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Politica

Ddl ‘Spazzacorrotti’, ok da aula Senato. Il provvedimento torna alla Camera

Ecco le misure più significative
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di redazione

Via dall’aula del Senato al ddl anticorruzione che ora torna alla Camera per l’approvazione definitiva “entro Natale” come assicura il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Lo ‘Spazzacorrotti’, come è stato anche ribattezzato, prevede la riforma della prescrizione (in vigore dal 2020), e tutta una serie di misure tra cui quella della non punibilità dell’agente sotto copertura (l’opposizione parla di ‘agente provocatore’) e il cosiddetto ‘Daspo’ per i corrotti’.

Il capo I del provvedimento interessa le misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato, mentre il capo II è relativo alle misure in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici. Tra le misure quelle previste dall’articolo 1 che prevede una serie di modifiche al codice penale che, in relazione ai reati contro la pubblica amministrazione, mirano in particolare a conformare l’ordinamento interno agli obblighi convenzionali in materia di corruzione, a inasprire e ampliare l’ambito applicativo delle sanzioni accessorie, aumentare le pene e riformulare specifici reati, prevedere la collaborazione come speciale causa di non punibilità e introdurre nuove ipotesi di procedibilità d’ufficio, nonché ad apportare modifiche all’istituto della prescrizione. In particolare si abolisce la necessità della richiesta del Ministro della giustizia e della denuncia della persona offesa per il perseguimento di reati di corruzione e altri delitti contro la pubblica amministrazione commessi all’estero da un cittadino italiano o straniero presente sul territorio nazionale, tramite l’introduzione di un nuovo comma agli articoli 9 e 10 del codice penale.

Lo ‘Spazzacorrotti’ amplia il catalogo dei reati commessi in danno o a vantaggio di un’attività imprenditoriale (o comunque in relazione a essa), alla cui condanna consegue l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione. Ai reati già previsti dall’articolo 32-quater sono aggiunti il peculato (escluso quello d’uso), la corruzione in atti giudiziari e il traffico di influenze illecite, come pure il delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti. In conseguenza di ciò viene integrato il catalogo dei reati alla cui condanna consegue la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici (perpetua o temporanea). Ampliato il novero dei reati alla cui condanna consegue l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Infatti, agli attuali reati di peculato, concussione, corruzione propria e corruzione in atti giudiziari, si aggiunge la corruzione impropria; la corruzione propria aggravata; l’induzione indebita a dare o promettere utilità; la corruzione di persona incaricata di pubblico servizio; la corruzione attiva; l’istigazione alla corruzione; i reati di corruzione nelle sue diverse forme commessi da membri della Corte penale internazionale, organi e funzionari dell’Unione europea o di Stati esteri; il traffico di influenze illecite.

Oltre all’ampliamento del catalogo degli illeciti, è aumentata altresì la durata della misura accessoria temporanea, prevedendo un minimo di cinque e un massimo di sette anni in caso di condanna alla reclusione per un tempo inferiore a due anni, o ove ricorra l’attenuante della particolare tenuità degli illeciti. Si prevede, invece, che l’interdizione temporanea sia compresa tra uno e cinque anni in caso di collaborazione, cioè quando il condannato si sia efficacemente adoperato per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, per assicurare le prove dei reati e per l’individuazione degli altri responsabili, ovvero per il sequestro delle somme o altre utilità trasferite.

La lettera d) del provvedimento sostituisce il comma 1 dell’articolo 158, relativo alla decorrenza del termine di prescrizione del reato. La novità introdotta riguarda il termine di decorrenza per il reato continuato, fissato al giorno di cessazione della continuazione. Ulteriori modifiche sono introdotte alla disciplina della sospensione della prescrizione. La lettera e) sostituisce infatti il comma 2 dell’articolo 159 del codice penale, stabilendo che, oltre alle ipotesi di cui al comma 1, il corso della prescrizione venga sospeso dalla data di pronuncia della sentenza di primo grado o dal decreto di condanna fino alla data di esecutività della sentenza che definisce il giudizio, o alla data di irrevocabilità del citato decreto. Il disegno di legge individua nel 1° gennaio 2020 la data di entrata in vigore della disciplina della prescrizione.

Sempre nell’ottica di ampliamento e inasprimento delle sanzioni accessorie per reati contro la pubblica amministrazione si introducono modifiche in materia di sospensione condizionale della pena. In particolare, la lettera g) modifica il comma 4 dell’articolo 165 del codice penale relativo agli obblighi del condannato per specifici reati contro la pubblica amministrazione che accede alla sospensione condizionale. Si tratta di disposizioni volte alla ripetizione del vantaggio indebitamente lucrato, che si collegano al contenuto dell’articolo 322-quater.La novella prevista dalla lettera g) aggiunge al catalogo dei reati di cui all’articolo 165, quarto comma, la corruzione attiva, cioè la corruzione da parte del privato; estende inoltre l’obbligo del pubblico ufficiale (o dell’incaricato di pubblico servizio) al pagamento all’amministrazione lesa della somma determinata a titolo di riparazione pecuniaria ex articolo 322-quater, cioè della somma equivalente al prezzo o al profitto del reato.La lettera h) modifica invece l’articolo 166 del codice penale, relativo agli effetti della sospensione condizionale della pena, prevedendo che il giudice, nella sentenza di condanna per specifici reati contro la pubblica amministrazione, possa disporre – in deroga alla regola generale – che la sospensione condizionale della pena non estenda gli effetti anche alle pene accessorie dell’interdizione dai pubblici uffici e all’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione.

Quanto agli effetti della riabilitazione si aggiunge un settimo comma all’articolo 179 del codice penale, che, derogando alla regola generale dell’articolo 178, stabilisce che la riabilitazione concessa sulla base della disciplina dello stesso articolo 179 non ha effetto sulle pene accessorie perpetue; esso prevede altresì la dichiarazione di estinzione della pena accessoria perpetua quando sia decorso un termine di almeno sette anni e il condannato abbia dato prove effettive e costanti di buona condotta.Sono inasprite le pene previste dall’articolo 318 del codice penale a carico del pubblico ufficiale per il reato di corruzione per l’esercizio della funzione: è aumentata infatti la pena della reclusione sia nei limiti minimi (da uno a tre anni) che in quelli massimi (da sei a otto anni), con conseguente aumento anche dei termini di prescrizione del reato. Ampliato l’ambito applicativo dell’articolo 322-bis del codice penale, che sanziona attualmente i reati di corruzione commessi da membri della Corte penale internazionale o degli organi delle Comunità europee e di funzionari delle Comunità europee e di Stati esteri.

Alcune modifiche sono state introdotte dalla lettera q) all’articolo 322-quater del codice penale, relativo alla riparazione pecuniaria conseguente a condanne per reati contro la pubblica amministrazione. Anche in tale caso viene esteso l’obbligo del pagamento della somma a titolo di riparazione pecuniaria anche al privato corruttore; viene soppresso il riferimento a quanto indebitamente ricevuto dal pubblico ufficiale; come anche viene stabilito che la somma da pagare da parte del condannato sia equivalente al prezzo o al profitto del reato a titolo di riparazione pecuniaria in favore della pubblica amministrazione lesa dalla condotta illecita.

La lettera r), inserisce nel codice penale il nuovo articolo 323-ter, con il quale si introduce nell’ordinamento una causa speciale di non punibilità per alcuni delitti contro la pubblica amministrazione, in presenza di autodenuncia e collaborazione con l’autorità giudiziaria.In relazioni a questi fatti, caratterizzati da un accordo illecito, non è punibile colui che: li denuncia volontariamente; fornisce indicazioni utili per assicurare la prova del reato e gli altri responsabili. Per l’applicazione della causa di non punibilità occorre anche, però, che l’interessato sveli la commissione del fatto prima di avere notizia che nei suoi confronti siano svolte indagini in relazione a tali fatti e, comunque, entro quattro mesi dalla commissione del fatto stesso. Il secondo comma del nuovo articolo 323-ter individua ulteriori presupposti per l’applicazione della causa di non punibilità al fatto commesso dal pubblico ufficiale, dall’incaricato di un pubblico servizio. Questi devono mettere a disposizione, alternativamente, l’utilità dallo stesso percepita o, se questo è impossibile, mettere a disposizione una somma di denaro di valore equivalente o fornire elementi utili ad individuare il beneficiario effettivo dell’utilità. Infine, il terzo comma specifica che la causa di non punibilità non si applica quando la denuncia è preordinata rispetto alla commissione del reato denunciato.

Aumentate le pene per il delitto di appropriazione indebita (articolo 646 del codice penale) prevedendo la reclusione da due a cinque anni e la multa da 1.000 a 3.000 euro (attualmente, reclusione fino a tre anni e multa fino a 1.032 euro). L’articolo 2 abroga il comma 2 dell’articolo 6 del decreto legislativo 216 del 2017 (di attuazione della riforma delle intercettazioni) che prevede che l’intercettazione di comunicazioni tra presenti nelle abitazioni o in altri luoghi di privata dimora (i luoghi indicati dall’articolo 614 del codice penale) non può essere eseguita mediante l’inserimento di un captatore informatico su dispositivo elettronico portatile (cosiddetto trojan) quando non vi è motivo di ritenere che ivi si stia svolgendo l’attività criminosa. La lettera a), novellando il comma 2-bis dell’articolo 266 del codice di procedura penale, consente sempre le intercettazioni mediante l’uso dei captatori informatici (cosiddetto trojan) su dispositivi elettronici portatili nei procedimenti per delitti contro la pubblica amministrazione puniti con la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni, determinata ai sensi dell’articolo 4 del codice di procedura penale.

Inoltre, viene ampliato il catalogo dei reati che precludono, in caso di condanna, l’accesso ai benefici penitenziari e alle misure alternative alla detenzione, a meno di collaborazione con la giustizia, anche ad alcuni delitti contro la pubblica amministrazione.Il comma 2, integra la formulazione del comma 12 dell’articolo 47 dell’ordinamento penitenziario, disposizione relativa all’affidamento in prova al servizio sociale, escludendo che l’esito positivo del periodo di prova estingua anche le pene accessorie perpetue.

L’articolo 6 è volto ad estendere la disciplina delle operazioni di polizia sotto copertura al contrasto di alcuni reati contro la pubblica amministrazione ossia le fattispecie riconducibili alla corruzione, nonché i delitti di turbata libertà degli incanti e di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Accanto all’ampliamento del catalogo dei delitti per cui è consentito il ricorso alle speciali tecniche investigative, la disposizione amplia il novero delle condotte scriminate già contemplate dalla vigente disposizione di legge. Non è considerata punibile la condotta che consista nell’acquisto, ricezione, sostituzione o occultamento anche di altra utilità oltre a quanto già previsto a legislazione vigente. Le medesime attività sono consentite in relazione a beni o cose che possono consistere anche nel prezzo e non più solo nell’oggetto, prodotto, profitto o mezzo per commettere il reato, nonché all’accettazione dell’offerta o la promessa dello stesso. Vengono inoltre aggiunte nel novero delle condotte scriminate la corresponsione di denaro o altra utilità in esecuzione di un accordo illecito già conclusi da altri; la promessa o la dazione di danaro o altra utilità richiesti da un pubblico ufficiale ovvero sollecitati come prezzo della mediazione illecita.

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