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Economia, Giochi

Gioco d’azzardo, M5s: divieto pubblicità segnale di legalità

Sarti: “Stop alle pressioni delle lobby”
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione

“Lo stop a qualsiasi tipo di pubblicità e sponsorizzazione legata al gioco d’azzardo prevista dal Dl Dignità del ministro Luigi Di Maio e preciso impegno del Contratto del ‘Governo del Cambiamento’, è un segnala a favore della legalità e della promozione del merito sul tenatar la sorte. Sempre di più tra l’altro anche il gioco legale è la lavatrice delle mafie”. E’ quanto afferma Giulia Sarti, presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. “Le pressioni delle lobby vanno respinte e va detta la verità che la DNA e lo stesso Cafiero De Raho e come lui i suoi predecessori hanno più volte affermato. A livello globale le mafie fatturano con l’azzardo 470 miliardi di euro. Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho ha sottolineato di recente come anche in Italia, assieme al traffico di droga, sia diventato “l’affare più lucroso col quale rimpinguare le casse delle cosche”, continua Sarti.

“Stando a uno studio del Cnca – precisa Sarti -, sono circa 60 i clan che da Nord a Sud fanno affari con l’azzardo legale e illegale. Da tempo ormai, la Direzione nazionale antimafia , la Commissione antimafia del Parlamento nell’ultima relazione e anche la Consulta anti usura della CEI hanno evidenziato come la liberalizzazione selvaggia voluta dai governi precedenti non si sia rivelata uno strumento di emersione del “nero” ma piuttosto un’occasione per le mafie di espandere il loro giro d’affari e riciclare denaro. Inchieste giornalistiche, tra tutte quelle di Giovanni Tizian minacciato poi dalle cosche di ndrangheta e operazioni delle forze dell’ordine hanno dimostrato, negli anni, quanto il crimine organizzato punti sia sull’apertura di sale slot-vlt sia sul business delle scommesse e dell’azzardo on line, spesso affidandosi a siti internet con sede in Paesi esteri e paradisi fiscali per eludere il fisco e rendere più complicato il lavoro degli inquirenti”, conclude.

 

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