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Calabria

‘Ndrangheta, operazione contro cosca di Cirò (KR): rinviato a giudizio ex presidente Provincia Crotone

fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di NeC

Sono 80 gli imputati rinviati a giudizio nell’ambito del procedimento ‘Stige’, istruito dalla Dda di Catanzaro contro gli illeciti legati alla cosca Farao-Marincola a capo della locale di Cirò e i loro gregari e sodali, compresi amministratori pubblici accusati di avere chiesto l’appoggio elettorale delle cosche per poi asservirsi ai loro desiderata. Il 4 marzo davanti al Tribunale collegiale di Crotone avrà inizio il processo, tra gli altri, per il boss Giuseppe Farao; Nicodemo Parrilla, al momento dell’arresto sindaco di Cirò Marina e presidente della Provincia di Crotone; Michele Laurenzano, ex sindaco di Strongoli; Francesco Capalbo ex vigile urbano del Comune di Strongoli, Giuseppe Berardi, ex vicesindaco di Cirò. Rito ordinario anche per gli imprenditori del taglio boschivo Antonio, Luigi, Pasquale e Rosario Spadafora.

Hanno chiesto il rito alternativo dell’abbreviato, invece, i fratelli Roberto Siciliani, ex sindaco di Cirò Marina, il fratello Nevio Siciliani, ex assessore con deleghe importanti e Mario Siciliani per i quali il processo avrà inizio a Catanzaro il prossimo primo febbraio, insieme ad altre 105 persone.

Nello specifico gli imputati rinviati a giudizio dal gup sono Natale Aiello, Cataldo Aloisio, Caterina Aloisio, Laura Aloisio, Fabrizio Anania, Valentino Anania, Tommaso Arena, Martino Aulisi, Sante Aulisi, Vincenzi Barbieri, Giovambattista Benincasa, Giuseppe Berardi, Antonio Giorgio Bevilacqua, Vittorio Bombardiere, Carlo Bombardieri, Francesco Bonesse, Roberto Botti, Giuseppe Bruno, Mario Campiso, Francesco Capalbo, Tommaso Capristo, Dino Carluccio, Diego MAssimo Caterisano, Gabriele Cerchiara, Assunta Cerminara, Emanuele Chiriaco, Giuseppe Clarà, Luigino Comberiati, Cristian Condorelli, Antonio De Vitis, Aniello Esposito, Giuseppe Farao di Silvio, Giuseppe Farao classe ’47, Silvio Farao, Vincenzo Farao, Paolo Fazi, Marco Gaiba, Giuseppe Gallo, Antonio Gambardella, Vincenzo Giglio, Andrea Grillini, Michele Laurenzano, Maria Giulia Lombardo, Franco Lucente, Francesco Maiolo, Cataldo Malena, Pasquale Malena, Paolo Maletta, Antonio Manica, Filippo Mazza, Francesco Mazzea, Enrico Miglio, Francesco Morrone, Ivano Murano, Caterisano Vincenzo Muto, Alessandro Nigro, Salvatore Nigro, Elton Nikolla, Rocco Panaja, Salvatore Papaianni, Nicodemo Parrilla, Franco Pecoraro, Nicodemo Potestio, Giurgio Salvatore Pucci, Massimo Putrino, Salvatore Quattromani, Fabio Riillo, Leonardo Rispoli, Angela Rizzo, Gaetano Russo, Luigi Salvatore, Massimo Scarriglia, Michele Sculco, Antonio Spadafora, Luigi Spadafora, Pasquale Spadafora, Rosario Spadafora, Giuseppe Tridico, Piero Vasamì, Valentino Zito.

La cosca aveva creato, secondo l’accusa, una vera e propria “holding criminale” in grado di controllare diversi settori economici, per diversi milioni di euro di giro d’affari, che spaziavano dai rifiuti, agli appalti pubblici, dal commercio alimentare e vinicolo, fino ai servizi funebri. Un controllo granitico del territorio che sarebbe nato anche grazie alla connivenza di politici e imprenditori.

L’indagine della Dda di Catanzaro è stata portata a termine il 9 gennaio scorso – con una operazione interforze di Carabinieri, Polizia e Guardia di finanza – che ha portato all’arresto di 169 persone. Una settimana dopo l’arresto, si è pentito Francesco Farao, figlio del boss Giuseppe Farao, uno dei promotori della ‘ndrina cirotana che alla fine degli anni 70 cominciò a prendere il potere e promuovere, insieme a Cataldo Marincola, l’ascesa al potere del sodalizio di ‘ndrangheta.

Nel corso della discussione davanti al gup il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Domenico Guarascio ha insisto sulla “liquidità” e “loquacità” delle prove portate a carico degli imputati, ammonendo sulle false illusioni. In sostanza, il pm ha sottolineato il fatto che l’accusa di collusione con le cosche nei confronti di alcune amministrazioni comunali – così come di diverse attività imprenditoriali – non nasce da ricostruzioni ipotetiche ma viene appreso e narrato dalla viva voce dei protagonisti, intercettati dalle forze dell’ordine.