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Cyber Security

Cyber security, 72,7% italiani pronto a rinunciare a privacy online per maggiore sicurezza

Razzante al VELINO: diritto alla privacy “deve cadere quando c’è in gioco la sicurezza nazionale” ma i cittadini italiani “devono sentirsi tutelati: chi non ha nulla da nascondere non vedrà violate le proprie mail e whatsapp”
Roma, 28 Sep 2016 18:47:00
fonte: ilVelino/AGV NEWS
Il 72,7 per cento degli italiani pensa che la privacy di chiunque possa essere violata dalle autorità se c’è in gioco l’interesse nazionale, ma contemporaneamente il 45,7% pensa che la riservatezza personale sia un bene intangibile e non possa essere infranta in nessun caso. È quanto si legge nel rapporto Censis-Ucsi “I media tra èlite e popolo”, dal quale emerge che il contrasto alla pedopornografia è il primo motivo per il quale gli utenti di internet sarebbero disposti a subire limitazioni della propria privacy online (49,3 per cento), anche più della prevenzione degli attentati terroristici (45,4%) e della lotta alla criminalità (42,7%). Sulla questione è intervenuto al VELINO il professore Ranieri Razzante - consulente della Commissione Parlamentare Antimafia e del Prefetto Antiracket e Direttore dell’Osservatorio sul Riciclaggio e Finanziamento del terrorismo – che sottolinea come il diritto alla privacy “deve cadere quando c’è in gioco la sicurezza nazionale”. “Ho fatto rilevare più volte che la compressione delle garanzie democratiche - tra cui quella della privacy - è necessaria per le investigazioni”, dal momento che “ancora non ci sono strumenti migliori delle intercettazioni su telefoni e computer - e delle indagini finanziarie - per sconfiggere i terroristi”.

Quindi, spiega, gli italiani “fanno bene a chiedere che queste intercettazioni vengano incrementate anche a scapito della privacy”. L’errore, spiega, “è stato fatto quando nel 2015 abbiamo approvato la modifica al decreto anti terrorismo, non inserendo la possibilità per le forze di polizia di intromettersi nei pc di sospettati di terrorismo, un vulnus fondamentale per le indagini”. Anche perché, spiega Razzante, “il nuovo terrorismo si fonda sulla tecnologia, sulla raccolta di fondi e sulle comunicazioni attraverso l’internet ufficiale e il deep web”, ovvero la rete parallela dove agiscono terroristi e truffatori.

Razzante, docente di Legislazione antiriciclaggio e profondo conoscitore della materia, sottolinea come le preoccupazione emerse dalla ricerca Censis non hanno motivo di esistere. “In Italia siamo tra i paesi più garantisti nel mondo su questo aspetto. Prima di predisporre le intercettazioni contro presunti terroristi sono infatti necessarie le autorizzazioni dei magistrati, nessuna intercettazione è autorizzata solo dalle forze di polizia o dai Servizi se non dietro un grave pericolo per la popolazione e sotto controllo di magistrati. I cittadini italiani devono quindi sentirsi tutelati, c’è un percorso rigido” e “chi non ha nulla da nascondere non vedrà violate le proprie mail e whatsapp. Serve sempre una richiesta dal magistrato che, solo se ci sono fondanti e gravi indizi, può predisporre le intercettazioni e le indagini sul web”. Infine un appello a chi naviga in rete: “Il nemico combatte una guerra ‘psico-informatica’, quindi è necessario prestare molta attenzione agli acquisti e alle donazioni online perché, senza saperlo, si potrebbe finanziare il terrorismo”. “I siti che vendono le armi e invitano a fare offerte sono posti nel deep web ma sono lì solo per pochi giorni, poi scompaiono per non essere rilevati”. Quindi, conclude il professore Razzante, “dobbiamo dare una mano alla polizia nel denunciare quello che vediamo nel web e che non ci sembra conforme alle leggi”.