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Roma, eradicazione dell’HCV:“Finanziare le cure, potenziare lo screening e monitorare i pazienti”

Alla Cattolica di Roma l'8° Workshop di Economia e Farmaci in Epatologia (WEF). Aula Necchi, Istituti Biologici
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione

In corso l’8° Workshop di Economia e Farmaci in Epatologia (WEF) che, vede confrontarsi, all’Università Cattolica del Sacro Cuore, i massimi esperti a livello nazionale, tra istituzioni, medici e pazienti, utilizzando l’approccio dell’Health Technology Assessment. “Numerose cose sono cambiate in questi otto anni, i nuovi farmaci contro l’HCV hanno portato a una svolta epocale nella gestione della malattia ma sono ancora molti gli aspetti che possono rallentare, o addirittura minare, il processo di cura. Il finanziamento del piano di cura del paziente HCV infatti deve tener conto dell’alto numero di pazienti che ancora devono essere trattati e delle risorse economiche a disposizione. È indispensabile potenziare lo screening e monitorare nel tempo i pazienti trattati, individuando chiari processi di gestione e follow-up, senza dimenticare i pazienti che hanno fallito la terapia e che, seppur in numero limitato, dovranno continuare ad essere trattati”. Ha spiegato Americo Cicchetti, Direttore Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari (ALTEMS), Professore Ordinario di Organizzazione Aziendale, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma, Presidente Società Italiana di Health Technology Assessment (SIHTA).

“L’8° Workshop di Economia e Farmaci in Epatologia darà spazio anche alle nuove sfide che interesseranno l’epatologia: la colangite biliare primitiva, l’encefalopatia epatica, la NASH e l’epatocarcinoma, patologie su cui fino ad oggi il WEF-E non si è soffermato se non marginalmente. La NASH in particolare può anche progredire in fibrosi e cirrosi nel corso degli anni con un alto rischio di insufficienza epatica ed epatocarcinoma. Entro il 2020, le proiezioni indicano che la NASH supererà l’epatite C come principale causa di trapianti di fegato negli Stati Uniti. Sono diversi i farmaci oggi in studio per la NASH e, anche se i dati sono ancora preliminari, sembrano essere promettenti”. Ha detto Antonio Gasbarrini, Professore di Gastroenterologia, Facoltà di Medicina, Università Cattolica del Sacro Cuore, Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli”, Roma.

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