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Cronaca, Cronaca

Caso Cucchi, carabiniere accusa due colleghi del pestaggio

Sorella: “Lo Stato ci chieda scusa”. Salvini: “La famiglia è benvenuta al Viminale”
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione

Svolta nel processo sulla morte di Stefano Cucchi, il giovane geometra romano deceduto all’ospedale Pertini della Capitale dopo essere stato picchiato e arrestato il 16 ottobre 2009 per detenzione di droga. Uno dei cinque carabinieri imputati, Francesco Tedesco, in una denuncia del 20 giugno scorso e in tre interrogatori successivi resi davanti al pm di Roma Giovanni Musarò ha ricostruito i fatti di quella notte chiamando in causa due dei militari a processo per il pestaggio. Tedesco ha confessato che l’aggressione in caserma ci fu e accusa Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo. “Cucchi – ha raccontato Tedesco – prima iniziò a perdere l’equilibrio per il calcio di D’Alessandro poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fece perdere l’equilibrio provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di avere sentito il rumore”. Il carabiniere ha affermato di aver provato a intervenire, ma senza successo: “Spinsi Di Bernardo ma D’Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre questi era sdraiato a terra”, ha detto. Tedesco ha aggiunto di aver redatto una nota di servizio dopo aver saputo della morte di Cucchi, nota di servizio che sarebbe però misteriosamente sparita. “Oggi è crollato un muro – ha commentato Ilaria Cucchi -. Ci chieda scusa chi ci ha offesi in tutti questi anni. Ci chieda scusa chi in tutti questi anni ha affermato che Stefano è morto di suo, che era caduto. Ci chieda scusa chi ci ha denunciato. Sto leggendo con le lacrime agli occhi quello che hanno fatto a mio fratello. Non so dire altro. Chi ha fatto carriera politica offendendoci si deve vergognare. Lo Stato deve chiederci scusa. Deve chiedere scusa alla famiglia Cucchi”. “Sorella e parenti sono i benvenuti al Viminale – ha risposto il ministro dell’Interno Matteo Salvini -. Eventuali reati o errori di pochissimi uomini in divisa devono essere puniti con la massima severità, ma questo non può  mettere in discussione la professionalità e l’eroismo quotidiano di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi delle forze dell’ordine”.

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