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Politica, Dopo i ballottaggi

Pd travolto dal voto, Zingaretti e Calenda all’attacco

Per il governatore del Lazio “un ciclo storico si è chiuso. C’è un lavoro collettivo da realizzare, deve partire subito e coinvolgere non solo il Pd”. L’ex ministro: “Andare oltre i dem. Subito”
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione

Il risultato dei ballottaggi per le Amministrative si abbatte sul Pd con la furia di un ciclone tropicale. Sconfitti in tradizionali roccaforti delle ex “regioni rosse” come Siena, Pisa, Massa e Imola, i democrat provano a scuotersi ragionando sulle mosse per ripartire. Mosse che devono essere incisive, perché un semplice maquillage non può certo bastare, avvertono da più parti. “Dopo le allarmanti difficoltà che abbiamo attraversato e confermate da un grande numero di ballottaggi persi nelle città italiane, non bastano semplici aggiustamenti”, è il monito del governatore del Lazio Nicola Zingaretti. “Tanto meno – scrive Zingaretti di buon mattino su Facebook – bastano povere analisi di circostanza. Un ciclo storico si è chiuso. Vanno ridefiniti un pensiero strategico, la nostra collocazione politica, le forme del partito e il suo rapporto con gli umori più profondi della società italiana, l’organizzazione della partecipazione e della rappresentanza nella democrazia. In questi anni non ci sono sfuggiti i dettagli ma il quadro di insieme. C’è un lavoro collettivo da realizzare. Deve partire subito e coinvolgere non solo il Pd. È il momento del coraggio, della verità e della responsabilità”. Toni altisonanti che trovano un’eco nel messaggio, non necessariamente convergente, inviato via Twitter dall’ex ministro Carlo Calenda.

“Navigazione a vista sta portando il centrosinistra all’irrilevanza proprio quando l’Italia ne avrebbe più bisogno”, è l’allarme di Calenda. “Ripensare tutto: linguaggio, idee, persone, organizzazione. Allargare e coinvolgere su un nuovo manifesto. Andare oltre il Pd. Subito!”. Hashtag, neanche a dirlo, #fronterepubblicano, la suggestione proposta da Calenda all’indomani delle elezioni politiche. Il reggente democrat Maurizio Martina, molto indebolito nel suo ruolo dal voto amministrativo, frena: “Sono d’accordo sul ripensamento complessivo, abbiamo tanto da cambiare nei linguaggi e nelle idee ma non sono d’accordo sul superamento del Pd. Credo nella ricostruzione di un campo progressista, democratico di centrosinistra con un Partito democratico rinnovato al centro”. Pungente nei confronti di Calenda è il presidente del Pd, Matteo Orfini, secondo il quale rifondare il partito è sì indispensabile, ma “oltre il Pd c’è la destra”. Una considerazione che riecheggia una battuta del maestro politico di Orfini, Massimo D’Alema, il quale anni fa, a proposito di un saggio di Fernando Adornato dal titolo “Oltre la sinistra”, fece notare all’autore, allora schierato nel campo progressista: “Oltre la sinistra c’è la destra”.  Orfini non vede “possibilità di andare oltre il Pd e trovare qualcosa di buono. È ovvio che noi dobbiamo capire come tornare a convincere gli elettori a votare Pd, questo – suggerisce il presidente del Partito – è il dovere del gruppo dirigente passato, presente e futuro del Pd”.

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