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Politica

Senato, prosegue esame sul salario minimo orario: in commissione intervenuti gli esperti

Di Maio: “Spero lo possano votare tutti dalla Lega al Pd”. Critica Mariastella Gelmini (FI): “E’ una bufala ed otterrebbe l'esatto contrario di ciò che promette”
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di cos

Prosegue in commissione Lavoro del Senato l’esame dei disegni di legge abbinati a firma Mauro Antonio Donato Laus (Pd) e Nunzia Catalfo (M5S) sul salario minimo orario. Nella seduta di giovedì sono stati sentiti gli esperti Francesco Natalini, Corrado Cardarello, Filippo Bigot e Patrizia Tullini.

“Ieri abbiamo avuto un buon incontro con sindacati e parti sociali che è l’inizio di un percorso per aprire una serie di tavoli, il primo su salario minimo orario per arrivare a una legge in Parlamento che cambierà le condizioni di vita del 20 per cento dei lavoratori italiani”, ha commentato il vicepremier Luigi Di Maio. “Spero lo possano votare tutti dalla Lega al Pd. Dire che un lavoratore è tale se guadagna almeno un minimo che gli consenta di vivere e non solo di sopravvivere, è alla base di una società civile come la nostra”.

Critica Forza Italia, come sottolineato da Mariastella Gelmini: “Il Salario minimo a 5 Stelle è una bufala ed otterrebbe l’esatto contrario di ciò che promette. Gli unici risultati concreti sarebbero più lavoro nero, più costi per le aziende, minore crescita ed una forte ed ulteriore penalizzazione per il Sud”.

Il disegno di legge istituisce il salario minimo orario al fine di garantire ad ogni lavoratore un trattamento economico equo e, più precisamente, come sancisce l’articolo 36 della Costituzione “una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

Il ddl all’articolo 1prevede dunque l’istituzione del salario minimo orario e all’articolo 2 lo definisce come la retribuzione oraria minima che il datore di lavoro è tenuto a corrispondere al lavoratore individuandone anche la misura corrispondente a nove euro all’ora al netto dei contributi previdenziali e assistenziali. Il medesimo articolo ne prevede anche, ogni anno, l’incremento secondo i parametri dell’Istat.