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Calabria

Maxi risarcimento per caso malasanità in Calabria

fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di NeC

È uno dei risarcimenti più alti che l’Azienda ospedaliera abbia mai pagato per un caso di malasanità. Lo ha fissato una delibera dello scorso 31 maggio: 2 milioni e 30mila euro. Questo l’accordo raggiunto tra l’Ao di Cosenza, i signori M. G. ed M. G. (i nomi non sono “in chiaro” per ragioni di privacy) e gli avvocati di parte, Emilio Greco ed Edoardo Greco. L’importo, riassume la delibera dell’Azienda, va diviso tra i 774mila euro imputati all’incasso massimale delle Assicurazioni Generali Italia e 1 milione 255mila euro sul Bilancio 2018. Agli avvocati, invece, vanno 115mila euro ciascuno.


La sentenza – esito di una storia giudiziaria iniziata nel 2007, con l’atto di citazione – è arrivata nel 2015. Il giudice del Tribunale di Cosenza Elena Coppola ha condannato l’Azienda al pagamento del risarcimento danni della somma di 2.367.124,42 euro, “oltre rivalutazione e interessi e alla refusione delle spese legali”, e ha condannato “la Toro Assicurazioni, adesso Assicurazioni Generali Italia spa a manlevare l’Azienda dalle somme di cui al dispositivo della sentenza sopracitata, nel limite del massimale contrattuale”. Peso economico condiviso, dunque, anche se non in uguale misura.


La storia – secondo quanto riporta una nota dei due legali – nasce nel 1995 quando la signora M. G., viene ricoverata per una epigastralgia durante la gravidanza il 4 gennaio 1995 e successivamente per minaccia di parto prematuro. La signora viene poi seguita ambulatorialmente. Nell’agosto del 1995 le complicazioni colpiscono le gemelline che la signora porta in grembo: le due bambine nascono con un grave ritardo mentale. “Dalla documentazione – è la sintesi dei legali – apparve evidente, purtroppo, che il monitoraggio ostetrico eseguito all’ospedale civile di Cosenza si rivelava del tutto carente, trascurato e inidoneo ad assicurare una gestione quanto più adeguata e sicura. Da qui ne consegue che una corretta valutazione dei problemi fetali avrebbe dovuto condurre a scelte diverse per il prosieguo della gravidanza. Infatti – continua la nota – la paziente non fu avvertita dei possibili rischi fetali né furono adottate iniziative idonee ad un’assistenza più adeguata e intensiva della gravidanza stessa. Quanto infine al parto si è riscontrata una colpa grave in capo ai medici che assistettero la signora M.G e quindi si è affermata la sussistenza del nesso causale tra le molteplici lesioni riportate dalle gemelle e tutta la condotta colposa dei medici che ebbero in cura la donna”.


Nel 2000 I coniugi si rivolgono agli avvocati Emilio ed Edoardo Greco 4 anni dopo l’evento. I difensori pur nella difficoltà del tempo trascorso, al limite della prescrizione, “riuscirono al tempo a far rinvenire il registro ospedaliero del ricovero, all’epoca stranamente scomparso, grazie ad uno stratagemma difensivo. Infatti a seguito dell’esposto, il procuratore della Repubblica dell’epoca Fiordalisi, ordinò un sequestro di un registro su cui erano stati annotati tra il gennaio e il maggio del ’95 le visite ginecologiche ambulatoriali eseguite nella struttura ospedaliera. Il registro in questione, del quale era stato ufficialmente chiesta la visione nel 2000 era inspiegabilmente introvabile”. E “tanto – chiosa la nota – ha determinato una condanna risarcitoria a carico dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, con sentenza da parte del Tribunale civile di Cosenza pari 3,6 milioni di euro, somma comprensiva di interesse e rivalutazione”.