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Economia, Economia

Inps: immigrati cruciali per sostenibilità sistema pensioni

Dubbi sul dl Dignità: "Non si vede perché reintrodurre le causali sui contratti a tempo determinato"
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione

Per pagare le pensioni degli italiani servono i contributi dei lavoratori immigrati. Lo ribadisce l’Inps nel rapporto annuale, nel quale si evidenzia che l’occupazione è tornata a salire, anche se a far lievitare i numeri sono stati i contratti a tempo determinato. Secondo i dati dell’Inps sono oltre 5,5 milioni i pensionati che percepiscono un assegno lordo sotto i mille euro al mese e rappresentano il 40% dell’intera platea di pensionati pari a oltre 15 milioni 477 mila. Per quasi 3,5 milioni, invece, il reddito pensionistico oscilla tra i 1000 e i 1500 euro, il 22,3% del totale, mentre rappresentano il 18,1%, circa 2,8 mln, quelli con una pensione tra i 1500 ed i 1900 euro. Solo il 10,8%, pari a 1,6 milioni, percepiscono assegni tra 2 mila e 2.500 mentre in 875 mila, solo il 5,75, denuncia un reddito da pensione tra i 2.500 e i 2.900 euro. Una pattuglia che sale a 1 milione e 113 mila pensionati quella che dichiara un reddito pensionistico da 3 mila euro e oltre. Il 47,1% dei pensionati risiede al Nord contro il 19,5% di quelli che abitano al Centro e il 31% di quelli che risiedono nel Mezzogiorno mentre sono il 2,4% , circa 371 mila, quelli che percepiscono la pensione all’estero. Al Nord come al Centro l’importo medio mensile lordo si aggira sui 1.600 euro che scendono a 1300 al Sud mentre all’estero i pensionati denunciano assegni medi di 316 euro. Complessivamente i pensionati Inps maschi sono il 47% del totale, le femmine il 53% mentre resta immutato il gap di reddito: l’importo medio mensile per gli uomini si aggira sui 1.788 euro contro i 1.271 delle donne.

Per quanto riguarda i vitalizi, “i titolari di cariche elettive vanno trattati come tutti gli altri lavoratori”, spiega il presidente dell’Inps Tito Boeri, che punta il dito anche contro le “condizioni previlegiate” delle pensioni dei sindacalisti. “Per queste – osserva – non serve una legge ma solo il nulla osta del ministero del lavoro alla nostra circolare di 1 anno fa”. La Relazione fa anche il punto sulla “gig economy”, il cosiddetto lavoro temporaneo “on demand”. Sui rider, l’Inps annota invece che “almeno per le piattaforme di consegna più note, sono caratterizzati da contratti come le collaborazioni della Gestione Separata e il lavoro autonomo occasionale”. Per quanto riguarda gli occupati a tempo indeterminato si registra una dinamica opposta a quella generale: infatti da 14,1 milioni sono scesi a 13,8 milioni mentre aumenta l’occupazione a termine passando da 3,7 milioni a 4,6 milioni. Nel 2017 un innesco importante all’espansione dei rapporti a termine è giunto dalla soppressione, a marzo 2017, della regolazione tramite voucher delle prestazioni di lavoro accessorio. Un altro dato importante è la fuga all’estero di chi ha tra i 25 e i 44 anni. “Nel 2016 – spiega Boeri – l’ultimo anno per cui sono disponibili i dati dell’Anagrafe Italiani Residenti all’Estero, abbiamo perso altre 115.000 persone, l’11% in più dell’anno precedente”.

L’Inps ribadisce poi che gli immigrati che lavorano nel nostro paese restano cruciali per la sostenibilità del sistema pensionistico, anche innalzando l’età del ritiro e ipotizzando aumenti del tasso di attività delle donne. Secondo l’istituto di previdenza inoltre per ridurre l’immigrazione clandestina il nostro Paese ha bisogno di aumentare quella regolare. Boeri rileva come la “forte domanda di lavoro immigrato in Italia” si riversi di fatto “sull’immigrazione irregolare degli overstayer, di chi arriva in aereo o in macchina, non coi barconi ma coi visti turistici, e rimane in Italia a visto scaduto”. Quando si pongono infatti, dice ancora, “forti restrizioni all’immigrazione regolare, aumenta l’immigrazione clandestina e viceversa. In genere, a fronte di una riduzione del 10% dell’immigrazione regolare, quella illegale aumenta tra il 3-5%”, stima ancora Boeri che ricorda come negli Stati Uniti il boom degli illegali sia cominciato nel ’64 quando è stato chiuso il Bracero program e come il fenomeno sia invece iniziato a calare “quando ha cominciato a essere pienamente messo in atto l’Immigration Reform and Control Act, che ha regolarizzato milioni di lavoratori messicani”. 

La domanda di lavoro immigrato in Italia “è forte” perchè , prosegue Boeri, sono “tanti i lavori per i quali non si trovano lavoratori alle condizioni che le famiglie possono permettersi nell’assistenza alle persone non-autosufficienti. Tanti i lavori che gli italiani non vogliono più svolgere”. A cominciare dai lavori domestici. Infine, il presidente dell’Inps bacchetta il governo sul decreto Dignità. Se cinque proroghe del contratti sono troppe, sottolinea, “non si vede perché reintrodurre le causali sui contratti a tempo determinato. L’esperienza passata dimostra che comportano un forte appesantimento burocratico, scoraggiando la creazione di lavoro (se non quello di tipo  consulenziale per i datori di lavoro) soprattutto nelle piccole imprese. Meglio aumentare i contributi sociali di questi contratti ad ogni proroga. Ci dice anche che è molto difficile per le amministrazioni pubbliche valutare le giustificazioni addotte dalle imprese per ricorrere ai contratti a tempo determinato. Meglio semplificare la normativa e rafforzare la vigilanza ispettiva”.

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