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Economia

Giochi, Seccia (M5s): a Roma fasce orarie scelte in base alle pronunce del Tar

“Quello del azzardo è un settore non illegale, che però va a cozzare col diritto alla salute”
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione

Le proporzioni del fenomeno del gioco d’azzardo sono enormi per una città di 1300 chilometri quadrati, che ha molte possibilità di offerta di gioco. Un giro di affari da 5 miliardi e 400 milioni di euro soltanto per il gioco d’azzardo a Roma”. Lo afferma ai microfoni di Radio Cusano Campus, Sara Seccia, consigliera del M5s al Comune di Roma che è intervenuta ai microfoni della trasmissione “Ho scelto Cusano – Dentro la notizia”. “Abbiamo un problema di sommerso – prosegue – , di persone che hanno timore di venire alla luce e ammettere che soffrono di una patologia. Abbiamo dunque 5 miliardi che anziché riversarsi nel circolo commerciale della città, vanno a riversarsi in un settore che non restituisce niente al cittadino. La pubblicità non ci aiuta da questo punto di vista”.

Sull’ordinanza del Campidoglio che regolamenta gli orari delle sale slot Seccia ha ricordato che nella Capitale “si partiva completamente da zero, non c’era nulla di normato da questo punto di vista. Quest’anno abbiamo provveduto con l’ordinanza. Anche col nuovo governo stiamo cercando di capire come intervenire per dare più potere ai comuni per quanto riguarda il controllo. Con la nostra ordinanza, le macchinette avranno delle limitazioni d’orario, saranno accese soltanto 8 ore al giorno. Abbiamo fatto uno studio, andando a controllare anche le pronunce dei Tar ci siamo accorti che tendevano a privilegiare le ordinanze che consentivano le 8 ore di gioco, il minimo sindacale per consentire la sopravvivenza del settore. È un settore non illegale, che però va a cozzare col diritto alla salute. Queste limitazioni d’orario ha concluso Seccia – garantiscono quel minimo sindacale riconosciuto dalla giustizia amministrativa, ci siamo attenuti a quello che la giurisprudenza tende maggiormente a tutelare, ovvero il diritto alla salute rispetto a un settore economico”.

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