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Calabria

‘Ndrangheta, permesso a costruire per boss arriva in tempi record

In operazione Dda Catanzaro vicenda autorizzazione rilasciata in 9 giorni. Indagato ex assessore Comune Roccabernarda
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di NeC

Quanti giorni occorrono per ottenere un permesso a costruire? Di norma 20/30 giorni, se tutto va bene. Ma se sei il capo locale di una cosca emergente, uno che si è preso il potere a forza di colpi calibro 12, uno che non si fa scrupoli ad ammazzare in modo cruento gli animali da fattoria per seminare il terrore tra gli allevatori e che si fa chiamare “santo patrono” perché interviene al posto dello Stato in ogni controversia. Insomma, se sei Antonio Santo Bagnato, 51 anni, allora le cose cambiano e il permesso arriva in appena nove giorni.
Sono accusati di abuso d’ufficio aggravato dal metodo mafioso. Sono sei persone, tutte indagate nell’ambito dell’operazione “Trigarium” condotta dalla Dda di Catanzaro contro la cosca Bagnato di Roccabernarda. Oggetto dell’abuso è una sanatoria concessa in tempi record al capo cosca Antonio Santo Bagnato, possessore, di fatto, di un edificio presumibilmente adibito a stalla. Insieme a lui sono indagati Luigi Piro, responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Roccabernarda e all’epoca dei fatti assessore; Giovanni Iaquinta, funzionario dell’ufficio tecnico e nominato responsabile del procedimento; Domenico Cola, geometra, e l’ingegnere Salvatore Fonte, tecnici di parte redattori del progetto allegato alla istanza di permesso di costruire. Vi è, infine, una sesta persona attualmente ricercata, che fungeva da prestanome quale formale proprietario del bene. In particolare l’assessore Piro è accusato di avere rilasciato «in appena nove giorni, asso temporale questo non conforme alla prassi dell’Ufficio che abbisognava di almeno 20/30 giorni – il permesso di costruire nr n. 17/2014 del 18 dicembre 2014 con il quale si assentivano gli interventi edilizi richiesti, in violazione della disciplina di settore prevista».

Da parte sua l’architetto Giovanni Iaquinta – nominato dai Carabinieri di Roccabernarda ausiliario di polizia giudiziaria al fine di effettuare le verifiche del caso sull’immobile posto sotto sequestro – è accusato di avere dichiarato falsamente di avere effettuato personalmente le misure «del manufatto in data 4 dicembre 2014 prima della chiusura della relazione avvenuta alle ore 13.00 del successivo 5 dicembre 2014 – circostanza questa non rispondente a verità avendo utilizzato quelle effettuate da Domenico Colao, tecnico di parte che gli aveva messo a disposizione i dati – omettendo peraltro di segnalare che il manufatto attiguo a quello in cemento armato era anch’esso abusivo». D’altronde lo aveva detto il geometra Colao al suo cliente: «Senti qua, vedi che vincoli non ce ne sono, una buona notizia! Che lo facciamo in tempo record!».
A rompere le scatole e ad allungare i tempi ci si erano messi i Carabinieri che inseguito a due sopralluoghi avevano accertato che Bagnato non aveva i permessi per costruire e avevano sequestrato il manufatto. È il 4 dicembre 2014. Colao e Fonte si prodigano allora per preparare la licenza edilizia. Il 17 dicembre 2014 Fonte telefona allo studio associato Edison. «Nel corso della conversazione con un ingegnere, evidenziava di essersi soffermato tutto il giorno in comune con l’assessore Luigi Piro, per cercare una soluzione rispetto alla problematica del manufatto di Antonio Santo Bagnato, con particolare riguardo agli oneri», scrive il gip nella sua ordinanza. « Ed invero – scrive il gip – una volta effettuato il sopralluogo e il sequestro in data 4 dicembre 2014 del manufatto in corso di realizzazione, si è innestata una vera e propria azione sinergica, tra committenza, tecnici di parte e pubblici ufficiali, volta a sanare l’abuso al fine di ottenerne il dissequestro e permettere così al Bagnato di proseguire i lavori». Tra l’altro il prestanome non è un imprenditore agricolo ma un operaio, quindi non avrebbe potuto chiedere il permesso a costruire un manufatto a uso agricolo. «Appare, dunque, evidente come il rilascio del titolo edilizio, tra l’altro avvenuto in soli nove giorni (laddove i tempi medi risultano di venti/trenta giorni, salvo dilazioni), non sia stato preceduto da adeguata istruttoria volta a verifica se l’istante fosse titolare di azienda, quale tipologia di impresa eserciti e quale tipologia di coltura da impiantare o l’attività di allevamento da svolgere…». « Era il Bagnato, infatti, a commissionare i lavori ed era lui che personalmente presenziava alle operazioni effettuate dalle maestranze». Era lui che si procurava il materiale edile, naturalmente senza pagare.

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