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‘Ndrangheta, arresti nel Reggino: interessi clan Libri in agroalimentare e scommesse online

'Ndrangheta, arresti nel Reggino: interessi clan Libri in agroalimentare e scommesse online
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di NeC

Dalle liti tra fidanzati alle estorsioni a tappeto anche nei più piccoli esercizi commerciali. Dall’affiliazione rituale, con tanto di santino e copiata, dei suoi picciotti, al reclutamento di professionisti. Agile, capace di adattarsi a esigenze e interlocutori, il clan fotografato dall’operazione ‘Theorema-Roccaforte’ che oggi ha portato all’arresto di 14 persone ha saputo sopravvivere alla morte del suo patriarca e continuare con arroganza a imporre la sua asfissiante presenza. “Si tratta di un’operazione importante che fotografa il clan in un momento di transizione – spiega il procuratore capo Giovanni Bombardieri –. L’indagine è iniziata quando il boss Pasquale Libri era ancora in vita e ha seguito tutta la fase di riorganizzazione della famiglia”. Al centro dell’indagine, Filippo Chirico, reggente del clan e fino alla sua morte braccio operativo del patriarca. “Tutto quello che viene deciso deve prima passare da Pasquale Libri”, predicava ai suoi fin quando il vecchio boss non è morto nel suo letto di anziano. Dopo ha tentato di prenderne il posto. Era lui a coordinare le attività sul territorio, affidando a luogotenenti di fiducia – in primis il figlio Angelo, attualmente irreperibile e inseguito da un mandato di cattura – la gestione diretta dei diversi settori. “Quella di Chirico è una figura di spessore – spiega l’ex comandante provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria, Giancarlo Scafuri, oggi numero due del Ros nazionale – in grado di gestire e riorganizzare la cosca Libri, di coordinare la raccolta delle estorsioni, ma anche di legare a sé professionisti come il commercialista Saverio Nocera, che al clan consigliava come aggirare normativa antimafia e possibili sequestri”. Ed a Chirico – spiegano investigatori ed inquirenti – era legata un’altra figura che forse più di tutte mostra in modo plastico il potere del clan e dei suoi uomini. Si tratta di Anita Repaci, che da amante di Filippo Chirico finisce per farsi pienamente coinvolgere nelle attività del clan. “Non solo mette a disposizione la propria casa per le riunioni degli uomini del clan – sottolinea Scafuri – ma è partecipe anche della gestione della cosca. Quando a Gallina, uno dei territori di competenza del clan si registrano tensioni con alcuni ‘giovanotti’ è lei ad invitare Chirico a reagire in modo violento. ‘Da quando sei diventato così buono?’, lo provoca” dice Scafuri ricordando una delle tante conversazioni intercettate fra i due.

E così come variegati sono i personaggi che il clan sa coinvolgere nelle proprie attività, variegati sono gli affari e i campi di intervento degli uomini dei Libri. Dall’edilizia al piccolo commercio, dall’impiantistica all’agroalimentare, fino al gaming online, non c’è settore che sia sfuggito all’arroganza dei Libri. “Se da un lato impongono l’estorsione al pollivendolo, al pasticcere, al normale esercente, dall’altra sono fra i primi ad esplorare il mondo delle scommesse online” dice il capo della Mobile, Francesco Rattà. Al pizzo però i Libri non hanno mai rinunciato. Questione di controllo del territorio. Tutti erano tenuti a pagare o accettare le forniture. Senza facoltà di dire di no. Lo sa bene il pasticcere che ha provato a rimandare indietro la partita di ricotta che i Libri gli avevano imposto di comprare ed è stato obbligato ad accettarla doppia il giorno dopo. Ma chinare la testa alle pretese del clan di Cannavò per commercianti e imprenditori non significava avere la certezza di non ricevere più richieste estorsive. “In una delle conversazioni intercettate – spiega il procuratore Bombardieri – Chirico racconta di uno degli imprenditori sotto il controllo del clan. Assicura che si sia tanto spaventato da precipitarsi a ‘mettersi a posto con lui’ ma che adesso gli toccherà farlo con gli altri”. Si tratta di una conferma lampante di quanto accertato con l’inchiesta Meta, suffragata da una sentenza della Cassazione che ha confermato in via definitiva l’esistenza del ‘direttorio’, la struttura criminale formata dai rappresentanti dei più importanti clan della città (Libri, Tegano, Condello, De Stefano) e ad essi strettamente legata, nata dopo la seconda guerra di ‘ndrangheta anche per coordinare affari ed estorsioni e le attività delle cosiddetta ‘ndrangheta visibile.

I Libri però potevano vantare contatti anche più in alto. Proprio ascoltando Filippo Chirico, inquirenti e investigatori hanno avuto la conferma dell’esistenza di un livello gerarchicamente superiore, una ‘direzione strategica’ che per la ‘ndrangheta tutta è chiamata a stabilire le macrostrategie politiche, economiche e sociali. Ma su questo livello le indagini – dice il questore Raffaele Grassi – sono ancora in corso. E chissà che non riescano a svelare il reale profilo dell’imprenditore Pietro Siclari, ritenuto dalla procura antimafia uno dei riservati della ‘ndrangheta reggina. Morto qualche settimana fa, Siclari – che è ritenuto dagli inquirenti l’autore materiale delle minacce al procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo – per tutta la vita, secondo i magistrati, è stato un habitué di quelle logge segrete in cui ‘ndrangheta e massoneria di mischiano e si decidono affari ed elezioni. Ma per maggiori dettagli al riguardo sarà necessario attendere.

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