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Cultura

Speciale Eventi Campania, L'estate al Madre: ingresso e visite didattiche gratuite

L’iniziativa si propone come un servizio di prossimità culturale, durante il mese più caldo dell’anno
Napoli, 12 Aug 2017 09:04:00
fonte: ilVelino/AGV NEWS
Per il quinto anno consecutivo, in considerazione del notevole riscontro ottenuto dal 2013 al 2016, anche quest’anno, fino al 31 agosto 2017, per le cittadine e i cittadini campani e i tanti turisti italiani e internazionali che trascorreranno il mese di agosto nella città di Napoli o nella Regione Campania sarà possibile visitare gratuitamente le mostre in corso e le collezioni del museo Madre, oltre che partecipare gratuitamente alle visite didattiche connesse. Un museo non solo aperto ad agosto, ma gratuito per tutti. L’iniziativa si propone come un servizio di prossimità culturale ai cittadini del territorio regionale, durante il mese più caldo dell’anno, ma anche come forma di sostegno all’allargamento e diversificazione del pubblico, assecondando e potenziando la crescita dei flussi turistici registrati negli ultimi anni a Napoli e in Campania nell’ottica di una promozione integrata della straordinaria offerta culturale regionale. L’iniziativa, ribadendo il successo riscosso negli anni precedenti, viene dunque riproposta con l’obiettivo di offrire nuovamente la possibilità di avvicinarsi alle ricerche artistiche del presente anche a chi non conosce ancora o frequenta già il museo o che vuole approfondire la conoscenza delle ricerche artistiche contemporanee: un’occasione per affrontare il caldo della stagione estiva camminando piacevolmente ad “aria condizionata” e  in mezzo a capolavori di arte contemporanea. La visita al museo inizia nell’atrio/ingresso in cui è allestita Axer/Désaxer, l’opera in situ di dimensioni architettoniche dell’artista francese Daniel Buren (Boulogne-Billancourt, 1938), che guida il pubblico alla scoperta delle altre mostre temporanee e delle collezioni permanenti, celebrando l’unione fra il museo e la sua comunità. Il percorso continua con le mostre in corso, SIAMO ARRIVATI di Wade Guyton (fino all’11 settembre 2017, terzo piano), ENGLISH FOR FOREIGNERS di Stephen Prina (fino al 16 ottobre 2017, sala Re_PUBBLICA MADRE), PERLA POLLINA, 1996-2016 di Roberto Cuoghi (fino al 18 settembre 2017, secondo piano-ala destra, mezzanino e Project room) e delle collezioni del museo. In sala Re_PUBBLICA MADRE (piano terra), i visitatori si confrontano con la mostra di Stephen Prina (Galesburg, 1954), artista poliedrico che investiga la relazione fra sfera collettiva e dimensione personale attivando una relazione dinamica tra passato e presente e facendo emergere la relazione fra la propria vicenda biografica e la storia del XX secolo. Anche attraverso riferimenti ad autori come Cesare Pavese e Franco Fortini o ai film sulla Resistenza italiana dei registi Jean-Marie Straub e Danièle Huillet, Prina esamina gli intrecci fra stanzialità e migrazione,  affermazione dell’identità e suo sradicamento, monumentalità e intimità. La visita alla mostra si configura come un racconto che, dalla storia di un padre e un figlio, si espande fino a divenire un possibile memoriale collettivo, in cui le storie dei singoli incontrano la Storia di tutti. Al terzo piano del museo il percorso continua con la mostra di Wade Guyton (Hammond, Indiana, 1972), uno dei più importanti artisti internazionali dell’ultima generazione. La sua ricerca artistica mette alla prova gli statuti labili della comunicazione contemporanea, sempre più affidata alla iper-connessione globalizzata delle reti e dei social network: prodotta interamente a napoli, la mostra si configura come una vera a propria immersione nel mondo delle immagini contemporanee, oscillanti fra analogico e digitale, ma anche come un’inedita riproposizione del tema classico del Grand Tour. Dislocata presso tre aree diverse, Project room, mezzanino e secondo piano (ala destra), la mostra di Roberto Cuoghi (Modena, 1973) – uno dei più importanti artisti contemporanei, autore di una magistrale partecipazione al Padiglione Italia della Biennale di Venezia in corso quest’estate – si articola come un universo di forme, segni e simboli. Corpi, idoli, autoritratti, storie arcaiche e contemporanee che assumono una molteplicità di aspetti e in cui l’artista sperimenta materiali e tecniche attraverso articolati processi operativi, fino quasi a reinventarli: ogni opera è il risultato di un esperimento. La visita permetterà di introdursi in questa pratica visionaria, ossessiva, priva di “misura”, in cui alla realtà si sovrappone la fantasia, alla storia il mito, alla documentazione l’invenzione. Al primo piano e secondo cortile il pubblico potrà visitare le opere della collezione site-specific (con le opere di Domenico Bianchi, Richard Long, Sol LeWitt, Francesco Clemente, Luciano Fabro, Jeff Koons, Anish Kapoor, Mimmo Paladino, Jannis Kounellis, Rebecca Horn, Giulio Paolini, Richard Serra, Marco Bagnoli), mentre le sale del secondo piano (ala sinistra) e spazi vari ospitano la nuova collezione permanente in progress, Per_formare una collezione, progetto avviato nel 2013 e dedicato dal museo alla costituzione progressiva della sua collezione permanente. Un’idea di collezione quale entità “per_formativa”, ovvero costantemente in divenire, che definisce il museo non soltanto come spazio fisico ma anche come insieme di relazioni sociali e simboliche, di storie da raccontare e di possibilità da configurare. Un percorso che racconta la storia della cultura d’avanguardia, con particolare riferimento a quanto accaduto a Napoli e in Campania negli ultimi cinquant’anni, ma al contempo esplora il presente e ipotizza il futuro, attraverso l’inclusione di artisti che rispondono con nuove opere a questa storia. Sul terrazzo del museo è visitabile (fino al 19 dicembre 2017) l’opera iconica dell’artista belga Jan Fabre (Anversa, 1958) L’uomo che misura le nuvole (versione americana, 18 anni in più), 1998-2016. L’opera è un inno alla capacità di continuare a sognare, di trascendere il tempo e lo spazio attraverso l’immaginazione ed è ispirata dall’affermazione che l’ornitologo Robert Stroud pronunciò nel momento della liberazione dalla prigione di Alcatraz, quando dichiarò, appunto, che si sarebbe d’ora in poi dedicato a “misurare le nuvole”.