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Agroalimentare, Agricoltura

Coldiretti, dieci punti per il ‘Piano Salvaolio’ made in Italy

Tra le proposte: promuovere la conoscenza e la cultura dell’olio evo di qualità tra i consumatori
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione Campania

 

Coldiretti, che oggi era in piazza a Roma, ha previsto un ‘Piano Salvaolio’ made in Italy. In primis, si dovrà avviare un nuovo ‘piano olivicolo nazionale’ (“Piano 2.0”) per rilanciare il settore con una strategia nazionale e investimenti adeguati, per modernizzare gli impianti olivicoli, puntando sulle cultivar nazionali che rappresentano il nostro patrimonio di biodiversità; favorendo lo sviluppo e la sottoscrizione di contratti di filiera. Poi sarà necessario garantire adeguate risorse al FONDO DI SOLIDARIETÀ NAZIONALE per far fronte alle pesanti calamità che hanno colpito importanti aree del Paese, come la Puglia, con il dimezzamento della produzione nazionale di olio di oliva che ha messo in ginocchio il settore. Secondo Coldiretti, un altro passo fondamentale sarà quello di esprimere solidarietà all’olivicoltura salentina compromessa dalla XYLELLA, sostenendola con azioni concrete a partire dall’immediata attuazione del Decreto sullo stato di emergenza al fine di consentire i reimpianti, gli innesti e la programmazione delle attività dei frantoi e degli olivicoltori. Coldiretti chiede inoltre di dare maggiore trasparenza all’attribuzione dei finanziamenti dell’attuale OCM, in modo che i fondi vadano alle vere imprese olivicole e difendere l’extravergine italiano nell’ambito dei negoziati internazionali dove l’agroalimentare italiano viene troppo spesso usato come moneta di scambio per interessi diversi. E ancora, stringere le maglie ancora larghe della legislazione con l’approvazione delle proposte di riforma dei reati alimentari presentate dall’apposita Commissione presieduta da Giancarlo Caselli presidente del Comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie della Coldiretti. Affinchè il ‘Piano Salvaolio’ funzioni, si deve pretendere l’obbligo della registrazione telematica degli oli commercializzati in tutti gli Stati membri, così come già istituito in Italia attraverso il SIAN. Difendere il panel test, strumento necessario – spiega la Coldiretti – per la classificazione e valutazione delle caratteristiche organolettiche degli oli di oliva vergini al fine di tutelare i produttori di oli di qualità ed i consumatori. Infine, tre i punti per salvare la produzione ‘made in Italy’: promuovere una maggiore trasparenza dell’indicazione obbligatoria dell’origine in etichetta, per l’olio extravergine di oliva (con etichette leggibili per i consumatori e prevedendo l’obbligo dell’indicazione dei Paesi di provenienza degli oli che compongono le “miscele”) e per le olive da tavola (che ad oggi non hanno alcuna indicazione obbligatoria in etichetta relativamente al Paese di coltivazione delle olive). Promuovere la conoscenza e la cultura dell’olio evo di qualità tra i consumatori al fine di aiutarli a scegliere con maggiore consapevolezza.

Eliminare il segreto di stato – conclude la Coldiretti – sui flussi di importazione, anche per verificare gli arrivi di prodotti da Paesi che non rispettano norme analoghe a quelle italiane rispetto all’uso di prodotti chimici o alla tutela dei lavoratori.