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Campania, Agricoltura

Agricoltura, a Pozzuoli nasce l’“Associazione Pomodoro Cannellino Flegreo”

Obiettivo: recuperare e promuovere la coltivazione e il consumo dell’ecotipo locale e valorizzare la cultura rurale
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione Campania

Il pomodoro cannellino torna a impegnare gli orti flegrei. A Pozzuoli, presso l’Acropoli di Cuma, è stata presentata la neonata “Associazione Pomodoro Cannellino Flegreo” che si pone l’obiettivo di recuperare e promuovere la coltivazione e il consumo dell’ecotipo locale nonché la valorizzazione del territorio e della cultura rurale ma anche la tutela dell’ambiente, l’educazione alimentare e dell’impresa multifunzionale. A far parte della associazione nove soci rappresentanti altrettante aziende agricole sparse sul territorio flegreo compreso tra i comuni di Bacoli, Monte di Procida, Pozzuoli e Quarto e nelle aree strettamente contigue di Giugliano in Campania e del comune di Napoli. A coordinare le attività c’è il presidente Giovanni Tammaro che da vivaista aveva registrato negli anni scorsi un calo della produzione del cannellino e pertanto ha voluto lanciare un monito agli agricoltori del posto affinché si tornasse a dare più spazio all’ecotipo locale. “Noi produttori per storia e tradizione siamo legati al pomodoro cannellino e  ci siamo dati un codice di autoregolamentazione  severo – dichiara Tammaro – perché il nostro desiderio è offrire un prodotto dal sapore caratterizzante e con uno standard qualitativo alto, valorizzare il territorio sia dal punto di vista paesaggistico che economico con l’ampliamento dei terreni coltivabili che oggi risultano abbandonati e quindi impegnando anche nuove risorse umane. L’obiettivo già per il prossimo anno è quello di creare laboratori per la trasformazione nella stessa area di produzione, dunque ci vogliamo muovere verso una agricoltura multifunzionale per far ripartire il comparto e dare una spinta all’economia flegrea”. Il pomodoro cannellino, annoverato dalla Regione Campania tra i prodotti tradizionali,  è coltivato nell’area flegrea, secondo testimonianze indirette, sin dall’Ottocento,  prevalentemente per consumo fresco e per conserve fatte in casa. Il seme del pomodoro cannellino non è un ibrido ma viene tramandato da generazione in generazioni. La semina inizia a fine febbraio e la coltivazione si realizza, come da tradizione, con il supporto di canne e spago in juta o canapa in modo manuale così come la raccolta. Questo prodotto deve il radicamento territoriale alla capacità di adattarsi al pedoclima flegreo caratterizzato, tra l’altro, da terreni vulcanici e sabbiosi e da brezza marina. Il raccolto va da luglio a fine agosto.

Il cannellino è un pomodoro di forma oblunga che generalmente pesa tra 15 e 20 g e presenta una lieve strozzatura verso il centro, ha la buccia estremamente sottile e la polpa spessa e soda, quando è maturo è di colore rosso intenso. Al sapore si riscontra un giusto equilibrio tra dolcezza, acidità e sapidità e per questo estremamente versatile in cucina. Ne hanno dato grande prova gli chef e ristoratori già avvezzi all’uso del prodotto , dalla pizza ai dolci passando per primi piatti e zuppe, nella declinazione del prodotto fresco e in conserva.

Da quest’anno, per la prima volta, le nove aziende agricole hanno scelto di destinare parte del raccolto alla trasformazione e etichettatura conto terzi. Gli ettari di terra a disposizione delle nove imprese sono circa 65 e poco più di 10 sono stati impegnati per tale coltivazione, il raccolto pari a 120 tonnellate è stato commercializzato per metà fresco, tra vendita diretta e ingrosso, e per metà è stato trasformato in conserve quali passata, passata con pomodori interi e una piccola parte in ‘pacchetelle’. L’esocarpo sottilissimo determina un grande vantaggio ai fini della trasformazione e anche in cucina sia in termini di resa che di sprechi, ed è per questa caratteristica che il cannellino non ha bisogno di essere pelato.

Il prodotto confezionato è in vendita al pubblico presso le aziende, in alcune botteghe di Napoli e provincia ed è già presente in menu di pizzerie e ristoranti dell’area. Si tratta di una rete embrionale che mira a fortificarsi nell’anno in corso al fine di aumentare la produzione di cannellino per il 2019. Intanto parallelamente si procede per l’iter per il riconoscimento della “DOP- Denominazione di Origine Protetta”, a tal riguardo, così ha asserito il Dott. Agronomo Michele Atonna, quale consulente incaricato dell’Associazione: “è stata coinvolta anche la Regione Campania, con i propri funzionari, che ha espresso assoluta partecipazione nel reperimento di qualsiasi documentazione e atto probante la tradizione antica del Pomodoro Cannellino Flegreo”.