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Campania, Cultura

Pompei, eruzione del Vesuvio: ritrovata iscrizione a carboncino con nuova data

La scoperta: il 24 ottobre del 79 d.C., in autunno dunque e non in estate
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione Campania

L’eruzione del Vesuvio che ha distrutto Pompei e Ercolano sarebbe avvenuta il 24 ottobre del 79 d.C., in autunno dunque e non in estate. Arriva una nuova scoperta rilevata grazie ad una iscrizione a carboncino ritrovata durante gli ultimi scavi nella Regio V di Pompei, una traccia di un momento di vita quotidiana, che rivoluziona la storia e la conoscenza di uno dei fenomeni naturali più disastrosi di tutti i tempi. Dubbi sulla data in realtà c’erano già stati: gli studiosi infatti trovavano spesso illustrati melograni, bacche e bracieri, elementi tipici del periodo autunnale. Secondo quanto spiegato dal direttore di Pompei, Massimo Osanna, l’iscrizione a carboncino e’ stata trovata in un ambiente della casa in corso di ristrutturazione, ad inciderla sarebbe stato da un operaio che definisce ‘buontempone’ per il contenuto scherzoso della frase. “Una scoperta straordinaria – ha dichiarato il ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli che oggi era in visita a Pompei – questo dimostra l’importanza della ricerca e l’eccezionale competenza del nostro Paese”. Oggi sono state presentate anche due dimore di pregio con preziose decorazioni che sto venute alla luce e ridefiniscono lo spazio urbano nella Regio V di Pompei, grazie agli interventi di manutenzione e messa in sicurezza dei fronti di scavo previsti dal Grande Progetto Pompei. Riaffiorano integre dai lapilli, con diverse suppellettili, la Casa con giardino, con il bel portico affrescato e gli ambienti decorati da vivaci megalografie, e la Casa di Giove, con le pitture in I stile e gli eccezionali mosaici pavimentali dalle raffigurazioni senza precedenti.

La scritta è, infatti, datata al sedicesimo giorno prima delle calende di novembre, corrispondente al 17 ottobre. L’iscrizione appare in un ambiente della casa in corso di ristrutturazione, a differenza del resto della stanze già completamente rinnovate; si dovevano essere, pertanto, lavori in corso nell’anno dell’eruzione. Inoltre, trattandosi di carboncino, fragile e evanescente, che non avrebbe potuto resistere a lungo nel tempo, è più che probabile che si tratti dell’ottobre del 79 d.C., una settimana prima della grande catastrofe che sarebbe, secondo questa ipotesi, avvenuta il 24 ottobre.

“Quello che mi preme sottolineare, oltre l’eccezionale valore scientifico e storico-artistico dei ritrovamenti – ha ribadito Bonisoli – è ciò che i nuovi scavi rappresentano, ossia l’eccezionale competenza del nostro Paese. Essa nasce dall’impegno costante delle strutture statali – del MiBAC- nella ricerca così come nella tutela, dal lavoro d’equipe interdisciplinare e di alta specializzazione che viene portato avanti con la collaborazione delle Università italiane e internazionali, dall’utilizzo di tecnologie estremamente avanzate. Tutto questo crea un modello virtuoso che può e deve essere esportato in altre realtà analoghe e soprattutto nei siti considerati minori solo perché ancora non hanno flussi turistici rilevanti”. Per Osanna: “Questo grande intervento di stabilizzazione dei fronti, fondamentale per la salvaguardia del sito – dichiara il Direttore Generale Massimo Osanna – ci ha anche consentito di rivivere l’ emozione di nuove interessanti scoperte, grazie a scavi oggi condotti secondo le metodologie più all’avanguardia, utilizzando tecnologie moderne e con una squadra multidisciplinare di professionisti in confronto continuo. Ci sta permettendo, inoltre, di osservare e documentare con grande dettaglio gli scavi condotti nel passato, grazie alle numerose tracce di cunicoli di epoca borbonica che stiamo rilevando e che raccontano la storia di un’epoca di scavo, completamente differente dalla nostra nell’approccio metodologico e nelle finalità stesse”.

“L’intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo e mitigazione del rischio idrogeologico delle Regiones I III IX IV V del sito archeologico (GPPM) è uno degli ultimi quattro cantieri in corso nell’ambito del Grande Progetto Pompei.: Bandito ad agosto 2015 e aggiudicato nel maggio 2016, è stato interamente finanziato con fondi del Programma Operativo Nazionale “Cultura e Sviluppo” 2014-2020.

“Si tratta – dichiara il Direttore Generale di Progetto Gen. B. CC Mauro Cipolletta -di uno degli interventi finanziariamente più rilevanti del Piano delle Opere, sul quale si sta concentrando, anche in seno allo steering committee, l’attività di monitoraggio per vigilare sul rispetto del cronoprogramma.

Nonostante la sua complessa articolazione, la Direzione Generale di progetto, in sinergia con il Parco Archeologico di Pompei, sta assicurando il pieno rispetto del Protocollo di Legalità mediante il controllo degli accessi al cantiere e dei pagamenti, nonché con il costante monitoraggio dei flussi finanziari.

Il rispetto delle procedure e dei vincoli imposti dal Protocollo stanno garantendo la trasparenza nell’esecuzione delle opere, senza ostacolare l’avanzamento dei lavori”.