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Esteri, Nomine Ue

Nella notte nulla di fatto. Trattative proseguono a oltranza

Nessun accordo a Bruxelles sulla composizione della nuova Commissione europea e sulla scacchiera di nomine ai vertici dell’Unione europea
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di der

Non è bastata tutta la notte di trattative per raggiungere un’intesa a Bruxelles sulle nomine dei vertici dell’Unione europea. Il Consiglio europeo straordinario convocato nella capitale belga non è riuscito a sciogliere tutti i nodi tra i 28 paesi membri. I colloqui sono ripresi questa mattina. Sul piatto ci sono i presidenti di Commissione, Consiglio europeo, Bce e dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Ma a “cascata” sono interessati anche i vertici dell’europarlamento che dovrà sì essere eletto il prossimo mercoledì a Strasburgo dai parlamentari europei, ma rientra nella più complessa trattativa in corso in queste ore.

L’Italia, rappresentata dal premier Giuseppe Conte, cerca di dare peso al proprio voto. Sui vertici della commissione le trattative si bloccate sul nome del socialista laburista olandese Frans Timmermans, non sostenuto dall’Italia. Il premier Giuseppe Conte ha messo le mani avanti dicendo che “non è da escludere che saremo costretti ad aggiornarci: l’Italia non appoggia Timmermans quantomeno perché ‘il criterio dello ‘Spitzenkandidat’ – il candidato di punta del partito che ha vinto le elezioni – sta incontrando difficoltà, mi sembra un po’ difficile rimanere legati solo a questo criterio, non può essere la sola soluzione, non vogliamo vincolarci a un unico criterio. Dobbiamo essere flessibili nella scelta del candidato giusto”.

Voci vicine al tavolo delle trattative dei capi di Stato e di governo già parlano di un possibile rinvio a metà luglio del pacchetto nomine. Un rompicapo che evidenzia come sia difficile raggiungere un’intesa a breve. Conte ha detto che “non stiamo ancora lavorando per le alternative” alla proposta sostenuta da da Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi per le nomine Ue, con la Commissione ai Socialisti, il Consiglio ai Liberali, l’Alto Rappresentante e il presidente del Parlamento al Ppe, magari scelto tra uno dei paesi dell’Est Europa.