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Economia, Lazio

Nel 2017 in cura 620 persone per dipendenza da gioco d’azzardo

Pubblicato dal Dipartimento di Epidemiologia della Regione il rapporto sul "Fenomeno delle dipendenze"
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione

“Nel 2017 nel Lazio, 620 persone sono state trattate nei Ser.D. per il disturbo da gioco d’azzardo, quale principale area di intervento. Gli uomini costituiscono il 79% del totale con un rapporto maschi/femmine di 4:1”. Sono i numeri che emergono dal rapporto sul “Fenomeno delle dipendenze nel Lazio” elaborato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale – Regione Lazio. “L’età media è di circa 48 anni e gli over 50 rappresentano il 39% dei casi incidenti e oltre la metà di quelli già noti ai servizi; in particolare è cospicua la proporzione degli ultrasessantenni (24.5%) e quindi anche quella dei pensionati (146 persone in condizione non professionale). Rispetto allo scorso anno – prosegue il rapporto -, gli utenti sono aumentati di 114 unità, con un incremento del 25%. Le persone giungono ai servizi prevalentemente in modo autonomo; diversamente dalle altre dipendenze gioca un ruolo più determinante la rete familiare e/o affettiva: circa il 30% è giunto ai servizi su invio da parte di familiari, mentre tale proporzione è nel trattamento per alcol e del 5% per quello di uso di droghe. Gli occupati rappresentano il 50% e i pensionati il 23.5%. Il 43.7% ha il diploma di scuola superiore.  Per quello che riguarda il comportamento prevalente di gioco d’azzardo, risulta essere più frequente quello nelle sale da gioco. Il gioco on line (scommesse, poker e altro) è riferito come comportamento di gioco prevalente da una proporzione residuale di utenti. Oltre il 30% riferisce un comportamento di gioco quotidiano; i circuiti utilizzati sono quelli del gioco legale per oltre l’85%. I dati relativi al denaro speso non sono validi, visto l’alto numero di dato non rilevato”.  Rispetto alle altre aree di intervento, nel trattamento del GAP riveste un ruolo determinante la fase di valutazione diagnostica, costituita prevalentemente da colloqui anamnestici e dalla somministrazione di test psicodiagnostici”, aggiunge il rapporto.

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