Did you know we have an international section? Click here to read our news in your english!
X

Accedi

Campania, Politica

Scuola e regionalismo differenziato, De Lorenzo (M5S): “Aprire subito il dibattito in Parlamento”

fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione Campania
“Cosa arriverà qui al Sud per recuperare il gap con le scuole del Nord. Più fondi?”, chiede l’intervistatore. “No. Ci vuole l’impegno del Sud. Più sacrificio, più lavoro, più impegno. Vi dovete impegnare forte”. Così la deputata del M5S Rina Valeria De Lorenzo in un post su fb.
“Se le parole hanno un peso quelle del Ministro Bussetti – evidenzia – in visita presso alcune scuole del napoletano, hanno avuto a corredo l’estensione facciale seccata, lo sguardo torvo e una vibrazione vocale crudele per esprimere tutto il disprezzo per il popolo meridionale incivile e scansafatiche. Una frase detta con tronfia alterigia e disarmante naturalezza, con convinzione reale di aver a che fare con ignoranti parassiti del Sud attratti solo dal reddito di cittadinanza. Una visione stereotipata del Mezzogiorno – spiega la deputata – da sempre terra di conquista di politici senza scrupoli, granaio di voti guadagnati con mancette a buon mercato e con l’eterna favola dell’imminente rinascita economica trasformatasi nei decenni in un incubo di inganni e promesse tradite.
Ma al di là dell’infelice uscita del ministro, che offende migliaia di docenti che ogni giorno operano tra mille difficoltà in contesti disagiati e con risorse insufficienti, ciò che preoccupa è altro – sostiene De Lorenzo – il non detto, il retropensiero politico, che ha alimentato quella esternazione la cui visione geospaziale allude al progetto di autonomia differenziata del nord che investe in pieno il sistema di istruzione e formazione del nostro Paese.
I docenti non aspettavano altro: dopo la cd. Buona scuola firmata dal “maestro” bullo di Rignano, ecco arrivare l’imperativo al sacrificio e all’impegno “forte” (sic!) dell’allenatore di basket in tuta verde che prefigura una scuola a due velocità in barba al principio di uguaglianza di tutti i cittadini italiani e
del principio di unità e indivisibilità della nostra Repubblica, limiti assoluti e invalicabili anche per l’autonomia differenziata da rispettare in un settore, quello dell’istruzione pubblica, che forma uomini e cittadini italiani non “regionali”. Non ne può quindi derivare una divisione tra scuola nazionale e scuola delle singole  regioni con programmi e status professionale del docente diversi e la creazione di scuole di serie A nelle regioni più ricche e scuole di serie B in quelle in quelle economicamente più svantaggiate. La scuola al Sud è spesso l’unico avamposto di legalità nei territori dove lo Stato è assente,  forma i cittadini di questo Paese, in un’ottica di integrazione e inclusione a dimensione di ciascuno alunno. La scuola è il filo rosso che tiene unita l’Italia e nessun furto di diritti sarà consentito alle future generazioni del Sud che hanno già pagato in termini di diseguaglianze sociali frequentando scuole disastrate, senza laboratori né palestre,  tempo pieno o scuolabus, costretti poi ad abbandonare la loro terra per assenza di prospettive occupazionali.
L’autonomia differenziata è un baco che guasta l’unità nazionale e sentenzia la morte dell’Italia: una vera e propria secessione delle regioni più ricche del Nord che tratterrebbero una parte maggiore delle tasse raccolte nel proprio territorio, sottraendola alla fiscalità nazionale mediante la gestione autonoma del gettito fiscale generato nei propri territori con la conseguenza che verrebbe ridotto l’impegno nazionale per il Sud sulla base del falso teorema meridionalista di un Mezzogiorno che spreca le risorse. La preintesa del 28 febbraio 2018 con cui il governo Gentiloni, a pochi giorni dalle elezioni politiche, ha sottoscritto con il presidente della regione Veneto l’impegno a a dar vita al cd. regionalismo differenziato – ricorda – non può che passare attraverso l’attuazione della Costituzione e la definizione dei Lep, i livelli essenziali di prestazione dei diritti civili e sociali, che devono essere garantiti a tutti i cittadini escludendo il ricorso al criterio della spesa storica che determinerebbe la costruzione di zero asili al Sud per la storica assenza di servizi per l’infanzia, arrivando al paradosso che il “nulla” (in termini di welfare) coincida con il “giusto” fabbisogno dei cittadini meridionali.
Aprire un dibattito in Parlamento – conclude De Lorenzo – appare non più rinviabile perché la responsabilità di un’Italia spaccata non ricada su questo governo”.