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Politica

Casellati: “I principi etici producono effetti positivi a livello aziendale”

La Presidente del Senato apre il convegno di presentazione del volume "Etica, Responsabilità Pubblica, Imprenditorialità e Management"
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di onp

“Etica, responsabilità pubblica, imprenditorialità e management: non sono solo delle parole d’ordine che hanno un rilievo diretto nelle dinamiche del mondo del lavoro, ma la sintesi di una visione valoriale dei rapporti produttivi che è alla base del nostro sistema di mercato e della nostra democrazia liberale”, così il Presidente del Senato Elisabetta Casellati apre il convegno di presentazione del volume “Etica, Responsabilità Pubblica, Imprenditorialità e Management” a cura del gruppo di lavoro ASFOR coordinato dal prof. Elio Borgonovi in Piazza della Minerva.

“Etica dei princìpi ed etica della responsabilità, per dirla con Weber, sono gli assi portanti di una prospettiva più ampia che include l’assoluto e il relativo, lo spirituale e il materiale, l’agire a prescindere e l’agire solo sulla base delle conseguenze – continua -. Le interconnessioni con il mondo delle imprese sono evidenti ed hanno ripercussioni non solo sugli aspetti più strettamente sociali, ma riverberano i propri effetti sulla disponibilità e sulla capacità di mettersi in gioco, di innovare, di acquisire sempre nuove competenze e professionalità”.

“Nell’epoca dell’industria 4.0, alla vigilia di quello che si annuncia come un cambio epocale nelle modalità di lavoro e nel conseguente rapporto impresa/lavoratore, mettere al centro l’etica appare una chiave per garantire una vera e propria sostenibilità della produzione. Una sostenibilità certamente ambientale ed economica, ma anche e soprattutto sociale – prosegue -. Se è vero infatti che tutti gli attori della produzione saranno chiamati a mettersi in gioco e a ridiscutere le regole d’ingaggio che, per oltre un secolo, hanno rappresentato un elemento fisso rispetto alle variabili fisiologiche nelle economie di mercato, è altrettanto vero che i principi su cui si basa la filiera produttiva rappresenteranno il principale fattore di continuità”.

“E allora i numeri di questa indagine raccontano lo sforzo che è stato compiuto e la rappresentatività ed efficacia del campione demografico utilizzato. Una valutazione che riguarda sia la parte quantitativa della ricerca, sia quella qualitativa, relativa ai dialoghi con rappresentanti qualificati del mondo delle professioni, dell’impresa e delle istituzioni – osserva -. Per l’analisi quantitativa, condotta attraverso questionari standard, sono infatti stati “valutati” oltre mille intervistati nelle due fasi della rilevazione, con una incidenza maggiore di quelli effettuati nel 2018 rispetto al 2015. Trovo inoltre particolarmente significativo l’arco temporale nell’ambito del quale la ricerca è stata effettuata, anni certamente non facili e non statici per dinamiche e interazioni sociali. Così come è interessante il riferimento ad una precedente indagine, sempre legata al rapporto tra etica e responsabilità, svolta da Asfor nel 1989. In questi 30 anni lo scenario è completamente cambiato, il mondo è cambiato; ma proprio per questo possiamo trarre un insegnamento anche sulla percezione e sulla consapevolezza di tali mutamenti. Solo a partire dal 1990 la pubblica amministrazione si è dotata di un pacchetto di misure miranti ad aggiornarne le procedure e il metodo decisionale. Non a caso lo studio che presentiamo oggi fa riferimento a tre distinti ma non distanti ambiti di responsabilità: imprenditoriale, manageriale, pubblica. Quella che non senza forzature fu definita la ‘privatizzazione’ non tanto della pubblica amministrazione, quanto della sua azione, della sua attività, del suo rapporto incentrato sui criteri del buon andamento. Un cambiamento che avrebbe sostanzialmente dovuto ridurre la distanza tra il pubblico-erogatore di servizi e i cittadini-consumatori ma che, a giudicare dall’analisi delle risposte, ha probabilmente cambiato solo in parte la reale percezione del variegato e non sempre omogeneo mondo della pubblica amministrazione. Non mancano altri risultati particolarmente interessanti e meritevoli di approfondimento”.

“Mi riferisco al dato di genere, con le donne che sulla questione della centralità dell’etica dimostrano un atteggiamento maggiormente positivo rispetto agli uomini. Per contro, se si guarda il dato anagrafico, i più giovani appaiono meno interessati o comunque più focalizzati sugli aspetti direttamente connessi alle performance lavorative o agli avanzamenti di carriera rispetto ai risvolti etici – dice -. Un altro tema che appare in tutta la sua rilevanza è quello della corruzione. La percezione dell’importanza dell’elemento corruttivo nel rapporto tra privati e pubblica amministrazione, pur al netto delle differenze registrate tra il 2015 e il 2018, si attesta su percentuali ben al di sopra di qualsiasi base realistica. Una dinamica che, anche se in termini più ridotti, si manifesta anche nella interazione tra privati. Nella lotta alla corruzione, l’eccesso di burocrazia o di controlli è visto non positivamente perché appesantisce senza risolvere. Ritengo altresì significativi i risultati in relazione all’opportunità e alla valutazione etica su cosa andrebbe fatto, anche se non previsto o di non diretta emanazione della norma. E allora emerge la sensibilità verso interventi per consentire la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro e per la prevenzione ambientale e del territorio. Due fattori che, come ci ricordano i fenomeni di dissesto idrogeologico e la conclamata crisi demografica, hanno evidentemente fatto breccia sui valori di riferimento di un numero sempre maggiore di cittadini”.

“In conclusione, l’aspetto più interessante che si coglie dall’analisi del vostro studio è che i principi etici, oltre ad avere una evidente connessione con la sfera ideale, morale o religiosa, finiscono anche per produrre effetti positivi a livello aziendale. Effetti che sono visibili più nel medio-lungo periodo e in misura maggiore nell’ambito privato, ma sono assolutamente effetti considerati certi, con punte ancora maggiori nel terzo settore. Così come ritengo utile la considerazione che insieme ai valori individuali e alla cultura del Paese, sia considerato fondamentale l’esempio che proviene dai vertici aziendali: un esempio dal quale discende il principale indicatore rispetto all’etica di impresa. Un’etica che vede gli individui riconoscere l’importanza di alcuni valori fondanti: correttezza e integrità, legalità, giustizia, moralità; e ancora meritocrazia e imparzialità – conclude -. Sta all’intero sistema, pubblico e privato, soprattutto attraverso la leva fondamentale della formazione continua, fare in modo che siano il cardine dell’intera vita dei lavoratori di oggi e di domani”.

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