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Ostia, Sinistra Italiana X Municipio: “La revoca per lo stabilimento di Papagni non è una revoca ma l’avvio dell’iter della procedura di decadenza”

“Dopo il danno anche la beffa”
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione

“La revoca della concessione balneare di Renato Papagni, annunciata dall’Amministrazione pentastellata come atto risolutivo e definitivo di ripristino della legalità sul mare di Roma, altro non è che l’avvio dell’iter della procedura di decadenza, un iter lungo e tortuoso dagli esiti più che incerti che, nella migliore delle ipotesi, congela lo status quo. L’atto del Comune non è una revoca, nonostante gli annunci e le promesse della Giunta Comunale e Municipale e nonostante le dichiarazioni dell’ex Capogruppo in Campidoglio Paolo Ferrara il quale annunciava addirittura la revoca entro il mese di Giugno dimenticando però di specificare di quale anno, ma una semplice comunicazione di avvio di un iter. È lo stesso Renato Papagni, il re dei balneari, ad annunciare di non aver ricevuto alcun provvedimento di revoca e ad elencare quelle che secondo lui sono le stampelle su cui traballa l’esito dell’iter di decadenza in quanto il Comune non indica e non identifica alcun eventuale manufatto irregolare e non specifica i motivi di avvio dell’iter procedurale della decadenza. Se tre indizi fanno una prova qui siamo davanti alla così detta pistola fumante”, dichiara in una nota stampa Marco Possanzini, Segretario Sinistra Italiana X Municipio.

“Nonostante gli annunci, nonostante le promesse, nonostante le dichiarazioni alla stampa, il rischio è che tutto si trasformi in una bolla di sapone. La vera posta in gioco è la visione di governo del litorale, il vero nodo da sciogliere è la reale intenzione della Giunta Raggi e della Giunta di Pillo di andare fino in fondo utilizzando fra l’altro quanto fatto dall’Assessore alla legalità Alfonso Sabella. Se l’impegno è negare anche un solo centimetro lineare di costa a chi ha commesso abusi, bisognerà fare in modo che il PUA, il piano per l’utilizzo degli arenili, non sia l’astuzia per sanare l’esistente e nutrire gli appetiti dei “prenditori” balneari, evitando nei fatti una nuova abbuffata dei soliti noti, magari con nomi nuovi che celano nell’ombra vecchie belve affamate di patrimonio pubblico da trasformare in bene privato. Le decadenze, un lungo elenco che dovrebbe coinvolgere tutti coloro che hanno commesso abusi, sono una condizione necessaria ma non sufficiente per dichiarare che finalmente la legalità è tornata sul mare di Roma perché, come dimostra platealmente il caso dello Stabilimento Le Dune in Concessione a Papagni, tutto dipende dalla reale intenzione dell’Amministrazione Comunale e Municipale di fare chiarezza e riportare finalmente la giustizia sul mare di Roma. Non dimentichiamo che correva l’anno 2015 quando durante una iniziativa promossa dal M5S e svolta al Polo natatorio del Municipio X i pentastellati, nonostante una campagna elettorale centrata sulla legalità, sugli abbattimenti degli abusi e sul ritiro delle concessioni, non hanno esitato a considerare salvifici gli imprenditori balneari, cioè quegli imprenditori che hanno imprigionato il mare di Roma facendone un uso padronale, predatorio, e gettandolo nell’illegalità più completa”, continua Possanzini.

“Addirittura ci fu un incontro a porte chiuse, segretissimo, e quindi senza il tanto blasonato streaming, svolto il giorno successivo all’iniziativa in questione al quale hanno partecipato Carla Ruocco, parlamentare grillina, Paolo Ferrara, capogruppo M5S in Campidoglio e il potentissimo Renato Papagni, colui che cercò di far ingoiare una planimetria ad un giornalista reo di aver fatto la domanda scomoda, colui che oggi si trova sotto processo insieme al dirigente municipale Nocera per abusi. Non possiamo accettare che oltre al danno ci sia anche la beffa della presa in giro. Alla luce di tutti questi fatti, oramai emersi alla luce del sole, il Consigliere Comunale Paolo Ferrara si dovrebbe dimettere da ogni incarico istituzionale e non dal M5S”, conclude Possanzini.

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