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Politica

Conte: come governo faremo il massimo per garantire la tutela del diritto alla salute

fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
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“La relazione tra medico e paziente è certamente una delle più intense tra quelle che si possono istaurare nel corso della vita. La capacità di parlare al malato con il linguaggio della verità, ma – allo stesso tempo – con la massima considerazione per la sua sensibilità, per la sua storia personale, ecco, sono questi aspetti decisivi, qualificanti delle professioni sanitarie. E su questi aspetti si fonda, quella che mi piace definire, l’alleanza terapeutica tra medico e paziente”. E’ quanto ha detto il premier nel corso del suo intervento all’inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.


“So quanto l’Università cattolica ponga attenzione, nella formazione dei medici, a questo profilo direi antropologico così decisivo. Anche Giovanni Paolo II, che da questo ospedale, lo ricordiamo tutti, offrì una testimonianza diretta e personale anche sul senso della sofferenza, il 9 novembre del 2000 si rivolse ai futuri medici di questo ateneo con parole molto significative, le ricordo: “dotatevi non soltanto della più rigorosa competenza scientifica, ma anche di uno stile umano che sappia incontrare le attese profonde del malato e della sua famiglia; uno stile che faccia percepire al sofferente la dimensione misteriosa e redentiva del dolore”. Se la medicina offre uno spazio straordinario di osservazione e di studio sull’uomo, certamente anche i settori della conoscenza esplorati nelle altre Facoltà e Dipartimenti di questa Università, risentono fortemente di questa chiara matrice personalista. Per ragioni, permettetemi, di contiguità culturale e professionale, non posso non ricordare la facoltà di giurisprudenza di Milano, la prima storica sede dell’Università, dalla quale proviene anche l’amico rettore, il professor Franco Anelli. In quell’istituto si sono formati molti insigni giuristi, che hanno offerto un contributo determinante alla vita nazionale, in alcuni momenti decisivi della storia italiana del XX secolo. Penso, in particolare, all’apporto di molti giovani laureati e docenti dell’Università cattolica all’enucleazione dei principi più qualificanti della nostra Carta costituzionale”.


“Anche l’economia, peraltro, oggi più che mai – dice Conte – richiede un supplemento di umanità, una maggiore attenzione all’uomo e ai suoi bisogni, come non ha mancato di ricordare anche papa Francesco nell’enciclica Laudato si’ e nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium. Il fenomeno della globalizzazione non ha sempre prodotto gli effetti sperati, alimentando, al contrario, anche un precipitato di disagio sociale, di cui non sono stati adeguatamente valutati portata ed effetti: ampi strati della popolazione sono drammaticamente scivolati al di sotto della soglia di povertà; le generazioni più giovani, anche se più istruite di quelle che le hanno precedute, faticano ad affermare le proprie competenze e a emanciparsi da una condizione – per certi versi esistenziale – di precarietà; alcuni essenziali diritti sociali, tra cui il diritto alla studio, lo stesso diritto alla salute, il diritto a una retribuzione adeguata, sono compromessi, se non addirittura negati; la ricchezza torna a concentrarsi, come nel nostro passato, nelle mani di pochi”.


“I responsabili del bene comune, in particolare coloro che hanno compiti di governo, devono porre in essere ogni sforzo per invertire questo processo, avviando politiche redistributive più eque e solidali, che offrano risposte urgenti al diffuso e profondo smarrimento che attraversa le società avanzate. Con specifico riguardo alle politiche sanitarie, approfitto anche della presenza del Ministro della Salute e in considerazione, per così dire, del genius loci, vi posso assicurare che come governo faremo il massimo, come stiamo già facendo, per garantire la tutela del diritto alla salute, per adottare anche misure concrete, penso al fatto che le liste di attesa debbano essere assolutamente abbreviate, per garantire l’accesso alle cure a tutti, e per garantire da Nord a Sud, che siano assicurate non solo le cure ma anche uniformità dei livelli essenziali di assistenza. E ancora, sempre come autorità di Governo, garantisco, e qui approfitto in questo caso della presenza anche del vice-Ministro competente, di poter adesso, in questo nuovo ciclo, abbiamo completato da poco la manovra economica che così tanto ci ha impegnato, adesso entriamo in nuovo ciclo in cui ci dedicheremo con la massima forza, con la massima determinazione, a sostenere la ricerca scientifica e la formazione, anche universitaria”.


“Più in generale, vorremo iscrivere questa nuova azione in un progetto più ampio, c’è urgente bisogno di un nuovo umanesimo anche nello studio dell’economia e delle scienze sociali. L’apporto di una formazione orientata alla centralità dell’uomo rappresenta infatti un fattore dal quale l’intera società – oggi più che mai – può trarre beneficio, anche al di là dei diversi orientamenti culturali. Permettetemi, infine, ancora una riflessione su un altro aspetto che, accanto alla centralità della persona, mi sembra costituire la cifra più qualificante dell’Università cattolica: il confronto costante tra fede e ragione, l’affermazione della loro necessaria, reciproca complementarietà. Nella prospettiva cattolica, la fede in una Verità trascendente non limita la ragione, ma la sfida – come ricordava Benedetto XVI nel discorso pronunciato all’Università di Regensburg il 12 settembre 2006 – la sfida a diventare “grande logos”, a espandersi oltre a ciò che è dimostrabile e verificabile tramite l’esperimento, ad aprirsi a un orizzonte più vasto, la stimola a rispondere agli interrogativi essenziali sull’uomo, sul mondo. La fede cerca l’intelligenza (fides quaerens intellectum) per trovare nella ragione una conferma di sé e la ragione ha bisogno della fede (credo ut intelligam) per penetrare l’enigma della realtà”.


“Questo metodo di ricerca, al quale ispirate la vostra quotidiana azione formativa, così saldamente ancorato alla dialettica tra ragione e fede, appartiene specificamente all’identità più intima della cultura cattolica. Allo stesso modo, è uno stimolo fortissimo anche per chi non condivide la stessa visione del mondo, per chi muove da altri presupposti di metodo e di ricerca. È una voce che – accanto alle altre – nutre il pensiero e arricchisce la società e, per questo, deve essere ad essa riconosciuto – in condizioni di uguaglianza – il diritto di esprimersi in autonomia e con la massima libertà. In una società pluralista, tutte le voci che animano la società civile meritano riconoscimento e protezione, in quanto concorrono alla definizione di quella “sfera pubblica polifonica”, per ricorrere a una felice espressione di Habermas, nella quale possano trovare cittadinanza tutti, al di là delle differenti appartenenze religiose e culturali”.

“A presidio e a garanzia di questa “polifonia” di voci si erge il principio di laicità dello Stato, che la stessa Corte costituzionale ha riconosciuto essere principio fondamentale dell’ordinamento, declinandolo però secondo un’accezione ben distante dal suo paradigma classico. D’altra parte, il principio della separazione degli ordini, di quell’articolo 7 della Costituzione, l’affermazione della “uguale libertà” di tutte le confessioni religiose (articolo 8), l’esplicito riconoscimento del diritto di professare liberamente la propria fede religiosa, in forma individuale o associata, delineano un quadro di riferimenti costituzionali inequivoco. La laicità dello Stato – nell’ordinamento italiano – non presuppone l’esclusione della dimensione religiosa dalla sfera pubblica, ne riconosce la rilevanza, in posizione di parità rispetto alle altre visioni del mondo. Questa lettura della laicità, così fortemente inclusiva, trova la sua forza legittimante essenzialmente nella cultura stessa, che presuppone sempre – come metodo – l’ascolto delle ragioni dell’altro. In proposito, emblematico e ancora se mi permettete di straordinaria attualità è il dialogo, quel dialogo che si svolse nel lontano 2004, tra Jürgen Habermas e Joseph Ratzinger sui presupposti prepolitici dello Stato, che ha dato origine a quel bel testo, Etica, religione e Stato liberale, nel quale il filosofo laico e il teologo e futuro Pontefice si compresero, in quanto “si riconobbero”, essenzialmente, sul terreno della cultura”.

”Auguro all’Università cattolica di continuare a preservare la sua specificità, le auguro di perseguire con determinazione e coerenza, come è giusto che sia, il proprio originario progetto formativo, ma le auguro soprattutto, se mi permettete, di essere “laica” proprio nell’accezione che ho poc’anzi richiamato, ovvero orientata sempre a coltivare un dialogo aperto, continuo e fecondo con il mondo. Come responsabile dell’attività di governo – conclude il premier – garantisco che l’intero Governo sarà sempre attento, sollecito, nell’apprezzare tutti coloro che si impegnano, con competenza, con responsabilità, a garantire l’attuazione del diritto all’istruzione e a un’adeguata formazione e che contribuiscono a perseguire i nobili obiettivi della ricerca scientifica e dell’assistenza sanitaria”.

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