anni di sistematica e costante iniziativa di repressione da parte delle forze dell'ordine e della Prefettura, nell'azione diretta e costante della Procura antimafia di Caltanissetta e della stessa Procura di Gela, entrambe orientare a colpire sia i reati che costituiscono il cuore degli interessi mafiosi che una serie di reati limitrofi e di supporto alla penetrazione economica e sociale nel tessuto collettivo di Gela e del territorio circostante, come quello di Niscemi, di Licata, di Riesi e del territorio del vittoriese;

un ruolo decisivo nell'azione di rilancio della credibilità e dell'operatività dello Stato fu svolto dalle istituzioni locali a partire dalla svolta amministrativa di rottura e di guida nella città in un impegno inedito antimafia impresso dalla sindacatura di Rosario Crocetta e in un certo senso protrattosi anche nelle successive esperienze;

un altro ruolo, non meno importante, è stato giocato dall'associazionismo anti racket con alla guida il presidente Renzo Caponetti e da altri imprenditori coraggiosi che hanno raccolto la testimonianza dell'imprenditore Gaetano Giordano, barbaramente ucciso dalla mafia il 10 novembre 1992, e seguito la strada esemplare di un altro imprenditore che ha rotto il muro dell'omertà, Antonino Miceli, che denunciò e fu costretto ad essere allontanato in località protetta, e dal compianto Emanuele Goldini, giovane imprenditore, instancabile animatore del volontariato gelese e amministratore coraggioso ed innovativo. Tali esempi hanno saputo motivare la cittadinanza, insieme al sindaco, alle forze dell'ordine, all'associazionismo anti racket e guidare decine di imprenditori rimasti in loco che hanno denunciato spesso soprusi e contribuito alle condanne di pericolosi ed intoccabili boss mafiosi di Cosa nostra e della Stidda;

stesso ruolo importante e fondamentale è stato svolto dalle organizzazioni sindacali, dal mondo del volontariato, dell'associazionismo laico e religioso, con un'attività educativa di prevenzione antimafia senza precedenti che ha diffuso il valore della denuncia e della partecipazione contro l'omertà e la rassegnazione alla cultura e sopraffazione mafiosa;

è chiaro ormai che l'attuale e nuova pax mafiosa si regge su una strategia mafiosa di collaborazione sempre tra gli esponenti e gli interessi di Cosa nostra, in cui riprende quota il clan dei fratelli Rinzivillo che, seppur colpito ripetutamente, con diversi arresti, per ultimo quello dell'abile capo mandamento Alessandro Barberi, mantiene una sua forza rispetto all'altro clan degli Emmanuello (tra le cui file si registra la presenza dei boss a fine pena come Vincenzo Maurizio Trubia, di Giuseppe Piscopo, dei fratelli Pellegrino, uno dei quali, Gianluca, è stato di recente incarcerato mentre l'altro si trova agli arresti domiciliari), entrambi legati allo storico clan dei Madonia, anche attraverso una fitta rete parentale, e quelli della Stidda, che sembrano oggi di nuovo guidati da alcuni personaggi da poco scarcerati, tra cui Emanuele Palazzo, già reggente del clan fino a qualche anno fa, Alessandro Antonuccio ed alcuni esponenti della nota famiglia Di Giacomo, mettendo da parte contrasti e violenze, e mettendo in piedi la "strategia del compromesso" più silenziosa e più conveniente per lo stesso agire mafioso;

di recente si registra un altro fatto inedito nel già devastante e complesso panorama mafioso del territorio, con l'emergere di Giuseppe Alferi, promotore e capo di un'associazione di tipo mafioso, denominata gruppo Alferi, che si propone come una sorta di vera e propria "terza mafia". Sembra che tale associazione criminale armata sia nata fin dai primi anni '90 col progetto di commettere una serie indiscriminata di delitti contro il patrimonio, proponendosi nel territorio come una sorta di "agenzia di servizio" messa a disposizione di Cosa nostra e della Stidda, ma mantenendo nel tempo sempre una sua autonomia organizzativa e decisionale. Tale associazione è definibile come mafiosa in quanto i suoi appartenenti si avvalgono della nota forza intimidatrice del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà per commettere delitti di ogni genere e, principalmente, estorsioni, furti, danneggiamenti col fuoco, usura, occupazione abusiva di immobili ed altri ancora;

del gruppo Alferi, secondo quanto risulta, facevano parte: Nunzio Alferi, Carmelo Sebastiano, Sebastiano Massimo e Gaetano Davide Alferi, Maria, Vincenzo e Salvatore Azzarelli, Giuseppe Biundo, Vincenzo Burgio, Gisueppe Caci, Rosario Consiglio, Francesco e Giovanni D'amico, Francesco Giovane, Rosario Moscato, Luigi Nardo, Giuseppe Palmieri, Angelo e Orazio Pirone, Fabio Russello, Paolo Vitellaro ed altri sodali. Il clan è dedito anche alla commissione di estorsioni, alla gestione di un giro di usura, all'imposizione del prezzo della frutta, all'imposizione della raccolta di materiali ferrosi; tutte attività illecite poste in essere da "squadre" (che operano in nome e per conto di Giuseppe Alferi) di sodali che si sono resi responsabili di furti in abitazione e poderi di campagna, alla ricerca di ferro, rame, alluminio e altro materiale; senza disdegnare furti di autovetture, di furgoni, di mezzi d'opera con la loro restituzione ai proprietari utilizzando il metodo del "cavallo di ritorno" (ovvero chiedendo cioè un somma di denaro per la restituzione del maltolto, evidentemente a titolo di estorsione) e portando avanti estorsioni, raccolta del ferro presso officine (con un sistema impositivo tipicamente mafioso), imposizione del prezzo e della vendita di angurie, attività usuraria di ogni genere. Dalle stesse dichiarazioni dei collaboratori di giustizia si apprende che Giuseppe Alferi dispone di un gruppo di persone costituito da parenti ed amici dei quali usufruisce per la realizzazione di qualsiasi tipo di reato dal furto al danneggiamento alle estorsioni tanto da essere nel passato mal sopportato sia da Cosa nostra che dalla Stidda. Un altro collaboratore di giustizia riferisce che era opinione comune che Alferi appartenesse alla famiglia mafiosa degli Emanuello poiché uno dei suoi fratelli era stato ucciso dagli stiddari durante la guerra di mafia. Tanto era diventato una persona intollerabile ed incontrollabile, che Salvatore Cavaleri, ritenuto braccio destro del boss Emanuello, riferisce di aver avuto da parte di Francesco Vella, esponente di spicco del clan Emanuello, l'incarico di incendiare il negozio della convivente di Alferi proprio per mandargli un segnale;

si evidenzia così la particolarità della figura di Giuseppe Alferi all'interno del crimine mafioso gelese, non potendolo inserire né nel braccio armato di Cosa nostra né in quello della Stidda. Il gruppo a lui facente capo sembra infatti essersi accreditato quale soggetto che agisce in modo completamente autonomo rispetto sia a Cosa nostra che alla Stidda, in quanto non rispettoso delle regole, ma del quale, all'occorrenza, si poteva fare uso proprio per la manovalanza criminale spicciola che era in grado di assicurare. Per ricostruire le dinamiche del gruppo non si può prescindere dalla collaborazione con la giustizia di uno dei sodali del gruppo Alferi, Emanuele Cascino. Cascino ha avviato un percorso collaborativo significativo, dal quale si ricavano importanti elementi a sostegno della tesi che il gruppo mafioso di Giuseppe Alferi spadroneggia ancor oggi nel territorio gelese. Il motivo che ha determinato l'abbandono di Cascino delle fila del sodalizio mafioso degli Alferi deve individuarsi negli attentati alla sua vita, l'ultimo dei quali, il più grave, del giugno 2010, attuati dai sodali di Giuseppe Alferi per punirlo, ritenendolo non più affidabile e presunto confidente di Polizia;

negli ultimi anni, il clan Alferi, invece di diventare elemento di tensione rispetto a Cosa nostra e alla Stidda, diventa via via soggetto di integrazione fornendo manovalanza e servizi necessari alle altre due più blasonate organizzazioni mafiose sino ad inserirsi come una vera e propria "terza mafia" nel contesto della pax mafiosa che vige tuttora,

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per sostenere, con adeguati mezzi e uomini, l'azione delle forze dell'ordine e della magistratura, al fine di stroncare questa pax mafiosa ed impedire l'assoggettamento e il controllo mafioso del territorio;

quali azioni di promozione di legalità e sviluppo intenda sostenere sul territorio per dare fiducia agli imprenditori e ai cittadini al fine di evitare che l'attuale fase di crisi e di transizione del sistema economico dell'Eni crei un vuoto che rischia di essere colmato da attività economiche promosse dalla mafia e che solo fittiziamente creano una parvenza di lavoro e benessere.

(4-07907)

INTERROGAZIONE BORGHI, PD CAMERA, SU IMPIEGO DEI FONDI EUROPEI PER LO SVILUPPO RURALE

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-17495

presentato da

BORGHI Enrico

testo di

Giovedì 27 luglio 2017, seduta n. 843

BORGHI. — Al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
il regolamento UE n. 1303/2013 disciplina l'attuazione, tra gli altri, del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr). All'articolo 32 tale regolamento afferma che lo sviluppo locale di tipo partecipativo è gestito da gruppi di azione locale composti da rappresentanti degli interessi socio-economici locali sia pubblici che privati. All'articolo 34 vengono elencate le funzioni dei gruppi di azione locale, in particolare si stabilisce che i gruppi di azione locale elaborano e attuano strategie di sviluppo locale di tipo partecipativo e che gli Stati membri stabiliscono i rispettivi ruoli del gruppo di azione locale e delle autorità responsabili dell'esecuzione dei programmi interessati concernenti tutti i compiti attuativi con essi alla strategie di sviluppo locale di tipo partecipativo;
il decreto legislativo n. 175 del 2016, all'articolo 4, comma 6, prende atto della natura dei gruppi di azione locale e recita «è fatta salva la possibilità (per le amministrazioni pubbliche) di costituire società o enti in attuazione dell'articolo 34 del Regolamento UE n. 1303/2013» – quindi i gruppi di azione locale – ma al contempo li assoggetta a tutte le disposizioni in esso presenti. Tra queste, in particolare, l'articolo 20 del medesimo decreto, normando i piani di razionalizzazione annuale delle partecipate pubbliche, prevede che il suddetto piano sia adottato laddove le amministrazione pubbliche rilevino, tra le altre cose: società che risultino prive di dipendenti o abbiano un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti; le partecipazioni in società che, nel triennio precedente, abbiano conseguito un fatturato medio non superiore a un milione di euro; partecipazioni in società diverse da quelle costituite per la gestione di un servizio di interesse generale che abbiano prodotto un risultato negativo per quattro dei cinque esercizi precedenti;
tutti i 164 gruppi di azione locale del nostro Paese ricadono in almeno una delle condizioni suddette; si crea quindi per l'interrogante il paradosso secondo cui, da un lato, si dà la possibilità formale alle amministrazioni pubbliche di partecipare ai gruppi di azione locale, dall'altro, però, se ne inficia la partecipazione sostanziale in sede di piani di razionalizzazione delle partecipate;
il programma di sviluppo locale di tipo partecipativo, denominato Leader non è un'opzione dei singoli piani di sviluppo rurale bensì è parte integrante dell'attuazione della Politica agricola comune e dell'Accordo di partenariato tra la Commissione europea e l'Italia; occorre evitare che i gruppi di azione locale si trovino nelle condizioni di perdere i soci pubblici altrimenti verrebbe minata la loro natura normativa di partenariato pubblico-privato e perderebbero di conseguenza la titolarità a gestire lo sviluppo locale di tipo partecipativo e i fondi concessi attraverso bandi e progetti. Questa circostanza, inoltre, potrebbe determinare il disimpegno automatico delle risorse allocate al programma Leader dalle singole regioni –:
quali iniziative intenda assumere il Governo affinché sia uniformata la normativa nazionale alla disciplina normativa europea in relazione alla presenza degli enti locali nei gruppi di azione locale, al fine di assicurare in modo adeguato l'impiego dei fondi europei per lo sviluppo rurale. (4-17495)

ODG DONNO, M5S SENATO, SU ATTRIBUZIONE AI CITTADINI DELLA PROVINCIA DI FOGGIA DEI BENEFICI PREVISTI IN CONSEGUENZA DEGLI ECCEZIONALI EVENTI ATMOSFERICI DEL 1-6 SETTEMBRE 2014

Atto Senato

 

Ordine del Giorno 9/2860/14

presentato da

DANIELA DONNO
mercoledì 26 luglio 2017, seduta n. 866

Il Senato,
in sede d'esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 20 giugno 2011 n. 91, recante disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno (AS 2860),
premesso che:
il capo I del decreto in esame reca disposizioni in materia di misure di sostegno alla nascita e alla crescita delle imprese nel Mezzogiorno;
in particolare l'articolo 2 reca misure e interventi finanziari a favore dell'imprenditoria giovanile in agricoltura e di promozione delle filiere dei Mezzogiorno;
considerato che:
durante i primi giorni del mese di settembre 2014, nel territorio del Gargano e della provincia di Foggia, si verificavano dei fenomeni meteorologici ed eventi alluvionali di particolare gravità, che causavano gravissimi danni, sia dal punto di vista umano, che dal punto di vista economico, agricolo ed infrastrutturale;
con delibera del Consiglio dei ministri 23 ottobre 2014 veniva dichiarato lo stato di emergenza in conseguenza degli eccezionali eventi atmosferici verificatisi nei giorni dal 1º al 6 settembre 2014 nel territorio della provincia di Foggia;
come riportato dal sito istituzionale della Protezione civile, "lo Stato ha messo a disposizione un contributo economico per i cittadini colpiti da calamità eccezionali eventi meteorologici, alluvioni e frane che si sono verificate a partire da maggio 2013. I contributi per danni alle abitazioni e alle attività economiche e produttive saranno concessi attraversa un finanziamento agevolato e saranno a totale carico dello Stato, grazie all'attivazione di un credito di imposta";
tuttavia, come denunciato dai cittadini interessati, l'azione amministrativi a beneficio delle popolazioni colpite è stata caratterizzata, sia a livello nazionale, sia a livello regionale, da forti ritardi, oltre che da una sostanziale inidoneità nella gestione, monitoraggio e controllo degli interventi;
in data 22 ottobre 2014, veniva discussa dall'Aula del Senato la mozione 1-00316. Nel corso dell'esame in Aula della mozione, riformulata e votata per parti separate, venivano approvati i seguenti impegni indirizzati al Governo: "ad attivare tutti i poteri in proprio possesso affinché venga svolta una seria, approfondita, attendibile ed univoca ricognizione dei danni che hanno colpito i comuni dell'area garganica, da concludersi entro 30 giorni dall'approvazione del presente atto di indirizzo; a disporre un piano di bonifica e di lavori infrastrutturali, ripristino e manutenzione dei canali, al fine di ricreare il necessario sfogo per le acque piovane, nonché all'ultimazione di quelli già in programma; ad utilizzare tutti i poteri a disposizione per far sì che l'accordo di programma del 25 novembre 2010 sia pienamente attuato e che i responsabili della sua mancata attuazione vengano individuati ed estromessi dalla-relativa organizzazione, segnalando all'autorità giudiziaria eventuali responsabilità penali; a valutare la possibilità di prevedere un particolare regime disgravi fiscali per le popolazioni colpite dagli eventi calamitosi, intervenendo opportunamente nei confronti dell'Agenzia delle entrate, nonché su Equitalia al fine di congelare i procedimenti di riscossione tributaria attualmente incorso; a prevedere l'esclusione dal patto di stabilità interno per quelle opere programmate dai Comuni e dalle Regioni che possano essere funzionali alla mitigazione del dissesto idrogeologico nonché alla bonifica dell'intero territorio nazionale, per una corretta gestione e pianificazione agro-forestale";
impegna il Governo:
a porre in essere ogni azione necessaria, nell'ambito delle proprie competenze, al fine di garantire l'effettiva attribuzione ai cittadini della provincia di Foggia dei benefici già previsti in conseguenza degli eccezionali eventi atmosferici verificatisi nei giorni dal 1º al 6 settembre 2014.
(numerazione resoconto Senato G2.100)
(9/2860/14)
DONNO, PUGLIA

ODG MANDELLI, FI-PDL SENATO, SU NUOVA FATTISPECIE DI VEICOLO CON VANO DI CARICO APERTO A SOSTEGNO DI NUOVI MODELLI DI BUSINESS NEL SETTORE AGRICOLO

Atto Senato

 

Ordine del Giorno 9/2860/15

presentato da

ANDREA MANDELLI
mercoledì 26 luglio 2017, seduta n. 866

Il Senato,
in sede di discussione del disegno di legge di Conversione del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, recante disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno,
premesso che:
l'uso del pick up come bene strumentale d'impresa rappresenta uno strumento di sostegno allo sviluppo di nuovi modelli di business nel settore agricolo, settore che vede la sua massima concentrazione nel Mezzogiorno d'Italia;
al Sud ed fu particolare in Puglia, Campania, Calabria e Sicilia si concentra un alto numero di aziende agricole pari al 48 per cento del totale nazionale (dati ultimo "Censimento Atlante agricoltura italiana 2016"); caratteristica principale di tali aziende è la dimensione piccola e familiare e la necessità di aprirsi a nuovi modelli di business e customer experience. Il pick up è un mezzo sempre più utilizzato per la sua versatilità sia dalle aziende agricole, sia dai clienti delle stesse, quali piccoli commercianti e artigiani. L'uso del pick up consente la diffusione di una nuova modalità di acquisto, detta "pick up your own", già fortemente diffusa nei paesi anglosassoni (acquisto dei prodotti direttamente presso la farm) che potrebbe affiancarsi alle modalità classiche di acquisto come i punti vendita aziendali, le botteghe, i farmer's market;
il pick up può svolgere questa funzione a patto che si consenta allo stesso. di trasportare a bordo veicolo anche persone non addette all'attività lavorativa, togliendo il vincolo ad oggi esistente nel nostro Codice della Strada (che ha disciplinato in maniera restrittiva la normativa europea che prevede per gli autocarri il trasporto prioritario ma non esclusivo delle merci);
in Italia i veicoli commerciali leggeri (categoria autocarri, omologazione N1) non possono essere liberamente utilizzati per trasportare persone, restando destinati al trasporto di cose in base alla definizione data dall'articolo 54, comma 1, lettera d) del Codice della Strada (disegno legislativo n. 285/1992);
le persone, nel numero massimo consentito e riportato nella carta di circolazione, possono esservi ospitate solo se la loro presenza è in funzione del trasporto delle mercato del loro uso;
per tali motivi risultano proibiti tanto l'uso personale e familiare con passeggeri a bordo, quanto il trasporto di cortesia, nonché un pieno utilizzo a fini professionali. In caso di controllo si rischia una sanzione amministrativa pecuniaria che può arrivare fino a 1.697 euro, oltre alla sanzione accessoria della sospensione della carta di circolazione da uno a sei mesi;
il legislatore europeo (Reg. VE n. 678 del 2011) invece definisce i veicoli della macro categoria N come quei veicoli a motore progettati e costruiti essenzialmente ma non esclusivamente per il trasporto di merci, non prevedendo dunque alcun vincolo di contestualità tra la presenza delle persone a bordo del veicolo e le merci trasportate;
simili veicoli sono caratterizzati generalmente da 4 o più posti, e vengono acquistati da una clientela che utilizza il veicolo anche per scopi turistici e di svago o comunque scollegati dall'attività professionale o commerciale;
impegna il Governo,
a valutare la possibilità di prevedere una nuova fattispecie di veicolo con vano di carico aperto, destinato al trasporto di cose e di persone, che possa rappresentare anche uno strumento di sostegno allo sviluppo di nuovi modelli di business nel settore agricolo e artigianale del Mezzogiorno in Italia.
(numerazione resoconto Senato G2.101)
(9/2860/15)
MANDELLI, AZZOLLINI, BOCCARDI, CERONI

ODG COMAROLI, LN-AUT SENATO, SU POSSIBILITÀ DI CONTRATTI DI LOCAZIONE COMMERCIALE DI PIÙ BREVE DURATA

Atto Senato

 

Ordine del Giorno 9/2860/61

presentato da

SILVANA ANDREINA COMAROLI
mercoledì 26 luglio 2017, seduta n. 866

Il Senato,
premesso che:
uno degli obiettivi del presente disegno di legge è quello di favorire le condizioni per lo sviluppo di alcuni settori economici strategici della nostra economia, finanziando la nascita di nuove attività imprenditoriali radicate nei territori di origine;
negli ultimi anni abbiamo assistito all'intensificarsi del fenomeno di chiusura- ed abbandono degli esercizi commerciali primari, soprattutto nei territori dei piccoli comuni e l'effetto desertificazione, il quale lascia una buona parte dei comuni italiani totalmente sprovvisti di servizi primari, rendendo difficile, se non impossibile, per gli abitanti acquistare beni di prima necessità, come pane, latte e carni, senza doversi spostare per chilometri dalla propria abitazione;
in particolare, i dati che emergono sul fronte degli esercizi alimentari sono allarmanti: circa il 62 per cento degli 8.100 comuni italiani rischia di rimanere senza esercizi commerciali alimentari, con disastrosi risvolti a livello locale e nazionale, sia in termini economici che occupazionali di non poco conto sono le ricadute che la chiusura delle attività di vicinato produce a carico delle fasce sociali più deboli della popolazione, in primo luogo degli anziani, che trovano in questi piccoli esercizi un punto di riferimento essenziale; dove sono radicate le loro abitudini e tradizioni;
l'adozione di misure di tutela delle piccole realtà commerciali di vicinato, ubicate nei piccoli comuni, permetterebbe quindi di preservare il legame che i cittadini hanno con il loro territorio, recuperando la storia e le tradizioni degli stessi territori che le ospitano;
il maggiore problema scaturente dalla disciplina delle locazioni non abitative consiste nell'obbligo di stipulare contratti di durate inderogabilmente stabilite in periodi lunghissimi, nel corso dei quali il canone di locazione deve per legge rimanere immutato (salvo l'aggiornamento istat). Per le attività commerciali si tratta di 12 anni;
l'ingessatura delle locazioni è data da tale lunga durata imposta dalla normativa vigente, ma nella situazione attuale le attività piccolo-imprenditoriali non son in grado di corrispondere ai locatori canoni rapportati alle imposte ed alla lunga durata;
allo stesso tempo, per i locatori, è impossibile accedere a canoni ridotti rispetto a quelli reputati di mercato in una situazione normale, cosa alla quale invece accederebbero se le norme dessero loro la possibilità di concordare contratti di più breve durata;
impegna il Governo,
anche al fine di contribuire al superamento dalla crisi del commercio, ad assumere le opportune iniziative legislative al fine di prevedere che, in caso di apertura di nuove attività economiche per locali di minori dimensioni, ossia per gli esercizi di vicinato di cui all'articolo 4 decreto legislativo n. 114 del 1998, che la locazione sia disciplinata dal codice civile, escludendo la disciplina delle locazioni non abitative che impone una durata del contratto troppo lunga.
(numerazione resoconto Senato G15.115)
(9/2860/61)
COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

INTERROGAZIONE ORRÙ, PD SENATO, SU NUOVO SISTEMA DI AUTORIZZAZIONI PER GLI IMPIANTI VITICOLI

Atto Senato

 

Interrogazione a risposta scritta 4-07894

presentata da

PAMELA GIACOMA GIOVANNA ORRU'
mercoledì 26 luglio 2017, seduta n.866

ORRU', BERTUZZI, AMATI, ANGIONI, CHITI, D'ADDA, Stefano ESPOSITO, FABBRI, FASIOLO, FAVERO, Elena FERRARA, GINETTI, MOSCARDELLI, PADUA, PAGLIARI, PEZZOPANE, VACCARI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

il regolamento (UE) n. 1308/2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli, prevede dal 1° gennaio 2016 un nuovo sistema di autorizzazioni per gli impianti viticoli e stabilisce che per l'impianto o il reimpianto dei vigneti venga rilasciata un'autorizzazione non trasferibile da parte del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, senza che i viticoltori posseggano o acquistino i diritti di impianto;

prevede, inoltre, la possibilità da parte dello Stato membro di limitare le autorizzazioni al reimpianto per la produzione di vini a denominazione di origine protetta o a indicazione geografica protetta;

i decreti ministeriali n. 12272 del 15 dicembre 2015 e n. 527 del 30 gennaio 2017 contengono le disposizioni nazionali di attuazione del regolamento (UE) n. 1308/2013 e disciplinano il sistema per gli impianti viticoli;

rilevato che nessuno dei due richiamati decreti adottati dal Ministero recepisce le indicazioni di cui all'art. 66, paragrafo 3, del regolamento (UE) relative alla possibilità da parte dello Stato membro di limitare le autorizzazioni al reimpianto per la produzione di vini Dop o Igp;

considerato che:

l'assenza di tali previsioni sta arrecando gravi danni a tutto il territorio nazionale e in particolar modo alla Sicilia;

la modalità di utilizzo dell'autorizzazione sta dando vita ad un fenomeno preoccupante quanto pericoloso, dal momento che, attraverso il ricorso ad una semplice stipula di contratto di affitto di una superficie a vite, previa autorizzazione del proprietario, si può ottenere il rilascio di un'autorizzazione al reimpianto da esercitare su un'altra superficie, spesso ubicata al di fuori della regione di origine;

tale procedura, nei fatti, si traduce in un trasferimento di superficie a vite, nonché in una riduzione del potenziale produttivo regionale, in una flessione delle capacità di crescita e di sviluppo, con un conseguente inasprimento della crisi occupazionale nelle regioni che subiscono tali procedure;

considerato, inoltre, che:

il nuovo sistema previsto dal regolamento europeo stabilisce la cessazione del diritto di impianto o reimpianto e il diniego al trasferimento di tale diritto in portafoglio;

il diniego di alienare il fondo comprensivo del diritto di reimpianto in portafoglio del vigneto da esso originatosi comporta una grave perdita economica per svalutazione fondiaria, in particolare se l'intestatario originario del diritto non ha dove poterlo esercitare o non ne è interessato o non può per impedimenti personali;

il divieto di trasferimento della titolarità del diritto in portafoglio ha gravi ripercussioni su tutti i progetti da finanziare o già finanziati con i bandi OCM di ristrutturazione vigneti in corso, presentati alle amministrazioni pubbliche regionali, da chiudere per collaudo e svincolo fideiussione entro il 31 luglio 2019,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se non ritenga di dover intervenire con la massima urgenza per dare completa attuazione al regolamento (UE) n. 1308/2013 attraverso il recepimento di quanto stabilito dall'art. 66, paragrafo 3;

quali iniziative intenda assumere al fine di far cessare il fenomeno in base al quale, attraverso l'autorizzazione al reimpianto, le viti vengono estirpare e trasferite fuori regione, con pesanti danni per il territorio e per la produzione vitivinicola regionale;

quali provvedimenti intenda assumere in relazione alla possibilità, oggi preclusa, di alienare, oltre alla vite, anche il diritto di reimpianto in portafoglio.

(4-07894)

ODG COMAROLI, LN-AUT SENATO, SU FONDI INTERPROFESSIONALI PER LA FORMAZIONE CONTINUA

Atto Senato

 

Ordine del Giorno 9/2860/39

presentato da

SILVANA ANDREINA COMAROLI
mercoledì 26 luglio 2017, seduta n. 866

Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge recante disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno;
valutate, in particolare, le misure di cui all'articolo 10 del provvedimento, volte a promuovere la ricollocazione dei lavoratori espulsi dai processi produttivi nelle otto regioni meridionali, attraverso la destinazione di 15 milioni di euro per il 2017 e di 25 milioni di euro per l'anno 2018 all'Anpal, al fine di realizzare, in raccordo con le regioni e i fondi interprofessionali per la formazione continua, programmi di riqualificazione e rioccupazione dei lavoratori coinvolti in situazioni di crisi aziendali;
preso atto, come evidenziato anche da Rete imprese in sede di audizione, che fondi interprofessionali per la formazione continua sono diretti al finanziamento di programmi di formazione per i lavoratori dipendenti delle imprese iscritte ai detti Fondi e pertanto non dovrebbero essere chiamati a finanziare programmi di riqualificazione professionale e di ricollocazione per i disoccupati;
i fondi interprofessionali per la formazione continua di cui all'articolo 118 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, infatti, sono istituiti per legge con la finalità di promuovere lo sviluppo della formazione professionale continua, in un'ottica di competitività delle imprese e di garanzia di occupabilità dei lavoratori, per ciascuno dei settori economici dell'industria, dell'agricoltura, del terziario e dell'artigianato;
impegna il Governo,
ad esplicitare le finalità della norma di cui in premessa, chiarendo le modalità di coinvolgimento dei fondi interprofessionali e la tipologia delle aziende che dovrebbero destinare le proprie risorse ai predetti piani, al fine di evitare improprie solidarietà.
(numerazione resoconto Senato G10.102)
(9/2860/39)
COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

ODG COMAROLI, LN-AUT SENATO, SU TASSAZIONE LOCAZIONE LOCALI COMMERCIALI

Atto Senato

 

Ordine del Giorno 9/2860/30

presentato da

SILVANA ANDREINA COMAROLI
mercoledì 26 luglio 2017, seduta n. 866

Il Senato,
premesso che:
uno degli obiettivi del presente disegno di legge è quello di favorire le condizioni per lo sviluppo di alcuni settori economici strategici della nostra economia, finanziando la nascita di nuove attività imprenditoriali radicate nei territori di origine;
negli ultimi anni abbiamo assistito all'intensificarsi del fenomeno di chiusura ed abbandono degli esercizi commerciali primari, soprattutto nei territori dei piccoli comuni. È l'effetto desertificazione, il quale lascia una buona parte dei comuni italiani totalmente sprovvisti di servizi primari, rendendo difficile, se non impossibile, per gli abitanti acquistare beni di prima necessità, come pane, latte e carni, senza doversi spostare per chilometri dalla propria abitazione;
in particolare, i dati che emergono sul fronte degli esercizi alimentari sono allarmanti: circa il 62 per cento degli 8.100 comuni italiani rischia di rimanere senza esercizi commerciali alimentari, con disastrosi risvolti a livello locale e nazionale, sia in termini economici che occupazionali. Di non poco conto sono le ricadute che la chiusura delle attività di vicinato produce a carico delle fasce sociali più deboli della popolazione, in primo luogo degli anziani, che trovano in questi piccoli esercizi un punto di riferimento essenziale, dove sono radicate le loro abitudini e tradizioni;
l'adozione di misure di tutela delle piccole realtà commerciali di vicinato, ubicate nei piccoli comuni, permetterebbe quindi di preservare il legame che i cittadini hanno con il loro territorio, recuperando la storia e le tradizioni degli stessi territori che le ospitano;
il decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 ha previsto, a partire dal 1º giugno 2017, la possibilità di utilizzo della cedolare secca con aliquota al 21 per cento anche per locazioni brevi (massimo 30 giorni) di immobili ad uso abitativo stipulate, al di fuori dell'esercizio d'impresa, direttamente o attraverso intermedi azione anche telematica;
l'estensione di questa imposta sostitutiva anche ai locali commerciali, non soltanto gioverebbe all'incentivazione degli esercizi commerciali primari, ma a tutto il comparto commerciale, con conseguente emersione di una consistente parte del sommerso;
il governo ha accolto, in sede di esame dello stesso decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, l'impegno richiesto con l'ordine del giorno n. G/2853/21/5, pertanto in questa medesima sede è necessario ribadire l'urgenza dell'intervento richiesto,
impegna il governo,
ad adottare appositi provvedimenti di carattere legislativo al fine di prevedere, anche perla tassazione sulla locazione dei locali commerciali, una imposta sostitutiva affine a quella già prevista per la locazione delle abitazioni e per le locazioni brevi.
(numerazione resoconto Senato G5.101)
(9/2860/30)
COMAROLI, ARRIGONI, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI

ODG PETROCELLI, M5S SENATO, SU DIFESA DEL COMPARTO AGROALIMENTARE ITALIANO

Atto Senato

 

Ordine del Giorno 9/2860/18

presentato da

VITO ROSARIO PETROCELLI
mercoledì 26 luglio 2017, seduta n. 866

Il Senato,
in sede d'esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, recante disposizioni urgenti per la crescita economica nel mezzogiorno (A.S. 2860);
premesso che:
il capo I del decreto in esame reca disposizioni in materia di misure di sostegno alla nascita e alla crescita delle imprese nel mezzogiorno;
in particolare l'articolo 2 reca misure e interventi finanziari a favore dell'imprenditoria giovanile in-agricoltura e di promozione delle filiere del mezzogiorno;
considerato che:
l'annuario dell'agricoltura italiana 2015 del crea (consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) indica che nell'annata agraria 2012/2013, in Italia, erano presenti circa 1.470.000 aziende agricole con una Sau (superficie agricola utilizzata) complessiva pari al 12,4 milioni di ettari. Nonostante una diminuzione delle unità produttive più piccole nel settore agricolo, vi è un'elevata presenza di aziende con piccole dimensioni (il 62 per cento ha meno di 8.000 euro di Ps-programmi di sostegno ed occupa il 13,4 per cento della Sau complessiva). Solamente il 5 per cento delle aziende arriva a dimensioni economiche rilevanti (oltre i 100.000 euro di Ps). Le aziende specializzate nelle coltivazioni permanenti rappresentano il 53 per cento delle aziende complessive e il 77 per cento di queste, ha un'estensione inferiore ai 5 ettari;
nel 2015, gli occupati in agricoltura sono stati 843.000 ("l'agricoltura italiana, conta 2016", a cura del crea);
dai dati pubblicati dall'ISTAT si evince che i prezzi dei prodotti agricoli venduti nel 2015 risultano in calo del 3,4 per cento;
dalla lettura dei dati pubblicati dall'lsmea (istituto di servizi per il mercato, agricolo alimentare) nel gennaio 2017 sui prezzi degli ortaggi e della frutta, sì evince che le quotazioni dell'anno 2016 hanno subito una riduzione dels,2 per cento rispetto al 2015. In particolare, si sono avute flessioni nell'ordine del 6,7 per cento per il gruppo delle produzioni vegetali e del 3,1 per cento per i prodotti zootecnici;
l'impatto deflattivo, analizzato con un maggiore dettaglio, è prevalentemente riconducibile alla dinamica negativa dei prezzi dei cereali (-11,6 per cento nella media annua) e ai significativi ribassi rilevati da lsmea sui mercati degli oli di oliva (-18,5 per cento), della frutta (-4,9 per cento) e degli ortaggi (-3,9 per cento);
i dati forniti da ismea per la campagna ortofrutticola in corso nel 2017 presentano un'ulteriore e drastica riduzione dei prezzi. Ai 2 giugno i prezzi medi all'origine della frutta. Rispetto a quelli dello scorso anno, per le albicocche hanno subito una variazione pari a un calo del 41,2 per cento, per le pesche pari a -36,9 per cento, per le ciliegie pari a -43,7 per cento, per le nettarine pari a -44,1 per cento. A12 giugno i prezzi medi all'origine degli ortaggi rispetto a quelli dello scorso anno per le patate novelle hanno subito una variazione pari a -42,1 per cento, per i fagiolini sotto serra pari a -57, 1 per cento e le melanzane sotto serra pari a -21,3 percento;
secondo i dati lsmea, negli ultimi 5 anni la produzione nazionale orto frutti cola è stata di circa 26 milioni di tonnellate, con un valore della produzione commercializzata nel 2016 di circa 6 miliardi di euro;
considerato inoltre che:
la speculazione dei prezzi orto frutticoli sta mettendo a rischio decine di migliaia di piccole e medie aziende agricole, che a stento arrivano a coprire i costi di produzione. Negli ultimi mesi si è verificato un vero tracollo dei prezzi all'origine senza però che questo abbia almeno-significato un risparmio per il consumatore, che compra a costi invariati;
particolarmente colpito da tali operazioni speculative appare il mercato delle produzioni drupacee, (soprattutto pesche, susine e albicocche) il cui drastico calo dei prezzi ha mandato in crisi intere regioni, specialmente .nel mezzogiorno;
a pagare il conto delle speculazioni sono ì cittadini, le imprese e i lavoratori agricoli italiani, che sono un terzo di tutti i lavoratori agricoli d'Europa, una forza lavoro specializzata, preziosa e numerosa;
l'Italia da sola, rappresenta un quarto della produzione agricola europea ma le sue aziende e centinaia di migliaia di posti di lavoro sono minacciati da giochi finanziari che poco hanno a che vedere con lo sviluppo di un settore trainante per il nostro paese;
l'agricoltura è un'eccellenza da difendere anche perché non significa più solo campi e mercati ma è elemento di sviluppo locale e rurale, sempre più legata ad attività turistiche, ambientali, paesaggistiche, di accoglienza, gusto e buona tavola, della trasformazione e della tutela del territorio tutto in chiave di promozione culturale in senso ampio;
le aziende agricole possono fare tanto per le amministrazioni locali, rendendosi naturali gestori e controllori di quelle terre secondo il principio della multifunzionalità agricola;
difendere questa idea di agricoltura significa difendere le buone pratiche di tutela della nostra terra, fonte di storia, cultura e volano economico per il futuro nonché promuovere lo sviluppo tecnologico legato ai sistemi di produzione e distribuzione più sostenibili: e commerce e creazione di gruppi di acquisto solidali, più sostenibili e moderni rispetto alle pratiche energivore e speculative della grande distribuzione;
impegna il Governo:
a porre in essere con urgenza interventi normativi volti a:
tutelare le aziende agricole danneggiate dalla crisi determinata dalla forte riduzione dei prezzi all'origine dei prodotti ortofrutticoli;
porre al riparo i produttori agricoli dalle pratiche speculative che interessano i prezzi all'origine dei prodotti ortofrutticoli;
porre urgentemente in essere azioni concrete, in ambito comunitario ed verso i paesi extracomunitari, a contrasto delle pratiche di concorrenza sleale e in difesa del comparto agro alimentare italiano.
(numerazione resoconto Senato G2.104)
(9/2860/18)
PETROCELLI, DONNO, GIROTTO, MANGILI, BULGARELLI, LEZZI, PUGLIA

INTERROGAZIONE GALLINELLA, M5S CAMERA, SU MIGLIORAMENTO CONDIZIONI DI PRODUZIONE E TRASFORMAZIONE NEL SETTORE DELLA CANAPA

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta in commissione 5-11990

presentato da

GALLINELLA Filippo

testo di

Giovedì 27 luglio 2017, seduta n. 843

GALLINELLA, GAGNARLI, L'ABBATE, PARENTELA e LUPO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
il 30 dicembre 2016 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge n. 242 del 2 dicembre 2016 «Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa»;
all'articolo 6 si dispone che, con decreto, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, compatibilmente con la normativa europea in materia di aiuti di Stato, destina annualmente una quota delle risorse disponibili a valere sui piani nazionali di settore di propria competenza, nel limite massimo di 700.000 euro, per favorire il miglioramento delle condizioni di produzione e trasformazione nel settore della canapa;
sulla base dell'autorizzazione di spesa di cui alla legge 23 dicembre 1999, n. 499, si possono finanziare progetti di ricerca e sviluppo per la produzione e i processi di prima trasformazione della canapa, finalizzati prioritariamente alla ricostituzione del patrimonio genetico e all'individuazione di corretti processi di meccanizzazione –:
a che punto sia l’iter di adozione del decreto ministeriale previsto dall'articolo 6 della legge di cui in premessa. (5-11990)

INTERROGAZIONE DE PETRIS, MISTO SENATO, SU DISCARICA DI RIFIUTI SPECIALI IN SCALA COELI (COSENZA)

Atto Senato

 

Interrogazione a risposta scritta 4-07892

presentata da

LOREDANA DE PETRIS
mercoledì 26 luglio 2017, seduta n.866

DE PETRIS - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

il Comune di Scala Coeli, in provincia di Cosenza, rischia attualmente di veder ampliata una discarica di rifiuti speciali, che necessiterebbe unicamente di essere sottoposta a bonifica;

la parte della società BiEco Srl, infatti, nel dicembre 2016, ha richiesto al Dipartimento ambiente della Regione Calabria la possibilità di raddoppiare la superficie della discarica situata in località Case Pipino, nonostante la già imponente superficie pari a 60.000 metri quadri, con una capienza che arriva sino alle 250 tonnellate al giorno di rifiuti. L'analisi del progetto è stata avviata nel gennaio 2017;

Scala Coeli conta 1.111 abitanti, producendo una porzione di rifiuti molto bassa (293 chilogrammi per abitante all'anno) che non contempla i rifiuti speciali, trattandosi di una cittadina a scarsa propensione industriale. Il Comune ha, inoltre, già avviato il progetto di raccolta differenziata porta a porta, a conferma della sensibilità ambientale sviluppatasi nel luogo;

il comune cosentino sorge tra l'altro in una zona protetta dal marchio DOP Bruzio, menzione geografica "Colline joniche presilane", ed è immersa in vigneti e terreni coltivati con agricoltura biologica ai sensi del regolamento (CEE) n. 2092/91. In questa zona, inoltre, resiste l'allevamento dei bovini di razza podolica, ormai sempre più rari;

la discarica di Scala Coeli è stata autorizzata da decreto dirigenziale regionale n. 4180 del 29 marzo 2010, ed è attiva dal mese di maggio 2015;

oltre a trovarsi, come accennato, in una zona a forte vocazione biologica, la discarica è collocata a pochissima distanza dai torrenti affluenti del fiume Nicà, in un'area in cui, tra l'altro, sono state rinvenute tombe risalenti al periodo ellenistico;

l'ampliamento della discarica è fortemente osteggiato da molti amministratori locali, in primis, dal sindaco di Crucoli. Tale località sarebbe infatti quella più colpita, avendo attualmente la maggior porzione di territorio in cui ricade la discarica. A tal proposito, l'amministrazione locale ha già deliberato negativamente in merito;

allo stesso modo il progetto è osteggiato da numerose associazioni di cittadini e di tutela dell'ambiente del territorio. Pare infatti insensato l'ampliamento di una discarica in una zona a rischio di forte impatto ambientale, senza che sussista, tra l'altro, una reale necessità rispetto allo smaltimento dei rifiuti della zona, soprattutto dopo l'approvazione del piano rifiuti da parte della Regione Calabria, nel dicembre 2016, che ha previsto l'obiettivo di discariche zero entro il 2020;

secondo Legambiente Calabria, contrariamente a quanto riportato nel paragrafo 3.11.2 del SIA (studio dell'impatto ambientale), la zona agricola in cui ricade il progetto di ampliamento è riconosciuta tra i beni identitari sottoposti a vincoli di tutela, in quanto le aziende agricole presenti adottano il metodo della coltivazione biologica;

infine, la discarica si trova a cavallo tra la provincia di Crotone e la provincia di Cosenza: sull'unica via di accesso per la discarica vige un'ordinanza provinciale di Crotone, datata 2015, che vieta il transito ai veicoli, di cui tuttavia non viene assicurato il rispetto. È dunque evidente come le condizioni per il rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale (AIA) sulla viabilità di accesso all'impianto di discarica esistente, contenute nel DDG n. 4180/10, non siano state rispettate;

per il giorno 28 luglio 2017 è prevista una manifestazione di protesta contro la possibilità di rilascio dell'AIA da parte della Regione. Al Dipartimento ambiente sono state inviate, inoltre, numerose osservazioni sulle irregolarità della discarica esistente e del progetto relativo al nuovo impianto;

il movimento ha coinvolto cittadini, istituzioni, forze sociali e politiche, agricoltori, associazioni (come Legambiente, Italia nostra, Cia, Coldiretti), operatori economici, turisti ed emigrati, che hanno mostrato sensibilità e partecipazione alla lotta ambientalista per la salvaguardia di una zona ricca di bellezze naturalistiche, corsi d'acqua, vigneti e uliveti coltivati con metodo biologico certificato all'Unione europea, allevamenti di bovino podolico, e protetta, poiché coperta dal marchio DOP,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non intendano intervenire nell'immediato, per quanto di loro competenza, per monitorare il processo decisionale circa la richiesta di autorizzazione integrata ambientale per la discarica;

se non ritengano di dover verificare autonomamente le condizioni della discarica e di un suo eventuale allargamento, anche in considerazione delle particolari caratteristiche dell'area, che vede rilevanti produzioni con marchio DOP, al fine di tutelare l'ambiente e la salute dei cittadini.

(4-07892)

INTERROGAZIONE MINARDO, FI-PDL CAMERA, SU EMERSIONE DEL LAVORO NERO E SOTTOPAGATO

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-17505

presentato da

MINARDO Antonino

testo di

Giovedì 27 luglio 2017, seduta n. 843

MINARDO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il fenomeno del caporalato nel mondo dell'imprenditoria e del lavoro agricoli nella provincia del Libero consorzio comunale di Ragusa in Sicilia è un fenomeno radicato nel tempo e, nonostante il cambio di rotta degli ultimi anni, ancora tristemente presente in tante importanti aziende agricole;
le recenti operazioni delle forze dell'ordine, che hanno preso di mira sistematicamente l'odioso fenomeno del caporalato, meritano subito un nuovo e più severo supporto regolamentare e normativo che garantisca i lavoratori impegnati in agricoltura, ma anche i tanti imprenditori onesti che non ricorrono a scorciatoie o sotterfugi, sfruttando lo stato di bisogno di lavoratori e lavoratrici, indispensabili per garantire il corretto flusso di mano d'opera nelle aziende agricole;
si apprende dalla stampa di un altro successo delle forze dell'ordine, accaduto, poche ore fa, nell'ambito della seconda fase dell'operazione «Alto Impatto Freedom», operazione su scala nazionale proprio contro il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori irregolari, con tre arresti e 9 denunce anche nel ragusano;
due aziende agricole di Ragusa e Ispica, in particolare, sfruttavano circa 40 braccianti con paghe ridicole ed in condizioni di degrado. Un totale di 126 braccianti agricoli identificati, sottoposti a condizioni di lavoro inaccettabili, sfruttati e sottopagati. Di questi 27 sono italiani;
una situazione ancora prolifica, nonostante le numerose denunce, a causa secondo dell'interrogante anche della scarsa incisività dell'Unione europea e dello Stato, mai intervenuti in maniera strutturale per debellare il fenomeno;
nel ragusano le manette sono scattate per 3 imprenditori agricoli, che si aggiungono agli altri 3 arrestati negli scorsi giorni. Le indagini erano scaturite da un'attività di routine della polizia stradale, che, ad un normale controllo di un autoarticolato, aveva scoperto, nascosti nel vano di carico, 13 operai coperti da un telone di plastica;
contratti di lavoro inesistenti, dipendenti clandestini, paghe da fame, gravissime condizioni di degrado nei magazzini trasformati in alloggi improvvisati per i braccianti: questo il prospetto che si è presentato agli occhi della polizia;
i successi di operazioni del genere sono sicuramente positivi, ma non sufficienti per smorzare un fenomeno radicato nel settore. È necessario, a giudizio dell'interrogante, premiare gli imprenditori in linea con il rispetto dei contratti di lavoro e con le corrette procedure di assunzione, per limitare il ruolo degli intermediari e consentire una progressiva emersione del lavoro nero e sottopagato;
allo stesso tempo, vanno forniti alle forze dell'ordine tutti gli strumenti necessari per accelerare verifiche ed indagini, inasprendo, ove possibile, le pene e le sanzioni economiche per chi approfitta del bisogno dei più deboli, lucrando su turni massacranti e paghe inferiori a quelle previste nei contratti collettivi di lavoro –:
se i Ministri interrogati non intendano adottare le opportune iniziative per verificare la possibilità di istituire un tavolo tecnico che possa proporre una revisione della normativa di tale difficile materia, anche avvalendosi dell'esperienza della prefettura di Ragusa, il cui territorio è stato particolarmente attenzionato dalle indagini di questi giorni, e nel cui ambito operano centinaia di imprenditori agricoli che forniscono occupazione e reddito a migliaia di lavoratori. (4-17505)

INTERROGAZIONE BENCINI, MISTO SENATO, SU SVILUPPO DELLE INFRASTRUTTURE IDRICHE

Atto Senato

 

Interrogazione a risposta scritta 4-07899

presentata da

ALESSANDRA BENCINI
mercoledì 26 luglio 2017, seduta n.866

BENCINI, Maurizio ROMANI, MOLINARI, VACCIANO, SIMEONI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

come noto, la recente emergenza idrica ha investito tutto il nostro Paese; la situazione si presenta ancor più critica per la città di Roma e per circa 20 comuni laziali interessati dalla turnazione dell'acqua (previste interruzioni del servizio idrico per alcune ore a settimana previa comunicazione) così come stabilita dai vertici del governo locale. A tale riguardo, proprio nella giornata del 26 luglio 2017 si è tenuto un tavolo, in Campidoglio, tra l'assessore regionale competente e i rappresentanti di Acea. Inoltre, dalla stampa si apprende della riunione al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sempre mercoledì 26 luglio, con l'osservatorio permanente sugli usi idrici dell'Appennino centrale. La situazione, del resto, è critica anche per le altre regioni italiane; sono 10 le Regioni che, ad oggi, hanno richiesto lo stato di emergenza;

non si è presa ancora coscienza del fatto che l'acqua è bene primario prezioso, non inesauribile e consumabile, che va trattato con rispetto e preso in considerazione sempre, anche quando c'è abbondanza, in previsione di periodi più siccitosi, sempre più probabili dati i cambiamenti climatici sfavorevoli ed imprevedibili;

considerato che l'allarme siccità rappresenta una problematica che richiama più aree tematiche, ovvero più spazi di intervento. Ad esempio, l'acqua per i campi agricoli e per gli allevamenti di bestiame, e più generalmente per le aziende agricole, e dunque il ruolo economico e sociale dell'agricoltura. Da un lato, circa il 70 per cento del totale del consumo d'acqua, così come riportano le statistiche, è rappresentato dall'utilizzo in agricoltura (in Italia il settore agricolo assorbe il 60 per cento dell'intera domanda di acqua del Paese). Ed ancora, nessuna irrigazione di precisione, nessun riutilizzo delle acque, nessuna vera sperimentazione di nuove tecniche di risparmio idrico. Dall'altro lato, lo spreco di acqua messo in atto dagli individui per gli usi civili; al riguardo, le statistiche collocano l'Italia ad un consumo di 240 litri al giorno pro capite contro la media di 180 del nord Europa, ben più ricca di acqua. Ed ancora, l'uso massivo a livello industriale (il settore industriale ed energetico assorbe il 25 per cento, seguito dagli usi civili per il 15 per cento);

considerato inoltre che:

la prolungata mancanza d'acqua, dovuta alle insufficienti precipitazioni atmosferiche, non rappresenta un fenomeno del tutto straordinario, dato il cambiamento climatico registratosi negli ultimi anni; pertanto, la mancata predisposizione di interventi efficaci nei periodi ove, invece, non si registrano fenomeni atmosferici avversi, non appare giustificata;

alle considerazioni circa le modalità e le quantità di acqua ai fini degli usi agricoli, civili ed industriali, vanno aggiunte ulteriori valutazioni discendenti dal mancato monitoraggio degli studi sulla ciclicità delle precipitazioni, dall'inefficienza e dalla vetustà del sistema di adduzione dovute alla mancanza di qualsiasi intervento risolutivo di riparazione sulle condotte, sebbene vi siano diverse tecniche, anche meno costose degli scavi e delle sostituzioni, che operano sulle condutture esistenti;

le società di gestione dovrebbero essere indirizzate a fare investimenti strutturali sulle condotte per evitare l'enorme dispersione con, al contempo, il reinvestimento obbligatorio degli utili nella manutenzione, ordinaria e straordinaria;

la produzione normativa e lo stanziamento di fondi statali e regionali in questo campo ha seguito quasi sempre la logica dell'emergenza, con l'obiettivo di rimediare ai danni e solo in rari casi di indirizzare gli sforzi nel prevenire altre calamità e tragedie. La dichiarazione di calamità naturale, con i conseguenti corposi indennizzi, rappresenta un aggravamento della situazione, perché distoglie risorse dagli interventi strutturali per indirizzarle verso quelli soltanto riparatori. Ed ancora, manca una vera, capillare e continua, sensibilizzazione sul risparmio dell'acqua, che investa ogni settore produttivo, ma che rappresenti anche un investimento nell'educazione delle attuali e future generazioni. In agricoltura, ad esempio, esistono sistemi di coltivazione con irrigazioni mirate e senza spreco, come hanno dimostrato gli israeliani nella coltivazione di terreni desertici, che andrebbero suggerite o imposte agli agricoltori;

considerato infine che:

l'impegno del Governo in fatto di sicurezza del territorio si è sostanziato, nel giugno 2014, anche in un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri volto ad istituire una struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche. Nello specifico, dal sito internetdella Presidenza del Consiglio dei ministri, sezione "Italia sicura", si legge di come: "La straordinaria grande bellezza dell'Italia deve, purtroppo, fare i conti anche con un territorio dalla straordinaria fragilità. Ne sono testimonianza le numerose frane e allagamenti, i casi di calamità idrogeologiche che colpiscono ormai da nord a sud. L'accelerazione prodotta dal dissesto atmosferico sta aumentando gli eventi, le vittime, i danni, e accumula debito futuro. (...) Sono aumentate enormemente anche le responsabilità di una Italia moderna, forte, cosciente delle sue enormi potenzialità; e di una politica che deve bloccare il vecchio gioco d'azzardo che vede in troppi territori un sovraccarico edilizio in zone vincolate, ostruzioni del deflusso delle acque anche in città, carenza o mancanza di una ordinata e corretta pianificazione urbanistica, riduzione drastica di cure e manutenzioni del reticolo idraulico e dei versanti boschivi e collinari. (...) Ma, in questo settore, abbiamo, purtroppo, alle nostre spalle anche una lunga storia di omissioni e di incapacità della spesa pubblica contro il dissesto, con troppe promesse finite nel fango. L'istituzione della Struttura di missione contro il dissesto Idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche e la nomina di tutti Presidenti di Regione a Commissari di Governo per gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, ha permesso allo Stato di voltar pagina e di accelerare gli interventi necessari e urgenti per pianificare l'opera pubblica nazionale di cui l'Italia ha bisogno, coordinando il gioco di squadra con tutti gli enti e le amministrazioni competenti a vario titolo e in tutti i territori, con una decisa azione di stimolo, supporto, monitoraggio, controllo";

a parere degli interroganti, è, quindi, necessario un intervento con approccio globale, continuo e ad ampio spettro, che consideri gli studi sulla ciclicità delle precipitazioni, l'adeguatezza degli attuali invasi di raccolta dell'acqua piovana, la ricerca di altre fonti sotterranee, lo studio e l'imposizione delle tecniche di irrigazione in agricoltura meno dispendiose, la ricerca e la punizione degli allacci abusivi, il sistematico monitoraggio delle perdite nei sistemi di adduzione e gli interventi prioritari ed obbligatori sulla loro eliminazione, il riciclo di tutte le acque reflue per il loro riuso diverso dagli usi civili, una continua campagna informativa dei cittadini e degli imprenditori sull'importanza dell'acqua e sui sistemi per consumarne il meno possibile a parità di soddisfacimento del bisogno;

a questo scopo è necessario un forte, continuo e non episodico intervento di coordinamento del Governo con direttive precise e sanzioni per chi non le rispetta, da mettere in campo continuativamente e non nei periodi di emergenza,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, in linea con l'impegno del Governo in fatto di sicurezza del territorio, intendano vigilare, affinché vi sia, realmente, la realizzazione della missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche e, pertanto, intendano coordinarsi con il responsabile della struttura di missione, al fine di conoscere lo stato dell'arte dei vari piani elaborati.

(4-07899)

RISOLUZIONE OLIVERIO, PD CAMERA, SU DISPONIBILITÀ DELLA RISORSA ACQUE PER L’AGRICOLTURA IRRIGUA

Atto Camera

 

Risoluzione conclusiva 8-00249

presentato da

OLIVERIO Nicodemo Nazzareno

testo di

Mercoledì 26 luglio 2017 in Commissione XIII (Agricoltura)

Risoluzioni 7-01292 Oliverio, 7-01296 Gallinella, 7-01299 Russo: Interventi per fronteggiare la scarsità delle risorse idriche a uso irriguo.

RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE

   La XIII Commissione,
premesso che:
l'impatto economico e sociale derivante dai cambiamenti climatici è una questione ormai ineludibile anche in considerazione dell'incremento, in frequenza ed intensità, degli eventi meteorologici estremi;
le crisi ambientali connesse ai cambiamenti climatici e la scarsità di risorse idriche rappresentano fonti di rischio per l'economia mondiale. In tale situazione particolare rilevanza assumono le misure decise nell'ambito dell'accordo internazionale di Parigi per un'azione collaborativa volta a contrastare il surriscaldamento del clima terrestre;
l'Unione europea ha più volte rimarcato l'improcrastinabile esigenza di azioni per mitigare le conseguenze del cambiamento climatico, nel cui spettro rientra prepotentemente l'irrigazione quale imprescindibile strumento per garantire la sicurezza alimentare e per contrastare la desertificazione, senza trascurare il ruolo svolto nel settore delle energie rinnovabili;
le anomalie climatiche che si registrano ormai da tempo nel nostro Paese, ed in particolare l'incremento della temperatura e la scarsità di pioggia che segnano la corrente stagione estiva, determinano un aumento considerevole delle necessità irrigue degli allevamenti e delle coltivazioni, molte delle quali sono già irrimediabilmente devastate dal caldo e dalla siccità, con una prima stima dei danni, in base all'ultimo monitoraggio predisposto da Coldiretti, che si attesta intorno ai due miliardi di euro;
l'assenza protratta di pioggia sul territorio italiano ha causato un vero e proprio allarme siccità che, ormai, ha raggiunto oltre i due terzi della superficie agricola nazionale, toccando praticamente tutte le regioni, seppur con diversa intensità;
l'impiego dell'acqua in agricoltura è fondamentale per la produttività del settore nonché elemento imprescindibile per la qualità stessa delle produzioni ed è per questo che occorre promuovere un uso sostenibile delle risorse idriche;
al fine di impiegare le risorse idriche in maniera sempre più efficiente il servizio Irriframefornisce tutte le informazioni per un uso oculato ed efficiente dell'acqua, con l'obiettivo di giungere a consistenti risparmi mantenendo elevata, od addirittura migliorando, la produttività delle colture;
la programmazione e la pianificazione in campo irriguo sono elementi indispensabili all'utilizzo razionale dell'acqua e il sistema informativo Sigrian dovrebbe essere ulteriormente potenziato in quanto in grado di registrare dati a livello di bacino, di regione e di ente irriguo;
sono necessari interventi diffusi sul territorio, finalizzati, da un lato, a ridurre i gravissimi danni derivanti dal mutato regime delle piogge che crea dissesto idrogeologico e, dall'altro, a porre in essere politiche finalizzate a consentire disponibilità di risorse idriche indispensabili non solo all'agricoltura ma a tutte le attività industriali, commerciali e turistiche;
il settore primario, in tale contesto, appare particolarmente esposto sia per quanto riguarda le produzioni, perché la distribuzione delle piogge non è conforme alle esigenze vegetative delle piante, sia con riguardo specifico ai livelli qualitativi che devono caratterizzare le produzioni per rispondere idoneamente alla concorrenza dei mercati;
in Italia la piovosità media annuale è circa 1.000 millimetri, ma in alcune aree piovono 2.000 millimetri e in altre 300 millimetri. Il cambiamento climatico in atto determina un'intensità delle precipitazioni, con punte anche superiori a 300 millimetri al giorno (3.000 mc/ettaro), da novembre a febbraio e gravi carenze nel periodo primaverile/estivo, quando l'acqua risulta fondamentale per l'agricoltura, il turismo, la produzione energetica;
nel nostro Paese, inoltre, la situazione è ulteriormente aggravata dalla drastica riduzione delle precipitazioni nevose nei mesi invernali, considerato che le nevicate di febbraio marzo non hanno lo stesso valore, in quanto la neve, a causa delle temperature primaverili, non riesce a stratificarsi e ad assicurare le necessarie fluenze estive nei corsi d'acqua;
la perdurante siccità e le temperature sopra la media stagionale determinano gravi danni alle falde che in alcune zone registrano un abbassamento notevolissimo, con conseguente forte aumento delle probabilità di intrusione del cuneo salino;
secondo quanto recentemente affermato dal presidente della Fondazione centro studi del Consiglio nazionale dei geologi (Cng), e da quanto esposto dai rappresentanti delle Associazioni interessate alla disponibilità di acque irrigue per l'agricoltura udite in Commissione, il perdurare della scarsezza nelle precipitazioni avrebbe comportato, tra l'altro, un abbassamento dei livelli d'acqua in fiumi, negli invasi e nelle falde sotterranee e, nonostante la periodicità del fenomeno, non sarebbe stato ancora possibile addivenire ad una strategia efficiente di contenimento del fenomeno;
la situazione risulta particolarmente preoccupante in Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, insomma praticamente in tutto il Paese;
nelle più qualificate sedi tecnico-scientifiche ed istituzionali è emersa già da tempo l'esigenza di indispensabili interventi finalizzati all'ammodernamento di importanti impianti pubblici esistenti, di azioni di manutenzione straordinaria e di introduzione di innovazioni tecnologiche finalizzate sia a una migliore efficienza degli impianti irrigui, che alla raccolta delle acque per evitarne la dispersione a mare durante le stagioni di pioggia, con la realizzazione, ad esempio, di casse di espansione e l'utilizzazione di cave dismesse;
in tale ambito particolare attenzione dovrà essere prestata alla valorizzazione di quei progetti con ridotto impatto ambientale, capaci di ottimizzare l'utilizzo della risorsa idrica in contesti caratterizzati da opere idrauliche ed infrastrutture esistenti, anche attraverso la realizzazione di centrali mini-idro capaci di essere installate su salti già esistenti siano essi canali o condotte;
già nel 2005, con l'approvazione del Piano irriguo nazionale era chiara la necessità di operare uno stretto coordinamento tra le amministrazioni competenti nell'uso delle risorse idriche, con l'obiettivo di un'unica programmazione delle opere del settore idrico, di carattere intersettoriale e di rilevanza nazionale;
dal 2007 ad oggi sono stati erogati oltre 1.012 milioni di euro che hanno permesso un primo ammodernamento dei sistemi irrigui di vastissimi comprensori, il passaggio a forme di irrigazione sempre più efficienti, la creazione di invasi di notevoli dimensioni;
con il decreto-legge 5 maggio 2015, n. 51, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 luglio 2015, n. 91, è stata soppressa la gestione commissariale dell'Agenzia per la promozione dello sviluppo del Mezzogiorno Agensud, trasferendo le relative funzioni ai competenti dipartimenti e direzioni del Ministero delle politiche agricole, al fine di garantire la realizzazione delle strutture irrigue;
di recente, il Governo ha destinato nell'ambito del piano di sviluppo rurale nazionale 300 milioni di euro per il finanziamento di azioni nel settore irrigazione, finalizzandoli al miglioramento dell'efficienza del sistema di reti pubbliche di distribuzione irrigua ed al completamento degli impianti;
ulteriori 295 milioni sono stati stanziati con delibera CIPE del 1 dicembre 2016, destinati al finanziamento del «sotto piano investimenti irrigui» all'interno del Piano operativo dell'agricoltura;
a questi finanziamenti si aggiungono 107,65 milioni per la realizzazione di interventi riguardanti infrastrutture irrigue in base a quanto disposto da un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in corso di pubblicazione emanato in attuazione del Fondo per lo sviluppo infrastrutturale del Paese di cui all'articolo 1, comma 140, della legge di bilancio 2017;
ulteriori e significative risorse sono previste nel Fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese e sono destinate al rinnovo e alla manutenzione della rete irrigua; in tale ambito risulta indispensabile procedere al completamento delle infrastrutture necessarie all'irrigazione, come gli invasi, molti dei quali risultano ancora incompleti o non collaudati, riconoscendo in tale ambito il ruolo fondamentale che svolgono i consorzi di bonifica e irrigazione che, in regime di sussidiarietà e di autogoverno, con le loro attività polivalenti diffuse sul territorio, provvedono a realizzare e gestire azioni finalizzate nel contempo alla sicurezza territoriale, alimentare ed ambientale;
a fronte di un impegno particolarmente rilevante nel settore, risulta necessario un coordinamento dell'azione governativa per disporre nella maniera più efficiente possibile delle risorse stanziate, accelerando e coordinando gli interventi previsti al fine di realizzare in tempi rapidi una vera e propria nuova infrastrutturazione irrigua del sistema Paese;
nell'immediato occorre, altresì, attivare ogni forma di ristoro utile per le aziende agricole colpite dalla siccità, prevedendo che le stesse possano accedere ai benefici del Fondo di solidarietà, inclusa la sospensione del pagamento dei contributi previdenziali, anche se non hanno stipulato una polizza assicurativa;
occorre, altresì, attivarsi in sede europea affinché la Commissione europea autorizzi l'erogazione degli anticipi sui pagamenti diretti e sulle misure connesse allo sviluppo rurale, chiedendo l'applicazione di una deroga sul greening che permetta agli agricoltori di utilizzare i terreni lasciati a riposo per il pascolo anche nei periodi in cui tale pratica non è ammessa,

impegna il Governo:

   a istituire una cabina di regia presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestale sul rinnovamento delle infrastrutture irrigue, anche con la partecipazione dei rappresentanti delle associazioni di categoria maggiormente rappresentative e dell'ANBI, al fine di meglio monitorare l'attuazione del piano di interventi e per coordinare e programmare i fondi destinati all'emergenza irrigua, attualmente pari a circa 700 milioni e definire le priorità di un nuovo piano di investimenti da programmare nel breve-medio periodo;
a destinare risorse aggiuntive straordinarie alla realizzazione di interventi infrastrutturali mirati a raccogliere l'acqua in eccesso e a conservarla per il periodo primaverile/estivo;
ad accelerare le procedure necessarie al tempestivo utilizzo delle risorse finanziarie già disponibili per il settore irriguo, tenuto conto della esistenza di idonei progetti già cantierabili che saranno presentati a fronte del bando la cui scadenza è fissata per il 31 agosto 2017 presso i consorzi di bonifica, velocizzando il completamento delle opere irrigue e provvedendo a pubblicare e ad aggiornare costantemente l'avanzamento dei lavori al fine di registrare i progressi compiuti;
a procedere con urgenza ad un monitoraggio degli invasi incompiuti, non funzionanti o non collaudati al fine di valutare le reali necessità dell'infrastruttura;
a indirizzare, tenuto conto della competenza regionale, specifiche risorse alla progettazione e realizzazione di tecniche innovative di ricarica degli acquiferi e di gestione delle risorse idriche a fini irrigui, attualmente nel patrimonio conoscitivo e progettuale dei consorzi di bonifica;
ad adottare le iniziative di competenza per accelerare le procedure di erogazione delle risorse destinate alle opere irrigue dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri concernente la ripartizione del fondo di cui all'articolo 1, comma 140, della legge 11 dicembre 2016, n.232, in via di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale;
a confermare la destinazione originaria delle risorse assegnate dapprima all'Agenzia per la promozione dello sviluppo del Mezzogiorno e poi trasferite al Ministero delle politiche agricole, mantenendo nei territori di destinazione originaria l'impiego dei relativi importi finanziari;
a introdurre misure che consentano di assicurare forme di riduzione dell'uso dell'acqua in agricoltura, al tal fine favorendo la diffusione di meccanica e tecnologia di precisione che consenta di monitorare l'uso di acque reflue e di irrigazione, utilizzando, a tal fine, i risultati attesi dall'attuazione del Piano straordinario di ricerca del Crea dedicato specificatamente allo sviluppo del progetto «AgriDigit-Agricoltura digitale», aggiornando i dati presenti nel Sigrian e potenziando l'utilizzo della rete Irriframe;
a prevedere lo stanziamento di risorse specificamente destinate ai settori della ricerca nel campo dell'agricoltura, con particolare riferimento all'implementazione di possibili strategie di razionalizzazione del consumo di acqua e della pratica del riutilizzo a fini irrigui nei momenti di siccità.
a favorire, mediante l'individuazione di apposite risorse, la realizzazione di impianti aziendali per la raccolta, lo stoccaggio e l'uso irriguo sostenibile e ad alta efficienza della risorsa irrigua anche con progetti capaci di ottimizzare l'utilizzo della risorsa idrica in contesti caratterizzati da opere idrauliche ed infrastrutture esistenti, anche attraverso la realizzazione di centrali mini-idro capaci di essere installate su salti già esistenti siano essi canali o condotte;
ad assicurare, anche attraverso il reperimento di risorse finanziarie aggiuntive, ogni forma di ristoro utile per le aziende agricole colpite dalla siccità, prevedendo che le stesse possano accedere ai benefici del Fondo di solidarietà anche se non hanno stipulato una polizza assicurativa, disponendo, altresì, la sospensione del pagamento dei contributi previdenziali e dei mutui anche agli agricoltori assicurati;
ad attivarsi in sede europea affinché la Commissione europea autorizzi l'erogazione degli anticipi sui pagamenti diretti e sulle misure connesse allo sviluppo rurale, chiedendo l'applicazione di una deroga sul greening che permetta agli agricoltori di utilizzare i terreni lasciati a riposo per il pascolo anche nei periodi in cui tale pratica non è ammessa;
ad impegnarsi ulteriormente in sede europea affinché in previsione della riforma della PAC, anche a partire dal regolamento cosiddetto omnibus, il tema della disponibilità della risorsa acque per l'agricoltura irrigua sia adeguatamente affrontato anche nell'ottica dei Paesi che maggiormente fanno ricorso all'irrigazione.
(8-00249) «Oliverio, Gallinella, Russo, Sani, L'Abbate, Schullian, Luciano Agostini, Antezza, Benedetti, Massimiliano Bernini, Capozzolo, Carra, Catanoso, Cova, Dal Moro, Di Gioia, Fabrizio Di Stefano, Falcone, Ferrari, Fiorio, Gagnarli, Lupo, Marrocu, Mongiello, Palma, Parentela, Prina, Romanini, Taricco, Tentori, Terrosi, Venittelli, Zanin, Mucci, Zaccagnini».

ODG DONNO, M5S SENATO, SU SOLUZIONI PER IL CONTENIMENTO DEL RISCHIO CONNESSO AI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Atto Senato

 

Ordine del Giorno 9/2860/17

presentato da

DANIELA DONNO
mercoledì 26 luglio 2017, seduta n. 866

Il Senato,
in sede d'esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, recante disposizioni urgenti perla crescita economica nel Mezzogiorno (A.S. 2860);
premesso che:
il capo I del decreto in esame reca disposizioni in materia di misure di sostegno alla nascita e alla crescita delle imprese nel Mezzogiorno;
in particolare l'articolo 2 reca misure e interventi finanziari a favore dell'imprenditoria giovanile in agricoltura e di promozione delle filiere del Mezzogiorno;
considerato che:
come reso noto dall'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima quella trascorsa "è stata fa seconda primavera più calda dal 1800 ad oggi, con una anomalia di +1.9ºC rispetto alla media del periodo di riferimento 1971-2000, preceduta solo dalla primavera 2007 (+ 2.2ºC) [...] Maggio è stato l'ennesimo mese che ha fatto registrare precipitazioni al di sotto della media, portando la primavera 2017 ad essere la terza più asciutta dal1800 ad oggi) con un deficit di quasi il 50 per cento rispetto alla media del periodo di riferimento 1971-2000." Ciò non fa che aggravare una situazione siccitosa che si protrae ormai dall'inizio dell'inverno;
a giugno nel sud Italia le precipitazioni sono risultate in calo del 40 per cento e le temperature massime . superiori di 1,7 gradi la media di riferimento creando una situazione di criticità diffusa sul territorio dell'Italia meridionale dalla Puglia alla Campania) dalla Calabria alla Sicilia fino alla Sardegna;
le precipitazioni nel Mezzogiorno erano risultate scarse anche a maggio (- 53 per cento), a aprile (- 43 per cento), a marzo (- 64 per cento) e febbraio (- 39 per cento) con il risultato di un abbassamento del livello di acqua negli invasi ed una aridità diffusa nei campi;
il crollo dei raccolti nelle campagne meridionali, dal grano al pomodoro fino alle olive, per la prolungata siccità mette a rischio gli investimenti avviati per l'annata agraria con una diminuzione del livello occupazionale per il calo delle giornate lavorative offerte dall'agricoltura;
in Puglia nei 4 invasi foggiani di Occhito, Capacciotti, Capaccio, Osento a metà giugno il livello di metri cubi d'acqua era pari a 230 milioni di metri cubi d'acqua, contro i 267 dello stesso periodo del 2016, con un calo di 36,9 milioni) secondo l'elaborazione di Coldiretti dei dati forniti dal Consorzio di Bonifica della Capitanata. Nelle campagne della provincia di Bari si registrano danni ingenti soprattutto sull'altopiano della Murgia dove è stata chiesta la dichiarazione di stato di calamità per un crollo dal 30 per cento minimo con punte fino al 70 per cento della produzione di grano. Difficoltà si registrano gli agrumeti a Taranto, i vigneti di uva da tavola e da vino in tutte le province, il pomodoro a Foggia.
in Calabria nel crotonese rischia di non esserci più acqua sufficiente negli invasi silani per poter garantire l'irrigazione utile ad avviare le coltivazioni invernali di ortaggi ma è già in sofferenza l'olivicoltura regionale;
in Campania è stato chiesto il riconoscimento dello stato di calamità per la siccità che ha colpito il territorio che sta provocando notevoli danni alla produzione agricola regionale, che hanno superato la soglia del 30 per cento;
in Sardegna l'assenza di piogge sta condizionando tutti i settori agricoli, con perdite nella produzione di oltre il 40 per cento;
con il prolungarsi dell'assenza di pioggia al sud l'allarme siccità si è ormai esteso ad oltre i 2/3 della superficie agricola nazionale interessando praticamente tutta la Penisola con danni alle campagne che nel 2017 hanno superato a livello nazionale Il miliardo di euro, tra crisi idrica e maltempo;
inoltre, secondo quanto precisato dal Wwf, "oggi circa un quinto del territorio nazionale italiano viene ritenuto a rischio desertificazione: quasi il 21 per cento del territorio del quale almeno il 41 per cento si trova nelle regioni dell'Italia meridionale, come Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia, ma sono coinvolte anche aree in altre regioni come l'Emilia-Romagna, le Marche, l'Umbria e l'Abruzzo",
impegna il Governo:
a predisporre idonee misure economiche a sostegno degli operatori agricoli che hanno subito ingenti perdite di produzione;
a predisporre urgentemente un piano di azioni volto a individuare immediate soluzioni per il contenimento del rischio connesso ai cambiamenti climatici registrati, a soddisfare il fabbisogno idrico nelle aree rurali colpite nonché a promuovere una virtuosa politica gestionale delle acque lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto, in un'ottica di tutela e garanzia della competitività del settore agroalimentare italiano.
(numerazione resoconto Senato G2.103)
(9/2860/17)
DONNO, PETROCELLI, MANGILI, BULGARELLI, LEZZI, PUGLIA

INTERROGAZIONE CATANOSO, FI-PDL CAMERA, SU PAGAMENTI AGEA

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-17477

presentato da

CATANOSO Basilio

testo di

Mercoledì 26 luglio 2017, seduta n. 842

CATANOSO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
com’è noto, gli elenchi regionali delle domande ammesse ed escluse sono subordinati ai controlli che Agea, organismo pagatore, deve svolgere;
con le verifiche svolte da Agea, viene accertato il rispetto delle condizioni di ammissibilità e degli impegni specifici e speciali che vengono richiesti per l'adesione al sistema dell'agricoltura biologica;
lo scopo finale dei controlli informatici sulle domande dei partecipanti al bando è quello di determinare le modalità di pagamento da parte di Agea per le domande ammesse; le procedure, infatti, sono due: la procedura di pagamento automatizzato, tramite bonifico diretto su conto corrente indicato nella domanda, e la procedura di pagamento manuale, procedura gestita a livello regionale con un doppio passaggio Agea/regione;
nel caso specifico della misura 11, operazioni 11.1 e 11.2 agricoltura biologica – bando 2015, gli elenchi regionali delle domande ammesse ed escluse sono stati pubblicati sul sito del PSR Sicilia 2014/2020 il 16 ottobre 2016 e, successivamente alla conclusione dell'esame dei ricorsi presentati da alcune ditte escluse, in data 27 gennaio 2017;
i ritardi che si sono registrati nei pagamenti sono attribuibili a problematiche manifestatesi nel corso delle verifiche informatiche che Agea e le sue società partner hanno messo in atto per determinare i pagamenti ad istruttoria automatizzata e manuale;
un solo decreto di pagamento è stato emesso, ad oggi, per la misura 11 del bando 2015. A fronte delle 5.300 domande rilasciate, sono state liquidate solo 908 aziende e per molte aziende sono stati pagati premi più bassi di quelli spettanti;
inoltre, per la determinazione dei pagamenti automatizzati e manuali, sono emerse altre anomalie che hanno generato un alto numero di domande negative e, quindi, non pagabili direttamente;
la regione siciliana e il competente assessorato regionale dell'agricoltura hanno più volte ed in diverse modalità sollecitato gli uffici di Agea al fine di cercare di risolvere le problematiche manifestatesi in relazione ai controlli informatici per i pagamenti automatizzati;
a fronte dello stato di estrema crisi del settore agricolo e biologico nazionale, e siciliano in particolar modo, non è più tollerabile che Agea non sia ancora riuscita ad elevare la percentuale di domande pagabili automaticamente;
ancor più grave è il fatto che Agea non abbia ancora fornito una data certa per la chiusura dei controlli e l'effettiva disponibilità degli applicativi informatici, sul portale Sian, per poter gestire le domande in istruttoria manuale, non appena la stessa Agea procederà ad effettuare un ricalcolo in relazione alla procedura automatizzata;
a giudizio dell'interrogante, il Ministro interrogato dovrebbe porre in essere ogni idonea iniziativa al fine di autorizzare l'erogazione, in via provvisoria ed in attesa dei controlli successivi e delle opportune verifiche, di un anticipo pari al 70/75 per cento dell'importo del beneficio richiesto da ogni singolo agricoltore;
il saldo verrebbe emesso, in tal modo, a debito o a credito successivamente ai doverosi controlli e alle opportune verifiche: gli agricoltori italiani non possono essere gli unici a subire tali ritardi a causa della malfunzionante organizzazione della pubblica amministrazione –:
quali iniziative intenda adottare il Ministro interrogato per risolvere le problematiche esposte in premessa. (4-17477)

INTERROGAZIONE PUGLIA, M5S SENATO, SU TRACCIABILITÀ MOZZARELLA DI BUFALA

Atto Senato

 

Interrogazione a risposta orale 3-03926

presentata da

SERGIO PUGLIA
giovedì 27 luglio 2017, seduta n.868

PUGLIA, DONNO, MORONESE, NUGNES, MANGILI, LEZZI, SCIBONA, BUCCARELLA, GIARRUSSO, SERRA, ENDRIZZI - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute - Premesso che:

la mozzarella di bufala campana DOP è un particolare formaggio prodotto secondo un disciplinare registrato quale regola produttiva obbligatoria, a norma del regolamento (CE) n. 510/2006 del 20 marzo 2006, che attiene alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d'origine dei prodotti agricoli e alimentari;

gli allevatori, produttori di latte di bufala, hanno sempre sostenuto che per contrastare la sofisticazione alimentare e le frodi commerciali, sia nella produzione della mozzarella di bufala DOP che in quella non DOP, fosse sufficiente una tracciabilità certificata della produzione del latte di bufala nazionale e della mozzarella ricavata, mettendo ordine ed equilibrio sia nel mercato del latte di bufala che in quello della mozzarella DOP e non DOP a salvaguardia proprio dei produttori corretti e rispettosi della qualità;

il decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116, all'articolo 4, ha introdotto la tracciabilità obbligatoria della produzione del latte e della mozzarella di bufala su tutto il territorio nazionale;

in applicazione di tale norma, è stato attivato, in collaborazione tra Regione Campania, Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministero della salute e Istituto sperimentale zooprofilattico del Mezzogiorno, il portale "tracciabilitabufala" ove vengono raccolti i dati di produzione giornalieri sia degli allevatori che dei trasformatori di tutta Italia;

trascorsi oltre 2 anni e nonostante i notevoli passi in avanti fatti dalla filiera, i risultati sono ancora parziali e non ancora pienamente soddisfacenti e non sono disponibili report completi per valutare l'andamento delle produzioni della mozzarella;

a parere degli interroganti, per ovviare a tali disfunzioni, basterebbe che tutti i soggetti industriali (trasformatori) inseriti nel sistema di controllo della mozzarelle di bufala campana DOP e non DOP trasmettessero i dati di produzione giornaliera (comunicati a cadenza giornaliera o settimanale) direttamente sul portale della tracciabilità del latte bufalino, eliminando la deroga per i caseifici DOP che attualmente provvedono all'immissione dei dati per il tramite dell'ente di certificazione DQA (Dipartimento qualità agroalimentare). Tale modalità, apparentemente di semplificazione, di fatto vanifica la possibilità di avere statistiche e report immediati dell'effettiva utilizzazione del latte e della produzione di mozzarella DOP che si può desumere solo separatamente dai dati del consorzio;

l'istituzione della tracciabilità del latte e delle produzioni casearie derivanti dalla trasformazione ha sempre mirato ad assicurarsi della corrispondenza tra i volumi di latte prodotto in areali DOP e non DOP e i volumi di produzioni casearie ottenute nel rispetto del disciplinare per il DOP e delle normative commerciali sulla restante produzione. La rilevazione della produzione di latte giornaliera e dei capi munti permette di avere un dato soddisfacente che assicura anche controlli di congruità immediati; avere il dettaglio di quanto produca ogni singolo capo non assicura, ai fini di questa tracciabilità, alcuna informazione aggiuntiva che possa giustificare anche investimenti in mezzi di rilevazione e controllo che non tutte le stalle sono in condizione di permettersi e di gestire,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

quali iniziative intendano assumere, al fine di garantire efficacia al sistema di tracciabilità e se tale risultato si possa ottenere semplificando le comunicazioni richieste agli allevatori, non richiedendo la produzione del latte di bufala per singolo capo, eliminando le deroghe oggi previste, nonché richiedendo a tutti i caseifici di provvedere direttamente alla dichiarazione dei dati di produzione tramite il portale "tracciabilitabufala".

(3-03926)

INTERROGAZIONE FANTINATI, M5S CAMERA, SU TUTELA PRODUZIONE DI PESCHE ITALIANE NEI MERCATI ESTERI

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-17498

presentato da

FANTINATI Mattia

testo di

Giovedì 27 luglio 2017, seduta n. 843

FANTINATI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
l'Italia è tra i primi produttori di ortofrutta in Europa, con un quantitativo prodotto di circa 36 milioni di tonnellate, di cui 18 milioni di frutta, 14 di ortaggi e 4 milioni di agrumi;
l'anomalo andamento climatico di quest'anno ha alterato i tempi di maturazione delle colture ortofrutticole provocando uno squilibrio della produzione in diverse aree del bacino del Mediterraneo, mettendo a serio rischio la redditività degli agricoltori italiani senza i quali non ci sarebbe più materia prima per l'agroalimentare made in Italy, fatto che ridimensionerebbe inevitabilmente la filiera nazionale del settore;
in Veneto, nel 2016, la produzione agricola ha raggiunto un valore di 5,5 miliardi di euro e l'attuale crisi delle aziende ortofrutticole veronesi mette seriamente a rischio circa 40.000 posti di lavoro tra settore agricolo, commercio, servizi e produzioni dedicate, come imballaggi, trasporti e distribuzione;
nel Veronese, una crisi senza precedenti sta colpendo le colture di pesche e nettarine, che restano invendute e, in qualche caso, non vengono neppure raccolte, pregiudicando il futuro di circa 2.300 aziende agricole a causa della caduta dei prezzi;
secondo Confagricoltura Verona «il mercato europeo è invaso da prodotto proveniente da Spagna e Grecia, proposto a prezzi stracciati, e quello italiano non ha sbocchi di vendita. Una situazione drammatica, che sta portando molti produttori in provincia di Verona a procedere all'espianto degli alberi, ritenendo che non sia più sostenibile mantenere i frutteti senza prospettive di una ripresa del settore. Andando avanti di questo passo ci sarà l'abbandono delle campagne come luogo di lavoro, con la scomparsa di buona parte delle strutture di servizio attuali» –:
quali iniziative s'intendano adottare per far fronte alla grave crisi che ha colpito la produzione di pesche nel Veronese;
se il Governo non ritenga necessario promuovere iniziative a tutela della produzione di pesche italiane sui mercati esteri. (4-17498)

INTERROGAZIONE NARDUOLO, PD CAMERA, SU PECULIARITÀ CONTRATTUALI DEI LAVORATORI DEGLI ENTI PUBBLICI DI RICERCA COME IL CREA

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-17515

presentato da

NARDUOLO Giulia

testo di

Venerdì 28 luglio 2017, seduta n. 844

NARDUOLO, ZARDINI e ROTTA. — Al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) è il principale ente di ricerca pubblico dedicato all'agroalimentare ed è vigilato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali;
è attivo in tutti i settori dell'agroalimentare, con grande attenzione anche all'innovazione tecnologica, nonché alla sostenibilità ambientale e socio-economica delle produzioni; è il terzo ente di ricerca più grande d'Italia (con circa 2000 dipendenti di ruolo), ottavo ente di ricerca in Europa, un'eccellenza nel settore dell'agroalimentare;
il Crea conta 755 lavoratori precari (circa il 20 per cento del personale totale): di essi l'83 per cento ha un'anzianità superiore ai 5 anni, il 30 per cento supera i 10 anni, con picchi massimi di 28 anni. Nel corso degli anni le forme contrattuali attivate sono state svariate: dagli assegni di ricerca, alle borse di studio, ai contratti di collaborazione coordinata e continuativa, ai contratti interinali ed esternalizzati, ai contratti a tempo determinato. Questa difformità di forme contrattuali, legata a esigenze progettuali e soprattutto alle disponibilità economiche dei gruppi di ricerca, ha comportato una disparità non solo nelle retribuzioni, ma soprattutto nei diritti di cui i lavoratori hanno potuto o meno godere. In aggiunta, molto spesso tra un contratto e l'altro, si sono verificate sospensioni anche di vari mesi, dando luogo quindi a periodi di disoccupazione;
l'articolo 20 del Testo unico della riforma sul Pubblico Impiego di recente approvazione (decreto legislativo del 25 maggio 2017, n. 75) ha delineato gli strumenti per superare il precariato nelle pubbliche amministrazioni; nello specifico, il comma 1 del presente articolo prevede che, per essere assunto a tempo indeterminato, il personale deve possedere tutti i requisiti specificati nelle lettere a)b) e c);
in particolare, la lettera c) del comma 1 del suddetto articolo dispone che il personale deve avere «maturato, al 31 dicembre 2017, alle dipendenze dell'amministrazione che procede all'assunzione, almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto anni». Non appare tuttavia alcuna puntualizzazione in merito alla tipologia di contratto a cui si fa riferimento, come invece chiaramente specificato nelle lettere a) e b) (contratto a tempo determinato) –:
se il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione ritenga di emanare una circolare esplicativa riferita al comma 1 dell'articolo 20 del decreto legislativo del 25 maggio 2017, n. 75, dando un'interpretazione estensiva della norma e tenendo conto delle peculiarità contrattuali dei lavoratori degli enti pubblici di ricerca come il Crea vale a dire considerando validi per il raggiungimento del requisito di tre anni di servizio previsto dalla lettera c) del suddetto articolo, anche contratti di lavoro diversi dal tempo determinato (assegno di ricerca, borsa di studio, contratto di collaborazione coordinata e continuativa e altro), in quanto ciò permetterebbe di allargare la platea di personale precario con possibilità di stabilizzazione che può avere accesso a quanto previsto dal comma 1, riducendo peraltro notevolmente i costi per l'avvio di procedure concorsuali riservate necessarie per l'attivazione della disposizione di cui al comma 2 del suddetto articolo. (4-17515)