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Agroalimentare

L'agricoltura in Parlamento, atti di indirizzo e controllo di Camera e Senato

Le interrogazioni, risoluzioni, interpellanze e odg a tutela del made in Italy agroalimentare
Roma, 03 Aug 2017 06:57:00
fonte: AGV NEWS/AGRICOLAE

AGRICOLAE riporta nel link qui di seguito le interrogazioni, le interpellanze, gli ordini del giorno e le risoluzione che vengono quotidianamente presentati alla Camera e al Senato a tutela del made in Italy agroalimentare. Pesca, agricoltura e industria alimentare in primo piano per i deputati e i senatori che lavorano gomito a gomito o uno contro l'altro, per cambiare la vita di chi lavora di terra e di mare. Qui a seguire il testo integrale

INTERPELLANZA SCUVERA, PD CAMERA, SU RIMEDIO ALLA CRISI IDRICA DEL TICINO

Atto Camera

 

Interpellanza urgente 2-01907

presentato da

SCUVERA Chiara

testo di

Martedì 1 agosto 2017, seduta n. 846

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per sapere – premesso che:
secondo i dati del Consorzio del Ticino dei 264 metri cubi al secondo che entrano nel fiume, ne restano appena 14 dopo i prelievi destinati all'agricoltura, quota imposta da una normativa del 2010 al di sotto della quale si rischia il collasso: infatti, il livello di 14 metri cubi al secondo corrisponde al deflusso minimo vitale (Dmv);
importante riduzione di portata sarebbe determinata dalla bassa affluenza di acqua che si riversa dalla Svizzera nel lago Maggiore, causata da una siccità ormai cronica e dalla scarsità dei ghiacciai ritiratisi e dalla mancanza di nevicate nel periodo invernale, che in questi giorni ha raggiunto il minimo storico di 44,2 metri cubi, record che supera quello negativo del 2006 che corrispondeva a 50,8 metri cubi;
il parco del Ticino, come riportato da organi di stampa, lancia l'allarme: si sta verificando uno svuotamento molto accelerato del lago Maggiore che si abbassa di quasi 10 centimetri al giorno, contro i 4-5 centimetri degli anni scorsi;
in base alla misurazione effettuata a Sesto Calende, 10 centimetri corrispondono a 20 milioni di metri cubi, esattamente a 20 miliardi di litri: dati preoccupanti considerando che si è solo alla fine di luglio;
se i ritmi di uscita si manterranno sulle cifre suesposte, si metteranno a rischio l'ecosistema del parco e l'agricoltura, entrambi già in forte sofferenza;
il parco del Ticino chiede l'aumento del livello di regolazione massima del lago Maggiore, che ora è a 1 metro, con deroga a 1,25. La richiesta è di portarlo a metri 1,50 al di sopra dello zero idrometrico di Sesto Calende, appena possibile alle prossime auspicabili piogge, che corrisponderebbe a 52 milioni di metri cubi di acqua in più, in modo da avere una riserva idrica provvidenziale per l'ecosistema, l'agricoltura e le attività produttive;
si richiama l'interpellanza n. 2-01245 sottoscritta da 32 deputati del Partito Democratico e la relativa risposta del Governo in cui si descriveva la cosiddetta sperimentazione –:
come il Ministro interpellato intenda procedere per porre rimedio alla crisi idrica del Ticino, tutelando il parco riconosciuto dall'Unesco come riserva della biosfera e salvaguardando flora e fauna di quell'ecosistema che annovera 50 specie già in condizioni di rischio, e quali siano i risultati della sperimentazione messa in atto.
(2-01907) «Scuvera, Ferrari, Prina, Zardini, Gasparini, Falcone, Garavini, La Marca, Braga, De Maria, Arlotti, Bratti, Giuseppe Guerini, Marantelli, Narduolo, Iori, Bergonzi, Gianni Farina, Cinzia Maria Fontana, Lorenzo Guerini, Cassano, Casati, Misiani, Camani, Carra, Rampi, Sbrollini, Terrosi, Bombassei, Quintarelli, Preziosi».

ODG IANNUZZI, MISTO CAMERA, SU IMPATTO MISURA A SOSTEGNO DELL’AUTOIMPRENDITORIALITÀ GIOVANILE

Atto Camera

 

Ordine del Giorno 9/04601/003

presentato da

IANNUZZI Cristian

testo di

Martedì 1 agosto 2017, seduta n. 846

La Camera,
premesso che:
l'articolo 1 del disegno di legge di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, recante disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno (C. 4601 Governo, approvato dal Senato) contempla forme di incentivazione per i giovani del Mezzogiorno, per promuovere la costituzione di nuove imprese nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. La misura, denominata «Resto al Sud» e rivolta ai giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni, consiste per il 35 per cento in erogazioni a fondo perduto e per il 65 per cento in un prestito a tasso zero da rimborsare, complessivamente, in otto anni di cui i primi due di preammortamento;
in particolare, al comma 10 sono indicate le attività imprenditoriali che vengono finanziate: produzione di beni nei settori dell'artigianato e dell'industria, della pesca e dell'acquacoltura, ovvero relative alla fornitura di servizi, ivi compresi i servizi turistici. Sono escluse dal finanziamento le attività libero professionali e del commercio ad eccezione della vendita dei beni prodotti nell'attività di impresa,

impegna il Governo

a monitorare l'impatto della misura a sostegno dell'autoimprenditorialità giovanile recata dalla formulazione dell'articolo 1, comma 10, tanto in termini di impulso alla dinamica del sistema di impresa, quanto in termini occupazionali e, a livello nazionale e, con particolare riferimento all'area del Mezzogiorno, del tiraggio e degli effetti del «Piano Industria 4.0» tanto in termini di investimenti in attrezzature, macchine e prodotti della proprietà intellettuale, quanto in termini di incremento di produttività e di valore aggiunto, al fine di favorire l'integrazione tra il suddetto Piano e il complesso delle misure utili all'ampliamento e all'innovazione del tessuto produttivo territoriale.
9/4601/3. (Testo modificato nel corso della seduta) Cristian Iannuzzi.

ODG CIRACÌ, MISTO CAMERA, SU CONTRASTO ALLA DIFFUSIONE DELLA XYLELLA FASTIDIOSA

Atto Camera

 

Ordine del Giorno 9/04601/097

presentato da

CIRACÌ Nicola

testo di

Martedì 1 agosto 2017, seduta n. 846

La Camera,
premesso che:
il testo in esame reca la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91 «Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno»;
l'articolo 2 mira a favorire il ricambio generazionale e lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile in agricoltura nelle regioni del Mezzogiorno;
l'articolo 2-bis. – (Interventi urgenti a favore della ricerca per contrastare la diffusione del coleottero Xylosandrus compactus) primo comma dispone che «per fronteggiare i danni causati dal coleottero Xylosandrus compactus, con particolare riferimento ai carrubi nella Regione siciliana, nonché i danni causati dal batterio della Xylella fastidiosa al settore olivicolo-oleario e quelli derivanti dalla diffusione della Botrytis cinerea al settore vitivinicolo, è istituito presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali il fondo per la ricerca, con dotazione pari a 200.000 euro per l'anno 2017, al fine di promuovere interventi volti al contrasto alla diffusione del coleottero, allo studio della bioetologia del medesimo e alla configurazione di strategie ecocompatibili di profilassi e terapia per il contenimento delle infestazioni»;
il comma 2 dello stesso l'articolo 2-bis dispone che «con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, sono stabiliti le modalità e i criteri per l'assegnazione delle risorse di cui al comma 1»;
la Xylella fastidiosa, il batterio che provoca il disseccamento degli alberi di ulivo portandoli alla morte, sta affliggendo da tre anni l'economica pugliese, mettendo in ginocchio numerose aziende agricole dei territori di Brindisi, Lecce e Taranto, arrivando a minacciare, ad oggi, la provincia nord pugliese di Bari, Barletta, Andria e Trani a causa della velocità con la quale si sta diffondendo;
in pochi anni la Xylella ha colpito circa dieci milioni di piante, estendendosi per un'area che supera i 100 chilometri, anche a causa delle inerzie della Regione Puglia e del Governo che hanno portato la Commissione europea ad inviare, nel recente mese di luglio, un «parere motivato» con il quale ha invitato l'Italia, entro il termine dei due mesi, ad ottemperare ai propri obblighi, vincolando di fatto il rispetto degli onori all'eradicazione delle piante, pena il deferimento alla Corte di giustizia,

impegna il Governo

nel caso di interventi volti a contrastare la diffusione della Xylella fastidiosa, a valutare l'opportunità di destinare, con apposito decreto, metà della dotazione stanziata alla sperimentazione in pieno campo sulla selezione e caratterizzazione di semenzali delle varietà locali Cellina di Nardo e Ogliarola Salentina, resistenti al disseccamento rapido, allo scopo di tutelare le varietà autoctone presenti nelle provincie di Brindisi e Lecce e salvaguardare la biodiversità, con il coinvolgimento delle organizzazioni di olivicoltori del territorio e delle istituzioni scientifiche pugliesi che abbiano già individuato e caratterizzato diversi semenzali.
9/4601/97. Ciracì.

ODG ZACCAGNINI, MDP CAMERA, SU DIFFUSIONE DELL’AGRICOLTURA BIOLOGICA NELLE REGIONI MERIDIONALI

Atto Camera

 

Ordine del Giorno 9/04601/013

presentato da

ZACCAGNINI Adriano

testo di

Martedì 1 agosto 2017, seduta n. 846

La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame reca disposizioni finalizzate alla crescita economica del Mezzogiorno d'Italia;
tra gli incentivi previsti figurano anche disposizioni a sostegno delle aziende agricole;
l'agricoltura biologica, rappresentando un metodo di coltivazione e di allevamento che ammette solo l'impiego di sostanze naturali, presenti cioè in natura ed escludendo l'utilizzo di sostanze di sintesi chimica, è un'importante strumento di tutela dell'ambiente e della salute dei consumatori;
la filiera corta nasce per valorizzare la qualità della nostra agricoltura, ridurre i costi delle intermediazioni e per incentivare e promuovere il consumo di prodotti tipici. La filiera corta è una particolare forma di cooperazione che permette ai consumatori di acquistare generi alimentari direttamente dai produttori. Gli obiettivi perseguiti da questa forma alternativa di commercio sono: giusta remunerazione al produttore, educazione del consumatore alla conoscenza dei prodotti tipici, alla freschezza e alla stagionalità della merce, maggiori garanzie di qualità e sicurezza alimentare; favorire il consumo di prodotti locali ed evitare i costi di trasporto, limitare l'inquinamento dovuto al trasporto stesso e ai rifiuti;
il metodo dell'agricoltura biologica e della filiera corta, seppure presenti e diffuse, nelle regioni meridionali risulta meno sviluppato rispetto a quanto si verifica in alcune zone del nord Italia,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di prevedere forme di intervento finalizzate ad incentivare e rafforzare ulteriormente la diffusione dell'agricoltura biologica e del metodo della così detta filiera corta nelle regioni meridionali.
9/4601/13. (Testo modificato nel corso della seduta) Zaccagnini, Stumpo, Lacquaniti, Melilla, Albini, Capodicasa, Duranti.

INTERROGAZIONE ORELLANA, AUT-PSI-MAIE SENATO, SU RIORGANIZZAZIONE DEL SISTEMA CAMERALE

Atto Senato

 

Interrogazione a risposta scritta 4-07940

presentata da

LUIS ALBERTO ORELLANA
martedì 1 agosto 2017, seduta n.870

ORELLANA - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

il 30 maggio 2017, in sede di assemblea dei presidenti delle Camere di commercio nazionali, è stata approvata la proposta di piano di accorpamento delle Camere di commercio, in ottemperanza a quanto previsto dal decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 219, recante "Attuazione della delega di cui all'articolo 10 della legge 7 agosto 2015, n. 124, per il riordino delle funzioni e del finanziamento delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura";

la proposta di rideterminazione delle circoscrizioni territoriali comprensiva del piano di razionalizzazione delle sedi è stata consegnata al Ministero in indirizzo, il quale, entro i successivi 60 giorni, raccolto il parere della Conferenza Unificata Stato-Regioni, deve pubblicare i decreti per l'istituzione delle nuove Camere di commercio che, da 105 esistenti, passeranno a 60;

per la Lombardia, oltre alle aggregazioni tra Como e Lecco a nord e all'istituzione della Camera metropolitana tra Milano, Lodi e Monza, la proposta di Unioncamere per quanto riguarda la Camera di commercio di Pavia, conferma l'accorpamento a tre con Cremona e Mantova;

gli accordi bilaterali tra le Camere di Commercio di Cremona e Mantova hanno di fatto escluso quella di Pavia dalla rideterminazione della nuova circoscrizione territoriale;

tali accordi, peraltro, sono stati definiti successivamente alla data di pubblicazione del decreto citato, termine entro il quale la normativa salvaguarda gli accordi volontari tra le Camere, e pertanto non sono validi, ai fini della riorganizzazione della nuova circoscrizione territoriale;

tenuto conto che:

il numero delle imprese al 21 dicembre 2016 è pari a 58.068 per Pavia, 36.824 per Cremona e 49.750 per Mantova: Pavia risulta essere, pertanto, la Camera di Commercio con il maggior numero di imprese e di unità locali;

nel rispetto dei criteri generali definiti in sede di comitato di presidenza di Unioncamere, l'attribuzione della sede legale dovrebbe andare alla Camera di Commercio con il maggior numero di imprese e unità locali, quindi Pavia;

considerato che:

la riforma affida alle Camere di commercio funzioni importanti sui temi centrali della digitalizzazione, del turismo, dell'orientamento e della formazione. Le Camere, inoltre, sono state chiamate a far parte del network nazionale "Industria 4.0.";

tale piano industriale, definito anche come quarta rivoluzione industriale, ha tra le sue priorità la conoscenza, l'innovazione, gli investimenti, ma, soprattutto, la ricerca. Quest'ultima, sviluppata da università ed enti di ricerca ha l'ambizione di mettere in collegamento proprio il mondo imprenditoriale, la scienza e il territorio di promozione;

a parere dell'interrogante, ad avvalorare l'importanza di quanto detto, la città di Pavia ha tutte le potenzialità e qualità per portare avanti i progetti dettati dall'agenda del Ministero;

in particolare, la città pavese annovera tra gli istituti di ricerca: l'autorevole Università degli studi, seconda tra i grandi atenei nella classifica Censis-Repubblica 2017/2018, il Centro di ricerche ambientali, il Centro nazionale di adroterapia oncologica, la fondazione Eucentre - Centro europeo di formazione e ricerca in ingegneria sismica, tre Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (San Matteo, Maugeri e Mondino), nonché il prestigioso Istituto universitario di studi superiori,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda garantire che nella riorganizzazione del sistema camerale si tenga conto puntualmente dei criteri e delle metodologie definite da Unioncamere per gli accorpamenti, e si favorisca, pertanto, la scelta della Camera di Commercio di Pavia come sede legale nell'accorpamento con le Camere di Commercio di Mantova e Cremona;

se non intenda dotare la Camera di Commercio di Pavia delle risorse necessarie in virtù della sua specifica funzione e delle eventuali nuove competenze.

(4-07940)

INTERROGAZIONE ARRIGONI, LN-AUT SENATO, SU PIANI AIB DEI PARCHI NAZIONALI

Atto Senato

 

Interrogazione a risposta scritta 4-07942

presentata da

PAOLO ARRIGONI
martedì 1 agosto 2017, seduta n.870

ARRIGONI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

in queste settimane il Paese sta attraversando una vera e propria emergenza di incendi boschivi, che sembra non arrestarsi, nonostante il lodevole lavoro di tutti gli operatori in campo;

l'emergenza ha interessato, purtroppo, anche territori pregiati ricadenti nei parchi nazionali;

in data 3 luglio 2017, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha pubblicato un interessante documento dal titolo "Prevenzione incendi boschivi nelle aree protette statali", a cura della Direzione generale per la protezione della natura e del mare;

dal documento citato risulta che, per quanto riguarda l'adozione dei piani AIB (antincendio boschivo), 14 parchi nazionali hanno il piano AIB concluso e inserito nel rispondente piano AIB regionale, 6 parchi nazionali hanno il piano AIB predisposto, ma con iter non concluso (2 per integrazioni dei parchi stessi, 2 per pareri dei Vigili del fuoco e del Comando tutela ambientale e forestale dell'Arma dei carabinieri e 2 per intese regionali), 2 parchi hanno il piano AIB recentemente scaduto e ancora in fase di predisposizione, per un parco, precisamente quello del Circeo, in provincia di Latina, il nuovo piano AIB è stato appena predisposto, con una impostazione avente carattere pilota affinché sia un concreto esempio per i parchi nazionali di applicazione del nuovo schema di riferimento ed a breve sarà approvato dall'ente parco;

per ciò che concerne le 67 riserve naturali statali aventi l'obbligo di piano AIB, 9 hanno il piano con iterconcluso e relativo decreto ministeriale di adozione, 7 hanno il piano con iter concluso con prossima pubblicazione del relativo decreto ministeriale, 50 hanno il nuovo piano 2017-2021, già predisposto, ma con iter non concluso (precisamente per i piani di 44 riserve si è in attesa dell'intesa regionale da parte di 11 Regioni), uno ha il piano scaduto e il nuovo in corso di predisposizione,

si chiede di sapere:

quale sia la situazione precisa e puntuale, aggiornata, dei piani AIB dei parchi nazionali e delle riserve naturali statali e quali siano e per quali ragioni i piani AIB non siano stati ancora conclusi, ovvero adottati;

se per il Ministro in indirizzo non sia il caso, fermo restando il programma di riforestazione delle aree protette colpite dagli incendi già annunciato ufficialmente lo scorso 20 luglio, di farsi anche promotore nei confronti del Governo dell'istituzione di una eventuale "cabina di regia nazionale di riforestazione" per tutti i territori boscati colpiti, in collaborazione con le Regioni ed il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.

(4-07942)

MOZIONE VALENTE, M5S CAMERA, SU INCENDI BOSCHIVI

Atto Camera

 

Mozione 1-01680

presentato da

VALENTE Simone

testo di

Martedì 1 agosto 2017, seduta n. 846

La Camera,
premesso che:
dal mese di luglio 2017 l'emergenza incendi nel Sud Italia è in tragico aumento. La situazione è maggiormente critica in Campania, Sicilia e Puglia, sebbene incendi di vaste proporzioni interessino ormai numerose regioni;
nelle ultime ore, il Centro operativo aereo unificato (COAU) ha ricevuto 16 richieste di intervento dalla Sicilia, 8 dalla Campania, 7 dalla Calabria, 6 dal Lazio, 5 dalla Basilicata, 4 dalla Sardegna, 2 rispettivamente da Umbria e Abruzzo e una dalla Puglia;
nel Parco nazionale del Vesuvio il fronte della fiamma ha raggiunto due chilometri di lunghezza e altri roghi interessano diversi comuni della provincia di Napoli, sui quali è stato aperto un fascicolo di inchiesta dalla procura di Torre Annunziata;
nella giornata del 10 luglio nella regione Campania ci sono stati 100 interventi di spegnimento e circa 700 dall'inizio del mese di luglio, in sensibile aumento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno;
in Sicilia la città di Messina è stata accerchiata dalle fiamme con 14 incendi sulle colline che hanno devastato decine di ettari di verde boschivo, mentre nella provincia di Catania i numerosi incendi divampati hanno coinvolto anche le abitazioni;
nel promontorio del Gargano, nella giornata dell'11 luglio, oltre 300 ettari di bosco, macchia e pascolo sono andati distrutti dalle fiamme;
i vigili del fuoco sono stati impegnati anche nella Val Pescara, interessata da due incendi di vaste proporzioni che hanno coinvolto 200 ettari in parte boschivo. Vi sono boschi in fiamme anche in Toscana, Marche e Umbria;
secondo i dati forniti da Legambiente in un solo mese sono andati bruciati 26.024 ettari di superfici boschive, pari al 93,8 per cento della superficie totale bruciata nell'intero anno scorso. Le regioni più colpite sono la Sicilia con 13.052 ettari, la Campania con 2.461 ettari e la Calabria con 5.826 ettari e due anziani deceduti;
in molti casi si tratta di contesti antropizzati con grave pericolo per le persone e le abitazioni reso ancor più critico dal clima secco e ventoso;
alle criticità legate al contesto ambientale e climatico si aggiunge la riduzione della flotta aerea antincendio, attualmente composta da 13 Canadair e 9 elicotteri del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, a cui si aggiungono 4 elicotteri del Ministero della difesa la cui attività è concentrata sulle situazioni più critiche, a supporto del lavoro svolto dalle squadre di terra composte da personale da società pubbliche regionali con finalità di spegnimento incendi, vigili del fuoco e protezione civile, supportati da associazioni e volontari;
a ciò si aggiunga il recente smantellamento del Corpo forestale dello Stato con conseguente suddivisione delle competenze in materia di incendi boschivi, con l'attribuzione ai carabinieri delle attività investigative e di prevenzione e ai vigili del fuoco delle attività di direzione e spegnimento;
come noto, durante il mandato del Governo Renzi, l'articolo 8 della legge delega 7 agosto 2015, n. 124, e i conseguenti provvedimenti attuativi – decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177, decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95 e decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 97 – hanno «cancellato» il Corpo forestale dello Stato;
sin dall'avvio dell'esame del disegno di legge di iniziativa governativa moltissime autorevoli voci si sono levate per chiedere di fermare una scelta che avrebbe prevedibilmente indebolito l'azione di tutela dell'ambiente e del territorio;
in particolare, è stata, sin dal principio, espressa la preoccupazione che l'operazione – motivata da presunti risparmi per le casse pubbliche – potesse tradursi in un indebolimento dei controlli preventivi e repressivi precedentemente svolti in modo capillare su tutto il territorio, con un indiretto, ma non meno preoccupante, incoraggiamento della più varia criminalità ambientale;
a ciò si aggiunga che era già in atto lo smantellamento delle polizie provinciali, contingenti storicamente impegnati nella tutela dell'ambiente, con la conseguenza di una drastica riduzione della vigilanza ambientale italiana;
gli effetti devastanti della scelta, purtroppo, non si sono fatti attendere ed è stata immediatamente evidente l'inefficienza delle nuove procedure antincendio, proprio perché è venuto a mancare l'unico Corpo con competenza diretta sugli incendi boschivi, dotato di mezzi e personale preparato e profondo conoscitore del territorio rurale, come sottolineato in un comunicato dalla Fp Cgil, la sigla sindacale della funzione pubblica della Cgil, la quale, pur ribadendo l'enorme impegno profuso da tutti gli operatori, ha avvertito la necessità di spiegare che nel passaggio all'Arma dei carabinieri di circa 8 mila unità del Corpo, specializzate nel contrasto agli incendi boschivi, solo un numero esiguo – meno di 400 – è stato assegnato ai vigili del fuoco;
inoltre, giova ricordare che i vigili del fuoco hanno ereditato la complessa competenza del Corpo forestale dello Stato sugli incendi boschivi, nonostante siano palesemente sotto organico, senza i mezzi adeguati e i presidi capillari di cui era dotata la Forestale, e che numerosi elicotteri dell'ex Corpo forestale dello Stato, con personale addestrato specificamente per l'antincendio, sono fermi a terra, proprio in un momento in cui c’è l'assoluta necessità di usufruire di ogni mezzo disponibile;
la legge quadro in materia di prevenzione e contrasto agli incendi, legge 21 novembre 2000, n. 353, obbliga, tra l'altro, i comuni a censire annualmente i terreni percorsi dal fuoco attraverso un apposito catasto, in modo da applicare con esattezza i vincoli del caso, che vanno dal divieto di modificare la destinazione d'uso dell'area per 15 anni, all'impossibilità di realizzare edifici ed esercitare la caccia o la pastorizia, per un periodo di dieci anni,

impegna il Governo:

1) ad attivare immediatamente, attraverso il Centro di coordinamento per le risposte di emergenza (ERCC) ed il Sistema comune comunicazione informazione in emergenza (Cecis) il meccanismo di protezione civile dell'Unione europea, recentemente utilizzato per aiutare il Portogallo, dove si sono verificati terribili incendi, per il cui spegnimento sono stati utilizzati anche i canadair italiani;
2) a valutare la sussistenza dei presupposti per dichiarare lo «stato di emergenza» a livello nazionale, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera c), della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e successive modificazioni, per tutti i territori colpiti dagli incendi di cui in premessa, ed in particolare alle zone del Vesuvio, del parco del Gargano e della provincia di Messina, dove si sono registrati gli eventi più gravi e drammatici;
3) a promuovere ogni iniziativa di competenze che consenta di individuare eventuali responsabilità umane, soprattutto nelle zone dove gli incendi hanno causato anche la diffusione di sostanze tossiche e nocive determinando di fatto un vero e proprio disastro ambientale, anche attraverso le ispezioni e verifiche svolte dal (Comando carabinieri per la tutela ambientale (Ccta));
4) ad incrementare, in tempi brevi, la flotta aerea antincendio mettendo immediatamente in campo tutte le risorse necessarie e ad adottare altresì iniziative volte all'utilizzo delle risorse economiche previste per la lotta agli incendi boschivi nella direzione di una maggiore efficienza dei mezzi già a disposizione dello Stato, al fine di tutelare il patrimonio forestale italiano e di evitare disastri ambientali e perdite di vite umane;
5) a potenziare le risorse del Comando carabinieri per la tutela ambientale, anche attraverso l'ottimizzazione del coordinamento degli interventi e l'utilizzo di adeguate tecnologie, come i droni, al fine di individuare eventuali responsabilità umane, con particolare riferimento alle zone nelle quali gli incendi hanno causato la diffusione di sostanze tossiche e nocive, determinando un vero e proprio disastro ambientale;
6) a promuovere iniziative volte a prevedere un monitoraggio e ad introdurre sanzioni per le amministrazioni comunali inadempienti rispetto all'obbligo dell'aggiornamento annuale del catasto dei terreni percorsi da incendi previsto dalla legge n. 353 del 2000, in materia di incendi boschivi, poiché, in assenza del catasto aggiornato, nei comuni inadempienti, che sono la stragrande maggioranza, sono di fatto inapplicabili i vincoli sul cambio di destinazione d'uso stabiliti dalla normativa;
7) e a fornire al Parlamento un quadro dettagliato circa lo stato dell'arte degli accordi quadro e delle convenzioni stipulate per il coordinamento delle attività antincendio, la distribuzione per regione del personale del Corpo forestale dello Stato transitato nei vigili del fuoco, il numero degli incendi delle ultime settimane, la loro estensione e distribuzione nelle regioni, la tipologia di vegetazione andata distrutta e la quantificazione del danno economico e sociale per la collettività;
8) a valutare l'ipotesi di assumere iniziative per un ulteriore inasprimento delle pene per i responsabili degli incendi determinati dall'azione dell'uomo, con particolare riferimento al caso in cui dall'incendio derivi un danno grave, esteso o persistente, ovvero pericolo per l'incolumità pubblica o danno alle aree protette;
9) a valutare l'opportunità di assumere iniziative per riaprire i termini della mobilità previsti dal decreto legislativo n. 177 del 2016 per consentire il transito del personale dell'ex personale del Corpo forestale dello Stato assorbito in altre amministrazioni ai vigili del fuoco;
10) ad assumere le idonee iniziative normative finalizzate ad una riforma complessiva della legge 21 novembre 2000, n. 353, recante «Legge quadro in materia di incendi boschivi», valutando di estendere temporalmente il divieto di modificare la destinazione dei suoli ed il divieto di nuova edificazione su aree boscate percorse dal fuoco;
11) ad assumere iniziative per estendere ai terreni agricoli il vincolo di destinazione previsto dalla legge n. 353 del 2000 ed aumentando il periodo di durata del suddetto vincolo, attualmente previsto solo per i terreni boschivi e di pascolo;
12) a favorire l'immediato ripristino delle colture o della vegetazione distrutta dagli incendi, attraverso l'avvio di procedure pubbliche per l'affidamento delle attività di rimboschimento e di ingegneria ambientale a tal fine necessari;
13) a promuovere l'avvio di una campagna di informazione e di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sul fenomeno degli incendi boschivi e dei roghi tossici dei rifiuti e sui conseguenti danni ambientali e sanitari, utilizzando a tal fine il servizio pubblico radiotelevisivo ed eventualmente, prevedendo anche il coinvolgimento delle istituzioni scolastiche;
14) ad assumere iniziative per prevedere un meccanismo di monitoraggio costante dell'azione delle regioni e dei piani regionali per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi con la facoltà in caso di inadempienza di ricorrere immediatamente ai poteri sostitutivi, bloccando contestualmente i trasferimenti statali, non solo quelli destinati alla lotta antincendio, ma anche eventuali ulteriori risorse;
15) nell'ambito della istituenda struttura organizzativa in materia di coordinamento forestale nazionale presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, a promuovere politiche forestali nazionali volte all'individuazione e alla realizzazione di interventi di gestione attiva del territorio, di carattere permanente e alla prevenzione dei danni arrecati alle foreste dagli incendi, dalle calamità naturali e dagli eventi catastrofici, in ossequio alla tutela dell'ambiente e dell'ecosistema affidata in via esclusiva allo Stato dall'articolo 117, secondo comma lettera s), della Costituzione.
(1-01680) "Simone Valente, Massimiliano Bernini, Luigi Gallo, Cozzolino, Fico, Basilio, Micillo, Zolezzi, Terzoni, Colonnese, Parentela, Grillo, Daga, De Rosa, Busto, Colletti, D'Uva, Pesco, Spadoni, Liuzzi, Castelli, Agostinelli, Alberti, Baroni, Battelli, Benedetti, Paolo Bernini, Nicola Bianchi, Bonafede, Brescia, Brugnerotto, Businarolo, Cancelleri, Cariello, Carinelli, Caso, Cecconi, Chimienti, Ciprini, Cominardi, Corda, Crippa, Da Villa, Dadone, Dall'Osso, D'Ambrosio, De Lorenzis, Del Grosso, Della Valle, Dell'Orco, Di Battista, Di Benedetto, Luigi Di Maio, Manlio Di Stefano, Dieni, D'Incà, Fantinati, Ferraresi, Fraccaro, Frusone, Gagnarli, Gallinella, Silvia Giordano, Grande, L'Abbate, Lombardi, Lorefice, Lupo, Mantero, Marzana, Nesci, Petraroli, Pisano, Rizzo, Paolo Nicolò Romano, Ruocco, Sarti, Scagliusi, Sibilia, Sorial, Spessotto, Tofalo, Toninelli, Tripiedi, Vacca, Vallascas, Vignaroli, Villarosa".

ODG ALBINI, MDP CAMERA, SU FINANZIAMENTI PER TUTELA PARCHI NAZIONALI

Atto Camera

 

Ordine del Giorno 9/04601/011

presentato da

ALBINI Tea

testo di

Martedì 1 agosto 2017, seduta n. 846

La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame prevede una serie di misure straordinarie, attraverso investimenti sul territorio per garantirne lo sviluppo, che hanno lo scopo di incentivare la permanenza al Sud Italia;
tale provvedimento interviene, altresì, su una pluralità di materie diverse volte allo sviluppo economico, al sostegno all'impresa e alle agevolazioni di natura fiscale. In questo quadro di potenziamento e di crescita del Mezzogiorno sarebbe utile prevedere strumenti atti a valorizzare e promuovere i parchi nazionali come possibili motori di sviluppo locale, ridando così identità anche a territori marginali, sottraendoli da processi di marginalizzazione, incoraggiando l'occupazione e lo sviluppo ecosostenibile, in una prospettiva di maggiore coesione sociale. I parchi Nazionali, fin dalla loro istituzione hanno assunto un ruolo di volano economico di tante zone d'Italia. Essi non esauriscono la loro funzione esclusivamente nella tutela del patrimonio naturalistico ma anche in quella di migliorare la qualità di vita del cittadino. La valorizzazione dei Parchi Nazionali porrebbe anche un argine alle coltivazioni a rischio, favorendo coltivazioni e allevamento sia tradizionale che biologico. A riguardo rilevano i Parchi Nazionali dell'Appennino del Mezzogiorno, come il Parco nazionale Monti Sibillini, Parco Nazionale Gran Sasso Monti della Lega, Parco Nazionale Majella, Parco Nazionale Abruzzo Lazio e Molise, Parco Nazionale del Vesuvio, Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni, Parco Nazionale dell'Alta Murgia, Parco Nazionale Appennino Lucano Val d'Agri, Parco Nazionale del Pollino, Parco Nazionale della Sila, Parco Nazionale dell'Aspromonte,

impegna il Governo:

   a valutare nel rispetto delle compatibilità di finanza pubblica l'opportunità:
di stanziare i necessari finanziamenti volti alla tutela dei Parchi Nazionali, riconoscendoli come elementi indispensabili per lo sviluppo economico del Mezzogiorno e mettendo in campo una strategia nazionale per la valorizzazione degli stessi di concerto con le associazioni ambientalistiche e culturali nonché a porre in essere ogni altra iniziativa volta a favorire lo sviluppo delle attività economiche compatibili, al fine di costruire una visione dei Parchi Nazionali del Mezzogiorno come esempio di avanguardia e di sviluppo del sud e dell'intero territorio nazionale;
di adottare ogni iniziativa, anche normativa, finalizzata a promuovere l'occupazione e lo sviluppo nelle aree comprese nei Parchi Nazionali lungo l'Appennino del Mezzogiorno istituendo zone fiscalmente avvantaggiate a sostegno degli investimenti nei servizi, nell'industria, nell'agricoltura e nel turismo, compatibili con l'ambiente, con priorità alle iniziative dirette alla valorizzazioni delle produzioni locali.
9/4601/11. (Testo modificato nel corso della seduta) Albini, Speranza, Melilla, Capodicasa, Scotto, Lacquaniti, Duranti.

ODG CAPARINI, LNA CAMERA, SU FONDI INTERPROFESSIONALI

Atto Camera

 

Ordine del Giorno 9/04601/063

presentato da

CAPARINI Davide

testo di

Martedì 1 agosto 2017, seduta n. 846

La Camera,
premesso che:
l'articolo 10 del provvedimento è volto a promuovere la ricollocazione dei lavoratori espulsi dai processi produttivi nelle otto regioni meridionali, attraverso la destinazione di 15 milioni di euro per il 2017 e di 25 milioni di euro per l'anno 2018 all'Anpal, al fine di realizzare, in raccordo con le regioni e i fondi interprofessionali per la formazione continua, programmi di riqualificazione e rioccupazione dei lavoratori coinvolti in situazioni di crisi aziendali;
preso atto, come evidenziato anche da Rete imprese in sede di audizione, che fondi interprofessionali per la formazione continua sono diretti al finanziamento di programmi di formazione per i lavoratori dipendenti delle imprese iscritte ai detti Fondi e pertanto non dovrebbero essere chiamati a finanziare programmi di riqualificazione professionale e di ricollocazione per i disoccupati;
i fondi interprofessionali per la formazione continua di cui all'articolo 118 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, infatti, sono istituiti per legge con la finalità di promuovere lo sviluppo della formazione professionale continua, in un'ottica di competitività delle imprese e di garanzia di occupabilità dei lavoratori, per ciascuno dei settori economici dell'industria, dell'agricoltura, del terziario e dell'artigianato;
il Governo ha già accolto, in sede di esame della legge di conversione di questo stesso provvedimento nell'altro ramo del Parlamento, l'ordine del giorno n. G/2860/39/5, pertanto in questa medesima sede è necessario ribadire l'urgenza dell'intervento richiesto,

impegna il Governo

ad esplicitare le finalità della norma di cui in premessa, chiarendo le modalità di coinvolgimento dei fondi interprofessionali e la tipologia delle aziende che dovrebbero destinare le proprie risorse ai predetti piani, al fine di evitare improprie solidarietà.
9/4601/63. Caparini, Guidesi, Palese.

ODG BUSIN, LNA CAMERA, SU TASSAZIONE LOCAZIONE LOCALI COMMERCIALI

Atto Camera

 

Ordine del Giorno 9/04601/056

presentato da

BUSIN Filippo

testo di

Martedì 1 agosto 2017, seduta n. 846

La Camera,
premesso che:
uno degli obiettivi del presente disegno di legge è quello di favorire le condizioni per lo sviluppo di alcuni settori economici strategici della nostra economia, finanziando la nascita di nuove attività imprenditoriali radicate nei territori di origine;
negli ultimi anni abbiamo assistito all'intensificarsi del fenomeno di chiusura ed abbandono degli esercizi commerciali primari, soprattutto nei territori dei piccoli comuni. È l'effetto desertificazione, il quale lascia una buona parte dei comuni italiani totalmente sprovvisti di servizi primari, rendendo difficile, se non impossibile, per gli abitanti acquistare beni di prima necessità, come pane, latte e carni, senza doversi spostare per chilometri dalla propria abitazione;
in particolare, i dati che emergono sul fronte degli esercizi alimentari sono allarmanti: circa il 62 per cento degli 8.100 comuni italiani rischia di rimanere senza esercizi commerciali alimentari, con disastrosi risvolti a livello locale e nazionale, sia in termini economici che occupazionali. Di non poco conto sono le ricadute che la chiusura delle attività di vicinato produce a carico delle fasce sociali più deboli della popolazione, in primo luogo degli anziani, che trovano in questi piccoli esercizi un punto di riferimento essenziale, dove sono radicate le loro abitudini e tradizioni;
l'adozione di misure di tutela delle piccole realtà commerciali di vicinato, ubicate nei piccoli comuni, permetterebbe quindi di preservare il legame che i cittadini hanno con il loro territorio, recuperando la storia e le tradizioni degli stessi territori che le ospitano;
il decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 ha previsto, a partire dal 1o giugno 2017, la possibilità di utilizzo della cedolare secca con aliquota al 21 per cento anche per locazioni brevi (massimo 30 giorni) di immobili ad uso abitativo stipulate, al di fuori dell'esercizio d'impresa, direttamente o attraverso intermediazione anche telematica;
l'estensione di questa imposta sostitutiva anche ai locali commerciali, non soltanto gioverebbe all'incentivazione degli esercizi commerciali primari, ma a tutto il comparto commerciale, con conseguente emersione di una consistente parte del sommerso;
il Governo ha già accolto, in sede di esame dello stesso decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, l'impegno richiesto con l'ordine del giorno n. G/2853/21/5 e, in sede di esame della legge di conversione di questo stesso provvedimento nell'altro ramo del Parlamento, l'ordine del giorno n. G/2860/6/5;
pertanto in questa medesima sede è necessario ribadire l'urgenza dell'intervento richiesto,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di adottare al più presto appositi provvedimenti di carattere normativo al fine di prevedere, anche per la tassazione sulla locazione dei locali commerciali, una imposta sostitutiva affine a quella già prevista per la locazione delle abitazioni e per le locazioni brevi.
9/4601/56. (Testo modificato nel corso della seduta) Busin, Guidesi, Palese.

ODG PINI, LNA CAMERA, SU DISCIPLINA DELLE LOCAZIONI NON ABITATIVE

Atto Camera

 

Ordine del Giorno 9/04601/070

presentato da

PINI Gianluca

testo di

Martedì 1 agosto 2017, seduta n. 846

La Camera,
premesso che:
uno degli obiettivi del presente disegno di legge è quello di favorire le condizioni per lo sviluppo di alcuni settori economici strategici della nostra economia, finanziando la nascita di nuove attività imprenditoriali radicate nei territori di origine;
negli ultimi anni abbiamo assistito all'intensificarsi del fenomeno di chiusura ed abbandono degli esercizi commerciali primari, soprattutto nei territori dei piccoli comuni e l'effetto desertificazione, il quale lascia una buona parte dei comuni italiani totalmente sprovvisti di servizi primari, rendendo difficile, se non impossibile, per gli abitanti acquistare beni di prima necessità, come pane, latte e carni, senza doversi spostare per chilometri dalla propria abitazione;
in particolare, i dati che emergono sul fronte degli esercizi alimentari sono allarmanti: circa il 62 per cento degli 8.100 comuni italiani rischia di rimanere senza esercizi commerciali alimentari, con disastrosi risvolti a livello locale e nazionale, sia in termini economici che occupazionali di non poco conto sono le ricadute che la chiusura delle attività di vicinato produce a carico delle fasce sociali più deboli della popolazione, in primo luogo degli anziani, che trovano in questi piccoli esercizi un punto di riferimento essenziale, dove sono radicate le loro abitudini e tradizioni;
l'adozione di misure di tutela delle piccole realtà commerciali di vicinato, ubicate nei piccoli comuni, permetterebbe quindi di preservare il legame che i cittadini hanno con il loro territorio, recuperando la storia e le tradizioni degli stessi territori che le ospitano;
il maggiore problema scaturente dalla disciplina delle locazioni non abitative consiste nell'obbligo di stipulare contratti di durate inderogabilmente stabilite in periodi lunghissimi, nel corso dei quali il canone di locazione deve per legge rimanere immutato (salvo l'aggiornamento Istat). Per le attività commerciali si tratta di 12 anni;
l'ingessatura delle locazioni è data da tale lunga durata imposta dalla normativa vigente, ma nella situazione attuale le attività piccolo-imprenditoriali non sono in grado di corrispondere ai locatori canoni rapportati alle imposte ed alla lunga durata;
allo stesso tempo, per i locatori, è impossibile accedere a canoni ridotti rispetto a quelli reputati di mercato in una situazione normale, cosa alla quale invece accederebbero se le norme dessero loro la possibilità di concordare contratti di più breve durata;
il Governo ha già accolto, in sede di esame della legge di conversione di questo stesso provvedimento nell'altro ramo del Parlamento, l'ordine del giorno n. G/2860/5215, pertanto in questa medesima sede è necessario ribadire l'urgenza dell'intervento richiesto,

impegna il Governo

anche al fine di contribuire al superamento dalla crisi del commercio, a valutare l'opportunità di assumere le opportune iniziative legislative al fine di escludere l'attuale disciplina delle locazioni non abitative, che impone una durata del contratto troppo lunga, in caso di apertura di nuove attività economiche per locali di minori dimensioni, ossia per gli esercizi di vicinato.
9/4601/70. (Testo modificato nel corso della seduta) Gianluca Pini, Guidesi, Saltamartini.

ODG MARTI, MISTO CAMERA, SU INTERVENTI A SOSTEGNO DELLE IMPRESE AGRICOLE COLPITE DALLA GRAVISSIMA SICCITÀ

Atto Camera

 

Ordine del Giorno 9/04601/007

presentato da

MARTI Roberto

testo di

Martedì 1 agosto 2017, seduta n. 846

La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame reca un insieme di disposizioni volte presumibilmente a favorire la crescita del Mezzogiorno, nonostante il divario economico, sociale ed infrastrutturale con il resto del Paese permane ancora elevato, anche a causa del rallentamento degli investimenti pubblici nell'anno in corso;
il decreto-legge nell'ambito degli articolati interventi previsti, a seguito delle modifiche ed integrazioni apportate nel corso dell'esame al Senato, (il perimetro del provvedimento risulta infatti notevolmente dilatato, agli originari 17 articoli ne sono stati aggiunti altri 34) indica fra le misure in materia di agricoltura in favore delle regioni meridionali fra le quali la Puglia, norme per rafforzare il contrasto al fenomeno degli incendi boschivi dolosi, nonché disposizioni per le imprese agricole che hanno subito danni a causa della eccezionale siccità prolungata delle stagioni primaverile ed estiva del 2017;
le suesposte aziende agricole al riguardo, possono accedere agli interventi del Fondo di solidarietà autorizzati dal decreto-legge 9 febbraio 2017, n. 8 e nell'ambito delle risorse stanziate con tale provvedimento pari a 15 milioni di euro per il 2017;
la regione Puglia ed in particolare il territorio salentino, il cui sistema produttivo (oltre al turismo) è determinato dall'agricoltura, è stato particolarmente colpito dall'eccezionale ondata di caldo in corso da mesi, la cui siccità sta determinando gravissimi danni economici alle colture, anche a causa della crisi idrica, le cui risorse esigue, s'intendono, fra l'altro, indispensabili per tutte le attività industriali, commerciali e turistiche;
risulta pertanto necessario, a giudizio del sottoscrittore del presente atto, in considerazione del livello emergenziale determinatosi nell'area del Salento e nell'intera regione Puglia, (peraltro esteso anche in altre località del Mezzogiorno) causato dall'assenza di pioggia prolungata, attivare ogni forma di ristoro utile per le aziende agricole salentine colpite dalla siccità, prevedendo la sospensione del pagamento dei contributi previdenziali, anche se non hanno stipulato una polizza assicurativa e dei mutui in corso, nonché ulteriori stanziamenti, in considerazione che le risorse attualmente previste dal Fondo di solidarietà, appaiono esigue,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di prevedere, compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili e nel rispetto dei vincoli di bilancio, ulteriori interventi, volti a sostenere le imprese agricole colpite dalla gravissima siccità del 2017, attraverso le misure esposte in premessa, nonché l'incremento delle risorse del Fondo di solidarietà per il ristoro economico per i danni derivanti dall'eccezionalità di tale evento calamitoso.
9/4601/7. Marti.

ODG PLACIDO, SI SEL POS CAMERA, SU RISCHI ALL’AGRICOLTURA DERIVANTI DAI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Atto Camera

 

Ordine del Giorno 9/04601/082

presentato da

PLACIDO Antonio

testo di

Martedì 1 agosto 2017, seduta n. 846

La Camera,
premesso che:
il decreto 91/2017 reca disposizioni in materia di misure di sostegno alla nascita e alla crescita delle imprese nel Mezzogiorno;
l'articolo 2 reca misure e interventi finanziari a favore dell'imprenditoria giovanile in agricoltura e di promozione delle filiere del Mezzogiorno;
è di tutta evidenza che l'Italia è interessata da notevoli cambiamenti climatici segnalati da alte temperature, lunghi periodi di assenza di piogge che stanno mettendo a dura prova l'ambiente, interessato anche da numerosi incendi appiccati da azioni criminali da parte di piromani, ed in particolare la produzione agricola;
a giugno nelle regioni del sud Italia le precipitazioni si sono ridotte del 40 per cento e si è registrato un innalzamento delle temperature di almeno 1,7 gradi, le temperature massime superiori di 1,7 gradi rispetto a quelle medie;
la mancanza di precipitazioni non riguarda solo il mese di giugno ma si registrano ormai da mesi e tale situazione si conferma anche tenuto conto dell'allarmante abbassamento del livello di acqua negli invasi, nelle portate di fiumi e laghi;
il grado di siccità e dei cambiamenti climatici si riscontra anche nell'evidente crollo subito nel meridione da importanti produzioni agricole quali il pomodoro, il grano e le olive e da questo potrebbero derivare gravi perdite economiche per la filiera agricola e gravi ricadute sui livelli occupazionali in agricoltura;
in particolare gravi perdite nelle produzioni agricole in Puglia, Calabria, Sardegna e Campania con punte anche del 30/40 per cento;
in alcune Regioni è stata già chiesta la dichiarazione di stato di calamità;
il Wwf ha dichiarato che oltre il 20 per cento del territorio nazionale italiano sia da ritenersi a rischio desertificazione e di questo 20 per cento oltre il 40 per cento riguarda le regioni dell'Italia meridionale, ma coinvolge anche territori di regioni quali l'Emilia-Romagna, le Marche, l'Umbria e l'Abruzzo,

impegna il Governo:

   a valutare l'opportunità, nel rispetto delle compatibilità di finanza pubblica:
di predisporre in tempi brevi adeguate misure economiche finalizzate al sostegno degli operatori agricoli delle Regioni dove si sono verificate significative riduzioni delle produzioni agricole;
di assumere iniziative ormai improrogabili al fine di attivare un piano di azioni che affronti in maniera strutturale: i rischi derivanti dai cambiamenti climatici; il fabbisogno idrico nelle aree agricole; una politica di gestione delle acque che elimini gli sprechi, che sostenga modelli di produzione agricola e sistemi di irrigazione a basso impatto.
9/4601/82. (Testo modificato nel corso della seduta) Placido.

ODG MANFREDI, PD CAMERA, SU RICOLLOCAMENTO LAVORATORI DIPENDENTI DEI CONSORZI AGRARI

Atto Camera

 

Ordine del Giorno 9/04601/095

presentato da

MANFREDI Massimiliano

testo di

Martedì 1 agosto 2017, seduta n. 846

La Camera,
premesso che:
la Legge 28 ottobre 1999, n. 410, all'articolo 5, comma 6, ha previsto che «Per i lavoratori dipendenti dei consorzi agrari in servizio alla data del 1o gennaio 1997 e successivamente collocati in mobilità il Comitato per il coordinamento delle iniziative per l'occupazione di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 settembre 1992, come modificato dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 gennaio 1993, di concerto con i Ministeri competenti, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, sentite le parti sociali, individua le modalità di ricollocazione di tale personale presso enti pubblici e privati operanti nel settore agricolo e dei servizi all'agricoltura, anche previa riqualificazione dei lavoratori interessati con deliberazione 6 aprile 2001, prot. Cons 3985-L, il Comitato per il coordinamento delle iniziative per l'occupazione, in attuazione di tale previsione, ha stabilito che le regioni avrebbero dovuto effettuare un'apposita ricognizione in ambito regionale delle disponibilità d'impiego delle figure professionali appartenenti al settore agricolo o ai servizi per l'agricoltura, e una volta completata la ricognizione, le regioni avrebbero dovuto pubblicare, sotto forma di avviso pubblico di concorso, le disponibilità dei posti rilevati;
la delibera è stata interpretata dal Segretariato generale della Presidenza del Consiglio dei ministri nel senso che «le regioni sono chiamate a svolgere un'attività tesa a stimolare e individuare le possibili soluzioni occupazionali sul territorio con la ricognizione dei posti disponibili presso i vari enti e la pubblicazione dei risultati; gli Enti di impiego dal loro canto, una volta dichiarata la disponibilità dei posti in organico e la volontà di procedere alla copertura, sono tenuti a stabilire i termini e le modalità (requisiti, prove di idoneità da espletare etc.) per l'accesso ai posti vacanti»; con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 24 ottobre 2001, è stata approvata la tabella di equiparazione tra le qualifiche previste dal CCNL per i dipendenti dei consorzi agrari e le corrispondenti aree, categorie o livelli professionali dei dipendenti delle Amministrazioni pubbliche;
successivamente, il Ministero dello Sviluppo economico, con nota prot. 0156086 del 10 settembre 2014 inviata alle rappresentanze CGIL, CISL e UIL, ha rilevato che «Sotto il profilo della tutela occupazionale, indispensabili premesse normative per l'attivazione del percorso previsto dall'articolo 5, comma sesto, della legge 28 ottobre 1999 n. 410 risultano essere la collocazione in mobilità dei lavoratori licenziati o l'adozione di piani di riorganizzazione aziendale per i lavoratori che in essi non dovessero rientrare. Poiché, nel caso di specie, di fatto per il consorzio risulta impraticabile qualsiasi attività di riorganizzazione aziendale, la soluzione a problema occupazionale è rinvenibile unicamente all'interno della procedura di messa in mobilità dei lavoratori;
il Mise ha inoltre espresso la propria disponibilità «a fornire un proprio atto di assenso onde addivenire all'individuazione di modalità di ricollocazione del personale del consorzio presso enti pubblici o privati operanti nel settore agricolo e dell'agricoltura, anche previa riqualificazione dei lavoratori interessati» per dare attuazione alle previsioni della legge n. 410 del 1999,

impegna il Governo

ad adottare le opportune iniziative, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato, per consentire il ricollocamento immediato, anche previa riqualificazione professionale, del personale di cui all'articolo 5 comma 6 della legge n. 410 del 1999, presso le Regioni di appartenenza indipendentemente dalle previsioni della pianta organica e dai vincoli assunzionali del patto di stabilità.
9/4601/95Manfredi, Sgambato, Capone, D'Incecco, Carloni, Iacono.