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Economia, Def

Confindustria: Con stallo politico Italia rischia, serve governo con pieni poteri

Proseguono le audizioni davanti alle commissioni speciali di Camera e Senato. Regioni: Lea non adeguati a paese civile. Cgil-Cisl-Uil: No a flat tax
fonte: AGV - Agenzia Giornalistica il Velino
di Redazione

Lo stallo politico “rischia di far perdere all’Italia quanto di buono è stato fatto” in campo economico. E’ l’allarme lanciato da Confindustria nel corso dell’audizione sul Def davanti alle commissioni speciali di Camera e Senato a Montecitorio. Andrea Montanino, direttore del Centro studi degli industriali,  ha sottolineato come sia “indispensabile che il nuovo governo abbia un mandato politico chiaro e che sia in grado di agire nel pieno dei suoi poteri”. Il pericolo, ha aggiunto, è quello di “scelte sbagliate” che “possono complicare il collocamento dei 400 miliardi in titoli di Stato di cui ogni anno l’Italia necessita per il debito”. Bisogna, invece, “mantenere la fiducia dei mercati”. L’auspicio di Confindustria, per i prossimi mesi, è che “le clausole di salvaguardia siano disinnescate, evitando però misure recessive capaci di pregiudicare la risalita del potenziale di crescita”. ” Per Montanino “è assolutamente determinante salvaguardare impresa e lavoro da un aumento dei carichi fiscali”.

Le commissioni speciali hanno svolto anche l’audizione di Davide Caparini, assessore al bilancio della Regione Lombardia a nome della Conferenza delle Regioni, il quale ha evidenziato come i Livelli essenziali di assistenza (Lea) del sistema sanitario italiano “non sono più adeguati a quelli di un Paese civile”. Nel giro di un anno la spesa sanitaria passerà “dal 6,6% a 6,4% del Pil, cioè sotto la soglia del 6,5% definita dall’Ocse come livello minimo per garantire la tutela della salute”, ha sottolineato Caparini che ha poi aggiunto: “Chiediamo di aggiornare i contenuti del vecchio Patto della salute 2014-2016, dobbiamo invertire questo trend degli ultimi sei anni e definire anche un nuovo programma pluriennale di edilizia sanitaria”. Tra i dati evidenziati dall’assessore anche quello relativo all’Europa: “Quattordici paesi investono di più, siamo fanalino di coda nel Paesi G7 ma siamo secondi come richiesta ai cittadini”. Ha concluso Caparini: “Alle Regioni chiedete un ulteriore taglio di quasi 2,5 miliardi di euro, ma noi vogliamo rilanciare gli investimenti, questo è il punto fondamentale per rilanciare l’economia”.

Cgil, Cisl e Uil, invece, nel corso delle audizioni hanno ribadito la propria contrarietà alla flat tax. Il segretario confederale Cgil Gianna Fracassi ha criticato il Def perché “va nella direzione sbagliata” è “privo di elementi programmatici” e “si limita alla descrizione dell’evoluzione economico-finanziaria, all’aggiornamento delle previsioni macroeconomiche e del quadro di finanza pubblica tendenziale per il nostro paese”. La Cisl, con il segretario confederale Ignazio Ganga, ha ricordato di aver presentato una proposta di legge di iniziativa popolare “per un fisco più equo che ipotizza, nel rafforzare il principio della progressività, la rivisitazione delle aliquote e il ridisegno del sistema delle deduzioni, detrazioni e agevolazioni, insieme all’ampliamento della no tax area”. Luigi Veltro della Uil ha invece evidenziato come “la politica dei condoni o dei minicondoni non porti da nessuna parte. Dalla lotta all’economia sommersa possono derivare risorse per abbassare il peso fiscale sul lavoro e sulle pensioni ed intervenire sul cuneo fiscale”.

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