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Politica, Rai

Vigilanza nega accesso agli atti a membri Pd. Bufera su Foa non si placa

I parlamentari Pd: "incomprensibile e grave che il presidente si sia trincerato dietro non meglio precisate procedure"
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di esp

Nulla, la bufera su Marcello Foa non si placa. Anzi, la Vigilanza Rai nega l’accesso agli atti ai membri Pd e la bufera diventa un ciclone: “incomprensibile e grave che il presidente si sia trincerato dietro non meglio precisate procedure parlamentari per impedire all’opposizione di verificare le schede della votazione provocando così un vero e proprio vulnus tra noi e il presidente” ribattono i dem al niet di Alberto Barachini, presidente della commissione bilaterale di San Macuto.

La commissione di Vigilanza sulla Rai infatti, ha espresso parere favorevole (con M5s, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia in prima linea) alla nomina di Marcello Foa a presidente della tv pubblica con 27 voti favorevoli, 3 contrari, una scheda nulla e una bianca. Raggiunto il quorum di due terzi previsto dalla legge per rendere efficace la nomina del presidente: hanno votato in 32 su 40

Il Pd aveva da subito attaccato la nomina di Foà a presidente del Cda Rai. “La Rai non merita di essere guidata da un retwittatore seriale di bufale” avevano detto Pd e LeU. Per i dem, dopo la bocciatura estiva, la nomina resta ancora “illegittima”, con tanto di appello ai presidenti delle Camere, dopo l’audizione sono stati i senatori Davide Faraone e Salvatore Margiotta ad attaccare: “Chi fabbrica fake news non sia presidente”, hanno ribadito, ricordando i tweet più contestati di Foa, prima della sua indicazione da parte di M5s e Lega alla presidenza di Viale Mazzini. Stesso discorso vale per Liberi e Uguali: “retweetterebbe lo stesso tweet contro il presidente della Repubblica Sergio Mattarella? Tra l’altro era un tweet fatto da Simone Di Stefano, leader di Casapound”, ha detto Federico Fornaro. Foa si difende parlando di “scelte impulsive”, legate alla caratteristica tipica dei social network: “Il retweet di qualcuno, che magari non sai neanche chi è, non è significativo di un’adesione incondizionata di quello che c’è scritto nel tweet. Ma solo che quel tweet ti è sembrato interessante”. Ma “non ho mai avuto intenzione di offendere il capo dello Stato”.

Non ho mai militato in un partito – aveva detto Marcello Foa, ascoltato in commissione di Vigilanza -, né prese tessere, né cercato appoggi politici per fare carriera. Sono stato sempre coerente con me stesso, cercando di fare con umiltà il mio mestiere in base agli insegnamenti dei maestri, da Montanelli e Cervi”.

“Il mandato che ho ricevuto dal governo – aveva sottolineato – non è politico, ma professionale”, “fa appello al mio percorso professionale, e io intendo onorarlo in nome dei valori del giornalismo”. “Non è mai stata intenzione – aveva detto in un altro passaggio – offendere o mancare di rispetto al Presidente Mattarella: non è nel mio costume, raramente attacco e manco di rispetto, men che meno nei confronti della massima carica dello Stato, per il sentimento di stima nei suoi confronti, per il rispetto per il suo ruolo di servitore dello Stato e per la sua storia, che ha visto il sacrificio supremo di un membro della sua famiglia. Non è mai stata né sarà mai mia intenzione mancare di rispetto al Presidente”.

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