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Politica

Ue, il Manifesto di Martina e Nannicini: Costruire subito Europa sociale

“La sinistra ha smarrito le sue parole, diciamo chi siamo”
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di redazione

“Le prossime elezioni europee saranno una sfida fra tre linee: sfasciare la costruzione europea; conservarla così com’è; oppure costruire un’Europa politica”. Lo scrivono Maurizio Martina e Tommaso Nannicini, in un contributo pubblicato oggi su Repubblica. “Non si tratta – proseguono Martina e Nannicini – di creare un super Stato. E neanche di ‘cedere sovranità’ come troppe volte abbiamo detto. Si tratta di costruire una nuova sovranità intorno a temi strategici, che semplicemente non avranno soluzione se non a livello sovranazionale. Con chi ci sta. Lo sappiamo: la storiella della nuova Europa gli elettori l’hanno già sentita. Ci abbiamo fatto tanti convegni ma mai una scelta. Serve un Presidente eletto dai cittadini europei, un Parlamento che legifera, strumenti di partecipazione permanenti, un budget a gestione politica che completi l’unione monetaria con un’unione fiscale per gestire la domanda aggregata. E serve un’unione sociale. Sì, redistribuendo i rischi tra cittadini europei. Su questo i riformisti radicali non possono essere ambigui. È legittimo che la signora Schulz abbia paura che parte delle sue tasse possano aiutare il signor Rossi quando perde il lavoro, ma senza la condivisione di alcuni rischi l’Europa muore. Anche nella costruzione dello stato sociale nazionale, la redistribuzione non è stata un processo semplice, con linee di frattura che hanno attraversato la sinistra. C’era chi la voleva solo al Nord, chi solo per gli operai. Adesso è il momento di fare la stessa scelta in Europa”.

“Emancipazione, Cittadinanza, Ecologia, Europa. Alla sinistra serve un riformismo radicale che riparta da queste quattro parole. La sinistra – proseguono Martina e Nannicini – ha smarrito le sue parole: quelle che danno identità, che fanno capire per cosa ti batti. Basta timidezze. Diciamo chi siamo. Perché o torniamo idealisti senza illusioni, o lasceremo il campo agli illusionisti senza ideali che stanno sfasciando il Paese”. “Chi nasce e studia in Italia è italiano. Punto. Diritti e doveri valgono per tutti gli italiani, vecchi e nuovi. L’immigrazione non è un’invasione da bloccare ma una risorsa da gestire” scrivono Martina e Nannicini che sottolineano come “la rinuncia degli Stati a gestire con intelligenza le migrazioni economiche le ha regalate alla criminalità organizzata. In Italia, per lavorare, si deve poter entrare andando in ambasciata non rischiando la vita in mare. E chi arriva sulla base di flussi regolati deve accettare il patto di cittadinanza e inserirsi nella nostra comunità”.

“La classe media – aggiungono – è finita schiacciata in un mercato del lavoro sempre più polarizzato tra lavori super pagati e lavoretti. Si è formato un ‘Quinto Stato’ di persone esposte alla precarietà, privo di tutele pubbliche e sindacali, senza un’agenda politica, ‘straniero a casa sua’ per mancanza di riconoscimento sociale”. “Quando cambia radicalmente il mondo del lavoro e della tecnologia, dobbiamo cambiare anche come si tassa: oggi, in proporzione, paga meno tasse Bill Gates di chi assembla i computer per lui: serve radicalità puoi essere la multinazionale più in voga del momento, ma se trasferisci i profitti in un paradiso fiscale, pensando di tenerci buoni con qualche investimento in aree dismesse o qualche mancia all’Agenzia delle entrate, hai sbagliato i conti: se vuoi produrre nel nostro paese devi mettere a nudo i tuoi profitti e il fatturato ovunque operi, dopodiché la tassazione sarà proporzionale al volume che hai prodotto qui. In attesa di un accordo multilaterale su una base imponibile comune, l’Europa o anche solo alcuni paesi europei devono fare la prima mossa”.

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