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Politica

Manovra, Brunetta: crisi debito italiano rischia di trasformarsi in crisi liquidità

fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di com/cos

“Un’altra giornata nera per i mercati finanziari italiani. Anche oggi, infatti, il Ftse MIB del comparto bancario ha registrato perdite fino al -2,0%, per effetto dell’aumento dello spread a oltre 300 punti base e del rendimento dei titoli di Stato, con quello sul decennale che è salito fino al 3,44% e quello sul biennale fino all’ 1,6%”. Così Renato Brunetta, deputato e responsabile della politica economica di Forza Italia, in una nota. “Relativamente al primo, gli analisti ritengono che, nel caso la soglia del 3,45% venisse superata, il rendimento potrebbe salire velocemente fino al 4%.La crisi del debito italiano rischia di trasformarsi presto anche in una crisi di liquidità, secondo un classico schema ormai sperimentato più volte nei paesi in crisi debitoria. Nelle casse dello Stato ci sono attualmente 47 miliardi di euro, che servono per pagare gli stipendi pubblici, le pensioni, la sanità, eccetera.

Il ciclo della liquidità è garantito, tra le altre cose, dalle aste dei titoli di Stato, con le quali lo Stato incassa sui titoli venduti salvo restituirli, maggiorati di interessi, nel tempo. Affinché la liquidità sia sempre garantita, quindi, occorre che le aste si concludano sempre con successo, con dei compratori che acquistino a rendimenti ragionevoli. La crisi debitoria che l’Italia sta vivendo in questi giorni corre il rischio di allontanare gli investitori dai nostri titoli di Stato. Con una reputazione ormai azzerata dalle dichiarazioni dei membri del Governo gialloverde sulla volontà di finanziare la prossima Legge di bilancio tramite nuovo deficit, dalla sconfitta del ministro dell’economia Giovanni Tria registrata a Bruxelles, dove non è riuscito a far passare la sua nuova linea, e con i nostri BTP che presentano un livello di rischio ormai pari a quello di un paese emergente, la conseguenza potrebbe essere quella che le prossime aste dello Stato vadano deserte o che, in ogni caso, la domanda degli stessi sia molto ridimensionata, obbligando il Tesoro ad annullare le aste stesse o a ridurre la quantità totale dei titoli in offerta.

Se anche gli investitori si presentassero alle aste, lo farebbero, in ogni caso, chiedendo dei rendimenti molto elevati. Per le casse dello Stato sarebbe un vero salasso e il problema della liquidità necessaria non verrebbe risolto, dal momento che, oltre che essere sempre più impiegata per pagare salari e stipendi, questa dovrebbe essere usata per pagare gli interessi sul debito e il rimborso dei titoli alla scadenza. Le banche italiane, paradossalmente, sono costrette a partecipare alle aste, per il semplice fatto che se non lo facessero farebbero le farebbero fallire, con conseguente crollo del valore dei BTP precedentemente emessi, che proprio loro detengono in portafoglio.

In altre parole, le banche sono costrette ad acquistare nuovi BTP per non veder svalutati quelli acquistati prima. Proprio a questo paradosso, è tuttavia legato il rischio che circonda le banche italiane ed è anche il motivo per cui continuano a deprezzarsi in Borsa. Anche oggi il Ftse MIB del comparto ha registrato una perdita fino al -2,0%, per effetto dell’aumento dello spread a oltre 300 punti base e del rendimento dei titoli di Stato, con quello sul decennale che è salito fino al 3,44% e quello sul biennale fino al 1,6%. Relativamente al primo, gli analisti ritengono che, nel caso la soglia del 3,45% venisse superata, il rendimento potrebbe salire velocemente fino al 4%. Il rischio di una continua svalutazione della capitalizzazione degli istituti di credito è che questi diventino contendibili e svenduti. Con buona pace della nostra sovranità economico-finanziaria”.

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