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Cronaca

Cesare Battisti ammette le sue responsabilità in quattro omicidi

L’ex terrorista dei Pac ha confessato i reati durante un interrogatorio nel carcere di Oristano. “Era guerra. Ora chiedo scusa”
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
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Cesare Battisti, l’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo arrestato a gennaio dopo quasi 40 anni di latitanza, ha ammesso per la prima volta, davanti al pm di Milano, Alberto Nobili, che lo ha interrogato sabato e domenica nel carcere di Oristano, di essere responsabile dei quattro omicidi per cui è stato condannato.  “Mi rendo conto del male che ho fatto e chiedo scusa ai familiari”, ha detto Battisti che avrebbe anche confermato quanto contenuto nelle sentenze definitive sui Pac, l’organizzazione terroristica di sinistra dove militava. “Io parlo delle mie responsabilità, non farò i nomi di nessuno”, avrebbe però detto. Battisti ha poi detto di non aver avuto alcuna copertura occulta durante la latitanza in Francia, Messico e Brasile, si sarebbe solo avvalso della sua dichiarazione di innocenza per ottenere appoggi e sostegno.  Alberto Nobili, che lo ha interrogato, ha chiarito che “qua non si tratta di una collaborazione con la giustizia, ma di importantissime ammissioni arrivate da un ‘irriducibile’ che ha barato per 37 anni e si è reso latitante, dichiarando di essere innocente e di essere un perseguitato politico”. Nell’interrogatorio Battisti ha precisato “che avrebbe parlato solo di se stesso – ha spiegato Nobili – dopo che l’avvocato Steccanella gli ha fatto avere in carcere ad Oristano tutte le sentenze sui Pac”. L’ammissione di Battisti “fa giustizia di tante polemiche che ci sono state in questi anni, rende onore alle forze dell’ordine e alla magistratura di Milano e fa chiarezza su un gruppo, i Pac, che ha agito dalla fine degli anni ‘70 in modo efferato”, ha detto il procuratore di Milano Francesco Greco. L’ex terrorista dei Pacè stato condannato in via definitiva per quattro omicidi, due commessi materialmente, due in concorso: quello del maresciallo degli agenti di custodia Antonio Santoro, quello del gioielliere Pierluigi Torregiani e del commerciante Lino Sabbadin, che militava nel Msi, il primo a Milano e il secondo a Mestre; e quello dell’agente della Digos Andrea Campagna.