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Cronaca

R. Calabria, confiscati beni a imprenditore vicino colluso con la ‘ndrangheta

“Rapporti sinallagmatici con l’associazione mafiosa”
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di redazione

La Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria, sotto il coordinamento del Procuratore Distrettuale di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri  e del Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano Paci, ha eseguito un decreto di confisca beni emesso dal locale Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione – nei confronti di Roberto Morgante, 60 anni di Villa San Giovanni, imprenditore nel settore edilizio ed attualmente sottoposto a regime detentivo. L’uomo è sospettato  di essere “rappresentante e collettore di risorse economiche di cosche operative sul territorio di Reggio Calabria, coinvolte nelle lucrose attività delittuose a sfondo finanziario gestite in Lombardia e, segnatamente nel c.d. “Locale” di Desio (MB), dalla cosca di ‘ndrangheta allora capeggiata da Giuseppe Pensabene. Per le sue attività è stato condannato in primo grado nel 2015 per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa alla pena di 6 anni e 10 mesi di reclusione e con la confisca di numerosi beni. La sentenza, nel luglio 2016, veniva confermata dalla Corte di Appello di Milano. Nel settembre 2017, la Corte di Cassazione, pur annullando con rinvio limitatamente alla confisca dei beni, confermava la sua responsabilità penale

Con l’odierno provvedimento, il Tribunale – Sez. Misure di Prevenzione – di Reggio Calabria, ha ritenuto, ai sensi della normativa in tema di misure di prevenzione, l’imprenditore reggino portatore sia di pericolosità sociale qualificata che generica in quanto, da un lato gravemente indiziato di appartenenza alla ‘ndrangheta, dall’altro poichè soggetto che ha vissuto in tutto o in parte dei proventi di reati contro il patrimonio sin dalla fine degli anni 90. In merito – si legge ancora in una nota – , il Collegio ha affermato che il Morgante rappresenta la figura dell’imprenditore “colluso” con la criminalità organizzata….ossia dell’imprenditore che entra in un rapporto sinallagmatico con l’associazione mafiosa tale da produrre vantaggi per entrambi i contraenti”. Riguardo la parte patrimoniale, il Tribunale, ha ritenuto che il patrimonio del proposto e dei suoi stretti congiunti “debba ritenersi il frutto o il reimpiego di proventi di attività illecite in quanto direttamente ricollegabile (anche quale reinvestimento) alla accertata e risalente pericolosità sociale qualificata del Morgante, strettamente connessa alla sua attività imprenditoriale, e mai venuta meno…”.

Per il Tribunale, inoltre, le imprese del proposto sono ascrivibili nel genus dell’impresa mafiosa conseguendone che, il successo imprenditoriale del Morgante, sia da attribuirsi al pesante condizionamento esercitato nel territorio di riferimento dalla ‘ndrangheta, che, attraverso il metodo mafioso, gli ha assicurato illecitamente una posizione di preminenza sul mercato. Complessivamente, il collegio giudicante ha disposto la confisca di attività aziendali e di numerosi beni personali, già sottoposti a sequestro di prevenzione nel marzo del 2018, concordando pienamente con le rigorose ed esaustive informazioni controdeduttive prodotte – in sede di contraddittorio con la parte – dalla DIA di Reggio Calabria efficacemente supervisionata e diretta dalla locale Procura Distrettuale.

Nel dettaglio sono stati interessati dalla confisca 4 società [per l’intero o per quote del rispettivo capitale sociale e corrispondente patrimonio aziendale] operanti nel settore edilizio e del commercio all’ingrosso e dettaglio di articoli per impianti idro-termo-sanitari;  26 immobili ad uso personale ed aziendale, siti a Reggio Calabria e Villa San Giovanni; numerosi e consistenti conti correnti personali ed aziendali, polizze e dossier titoli per un valore di circa 2,6 milioni di euro. Il valore complessivo dei beni sottoposti a confisca ammonta a circa 7 milioni di euro.