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Ambiente ed Energia

Assopetroli-Assoenergia: inaccettabile ipotesi di ennesima stangata fiscale sul gasolio

Se confermato l’aumento peserebbe tra accisa e IVA addirittura 135 millesimi di euro al litro (+18%), a regime circa 4 miliardi l’anno
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione

La SEN (Strategia energetica nazionale) delinea un cambiamento profondo dell’energia italiana, che impatta i trasporti e chiama in causa la distribuzione dei carburanti, all’insegna della sostenibilità ambientale. Lo dichiara Assopetroli-Assoenergia. È un percorso ambizioso, che chiede al settore in parte di riconvertirsi e mettere in campo investimenti per oltre 5 miliardi già nei prossimi anni. I drive del cambiamento sono la modernizzazione dell’infrastruttura, la nuova offerta di carburanti a basso impatto ambientale – senza chiusure anche all’elettrico – la trasformazione digitale. È una sfida difficile che impone innanzitutto coerenza e stabilità dell’indirizzo politico. Il primo banco di prova saranno la Legge di Bilancio, il Piano Energia e Clima e il Piano NEC per la riduzione delle emissioni inquinanti. “Incoerenza e discontinuità in questa traiettoria mettono a rischio gli investimenti e allontanano gli obiettivi della SEN frutto di una lunga consultazione” – commenta Andrea Rossetti, Presidente di Assopetroli-Assoenergia. “Questo è il messaggio centrale che Assopetroli-Assoenergia consegna alla maggioranza e al nuovo Governo. Oltre a questo un no forte e chiaro a politiche penalizzanti, irrazionali, non proporzionate su mobilità e qualità dell’aria che colpiscono cittadini e imprese”. Insensati sono giudicati gli annunci indiscriminati di guerra al diesel e ai motori termici tout court, senza tenere conto della classe di emissione e senza avere la minima considerazione dell’impatto sui consumatori e sui settori produttivi coinvolti. “La regolazione non può essere a una sola dimensione né orientata al consenso. Occorrono misure razionali, tecnologicamente neutrali e ben coordinate. Anche in questo campo l’economia ha bisogno di certezze” – prosegue Rossetti, che in merito all’ipotizzato aumento delle accise sul gasolio afferma: “Inaccettabile l’ipotesi allo studio dell’ennesima stangata fiscale sul gasolio, già penalizzato da un carico fiscale tra i più alti al mondo (60% per cento del prezzo al consumo). Si colpirebbe duramente le nostre imprese e con esse settori vitali dell’economia italiana tra cui logistica, trasporti, agricoltura, marina.” Se confermato l’aumento peserebbe tra accisa e IVA addirittura 135 millesimi di euro al litro (+18%), a regime circa 4 miliardi l’anno. L’aumento si trasferirebbe immediatamente sul prezzo dei beni con effetti depressivi sulla domanda. È un ipotesi da scongiurare anche per gli effetti reali sul gettito. Aumentare a dismisura le accise non fa crescere automaticamente le entrate fiscali, l’esperienza degli aumenti di accise del 2012 lo ha ampiamente dimostrato. “Sulla tassazione dei prodotti energetici bisogna cambiare approccio. Le accise sui carburanti non possono più essere usate come il bancomat dei governi pro tempore” – aggiunge il Presidente. “Occorre una visione strategica. Nella tassazione si deve tenere conto delle esternalità ambientali delle fonti, ma con un aggancio basilare al loro potere energetico. E da questo punto di vista benzina e gasolio sono già tartassati oltre ogni misura rispetto alle altre fonti, come i consumatori intuitivamente sanno bene”. Infine una panoramica sullo stato di salute della rete distributiva dei carburanti che rivendica la sua strategicità a servizio del Paese, in quanto ponte – e non ostacolo – verso la transizione energetica. Una realtà di 21.000 punti vendita stradali, 3.000 ettari di terreni in posizioni strategiche, 3.500 depositi interni, 100mila addetti direttamente coinvolti col loro lavoro e know-how specifico. “La distribuzione dei carburanti è un settore che non vive di sussidi. Ma che ha bisogno di considerazione e buon governo di fronte a problemi strutturali rilevanti : fuga delle major, frammentazione industriale e proprietaria, perdita di capacità finanziaria, illegalità e concorrenza sleale, redditività incerta, riconversione industriale difficile in un contesto di domanda calante” – conclude Rossetti.

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