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Regione Calabria, legge su ‘care giver’; Sergio (Op): “Figura necessaria per famiglie in difficoltà”

Regione Calabria, legge su 'care giver'; Sergio (Op): “Figura necessaria per famiglie in difficoltà”
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di NeC

“La terza Commissione ha approvato una mia proposta di legge che punta a disciplinare il così detto ’care giver’ familiare, un nuovo soggetto sociale su cui è caricata la cura delle persone anziane e disabili”. Lo ha detto, in una nota stampa, il consigliere Franco Sergio (Op) a conclusione dei lavori della terza Commissione. “Questa proposta – dice – ha la finalità di agevolare gli assistenti familiari per la conciliazione tra cura, impegni professionali e vita sociale e di relazione. In questi anni la denatalità e l’aumento della speranza di vita hanno prodotto un aumento della popolazione anziana e, di quella molto anziana, soggetta a patologie spesso invalidanti che necessitano di cure sanitarie e assistenziali continuative. Nonostante la rete delle unità d’offerta sociali e sociosanitarie nel tempo si sia attrezzata per soddisfare la domanda a favore delle persone anziane e disabili con un ventaglio di unità d’offerta, non sempre i servizi – sia quelli residenziali che domiciliari – riescono a soddisfare la richiesta di aiuto e, quindi, è sempre più ampio il numero di famiglie che organizzano il proprio sistema di cura, ricorrendo a forme di care giving informale; si stimano, al riguardo, circa 30.000 assistenti familiari, o badanti, che prestano la loro attività al domicilio delle famiglie calabresi. È anche opportuno sottolineare che in questa grave fase di recessione economica le stesse famiglie rischiano di essere ancora più fragili, in quanto sono costrette a sostenere finanziariamente un’alta percentuale dei costi dell’assistenza e, conseguentemente, sono più esposte a forme di impoverimento. Tale condizione di povertà innesca un circuito vizioso tra famiglie e assistenti familiari attraverso le forme di lavoro sommerso”. “Pertanto – prosegue Sergio -, una delle strategie sempre più frequentemente adottate in questi anni dalle famiglie calabresi è stata quella di ricorrere a collaboratori, prevalentemente donne straniere, solitamente definite ‘badanti’ o ‘assistenti familiari’. Questo fenomeno ha trovato terreno fertile per l’incontro di due bisogni diversi: da un lato quello delle famiglie, impegnate a ricercare per la cura dei propri malati soluzioni a costo accettabile ma che al tempo stesso offrano garanzia di continuità ed affidabilità; dall’altro l’ingresso sul mercato di una mano d’opera femminile immigrata disponibile al lavoro generico di cura, non qualificata e, spesso, non in regola con il permesso di soggiorno, frequentemente priva di alloggio e, quindi, proprio per queste contingenze interessata a un rapporto di lavoro anche poco remunerativo e possibilmente in nero”. Pertanto – conclude Sergio -, c’è la necessità di definire profili e modelli formativi ‘omogenei’ che garantiscano l’acquisizione di specifiche competenze per garantire condizioni uniformi di iscrizione negli elenchi di persone qualificate e che rappresentino un pre-requisito per la regolazione omogenea del mercato privato della cura”.

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