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Calabria

Reggio Calabria, bilancio Prefettura; Di Bari: “Obiettivo è smantellare tendopoli”

Presentazione attività 2018. Prefetto: “Tanto lavoro da fare su sanità”
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di NeC

Ispezioni, controlli, attività di verifica, protocolli, riunioni, tavoli tecnici. Il 2018 è stato un anno di attività intensa per la prefettura di Reggio Calabria e i dati, comunicati oggi dal prefetto Michele di Bari, sembrano confermarlo. Dai bovini vaganti allo sgombero di immobili confiscati e illegittimamente occupati dagli ex proprietari, dalla stesura di una galassia di protocolli alle innumerevoli riunioni del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, i numeri degli interventi sono significativi.

È stato comunicato ad esempio che numerose sono state le interdittive “che al 90% sono state confermate, nonostante alcune notizie stampa asseriscano il contrario” dice il prefetto. Al momento non è dato sapere né quante siano le aziende colpite, né quali settori di attività, né l’incidenza di tali misure sul tessuto economico e produttivo del territorio. Ambito diverso, ma medesimo quadro per l’annoso problema dei bovini vaganti, le cosiddette ‘vacche sacre’ che da decenni imperversano nella Piana e in parte della Locride. Stando a quanto comunicato dalla Prefettura, dopo 57 interventi interforze sono stati catturati e abbattuti 257 bovini, ma non è dato sapere se e in che misura la situazione sia tornata sotto controllo e se siano necessari nuovi interventi nei mesi a venire. Allo stesso modo, è stato comunicato che dal giugno 2018 sono stati sgomberati “20 immobili nell’intero territorio provinciale e fra questi anche due attività commerciali” confiscati ma ancora occupati dagli ex proprietari. A quali clan appartenessero e che tipo di attività fossero non è dato sapere, tanto meno quanti ancora ne rimangano da liberare.

Sul futuro però qualche dato la Prefettura l’ha fornito. Di certo a breve – ha annunciato il prefetto – ci sarà da lavorare sul fronte sanità. “Ieri ho avuto un incontro con il neocommissario Cottarelli al quale ho comunicato una serie di criticità presenti nella provincia, sia negli ospedali, sia per quanto riguarda la situazione dei dializzati, sia in relazione alla sanità privata convenzionata. Ho avuto mandato ad organizzare a breve un tavolo tecnico con i sindaci per individuare le criticità e i possibili interventi a breve termine”. Una serie di interventi e pratiche sono ancora in cantiere. È iniziato ormai mesi fa lo sgombero ghetto rom dell’ex Polveriera, ma solo 14 famiglie sono state ricollocate. Altre 18 attendono ancora di sapere dove saranno destinate. Anche alla Ciambra, il ghetto rom di Gioia Tauro, gli interventi di bonifica sono ancora in itinere. “La Prefettura ha svolto un ruolo fondamentale per la realizzazione della rete fognaria, della bitumazione della strada, per lo sgombero dei rifiuti e in particolare per il contrasto alla dispersione scolastica” si legge nel report fornito alla stampa. Ma al momento non si conosce lo stato dell’arte, né se la zona abbia acquisito i requisiti minimi di abitabilità.

Un gran numero di vittime di mafia, del racket e del dovere, così come gli aventi diritto ad accedere al fondo di rotazione hanno presentato istanza di accesso ai fondi che sono loro destinati. E piano piano la Prefettura sta evadendo le pratiche. Tredici, di cui una con parere negativo, su 24 per le vittime di racket, le 5 di quest’anno più le 10 dell’anno precedente per le vittime di mafia, 7 su 17 per le vittime del dovere. In un territorio ad alta densità mafiosa come la provincia di Reggio Calabria, più volte la Prefettura è dovuta intervenire con decreti di scioglimenti dei consigli comunali, finiti al centro delle inchieste della magistratura. Nel solo 2018 sono stati sciolti Platì, Delianuova, Siderno e Careri e in altri paesi sono in corso accessi antimafia.

Sul fronte immigrazione, la prefettura ha comunicato di aver attivato 18 Cas, affidati con gara a 8 società cooperative. Secondo quanto riferito, una delle partecipanti sarebbe stata esclusa perché non in regola con le certificazioni antimafia previste da bando, mentre le altre – sebbene valutate con punteggi diversi – sono state ammesse. La Prefettura ha anche proceduto con 56 ispezioni in diversi Cas, ma non è dato sapere con precisione con quale esito. “Alcune sono andate bene, altre no, alcuni sono stati chiusi” ha detto il prefetto, senza aggiungere altri dettagli. Altre 51 ispezioni sarebbero state effettuate negli Sprar. “Vogliamo ribadire per l’ennesima volta che questa Prefettura presta estrema attenzione alla situazione della tendopoli di San Ferdinando e l’obiettivo – ha detto il prefetto – è sempre lo smantellamento”. Allo scopo negli anni passati era stato firmato un protocollo che puntava al superamento del ghetto grazie a progetti di accoglienza diffusa, ma è rimasto lettera morta. “Dobbiamo ammettere che nonostante gli sforzi non c’è stata disponibilità da parte delle organizzazioni datoriali” ha detto infine di Bari, incalzato dalle domande dei giornalisti. Di certo adesso, per il superamento del ghetto sembra ci sia stato un cambio di strategia. Accogliendo le richieste dei sindacati, la Regione ha promesso la messa a disposizioni dei finanziamenti sulla carta destinati ad un fondo di garanzia per i proprietari che mettano a disposizione i propri immobili in affitto. Allo stesso tempo, si sta procedendo alla mappatura di immobili confiscati che potrebbero essere utilizzati allo scopo. Tuttavia per il prefetto sarebbe necessario pensare anche a soluzioni più a breve termine. “Per questo stiamo facendo un censimento degli eventuali aventi diritto e stiamo proponendo la collocazione in Sprar a chi abbia i requisiti. Sempre che lo accettino”. La soluzione è stata più volte respinta dai sindacati dei braccianti, che hanno messo in chiaro che si tratta di trovare una soluzione “per lavoratori, non per migranti appena sbarcati che debbano fare un percorso di integrazione”. Inoltre, hanno fatto presente dalla tendopoli, l’inserimento in Sprar sarebbe solo una soluzione temporanea e non definitiva. “Ma sono sempre meglio sei mesi in Sprar che in tendopoli, no?” ha specificato il prefetto con chi glielo fa presente. E una delle funzionarie chiarisce “parliamo di Sprar su tutto il territorio nazionale”.

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