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Unci Agroalimentare, economia circolare e sostenibilita le nuove sfide del settore

fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino/AGRICOLAE
di AGRICOLAE

“Rigenerazione delle risorse naturali, cura dei nostri mari, sostenibilità e innovazione nei processi produttivi, responsabilità individuale e collettiva dalla produzione al mercato, la creazione di nuove figure professionali. Dovrà essere necessariamente questo l’approccio 2.0 alle risorse negli anni a venire, l’approccio senza il quale intere filiere dell’agroalimentare, ma soprattutto della pesca saranno destinare a scomparire.”

Così il Presidente di Unci Agroalimentare, Gennaro Scognamiglio, nell’analizzare le sfide future che attendono il settore.

 

“A causa delle limitate risorse naturali e delle mutate percezioni dei consumatori e delle aspettative del mercato – ha affermato Scognamiglio – stiamo assistendo a significativi cambiamenti nelle catene di produzione e di consumo. Si sta sempre più affermando un nuovo concetto di economia che mira a rimettere in circolo tutto quello che non serve più o che ha finito il suo ciclo vitale. Questo – ha sottolineato il Presidente di Unci Agroalimentare – suggerisce un approccio innovativo alle materie prime, ai prodotti e ai rifiuti e una visione rigenerativa, contrapposta al modello lineare attuale, basata sul principio delle 5R: Ridurre, Riutilizzare, Rinnovare, Riparare e Riciclare. In una parola “Circolarità”, o meglio “Economia circolare”.

Oggi, nell’approcciare alle risorse naturali non si può prescindere dal concetto di “sostenibilità” e di “economia circolare”, termini sempre più presenti nelle strategie aziendali di nuova generazione perché, con la crescita della consapevolezza in ambito ambientale, cresce sempre di più il senso di responsabilità nella gestione e lo sfruttamento delle risorse stesse. L’economia circolare si impone quindi come il nuovo paradigma per lo sviluppo economico sostenibile e richiede una profonda sinergia e una convergenza di intenti tra attori istituzionali, imprese, terzo settore e cittadinanza.”

 

“Quindi no agli sprechi ma, soprattutto, maggiore attenzione verso il recupero e riuso delle eccedenze, per il raggiungimento dell’obiettivo comune di un uso più sostenibile delle risorse naturali, obiettivo imprescindibile nel nuovo paradigma dell’economia circolare, che valorizza il principio dell’efficienza, non solo per le scelte energetiche, ma anche nell’uso o riuso razionale e appropriato di tutte le risorse durante tutte le fasi del ciclo produttivo.”

 

“Naturalmente – ha incalzato Scognamiglio – tutti i processi a valle dovranno tenere conto di questo obiettivo, progettazione in chiave sostenibile e circolare del prodotto (durabilità, parti modulari e scomponibili, biodegradabilità, produzione con risorse rinnovabili e non tossiche) e, a monte, dovranno essere accompagnati da una gestione corretta dei rifiuti finalizzando l’intero ciclo produttivo alla creazione di filiere sostenibili. Uno studio della Ellen McArthur Foundation rivela che, in Europa, l’economia circolare può generare un beneficio economico da 1.800 miliardi di euro entro il 2030, con creazione di nuovi posti di lavoro e un incremento del 3% della produttività annua delle risorse.”

 

“Uno degli ambiti produttivi dove meglio si può calare il concetto di Economia Circolare – sostiene infatti il Presidente di Unci Agroalimentare – è quello agricolo o, più in generale dell’agroalimentare. L’applicazione dei principi dell’economia circolare in agricoltura è oggi la maggiore sfida che il settore primario dovrà affrontare nell’immediato futuro. Una sfida, questa, che se non ci attrezzerà per tempo rischia di produrre una catastrofe su scala Planetaria. La sfida sarà quella di sfamare quasi 10 miliardi di persone – tanti saranno gli abitanti della Terra nel 2050 – cui dovremo fornire anche acqua pulita e combustibile.”

 

“Ma ancor di più, parlando di risorse naturali, una sfida ancor più ardua, dovrà sostenerla la pesca.

Nella pesca si fanno sempre più pressanti l’esigenza di rendere sempre più selettivi i metodi di cattura, la necessità di limitare i rigetti in mare attraverso la valorizzazione di risorse marine non adeguatamente utilizzate e l’uso degli scarti della pesca in altri processi produttivi (come ad esempio l’acquacoltura). Inoltre oggi, più che in passato, ai pescatori spetta l’arduo e oneroso compito di ripulire il mare sempre più ingombro di rifiuti di ogni genere, ma soprattutto di materie plastiche che tutti i Paesi rivieraschi, e non solo, vi convogliano prevalentemente per via fluviale.

Una sfida immane quindi – ha concluso Scognamiglio – che solo facendo sinergia potrà essere sostenuta e vinta. Ne va del nostro lavoro…ma soprattutto del pianeta su cui viviamo.”

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