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Economia, Giochi

Presunto “Gioco d’azzardo” alla Festa dell’Unità di Ravenna, caso archiviato: era pubblicità regolare

Fu un post su Facebook ad innescare, nel settembre 2015, un polverone mediatico, finito poi in Procura
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione

La pubblicità di una casa da gioco fatta passare per un “casinò itinerante” e dei volantini pubblicitari “scambiati” per “buoni per tentarvi la fortuna”: è nato così, come ricorda una nota di Publimedia Italia srl, il caso “Gioco d’azzardo alla Festa provinciale dell’Unità di Ravenna” nel 2015, che ha tenuto banco sulle pagine dei media locali e nazionali con i prevedibili effetti. Lo stand di una ditta di proprietà dello Stato di San Marino fu chiuso (o non aprì per decaduto interesse) giusto in tempo per “emendare” l’ultima serata della festa con tante scuse da parte dell’allora segretario provinciale del PD Michele De Pascale (oggi sindaco di Ravenna) mentre Publimedia, la concessionaria di pubblicità che operava per la manifestazione è stata, indirettamente, additata a pietra dello scandalo per l’intera faccenda. Tutto è “bene” quel che finisce “bene” e “scordiamoci il passato”? Non esattamente. Come qualcuno ricorderà, il caso montò in seguito ai post Facebook di Massimo Manzoli, fondatore del Gruppo dello Zuccherificio, e oggi consigliere comunale della lista civica Ravenna in Comune. “Svista? Leggerezza? Sottovalutazione del problema azzardo? – scriveva fra le altre cose – Fatto sta che allo spazio espositivo della festa PD di Ravenna si può provare a giocare d’azzardo.” I post divennero virali, provocando l’interesse dei media locali e nazionali. Da quel polverone all’esposto del Codacons – che fece partire un procedimento penale contro ignoti – il passo fu breve. Ora, a distanza di poco più di due anni, il caso è stato archiviato, non essendo emersi gli elementi necessari per l’esercizio di una eventuale azione penale. Guardando più da vicino le cose, infatti, senza “filtri distorsivi” della realtà, si sarebbe potuto vedere come il cosiddetto “casinò” altro non fosse che un’installazione pubblicitaria rispettosa della normativa (e in particolare della legge Balduzzi) e che “i buoni” erano solo dei volantini pubblicitari, sul cui retro emergeva in maniera inequivocabile la facoltà vincolante di uso solo a San Marino e l’impossibilità di essere convertiti in denaro. Ecco quindi un esempio concreto di una “perfetta” fake news: una notizia che tale non è, nella quale un nucleo originario reale viene somministrato alla pubblica opinione con l’aggiunta di elementi che lo distorcono, rendendolo ingannevole, con ricadute sulla reputazione, sull’onore e l’immagine commerciale.

 

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