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Esteri

Libia, Conte: soluzione politica è l’unica sostenibile

"Non vi sono interessi economici o geopolitici che possano giustificare derive militari e in ultima analisi il rischio di una guerra civile"
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
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“Gli ultimi sviluppi in Libia e in particolare l’escalation militare sono motivo di forte preoccupazione per l’Italia, così come lo sono e devono esserlo anche per tutta l’Europa e per l’intera comunità internazionale”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte alla Camera nel corso dell’informativa urgente sui recenti sviluppi della situazione in Libia.

“Le informazioni che giungono dal terreno, che risentono di un contesto oggettivamente complesso e soggetto anche a evidenti tentativi di disinformazione e propaganda, descrivono un quadro di situazione estremamente fragile, fluido e anche insidioso. Nel complesso, si registra al momento un certo equilibrio nei rapporti di forza e alterne vicende sul piano militare, in un quadro tuttavia di crescente intensità e violenza, con l’utilizzo di raid aerei e l’afflusso su entrambi i lati di armamento pesante. La stessa missione Onu ha segnalato un probabile aggravamento della crisi nelle prossime ore, in corrispondenza con l’atteso massimo sforzo di Haftar per entrare a Tripoli”.

”Il succedersi degli scontri e l’aumento del numero di morti e di feriti, ma anche degli sfollati, segnalano un concreto rischio di crisi umanitaria che va scongiurato rapidamente. L’emergenza umanitaria, con conseguenze anche sui flussi migratori, così come il riaffacciarsi dello spettro dell’insorgenza terroristica dimostrato dal recente attentato perpetrato da Daesh nella Libia centrale, impongono determinazione e rapidità di azione”.

“Come ricordato in queste ore dallo stesso Guterres nel suo intervento al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e nelle successive dichiarazioni a stampa, questa evoluzione non ci deve far deflettere dalla ricerca di una soluzione politica, l’unica davvero sostenibile. Su impulso italiano il 5 aprile scorso i ministri degli Esteri dei G7 hanno rilasciato una dichiarazione congiunta sulla situazione in Libia, che ben fotografa la nostra posizione. I ministri hanno in particolare riaffermato che non esiste una soluzione militare al conflitto libico, reiterato il pieno sostegno al Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterres e al suo Rappresentante Speciale Ghassan Salamé per trovare una soluzione allo stallo politico verso elezioni credibili e pacifiche, in linea con quanto convenuto da ultimo nel corso della Conferenza svolta nel nostro Paese a Palermo. I ministri hanno fatto appello a tutti i libici affinché sostengano costruttivamente il processo onusiano; hanno invitato la comunità internazionale a mostrare piena coesione in vista del comune obiettivo della stabilizzazione della Libia”.

”Urge lavorare innanzitutto in direzione di un cessate il fuoco e di un’immediata interruzione della spirale di contrapposizione militare, preservando l’integrità di Tripoli e la distensione sul resto del territorio. Si tratta di una strada obbligata per ridare spazio al dialogo politico e ricostruire un minimo di fiducia tra le parti, ai fini di un processo credibile e sostenibile. In questi mesi – ha detto il premier – sono stato, e sono in questi stessi giorni ed ore tuttora in contatto diretto, con i due principali attori libici, il presidente Serraj e il generale Haftar, con quest’ultimo nelle scorse ore ho avuto un contatto attraverso un suo emissario, così come con gli altri protagonisti del panorama politico interno. Il mio sostegno al Governo di Accordo Nazionale è andato in questi mesi di pari passo con una forte azione di ‘moral suasion’ volta a identificare ogni possibile spazio di intesa politica con gli altri attori”.

”Non ci possono essere ambiguità o mistificazioni, a maggior ragione in un momento così critico e in un contesto in cui la complessità delle forze in gioco esclude semplificazioni e scappatoie. Non vi sono interessi economici o geopolitici che possano giustificare derive militari e in ultima analisi il rischio di una guerra civile. La violenza genera violenza, genera ferite che difficilmente si rimarginano e non serve in ultima analisi né gli interessi della popolazione, né quelli della comunità internazionale”.

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