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Esteri

Russiagate, l’ora della resa dei conti: consegnato il rapporto Mueller

Si chiude l’inchiesta sui rapporti tra Trump e il Cremlino condotta dall’ex direttore Fbi e durata 22 mesi
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di redazione

Il rapporto sul Russiagate del Procuratore speciale Robert Mueller è pronto. L’ex direttore dell’Fbi, chiudendo un’inchiesta durata 22 mesi e costata 27 milioni di dollari ha trasmesso il documento relativo alle indagini sulle interferenze russe sulle elezioni Usa del 2016 al ministro di Giustizia Usa William Barr. Che ha promesso la massima trasparenza possibile ma che ora dovrà decidere se diffonderlo integralmente come chiedono a gran voce i Democratici. “Potrei essere nella posizione di comunicarvi le principali conclusioni dello speciale procuratore già questo fine settimana”, ha fatto sapere Barr ai leader del Congresso a proposito del rapporto in cui il procuratore speciale, che lascerà l’incarico nei prossimi giorni, non raccomanderebbe altre incriminazioni nelle indagini. Nel caso la notizia fosse confermata il presidente Trump sarebbe salvo dall’impeachment.

”I prossimi passi spettano al procuratore generale Barr e siamo ansiosi di vedere questo processo fare il suo corso” è il commento della Casa Bianca che assicura che Trump, che si trova a Mar-a-Lago, in Florida, non ha avuto informazioni sui contenuti del documento rispetto al quale, in quasi due anni, non sono mai trapelate indiscrezioni. Il ministro di Giustizia ha fatto sapere che l’amministrazione Trump non ha mai interferito con il lavoro di Mueller che pure è stato definito una “caccia alle streghe” in più occasioni dallo stesso presidente Usa. 

Intanto sul Russiagate indagano anche altre autorità: il procuratore di New York che in particolare sta mettendo a fuoco la questione dei finanziamenti ricevuti dalla campagna elettorale del tycoon. E anche i procuratori del distretto orientale della Virginia e del distretto di Columbia. Ma soprattutto ci sono le indagini avviate dal Congresso che dovrà anche accertare se c’è stato da parte di Trump un tentativo di intralciare la giustizia, per esempio in relazione alla decisione di licenziare l’ex capo dell’Fbi, James Comey. Oltre che naturalmente fare luce sul vero cuore dell’inchiesta sui legami con il Cremlino. Inchieste, nei loro vari filoni,  che già hanno lasciato sul campo vittime eccellenti: l’ex manager della campagna di Trump, Paul Manafort, è stato condannato per aver condiviso informazioni con un presunto 007 di Mosca. Anche l’ex consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, Michael Flynn, e’ stato condannato per aver mentito all’Fbi sui suoi rapporti con funzionari russi.

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