Did you know we have an international section? Click here to read our news in your english!
X

Accedi

Agroalimentare, Ceta

Centinaio: aspettare per valutare ma per ora non vedo vantaggi per made in Italy

Agrinsieme. sarebbe autogol clamoroso. Aicig: Istituire tavolo tecnico
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione

Non ha fretta il ministro dell’agricoltura Gian Marco Centinaio, di chiudere il CETA. Perché, dice a Bruxelles dove si è recato per il Consiglio dei ministri agricoli, “vogliamo prima capire con dati concreti se questo accordo sia vantaggioso per il nostro Paese. Per ora sembra di no”. Quindi “nessuna fretta di portare in aula” l’accordo di libero scambio Ue-Canada (Ceta.

Centinaio ha portato poi ad esempio il fatto riferimento il fatto che “solo 41 Igp italiane su 249 sarebbero tutelate sul mercato canadese”. “Non abbiamo ancora parlato dei tempi, non ne ho ancora parlato con Di Maio”, ha poi aggiunto.

“Io non ho un’idea preconcetta, non dico no assolutamente, il problema che fino ad oggi nessuno mi ha fatto cambiare idea, nessuno mi ha dato dei dati concreti per cambiare idea, solo gli stupidi non cambiano idea”, ha concluso.

CETA, AGRINSIEME: MANCATA RATIFICA SAREBBE AUTOGOL CLAMOROSO; BENE LA PARZIALE APERTURA DEL MINISTRO CENTINAIO

Con il Ceta vengono tutelate ben 41 denominazioni italiane, pari a oltre il 90% del fatturato dell’export nazionale a denominazione d’origine nel mondo e che, soprattutto, senza questo accordo non godevano di nessuna tutela sui mercati canadesi”. Così il coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari.

“Chiediamo al Governo di valutare con la dovuta e necessaria attenzione gli effetti derivanti dalla mancata ratifica di un importante accordo con una delle sette grandi economie del mondo e valutiamo positivamente, in questo senso, quella che auspichiamo essere una parziale apertura da parte del Ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio, il quale ha dichiarato a Bruxelles di voler ‘capire con dati concreti se realmente il Ceta è vantaggioso’, dal momento che – sempre secondo quanto ha affermato il responsabile del dicastero dell’agricoltura – ‘il Governo non ha altri dati rispetto a quelli della Commissione’”, continua il coordinamento.

“Riteniamo opportuno che il Governo tenga conto delle istanze che vengono da un coordinamento che rappresenta oltre i due terzi delle aziende agricole italiane, pari al 60% del valore della produzione agricola e della superficie nazionale coltivata e con oltre 800mila persone occupate nelle imprese rappresentate, e che è nettamente a favore della ratifica dell’accordo”, prosegue Agrinsieme, spiegando che “senza il Ceta non si potrebbe verificare un aumento dei contingenti di export a dazio zero, e quindi una crescita esponenziale delle esportazioni italiane ed europee, e non si arriverebbe a una maggiore tutela per le produzioni agroalimentari nazionali, le cui denominazioni, al contrario, potrebbero essere liberamente usate dai canadesi”.

“La fondamentale importanza del Ceta sta nel riconoscimento del principio delle indicazioni geografiche e del loro legame con il territorio; riconoscimento che, essendo frutto di trattative e mediazioni, non può essere ovviamente considerato una totale vittoria, ma che apre senza ombra di dubbio un grande spiraglio per un confronto approfondito e continuativo su questo tema”, mette in evidenza il coordinamento, ad avviso del quale “sarebbe opportuna una periodica valutazione d’impatto della Commissione europea sull’applicazione dell’accordo”.

“Analizzando l’importanza dell’accordo con il Canada in una prospettiva più ampia, il Ceta rappresenta un importante passo in avanti in tema di semplificazione e regolamentazione del commercio globale, poiché prevede una eliminazione di tariffe su oltre il 90% dei prodotti europei e l’avvio di un iter di confronto e cooperazione regolamentare”, rimarca Agrinsieme.

“Il Ceta, inoltre, è il primo accordo di tipo misto e va pertanto ratificato da tutti i parlamenti nazionali affinché entri completamente in vigore; in questo senso, la mancata ratifica, oltre a creare disagi diplomatici e d’immagine tra l’Ue e il Canada, rappresenterebbe anche uno ‘strappo’ del Paese nei confronti del parlamento e dell’esecutivo comunitario, in una ottica di sintesi tra le istanze europee e quelle nazionali, in una fase tra l’altro delicata in cui discute della riforma della Pac”, aggiunge il coordinamento, ad avviso del quale “il no al Ceta arrecherebbe un grave danno al principio della politica commerciale comune dell’Europa, fondamentale per contrastare la politica dei dazi del presidente Trump e per scongiurare, al contempo, lo scoppio di nuove guerre commerciali”.

“Quando si guarda ad accordi a così ampio raggio è necessario adoperare una logica di sistema e di paese. Inoltre, giudicare la validità dell’accordo solo dai flussi commerciali dei primi mesi della sua applicazione è sicuramente fuorviante, perché non tiene conto del phasing in di alcune concessioni, delle eventuali nuove procedure per l’esportazione, della programmazione produttiva e commerciale degli operatori nonché dell’evoluzione complessiva dei mercati internazionali”, conclude Agrinsieme.

CETA, AICIG: ISTITUIRE TAVOLO TECNICO CHE NE POSSA VALUTARE GLI ESITI

Istituire un tavolo tecnico nazionale che possa valutare gli esiti di applicazione del CETA: questa è la richiesta che l’AICIG, Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche, formula al Ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio, alla luce della sua presa di posizione nei confronti dell’accordo bilaterale tra Italia e Canada.

I dubbi manifestati ad oggi dal titolare del dicastero dell’Agricoltura sono riferiti alla vantaggiosità o meno di tale accordo per il nostro Paese, considerando che – come si legge nella nota ufficiale diffusa dal Mipaaf – con esso “solo 41 Igp italiane su 249 sarebbero tutelate sul mercato canadese”.

AICIG, a tale affermazione intende rispondere con il suo Presidente Cesare Baldrighi e con un chiaro intento propositivo: “siamo d’accordo – afferma Baldrighi – con il Ministro Centinaio rispetto alla necessità di arrivare ad una oggettiva valutazione degli effetti del CETA sull’economia agroalimentare nazionale. È utile, anzi necessario, istituire un tavolo tecnico nazionale che valuti bene gli esiti di applicazione del CETA e la successiva previsione. Al tavolo non dovrà mancare la presenza dell’Associazione dei Consorzi di Tutela (AICIG) per portare dati oggettivi, numeri concreti e verificare l’effettiva applicazione dei contenuti dell’accordo rispetto ai prodotti DOP e IGP, al fine di formulare un giudizio completo, obiettivo e definitivo”.

CHI E’ AICIG – L’Aicig – Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche – ad oggi AICIG rappresenta 70 realtà consortili relative a denominazioni agroalimentari (vini esclusi) italiane, rappresentative di circa il 95% delle produzioni italiane ad indicazione geografica. Ad essere maggiormente rappresentati in essa sono i prodotti caseari (23 denominazioni), gli ortofrutticoli e cereali, freschi e trasformati (22 denominazioni), i prodotti a base di carne (11 denominazioni), gli olii (8 denominazioni), le carni fresche e gli aceti balsamici, entrambi con 2 denominazioni ciascuno. AICIG è un’associazione senza scopo di lucro costituita tra i Consorzi di tutela riconosciuti dal Mipaaf ai sensi dell’art. 14 della Legge 21 dicembre 1999, n. 526. La maggioranza dei Consorzi di tutela italiani ha individuato nella formula associativa la chiave strategica competitiva per tutelare, valorizzare e promuovere all’unisono le rispettive indicazioni geografiche, espressioni del patrimonio agroalimentare del nostro Paese che rivelano le identità storico – culturali dei distretti di riferimento.

LE IG IN ITALIA ED IN EUROPA – Ad oggi sono 296 le Indicazioni Geografiche italiane (vini esclusi), a fronte di 1.427 a livello europeo. Il valore economico delle DOP e IGP italiane ammonta a circa 15 miliardi di euro (fonte portale EU Door).

 

Notizie correlate