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Calabria

Calabria, 230 indagati in maxi truffa ad assicurazioni

Procura Catanzaro chiude inchiesta partita nel 2017. Falsi incidenti per intascare risarcimenti
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di NeC

Sono 230 gli indagati dalla Procura di Catanzaro per quello che i pm considerano un maxi sistema finalizzato alle truffe assicurative. Gli uffici giudiziari ipotizzano l’esistenza di una associazione a delinquere il cui scopo sarebbe stato quello di truffare alcune compagnie assicurative e il Fondo di garanzia per le vittime della strada. Sono coinvolti anche alcuni avvocati e medici molto noti nel capoluogo. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato firmato dal pm Paolo Petrolo assieme a Graziella Visconti, al procuratore capo Nicola Gratteri e all’aggiunto Vincenzo Capomolla. Agli indagati, a vario titolo, vengono contestati i reati di associazione a delinquere, truffa, frode assicurativa, corruzione in atti giudiziari, falsa testimonianza, falso ideologico.


Al centro dell’inchiesta vi sarebbero incidenti stradali “fantasma”, costruiti a tavolino producendo false prove e false testimonianze. Una “fabbrica” di falsi, quella ricostruita nelle 90 pagine dell’avviso di chiusura delle indagini preliminari, che avrebbe fruttato profitti agli attori della presunta truffa. Lo scopo era quello di mettere le mani sui risarcimenti, passando attraverso i processi celebrati davanti ai giudici di pace.
 Tra gli indagati, anche gli avvocati Gennaro Pierino Mellea, ex consigliere comunale di Catanzaro, e Antonio Bressi e il medico Giulio Cosco, individuato dagli investigatori come “redattore di falsa documentazione sanitaria”, già coinvolti nel primo filone dell’inchiesta sulle truffe assicurative condotto dal pm Petrolo e della Guardia di finanza di Catanzaro.

La Procura avrebbe ricostruito i ruoli di tutti gli indagati, differenziandoli a seconda dei compiti rivestiti: ci sarebbero i “procacciatori” e organizzatori di falsi sinistri, i “suggeritori” per i testimoni e i professionisti incaricati di offrire servizi logistici e di rappresentare in giudizio le istanze delle presunte vittime dei sinistri.
La chiusura delle indagini è il nuovo step dell’inchiesta partita nel luglio del 2017. Si tratta di “Violentemente investito 2”, procedimento nel quale le Fiamme gialle hanno denunciato inizialmente 263 persone, tutte residenti nella provincia di Catanzaro.


Nel 2017 i finanzieri sequestrarono beni per circa 2,3 milioni di euro a due avvocati.
All’interno dell’organizzazione, secondo l’accusa, i vari indagati avevano ruoli be definiti. Giovanni Chiaravalloti, per esempio, viene indicato quale “procacciatore” e organizzatore di falsi sinistri, in alcuni casi partecipandovi personalmente. Antonio, Giuseppe e Stefano Iania, oltre ad essere procacciatori (Antonio Iania in particolare), in alcuni caso hanno messo a disposizione i propri mezzi mentre Antonio Iania avrebbe prestato falsa testimonianza. Oltre ad essere un procacciatore, Endriu Ianos, secondo l’accusa, avrebbe organizzato i falsi incidenti coinvolgendo anche membri della propria famiglia, individuando personalmente i falsi testimoni. A questi indagati, accusati di associazione per delinquere, si aggiungono, con ruoli simili, Eleonora Morelli, Ivan Valentino, Giuseppe Nicoletta, Angela Zucco, Floro Caccavari, Vincenzo Cesareo, Stefano Saverio Ierace, Rosaria Leone, Pietropaolo Lanzellotti, Marco Mancuso, Marco Sasso. Secondo la Procura di Catanzaro queste persone agivano insieme a Gennaro Pierino Mellea, Raoul Mellea, Antonio Bressi, Vitaliano Mirarchi, Fabrizio Nicoletta, Rosa Mazza, Emanuele Nicoletta, Vittorio Nicoletta, Alessandro Nicoletta, Filomena Nicoletta, Francesco Giglio, Rosario Murica, Bruno Candeloro, Serafino Guido, Fabio Parrinello, Luigi Scalzo, Luigi Cosco – tutte persone nei confronti delle quali è stata esercitata l’azione penale nel procedimento “Violentemente investito 1”.