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Politica

Mafia, Bindi: precarietà rende più vulnerabile chi svolge lavoro informazione

Alla Camera discussione della Relazione sullo stato dell'informazione e sulla condizione dei giornalisti minacciati
Roma, 29 Feb 2016 17:36:00
fonte: ilVelino/AGV NEWS
La precarietà rende “pìù vulnerabile chi svolge il lavoro dell'informazione”. “L'essere condizionato dalla precarietà rende continuamente ricattabile l'esercizio di questa funzione fondamentale. Il nostro diritto a essere informati è legato alla libertà di coloro che ci devono informare". Lo ha detto la presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi nel corso del suo intervento nell'Aula alla Camera sulle linee generali della relazione sullo stato dell'informazione e sulla condizione dei giornalisti minacciati dalle mafie. “La precarietà del rapporto di lavoro – ha sottolineato Bindi - è la negazione di un diritto che vale per tutti i lavoratori. Quando però a quel lavoro è legata anche la tutela di un diritto fondamentale iscritto nella Costituzione dobbiamo essere ancora più determinati”. Un discorso che vale soprattutto per “la stampa locale, le piccole testate e per alcune realtà, come la Calabria e alcune zone della Campania e della Sicilia".

"Fare il giornalista in un Paese percorso, lacerato della violenza della mafia vuol dire mettere in conto la possibilità di esporsi a rischio di ritorsioni o di violenza e questo possibilità è stata messa in conto, senza alcuno stupore da tutti i giornalisti con cui abbiamo parlato”, ha sottolineato il vicepresidente della commissione antimafia Claudio Fava, illustrando la relazione. “Sono stati loro stessi a confermarci che sapevano che tutto questo rientrava tra le cose possibili – ha raccontato - . Nessuno stupore, ma molta rabbia, molta solitudine, molta frustrazione e comunque questa cifra, parliamo soltanto nel 2014 di 500 giornalisti, ci racconta un sistema di poteri non solo mafiosi che considerano un intollerabile fastidio ogni voce libera, ogni cronista con la schiena dritta, che non si piega all'adulazione o alla menzogna”. Tuttavia, ha osservato, “c’è un dato positivo che questo lavoro ci consegna ed è che, nonostante i numeri allarmanti che l'Osservatorio ossigeno ci ha fornito (ricordavamo tre giornalisti minacciati ogni due giorni, più di 2 mila negli ultimi cinque anni), nonostante le condizioni di grande precarietà economica, di solitudine professionale, nonostante la distrazione complessiva con cui questo Paese accompagna le storie meno importanti, occupandosi soltanto di quelle che meritano una dovuta sottolineatura, c’è una generazione di giovani giornalisti che comunque ha scelto di non piegare la schiena. Sono giornalisti poco conosciuti, schivi, che sfuggono alla luce dei riflettori, ma sono quelli che rappresentano la ragione del buon giornalismo, di cui questo Paese, soprattutto nella lotta contro la mafia, ha assoluto bisogno”.

"Nell'ordinamento italiano c'è una sola norma penale che tutela meramente la produzione e la diffusione di un mezzo di informazione stampato, da chi agisce con violenza o minaccia”, ha precisato la deputata di FI Mara Carfagna - . Ma non tutela il lavoro intellettuale del giornalista, la sua attività di ricerca della notizia, di elaborazione e di esternazione del proprio pensiero. Crediamo sia dunque necessario rivedere la normativa, inasprendo le sanzioni ed estendendo la tutela anche alle condotte di violenza, minaccia e danneggiamento, quando siano finalizzati a condizionare, limitare, impedire la libertà della stampa e degli altri mezzi di comunicazione. Il gruppo di Forza Italia - ha concluso - si impegna fin da ora a contribuire a ogni iniziativa legislativa utile a garantire e tutelare con maggiore efficacia la libertà di informare, di comunicare e di diffondere idee, nell’interesse di tutti i cittadini. E’ un nostro obbligo. E’ un nostro dovere. E’ un impegno che dobbiamo alla categoria dei giornalisti, ma anche all’Italia e agli italiani, che hanno il diritto di essere informati da professionisti liberi da ogni condizionamento. Un Paese infatti è veramente libero quando la sua ‘voce’ può de finirsi libera".