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Economia

Banca d’Italia: sull’economia mondiale rischi da rallentamento Cina e incognite Brexit

Le prospettive appaiono deboli, nonostante la crescita registrata nel primo trimestre del 2019
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di onp

Sulle prospettive dell’economia internazionale continuano a gravare i rischi connessi con un ulteriore inasprimento delle tensioni commerciali globali e con un rallentamento della crescita in Cina. Permangono le incertezze circa i tempi e le modalità dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea (Brexit). Le prospettive dell’economia globale appaiono deboli, nonostante la crescita registrata nel primo trimestre del 2019. Tra i paesi avanzati, negli Stati Uniti e in Giappone l’espansione del prodotto nei primi tre mesi di quest’anno è stata determinata soprattutto dal calo delle importazioni e dall’accumulo delle scorte, in un contesto di debolezza della domanda finale interna. Secondo le più recenti valutazioni dei responsabili degli acquisti delle imprese (purchasing managers’ index, PMI) del settore manifatturiero, nel secondo trimestre le condizioni cicliche si sono deteriorate in tutte le principali economie. Questo lo scenerario nel Bollettino economico della Banca d’Italia.

In Brasile, in India e in Russia l’espansione del PIL ha rallentato nel primo trimestre; in Cina la crescita è rimasta stabile, ma gli indicatori congiunturali più recenti segnalano una decelerazione dell’attività in primavera. Il commercio mondiale ha subito un’ulteriore contrazione nei primi tre mesi del 2019 (-0,8 per cento in ragione d’anno secondo nostre stime); sono diminuite le importazioni degli Stati Uniti, del Giappone e dell’Asia emergente, in particolare della Cina, mentre quelle dell’area dell’euro hanno registrato un moderato incremento.

Sull’andamento degli scambi internazionali pesano sia le restrizioni commerciali adottate a partire dallo scorso anno sia il conseguente deterioramento degli investimenti e del clima di fiducia delle imprese. Nel mese di maggio l’amministrazione statunitense ha inaspettatamente innalzato dal 10 al 25 per cento i dazi su circa 200 miliardi di dollari di prodotti importati dalla Cina, che a sua volta ha aumentato le tariffe su circa 60 miliardi di dollari di importazioni dagli Stati Uniti. Il presidente americano ha ipotizzato l’applicazione di ulteriori misure protezionistiche, anche nei confronti di altri paesi, contribuendo ad accentuare i timori di una guerra commerciale, solo parzialmente mitigati dal recente annuncio di una ripresa dei negoziati fra Stati Uniti e Cina. L’amministrazione statunitense ha rinviato la decisione riguardo un eventuale inasprimento delle tariffe sulle importazioni di automobili e componenti; tale misura penalizzerebbe in modo marcato le esportazioni dei paesi dell’Unione europea.

L’inflazione al consumo si mantiene moderata nelle principali economie avanzate, nonostante le condizioni generalmente buone del mercato del lavoro. Le aspettative di inflazione a lungo termine desunte dai rendimenti sui mercati finanziari sono scese sia negli Stati Uniti sia nell’area dell’euro. Secondo le previsioni diffuse in maggio dall’Ocse, nell’anno in corso il Pil mondiale rallenterebbe al 3,2 per cento: la debolezza del settore manifatturiero, soprattutto nelle economie più esposte al commercio internazionale, sarebbe solo in parte compensata dall’espansione dell’attività nel settore dei servizi e dalle misure di sostegno alla crescita adottate da alcuni paesi, in particolare dalla Cina. Le stime della Banca d’Italia per il commercio mondiale sono state riviste al ribasso; la crescita nel 2019 sarebbe pari all’1,5 per cento, in netto calo rispetto al 4,1 dello scorso anno. Sulle prospettive dell’economia mondiale, oltre ai rischi di un ulteriore inasprimento delle tensioni commerciali, permangono quelli connessi con un rallentamento superiore alle attese in Cina e con le incognite su tempi e modalità della Brexit.

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