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Esteri, Russia-Ucraina

Poroshenko chiede di applicare la legge marziale nel paese

Per un periodo di 60 giorni, ma la decisione deve essere approvata dal Parlamento, la Verkhovna Rada.
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino/Sputnik
di Redazione

Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha chiesto l’imposizione della legge marziale nel paese aggiungendo che non avrebbe influenzato la situazione a Donbas e non avrebbe significato per Kiev l’avvio di un’operazione offensiva. All’inizio della giornata, durante una riunione del Consiglio nazionale di sicurezza e difesa dell’Ucraina (NSDC), Poroshenko ha sostenuto la proposta di imporre la legge marziale. Successivamente, la NSDC ha deciso di imporre la legge marziale nel paese per 60 giorni, ma questa decisione deve ancora essere approvata dal parlamento, la Verkhovna Rada.

”L’introduzione della legge marziale non significa in alcun modo che l’Ucraina condurrà azioni offensive. L’Ucraina condurrà esclusivamente azioni per difendere il suo territorio, proteggere e garantire la sicurezza dei suoi cittadini. Inoltre non significa anche un cambiamento di posizione sulla linea di contatto in alcune aree delle regioni di Donetsk e Luhansk e di altre aree”, ha detto il presidente ucraino in un discorso trasmesso da canali televisivi ucraini. Poroshenko ha anche detto che l’introduzione della legge marziale non implica una restrizione dei diritti e della libertà dei cittadini.

Il presidente ha inoltre aggiunto che l’eventuale introduzione della legge marziale nel paese non significa che Kiev respinge gli accordi di Minsk. “La legge marziale non significa il nostro rifiuto di un accordo politico e diplomatico per la liberazione del territorio ucraino. Abbiamo intenzione di continuare ad aderire a tutti gli obblighi internazionali, compresi gli accordi di Minsk”, ha detto Poroshenko alla riunione della NSDC.

Il conflitto a Donbas è scoppiato nel 2014, quando le autorità ucraine hanno lanciato un’operazione militare contro le autoproclamate Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk che hanno rifiutato di riconoscere il nuovo governo di Kiev. Nel febbraio 2015, le parti hanno firmato gli accordi di pace di Minsk per porre fine alle ostilità nella regione, ma la situazione è rimasta tesa, con entrambe le parti che si accusano a vicenda di violazioni del cessate il fuoco.

Ukrainian President Petro Poroshenko said Monday that the imposition of martial law in the country would not affect the situation in Donbas and did not mean that Kiev would conduct offensive operation.

Earlier in the day, during a meeting of the National Security and Defense Council of Ukraine (NSDC), Poroshenko supported the proposal to impose martial law. Later, the NSDC decided to impose martial law in the country for 60 days, but this decision is yet to be approved by the parliament, the Verkhovna Rada.

“The introduction of martial law does not mean in any way that Ukraine will conduct any offensive actions. Ukraine will conduct exclusively actions to defend its territory, protect and ensure security of its citizens. It also does not mean a change of position on the contact line in certain areas of the Donetsk and Luhansk regions and other areas,” the Ukrainian president said in a speech broadcast by Ukrainian television channels.

Poroshenko also said that the introduction of martial law did not imply a restriction of the citizens’ rights and freedom.

According to the president, the possible introduction of martial law in the country does not mean that Kiev rejects the Minsk agreements, he added.

“The martial law does not mean our refusal of a political and diplomatic settlement of the liberation of Ukrainian territory. We have intentions to continue to adhere to all international obligations, including the Minsk agreements,” Poroshenko said at the NSDC meeting.

The conflict in Donbas broke out in 2014, when Ukrainian authorities launched a military operation against the self-proclaimed Donetsk and Luhansk People’s Republics that refused to recognize the new government in Kiev, which came to power after what they considered to be a coup. In February 2015, the warring parties signed the Minsk peace accords to end the hostilities in the region, but the situation has remained tense, with both parties accusing each other of ceasefire violations.

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