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Politica

Cda Rai, Mattiucci: Puntare su competenze e idee nuove, no a solita spartizione poltrne

Il giornalista ha presentato alla Camera la sua candidatura come membro del consiglio di amministrazione dell’azienda di viale Mazzini
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione

“Nell’elenco di soliti noti o di illustri sconosciuti delle candidature arrivate alla Camera dei deputati ci sono anche professionisti dell’informazione e della comunicazione che hanno le carte in regola per cambiare davvero il futuro del servizio pubblico. Io ho deciso di candidarmi perché questa può essere davvero l’occasione per portare idee nuove e un programma chiaro proprio dove di solito ha vinto solo la lottizzazione. Il confronto con le rappresentanze partitiche è necessario e importante, ma è pensabile che ci si ritrovi ad avere un consiglio di soggetti che rispondono in via esclusiva ai partiti. Voglio un CDA che pensi con la propria testa”. Così spiega Luca Mattiucci, 36 anni, giornalista professionista e manager che da 15 anni lavora sui temi del sociale, della legalità e della sostenibilità, che ha lanciato la sua candidatura con la campagna social #LaRAIchevorrei, che su twitter, Facebook e Instagram per coinvolgere cittadini e persone comuni e raccogliere consigli e desideri sulla Rai di domani. Già decine i commenti, i contributi video e suggerimenti che chiedono di cambiare il volto dell’azienda pubblica.

Al di là delle polemiche scoppiate per le dichiarazioni inappropriate di alcuni candidati e per le accuse di una nuova spartizione delle nomine tra i partiti è possibile ragionare su come dovrebbe essere gestita la RAI per non rimanere ancorata al passato, per essere capace di interpretare il cambiamento e non di inseguirlo. Luca Mattiucci ha lanciato dal suo blog un programma diviso in tre aree d’interesse: #visione #trasformazione #sostenibilità. Al centro il ruolo dell’innovazione, della qualità e delle professionalità da rilanciare dentro e fuori l’azienda, e l’idea di far devolvere parte del compenso dei consiglieri del CDA a un fondo per le produzioni e il cinema indipendente.

“#laRAIchevorrei punta sulla sostenibilità ed è lontana dalle vecchie lobby di potere e investe sui giovani per sviluppare nuovi modelli culturali e di business, forte del canone certo, destina parte dei proventi pubblicitari per creare un innovation lab. #laRAIchevorrei non appalta più qualunque decisione e programmi ad agenti ed agenzie esterne ma punta sulle professionalità che ha al suo interno razionalizzando le produzioni” si legge nel programma. “L’azienda pubblica è uno dei più importanti broadcaster in Europa ma oggi è ancora un elefante appesantito dal ritardo accumulato nell’innovazione tecnologica e digitale, l’Italia deve recuperare il tempo perso, siamo oltre il 20esimo posto nell’indice digitale europeo”.

“La mia proposta è tesa da un lato ad un rinnovamento che vuole scardinare le logiche tradizionali in favore di un’attenzione crescente e costante a indici come qualità, bilanci, libertà di espressione e ascolti, che rimette al centro la creazione di cultura dall’altra è tesa a sviluppare un rapporto di fiducia e trasparenza con l’attuale esecutivo, tenendo sempre ben presente come obiettivo superiore l’interesse collettivo dovuto al telespettatore e più in generale ai cittadini” continua Mattiucci.

Infine, anche le campagne sociali devono tornare a guardare alle crisi oltreconfine, sottolinea Mattiucci: “Soprattutto è necessario creare un format capace di raccontare e rendicontare dove e come sono stati investiti i proventi delle donazioni raccolte tra i telespettatori e pretenda la restituzione delle somme laddove emergano anomalie”.