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Agroalimentare

L'agricoltura in Parlamento, atti di indirizzo e controllo di Camera e Senato

Le interrogazioni, risoluzioni, interpellanze e odg a tutela del made in Italy agroalimentare
Roma, 20 Sep 2017 07:04:00
fonte: AGV NEWS/AGRICOLAE

AGRICOLAE riporta nel link qui di seguito le interrogazioni, le interpellanze, gli ordini del giorno e le risoluzione che vengono quotidianamente presentati alla Camera e al Senato a tutela del made in Italy agroalimentare. Pesca, agricoltura e industria alimentare in primo piano per i deputati e i senatori che lavorano gomito a gomito o uno contro l'altro, per cambiare la vita di chi lavora di terra e di mare. Qui a seguire il testo integrale

INTERROGAZIONE FIORIO, PD CAMERA, SU CONTENIMENTO FAUNA SELVATICA

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta in commissione 5-12197

presentato da

FIORIO Massimo

testo di

Lunedì 18 settembre 2017, seduta n. 852

FIORIO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:

la sentenza della Corte costituzionale n. 139 del 14 giugno 2017 ha sancito che, per l'attuazione dei piani di controllo di cui all'articolo 19 della legge n. 157 del 1992, le «guardie venatorie dipendenti delle Amministrazioni provinciali» si possono avvalere «tassativamente» soltanto delle figure riportate nel medesimo articolo e conseguentemente: i proprietari dei fondi su cui si attua l'intervento, le guardie forestali e quelle comunali;

tal sentenza ha ritenuto illegittime alcune disposizioni della legge della regione Liguria n. 29 del 2015, che prevedeva di avvalersi anche di coadiutori appositamente abilitati;

il notevole incremento della fauna selvatica e la diminuzione esponenziale dei cacciatori ha reso necessario negli ultimi anni un ricorso sempre più frequente, da parte delle regioni, ai piani di controllo ed agli abbattimenti selettivi per far fronte agli ingenti danni provocati dagli animali alle produzioni agricole e perfino agli insediamenti urbani, anche nei territori preclusi all'esercizio venatorio;

i soli soggetti ricompresi nell'articolo 19 della legge n. 157 del 1992 non sono quindi attualmente in numero sufficiente per risolvere le gravi problematiche che il proliferare della fauna selvatica crea alle imprese agricole ed alla popolazione civile;

molte regioni sono già ricorse all'ausilio di operatori abilitati, appositamente armati, per contenere i danni della fauna selvatica;

la Conferenza delle regioni e delle province autonome ha approvato in questo contesto un ordine del giorno, in data 22 giugno del 2017, per introdurre modifiche alla normativa vigente in materia al fine di permettere alle regioni di poter continuare a ricorrere ad altre figure abilitate, oltre a quelle esplicitamente indicate dall'articolo 19 della legge n. 157 del 1992;

le associazioni venatorie hanno auspicato una rapida soluzione di questa problematica chiedendo l'approvazione di una norma per contenere la fauna selvatica, compatibilmente con la legislazione nazionale e comunitaria, le indicazioni del mondo scientifico, le esigenze della tutela animale e dell'ambiente, la sicurezza della popolazione e la salvaguardia delle imprese agricole –:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle criticità esposte in premessa e quali iniziative di competenza intenda assumere al fine si sostenere le regioni nel contenimento della fauna selvatica, nel corretto adempimento delle norme di cui all'articolo 19 della legge n. 157 del 1992.
(5-12197)

INTERROGAZIONE BORDO, MDP CAMERA, SU ALLEVAMENTI BUFALE AREA DOP MOZZARELLA DI BUFALA CAMPANA

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-17824

presentato da

BORDO Franco

testo di

Lunedì 18 settembre 2017, seduta n. 852

FRANCO BORDO, PALAZZOTTO, SCOTTO, RAGOSTA, GIANCARLO GIORDANO e AIELLO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere — premesso che:

gli agricoltori, allevatori di bufale e componenti della filiera agricola di base dell'allevamento bufalino dell'area di produzione della mozzarella di bufala campana DOP, sono stremati e continuano a denunciare, purtroppo senza esiti positivi di riscontro, la gravissima situazione di emergenza che si è determinata nel comparto a danno essenzialmente del settore primario;

a parere degli interroganti appare inquietante quanto gli allevatori di bufale stanno subendo e denunciando alle istituzioni e alle autorità competenti in merito a disdette contrattuali repentine e, talvolta, senza preavviso per le quali il loro latte viene lasciato negli allevamenti, seppure, come noto, il latte di bufala prodotto in Italia, e destinato alla trasformazione di mozzarella di bufala campana DOP, sia nettamente inferiore ai quantitativi di mozzarella di bufala, sia DOP e sia non DOP, commercializzata dai caseifici;

con decreto ministeriale del 14 gennaio 2010 il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, aveva istituito un «Comitato di garanzia avente il compito di coordinare e supervisionare l'attività di tutela, promozione, valorizzazione e informazione del consumatore e cura generale degli interessi relativi alla mozzarella DOP di bufala campana», commissariando di fatto il citato consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana DOP;

il comitato di Garanzia, coordinato dal colonnello Marco Paolo Mantile del nucleo antifrodi dei carabinieri, NAC, accertava che, in dispregio alle norme di tutela buona parte della mozzarella di bufala campana DOP veniva prodotta anche con il concentrato di latte di bufala o cagliata congelata di latte di bufala o latte di bufala in polvere o ricostruito, così come evidenziato con una puntuale attività di controllo e di verifica durata 6 mesi, dal 21 gennaio al 14 giugno 2010, conclusa con un'articolata relazione consegnata il 7 luglio 2010 al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali pro tempore e alla direzione distrettuale antimafia della procura Napoli;

in data 30 giugno 2011 presso la «Commissione Parlamentare d'inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale», nel corso dell'audizione il colonnello Marco Paolo Mantile, esponeva, dettagliatamente, le attività ispettive espletate che si concludevano con 31 ispezioni e 31 sequestri di cui 21 per violazioni amministrative e 10 per violazioni penali, con il conseguente sequestro di circa 12.000 tonnellate di latte concentrato e cagliata di latte di bufala, essenzialmente di provenienza estera, per un valore complessivo di 17 milioni di euro;

su tali sequestri, a seguito di ricorsi opposti dagli inquisiti, sia il Tar Campania che il Consiglio di Stato hanno dato pienamente ragione agli operatori della giustizia. Non solo, anche in sede penale, si è arrivati fino al ricorso in Corte di Cassazione da parte della controparte, ma l'attività ispettiva è stata considerata legittima e, quindi, non ci sono state osservazioni di sorta. Anzi, la direzione distrettuale antimafia di Napoli ha chiesto ed ottenuto copia dell'intera relazione al colonnello Marco Paolo Mantile;

il rapporto del «comitato di garanzia», coordinato dal colonnello Marco Paolo Mantile, è stato recentemente riconsegnato al Ministro interrogato, la quale dichiarava di non conoscere le conclusioni dell'indagine effettuata sul consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana DOP dando l'impressione di non sapere di come la cagliata congelata e/o il latte di bufala fresco, concentrato o ricostruito venissero acquistati sui mercati nazionali e internazionali a prezzi irrisori, ossia con un costo della pasta congelata di circa 2 euro al chilogrammo;

tale vicenda è stata altresì resa pubblica nella puntata del 20 giugno 2013 dal programma televisivo «Servizio Pubblico Più – Una Vera Bufala» andato in rete su You Tube. La registrazione, fatta nel maggio 2013 presso la «Fiera internazionale Tutto Food» di Milano, ha messo in evidenza le modalità, i tempi e il prezzo della presunta frode commerciale unitamente alla «turbativa di mercato ed al reato di sistema» che, purtroppo, perdura da molti anni e, nonostante la gravità dei fatti, i reati consumati rimangono a tutt'oggi impuniti;

di recente, i mezzi d'informazione hanno divulgato ampi stralci degli esiti dell'indagine durata due anni a seguito della quale la procura della Repubblica di Napoli ha chiesto l'arresto di un «gruppo criminale» che per anni avrebbe violato il disciplinare tecnico di produzione, grazie a un accordo fraudolento tra controllori e controllati. In tale indagine emergono numerose telefonate in cui gli indagati discutono delle loro trasgressioni al disciplinare tecnico di produzione, dell'uso di materia prima proveniente dalla Lituania, dall'Estonia e dalla Polonia (si accenna, in alcuni casi, persino a latte in polvere proveniente dall'India) e della necessità di utilizzare decine di migliaia di quintali di latte congelato e stoccato nei depositi, del valore di milioni di euro, senza il quale, «lamentano», i costi si moltiplicherebbero e il fatturato si dimezzerebbe;

a seguito di tale vicenda, la procura della Repubblica di Napoli ha chiesto l'arresto in carcere di 38 persone di cui gran parte titolari di caseifici ed il sequestro di una trentina di strutture casearie, il giudice per le indagini preliminari, ad ogni modo, ha negato le misure cautelari;

a tal proposito il settimanale l'Espresso del 29 ottobre 2012 pubblicava uno sconcertante articolo che riportava tratti dell'ordinanza del tribunale di Napoli che ha chiarito come quasi nessuno ottemperava alle regole scritte che venivano continuamente violate. E, allora, la preoccupazione di tutti, di fronte ai controlli sempre più stringenti dei NAS, sembra essere quella di «uscire dall'illegalità». Non certo, però, cominciando finalmente a utilizzare solo latte fresco prodotto nell'area DOP: «...bisogna modificare il disciplinare e consentire ai caseifici di utilizzare una percentuale di latte congelato o cagliata congelata – si legge in un'intercettazione – sono 20 anni che lo facciamo tutti quanti. Questa è la posizione. E la stessa posizione l'avrà Assolatte, l'avrà l'Unione industriali, l'avranno tutti quanti...». In un'altra conversazione si legge che: «...siamo in difficoltà, questi qua ci fanno chiudere: noi facciamo tutti quanti delle frodi...»; ed ancora: «... se non utilizziamo il latte congelato il fatturato scende del 50 per cento». «Il problema è che negli anni tutti hanno ammassato enormi quantità di latte congelato». Il titolare di un caseificio, ammette di avere «...10 mila quintali stoccati...» con valore di mercato di 1,3 milioni di euro, un altro ancora parla di «...un milione e 750 mila litri nelle celle...»;

al riguardo è alquanto singolare, come recentemente in sede di audizioni parlamentari presso la XIII Commissione agricoltura della Camera dei deputati, che il «Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana DOP» e l'unione industriale «Assolatte», abbiano rappresentato la necessità di modificare il disciplinare tecnico di produzione della mozzarella di bufala DOP, come già aveva proposto il predetto Consorzio di tutela con una delibera approvata il 27 giugno 2012, approvando una procedura per la modifica del disciplinare tecnico volta a consentire l'utilizzo dei meccanismi della concertazione agricola del «tavolo verde» presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali al fine di ottenere il decreto di approvazione di modifica del disciplinare tecnico;

nel caso in cui una tale modifica fosse assentita, gli effetti che genererebbe sarebbero distruttivi per il settore della mozzarella di bufala DOP campana. A tal riguardo, gli allevatori bufalini si stanno opponendo con decisione alla manomissione del disciplinare tecnico a fronte del fatto, ulteriore, che il prezzo del latte pagato alle stalle è irrisorio e in tali frangenti si aggiunge il timore che precipiti ancora di più;

bisogna ricordare che per poter utilizzare la denominazione d'origine protetta, la mozzarella di bufala campana deve essere prodotta solo con latte fresco proveniente dalle province di Caserta e Salerno e di altri comuni ricompresi tra le province di Napoli, Benevento, Isernia, Frosinone, Latina, Foggia, Roma. Ci sono delle prescrizioni tecnico-qualitative che regolamentano in maniera dettagliata il processo di trasformazione del latte di bufala, ossia: il latte deve essere trasformato entro le 60 ore dalla mungitura, acidificato con siero naturale e coagulato con caglio di vitello;

appare sconcertante, altresì, la notizia del 21 settembre 2013, riguardante il sequestro di mozzarella di bufala campana in cui sono state rinvenute tracce di furosina (indicatore-rivelatore che conferma la presenza di polvere di latte di bufala per la trasformazione in mozzarelle);

i casi di adulterazione della mozzarella di bufala campana DOP, assurti alla massima visibilità nazionale ed internazionale, richiedono un immediato e deciso intervento del Governo che riaffermi la volontà delle istituzioni preposte di tutelare un patrimonio alimentare nazionale d'indubbio valore culturale e identitario del territorio, oltreché l'apprezzamento delle proprietà organolettiche che rendono la mozzarella di bufala campana DOP un prodotto invidiato in tutto il mondo;

va ricordato che in passato, al fine di incrementare l'azione di controllo e di tutela sulla mozzarella di bufala campana DOP, e stato attivato uno specifico percorso normativo parlamentare che ha condotto all'approvazione della legge del 30 dicembre 2008, n. 205, che ha convertito il decreto-legge del 3 novembre 2008, n. 171, recante «Misure urgenti per il lancio competitivo del settore agroalimentare». Nella legge e contenuta una disposizione specifica (articolo 4-quinquiesdecies),recante «Disposizioni per la produzione della mozzarella di bufala campana DOP» che prevede che «a decorrere dal 1o gennaio 2013 la produzione della mozzarella di bufala campana, registrata come denominazione di origine protetta (DOP) ai sensi del regolamento CE n. 1107/96 della Commissione del 12 giugno 1996, deve essere effettuata in stabilimenti separati da quelli in cui ha luogo la produzione di altri tipi di formaggi o preparati alimentari», imponendo così nuovi principi per la gestione dei controlli e prevedendo una maggiore tutela dei diritti dei consumatori;

le problematiche della filiera, nonostante provvedimenti legislativi come il summenzionato, sono ancora enormi e di vario tipo ed è indispensabile, pertanto, che il Ministro si attivi il prima possibile al fine di dare attuazione agli obiettivi previsti dalla legge del 30 dicembre 2008, n. 205, e, specificatamente, da quanto previsto dall'articolo 4-quinquiesdecies;

per contrastare le sofisticazioni e le problematiche connesse e consequenziali a esse, sono necessarie da parte delle Asl e dei nuclei antisofisticazione dei carabinieri – fornendo, ovviamente tutti gli strumenti necessari per consentire controlli costanti e a tappeto – azioni permanenti di controllo della filiera della mozzarella di bufala DOP e del sistema di produzione e di commercializzazione dei latticini di latte di bufala non DOP, confrontando, per esempio, il latte munto alla stalla con i volumi di formaggi prodotti, in quanto, come denunciato, si rileva l'immissione sul mercato a prezzi irrisori di mozzarella di bufala in imballaggi recanti la denominazione DOP, seppur viene fatturata come latticino generico e ciò in ragione dell'ipotizzato, ma si potrebbe tranquillamente dire accertato, utilizzo di materie prime a basso costo, di latte liquido e di latte concentrato di bufala importati, oppure di cagliata congelata nazionale o estera;

appare inderogabile tracciare tutta la filiera di latte di bufala prodotto in Italia, unitamente a quello proveniente dall'estero, verificando con opportuni controlli incrociati i volumi di produzione di latte alla stalla e la conseguente trasformazione in mozzarella di bufala DOP e non DOP, così come viene realizzata nei caseifici autorizzati;

i controlli dovrebbero essere eseguiti in maniera costante e all'improvviso, in modo da tutelare sia i produttori di latte, sia i caseifici che hanno lavorato e continuano a lavorare onestamente, ma principalmente per garantire al consumatore la sicurezza e la qualità di ciò che acquista, all'allevatore e al trasformatore onesto, il giusto ritorno della redditività delle loro imprese e ai lavoratori del settore di vedersi tutelato il posto di lavoro all'interno di un comporto di filiera che se bonificato radicalmente, potrebbe creare ulteriori posti di lavoro –:

se non si ritenga urgente avviare una immediata tracciatura di tutto il latte di bufala prodotto in Italia, nonché il latte fresco di bufala importato, il concentrato di latte e le cagliate di latte di bufala congelato proveniente da Paesi esteri;

se corrisponda al vero la notizia secondo cui gli uffici preposti del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali starebbero valutando l'approvazione della modifica del disciplinare tecnico della mozzarella di bufala campana DOP nella direzione di ammettere la pratica del congelamento del latte o della cagliata congelata di latte di bufala, al fine di permetterne il relativo uso differito nella produzione della mozzarella DOP e, in caso affermativo, se al verificarsi di tali assurde circostanze non si intenda fermamente rigettare una tale richiesta a giudizio degli interroganti irresponsabile o qualunque altra istanza che avesse come fine la modifica, peggiorativa, del disciplinare tecnico di produzione della mozzarella di bufala campana DOP;

se il Ministro intenda provvedere all'attuazione senza proroghe della normativa relativa alla separazione dei luoghi di produzione della mozzarella di bufala campana DOP e della mozzarella non DOP, il cui termine è slittato di oltre due anni da quanto previsto dalla legge richiamata;

se non si ritenga necessario emanare un'iniziativa urgente che preveda in capo al «Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana DOP» e agli altri enti interessati l'attività obbligatoria di controllo e di verifica mensile incrociata tra la produzione di latte, di ciascuno allevamento bufalino dell'area DOP, e l'effettiva trasformazione e resa quantitativa nei caseifici che ritirano per la produzione di mozzarella di bufala campana DOP e la mozzarella di bufala italiana non DOP, definendo, inoltre, misure dissuasive, integrative e aggiuntive, a quelle ordinarie già previste a carico delle strutture casearie che violano i vincoli normativi di riferimento, al fine di scoraggiare le frodi commerciali;

se non sia utile e necessario adottare iniziative in favore degli allevatori di bufale dell'area DOP della mozzarella di bufala campana, volte a permettere una più ampia e diffusa applicazione della tecnica della destagionalizzazione dei parti delle bufale.
(4-17824)